QUANTO VALE LA BANCA D'ITALIA?

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DI GUIDO TABELLINI
Il Sole 24 Ore

Entro pochi giorni dovrà essere
emanato il regolamento
che ridefinisce l`assetto

proprietario della Banca d`Italia.

La questione è delicata, perché si
intreccia con l`esigenza di ricapitalizzare
le banche italiane: Ma i
due problemi sono distinti e vanno
affrontati con strumenti diversi.

Cominciamo dalla Banca d`Italia.

Come è noto, oggi essa è posseduta
dalle banche. La legge del 28
dicembre 2005 (entrata in vigore
il 12 gennaio successivo) prevede
che entro tre anni la proprietà
debba essere trasferita allo Stato
o ad altri enti pubblici secondo
modalità da definire. Ma quanto
vale la partecipazione al capitale
della Banca centrale? Nessuno sa
rispondere, tant`è vero che ogni
banca dà una valutazione diversa
delle quote che possiede.

A seguito: La Banca Centrale e il Signoraggio (Daniele Carcea, Agenzia radicale); Se ci si basa sul patrimonio della
Banca d`Italia, la valutazione
complessiva è intorno ai 2o miliardi
di euro. Ma il patrimonio della
Banca centrale è frutto del signoraggio
passato e appartiene a tutti
icittadini, nonpuò certo essere riconosciuto
alle banche azioniste

Estrapolando al futuro gli utili recentemente
incassati dagli azionisti
privati e attualizzandoli con
un tasso di sconto al 5%, si arriva
ad una valutazione di circa un miliardo.

Ma anche questa è una valutazione
arbitraria, perché la distribuzione
degli utili riflette la
prassi passata e non criteri economicicondivisibili.

Il secondo problema sono le
banche. Come sta accadendo in
tutto il mondo, anche le nostre
banche devono ricostituire il capitale.

Alcune di esse hanno già cominciato
a reperire risorse e hanno
annunciato che non distribuiranno
dividendi (se non sotto forma
di azioni). Ma resta ancora
molto da fare: la Commissione europea
stima che occorrano ancora
15-20 miliardi. Dove trovare le
risorse? La risposta del Governo è

che, per soddisfare i vincoli patrimoniali,
le banche possono emettere
obbligazioni subordinate,
sottoscritte dallo Stato e convertibili
in azioni ordinarie su richiesta
dell`emittente. Ma è una risposta
poco gradita agli azionisti delle
banche, che dovrebbero pagare
un tassodi interesse elevato oppure
diluire il loro capitale azionario
al momento della conversione.

Dal loro punto di vista,,sarebbe
molto meglio affrontare insieme
le due questioni. Se lo Stato riconoscesse
una valutazione generosa
per le partecipazioni in Banca
d`Italia, anche il problema della
ricapitalizzazionesarebbe ridimensionato.

Dal punto di vista dell`interesse genevale,
tuttavia, le due questioni vanno tenute
distinte. L`esigenza di ricapitalizzare
le banche è fuori discussione. Ma lo
strumento delle obbligazioni convertibili
è adeguato, sebbene restino da definire
alcuni importanti dettagli attuativi.

Sarebbe invece profondamente sbagliato
fare regali agli azionisti delle banche,
a spese del contribuente. Il sistema bancario
italiano è solido e tutto sommato
poco esposto alla crisi finanziaria. Lo
Stato italiano invece deve fare i conti
con un enorme debito pubblico. Inoltre,
le banche hanno già ricevuto aiuti dallo
Stato sotto forma di garanzie sui loro debiti.

Molte altre imprese italiane sono in
difficoltà, e dovranno fronteggiare la crisi
senza aiuti statali. Non c`è ragione di
favorire gli azionisti delle banche rispet-
to a quelli di altre imprese. Tanto più
che il regalo arriverebbe a chi ha più partecipazioni
in Banca d`Italia, e non alle
banche meno capitalizzate.

Quanto all`assetto proprietario della
Banca centrale, è possibile ridefinirlo
senza trasferire alcuna quota. Come
già suggerito con Pietro Garibaldi (I1
Sole 24 Ore, 5 ottobre 2005), basta fare
un aumento di capitale della Banca
d`Italia interamente sottoscritto dallo
Stato o da un ente pubblico. Le quote
possedute dagli azionisti privati sarebbero
diluite e la proprietà sarebbe di,
fatto trasferita allo Stato. Poiché il capitale
sociale ha un valore irrisorio
(i56mila euro), l`onere per il bilancio
pubblico sarebbe trascurabile.

Naturalmente, il riassetto proprietario
deve avvenire senza compromettere
l`indipendenza della Banca centrale dal
potere politico. Ma l`indipendenza non
va confusa con la proprietà. L`indipendenza
è tutelata dallo Statuto, dalle procedure
decisionali, e anche dal mantenere
sufficiente autonomia finanziaria per
poter svolgere le proprie funzioni senza
condizionamenti politici. Tutto ciò è
perfettamente compatibile` con la pro-
prietà pubblica della Banca centrale.

La questione dell`assetto proprietario
di Banca d`Italia è rimasta aperta
troppo a lungo. Prima la si chiude, meglio
è. Anche per evitare che la banche,
magari illudendosi che possano arrivare
regali insperati o valutazioni fantasiose
delle loro partecipazioni, rimandino
al futuro una ricapitalizzazione
che invece va fatta ora.,

Guido Tabellini
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/
Link: http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=34092923
27.12.2008

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