Un altro triste aggiornamento per chi crede che il green pass sia una misura sanitaria, e che sarà valuta estinta con la fine dello stato di emergenza. Una donna residente nella provincia di Pisa si è vista buttar fuori i figli dal pulmino della scuola perché non vaccinati. Per protesta – e anche perché obiettivamente le veniva impedito di usufruire del servizio per motivi chiaramente discriminatori su base sanitaria – ha smesso di pagare le rate dello scuolabus, che sono una sorta di tassa comunale. Smanettando un po’ sull’iOS, sistema operativo di Apple con cui è collegato il suo green pass da tampone – un altro ricatto subito per lavorare – fa una scoperta a dir poco allarmante: nel suo green pass sono attestate le due rate dello scuolabus non pagate.
Invitiamo tutti i lettori a fare come ha fatto questa cittadina, a controllare accuratamente la propria tessera verde e diffonderne la notizia, perché se confermata da ulteriori esperienze questa sarebbe la prova che la cittadinanza a punti è già stata attivata a nostra insaputa, e che il governo sta raccogliendo informazioni non solo sanitarie, ma fiscali, con il green pass. E questo, insieme all’inquietante riforma di digitalizzazione del fisco, ci porta dritti dritti verso il sistema di credito sociale italiano su modello cinese. Emerge sempre più chiaramente il gioco della cricca globalista: non è il green pass che serve a spingere le vaccinazioni, ma in generale le misure sanitarie sono servite a implementare un meccanismo di controllo sociale che difficilmente riusciremo a scardinare senza una vera lotta di popolo.
MDM 09/03/2022