PETROLIO IN CAMBIO DI PRESTITI

Multinazionali anglosassoni contro aziende statali cinesi

DI ALFREDO JALIFE-RAHME
La Jornada

Le multinazionali anglosassoni arrancano per il crollo della liquidità (The Financial Times 31.7.09), dovuto tanto alla diminuzione delle entrate quanto al prezzo del petrolio relativamente basso, mentre le industrie petrolifere cinesi statali fanno acquisti in giro per il mondo grazie a loro surplus monetario.

Sono rimaste senza denaro le multinazionali anglosassoni alle quali i partiti “entreguistas” e apolidi del PAN, PRI e del PRD vogliono regalare a lotti il “tesoro” del Golfo del Messico
(“entreguistas”: formula utilizzata in America Latina per definire le politiche “esageratamente generose” di alcuni governi allo scopo di un arriccihhimento personale e delle loro lobby di potere. Si veda qui http://www.morochos.org/2007/07/la-diplomacia-entreguista.html n.d.t)Ciò che accade nel mondo del petrolio riflette squisitamente l’incipiente nuovo ordine geopolitico multipolare, concomitante con lo tsunami finanziario globale per colpa del quale il G-7 e le sue multinazionali del petrolio sono rimasti all’asciutto a causa della “siccità creditizia” in un mondo in cui la liquidità è imperatrice.

Se giá è una pazzia regalare il proprio petrolio e il proprio gas al peggiore offerente ed al migliore impostore durante l’incipiente ordine multipolare, (sintesi della nostra relazione nei dibattiti al Senato) costituirebbe una peggiore follia vendere attivi energetici quando le condizioni di compravendita nel mondo sono cambiate drammaticamente a beneficio dei paesi produttori e a svantaggio degli importatori: situazione che hanno sfruttato in maniera intelligente le imprese statali cinesi per assicurarsi la propria riserva energetica nel mondo (Wenran Jiang; The Jamestown Foundation; 23.7.09).

Su questo verteva la nostra relazione su “la rinazionalizzazione e la statalizzazione del petrolio e del gas” nell’incipiente nuovo ordine multipolare, con particolare attenzione all’America Latina, lo scorso 29 luglio durante il forum internazionale “Per una Dimensione Sociale dell’Energia e l’Accesso all’Acqua” convocato dal Sindacato Messicano Combattente degli Elettricisti.

L’autore “della strategia” dei recenti acquisti eseteri di petrolio e gas da parte delle aziende statali cinesi è Wenran Jiang (WJ), docente di Scienze Politiche nell’Università di Alberta (Canada) e presidente del “Mactaggart Research” dell'”Istituto Cinese” da lui fondato.

WJ afferma che “i recenti accordi con Russia, Kazajstán, Brasile e Venezuela per un valore combinato di 50,000 milioni di dollari statunitensi di capitale cinese sta ad indicare che i paesi produttori di petrolio hanno mantenuto il controllo (letteralmente) dei propri attivi.”

Magari lo capissero quelli de PEMEX, PAN, PRI e PRD.

La Cina si è trasformata nel “secondo consumatore ed importatore di petrolio” e per questo motivo il suo Governo ha letteralmente spinto , le proprio aziende di stato ad implementare una strategia oltreconfine per assicurare la propria provvista estera di energia.”

Egli spiega che le industrie petrolifere cinesi, tutte statali, sono tre: Corporazione Nazionale di Petrolio Cinese, (CNPC, la sigla in inglese,) Corporazione Petrolchimicha di Cina (SINOPEC, la sigla in inglese), e Corporazione Petrolifera Extra-continentale Nazionale di Cina (CNOOC, la sigla in inglese).

Chiama l’attenzione il fatto che WJ non citi a Petrochina, l’impresa più ricca del mondo in termini di “capitalizzazione di mercato”, probabilmente perchè è una filiale di CNPC.

Petrochina – quotata nelle borse di Hong Kong, New York e Shanghai – sbandiera l’esorbitante valore borsistico di un milione di milioni (trilione in anglosassone), molto di più delle multinazionali anglosassoni ed equivalente al PIL dell’intero Messico.

Questo significa che il Messico ha praticamente una produzione equivalente a quella cinese, dimostrando l’evidente mediocrità della gestione petrolifera da parte degli apolidi neoliberali “messicani” di fronte al talento finanziario dei marxisti-maoisti cinesi.

Non è il momento di lamentarsi del disastroso ASPAN (Alleanza per la Sicurezza e la Protezione dell’Alleanza Nordamericana), bensì di esaltare la creatività della “nuova strategia” che ha stabilito la Cina, come importatore, con le potenze industrie petrolifere produttrici ed esportatrici – essenzialmente Russia, Brasile e Venezuela – sotto la formula di “petrolio in cambio di prestiti.”

La Cina ha dato in prestito denaro che gli eccede, più di due milioni di milioni in riserve monetarie, alle imprese dei paesi che hanno bisogno di capitali freschi, Russia, Brasile e Venezuela, affinché, in cambio, loro continuino a produrre l’energia di cui la Cina ha bisogno.

Questa formula ingegnosa è un classico “win-win” (“io guadagno – tu guadagni”) che garantisce in forma bidirezionale tanto l’approvigionamento quanto la produzione senza aver bisogno di vendere gli attivi delle imprese di Russia, Brasile e Venezuela – in maggioranza statali e/o in una dinamica di rinazionalizzazione e statalizzazione.

Il governo cinese preferirebbe l’acquisizione degli attivi delle imprese dei paesi produttori: una scommessa molto rischiosa che lo potrebbe lasciare senza energia quando i padroni del petrolio e del gas si renderanno conto del valore geo-strategico dell’ “oro nero” – di fatto, un grave errore commesso dalla coppia “entreguista” panista (si definiscono “panistas” in Messico i membri del Partito di Azione Nazionale n.d.t.) Fox-Calderòn, che regalarono il gas messicano alla spagnola Repsol, oggi più compromessa che mai, specialmente, dopo l’ “incidente” del suo rappresentante nella Segreteria di Governo.

I Cinesi non sono così tanto predatori come le multinazionali anglosassoni o, per lo meno, hanno inteso meglio quali sono “i crescenti sentimenti nazionalisti, evocati dai paesi produttori e l’uso dell’energia come un strumento nazionale di politica estera.”

Per qualche ragione insondabile, i neoliberisti “messicani” si ostinano a respingere il petrolio come “arma strategica” fra le più importanti.

Con la magra eccezione di alcuni acquisizioni, Kazajstán, Africa Occidentale ed Iraq, la Cina non potrà ottenere la sua sicurezza energetica assoluta attravero l’acquisizione totale degli attivi altrui. La Cina imparò in maniera umiliante che non è facile acquisire gli attivi petroliferi altrui, nemmeno nei mercati capitalisti anglosassoni di “libero mercato”, (v. il caso della statunitense UNOCAL.)

Attraverso la formula creativa del “petrolio in cambio di prestiti” la Cina potrà assicurarsi una relativa sicurezza energetica col “diritto a comprare” e non il “diritto a possedere”.

WJ enfatizza che, a dispetto delle condizioni sfavorevoli del mercato (doppio ribasso del prezzo e della produzione), Russia, Brasile e Venezuela non hanno ceduto alla tentazione di vendere sconsideratamente i propri attivi a coloro che come la Cina “offrono un’alternativa differente ai mercati anglosassoni”, cosa che conferisce loro “maggiore influenza politica, riducendo la vulnerabile dipendenza dai compratori esistenti (leggasi: gli anglosassoni)”.

Non sarebbe dannoso che PEMEX esplorasse l’applicazione di questa formula di “petrolio in cambio di prestiti” e si allegerisca degli ormeggi mentali di tipi coloniale dell'”entreguismo” catastale che soffre dalla tappa funesta di Adrián Lajous Vargas, l’utile idiota delle multinazionali britanniche, il quale sarebbe bene sottoporre ad un’audizione cittadina circa la sua “gestione” sin da quando iniziò il doppio debacle concettuale e strutturale di PEMEX.

Alfredo Jalife-Rahme
Fonte: http://www.jornada.unam.mx
Link: http://www.jornada.unam.mx/2009/08/02/index.php?section=opinion&article=010o1pol
02.09.2009

Traduzione per www.comedonchischiotte.org a cura di NASRUDDIN

12 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
marimari
marimari
25 Agosto 2009 4:23

Non ho capito come le multinazionali anglosassoni abbiano problemi di liquidità visto che se la creano a iosa con le banche che hanno dentro, e con il petrodollaro.
No, diciamo che è il petrodollaro, o meglio il petrolio venduto in dollari, ad essere arrivato a fine partita.
Diciamo anche se UNOCAL ha sbarrato la strada all’acquisto cinese, nel presunto “libero mercato” , è perché UNOCAL CHEVRON TEXACO è dei Rockefeller che sono riusciti a imporre all’occidente di andare a sgominare i cattivi talebani che non gli vogliono dare il diritto di passaggio delle pipeline dal kazakitstan e il caspio verso la cina.

LonanHista
LonanHista
25 Agosto 2009 4:41

la questione è banalissima, semplicissima:MENTRE LE SORELLE DISPENSANO GLI UTILI AI LORO AZIONISTI(2006=OLTRE 200 MILIARDDI DOLLARI)LE SORELLE CINESI, la stessa gazprom(che però deve scontare i grossi investimenti in infrastrutture essendo la più giovane tra le sorelle dei fossili-gas globale) usano gli utili per accaparrarsi le forniture future. La sola exon nel 2006 ha dispensato utili per oltre 40 miliardi di dollari, praticamente la stessa cifra spesa dai cinesi per garantirsi il petrolio nel futuro………………………….comunque il peak è stato superato…..non significa che improvvisamente mancherà il petrolio, significa semplicemente che la domanda futura(((((((((((((((e per certi versi attuale dato che l’impennata dei prezzi del 2008 è da collegarsi agli approvigionamenti cinesi in vista delle olimpiadi…cioè c’è stata un alterazione della domanda, il cui eccesso comportò la salita dei prezzi a quasi 150 dollari il barile…e comunque la speculazione è relativa, ma non determinante….perché se la domanda cala, la speculazione non può incidere molto sul prezzo, ma se come nella primavera 2008 la domanda cresce ecco allora che la speculazione ha gioco facile))))))))))))))))dicevo la domanda in futuro non sarà compensata dall’offerta poiché i giacimenti esistenti sono già sfruttati al massimo, e in vista non ci sono nuove scoperte…fatta eccezione dell’artico….e di alcuni fondali marini… Leggi tutto »

myone
myone
25 Agosto 2009 6:59

Le olimpiadi le abbiamo pagate care a quanto si vede.
Potrebbero pure finire queste manifestazioni mangia risorse e sprechi.
Il nucleare, conti alla mano, e’ una spesa e una perdita, oltre che al degrado
al pericolo, e al costo rischio scorie, mai finito da risolvere.
Penso sia cosi, perche’ se si volgiono far meritare l’ appelllativo di esperti che fanno politica,
accettare il nucleare, e’ solo uno scopo di sudditanza e di interesse, se non propio per loro, ma per altri,
che poi contraccambieranno in altro.

ventosa
ventosa
25 Agosto 2009 7:07

Quoto in pieno, aggiungendo che aprirebbe un nuovo comparto che darebbe migliaia di posti di lavoro per decine di anni(semprechè si dia impulso alla ricerca, progettazione e realizzazione. Le capacità non ci mancano davvero). E forse respireremmo anche aria migliore…

gamma5
gamma5
25 Agosto 2009 7:40

Produrre carburante da coltivazioni di cereali o altre piante non sarà di certo la soluzione del futuro, a parte che questo tipo di produzione ha un EROEI ( energy return on energy investment ) bassissimo in un futuro molto prossimo dovremmo anche fronteggiare una grave crisi alimentare causata dall’aumento dei consumi (la popolazione mondiale cresce di 70mln all’anno) combinata all’erosione dei suoli…insomma avrà senso riempire il serbatoio delle propria auto svuotando nel contempo il piatto dove mangiamo?

myone
myone
25 Agosto 2009 8:39

Il petrolio e’ stata una speculazione, e su quella bolla c’erano i (soldi), per un collasso, quello usa.
I cinesi pagando cache si appropiano del reale.

Pensate, se anziche ci trovassimo un mardok che spilla soldi e poi spariscono,
ci troviamo un reale lui o sistema, che fa’ piazza pulita vera, delegittimando interi sistemi e governi.
Ci sara’ qualcuno qui, con un po’ di saputo in pateria, che puo’ prospettare in piano fattibile?
Io dico di si. Ipotizzatelo, vedrete che esce, ed e’ fattibile.
Vedrete, che prima o poi si attuera’. La posta in gioco scotta, serve, ed e’ fondamentale.

E’ la mano bassa, per uscirne dal caos, vederci chiaro, e rimanere sopra le riche in sicurezza.
Non so’ a quale costo.

myone
myone
25 Agosto 2009 8:51

Anziche’ pandemia killer mistificata o sormiona, dovrebbero in tutto il mondo
non permettere piu’ di due figli, e senza remore, non come in cina, che ne puoi avere cquanti ne vuoi ma si fermano a uno, perche’ la tassazione sui figli in piu’ e’ troppo alta per il costo della sopravvivenza.
In questo caso, legalizzerei la sterilizzazione, la contraccezione, e l’ aborto di subito.
Dobbiamo considerare, alla fine, ed e’ per ogni persona, e lo dico come paradosso e anche no,
che non sappiamo che siano i figli, non sappiamo dove li mettiamo e che li faremo vivere, perche’ non ce ne rendiamo conto neppure noi,
ma dobbiamo considerare che i figli, sono quelli che ci viviamo accanto ogni giorno, l’ altro che ora mai ci rompe i coglioni,
e se risolviamo i suoi di problemi, come vorremmo risolvere i nostri,
saremmo gia’ a un buon punto di considerazione, di che sia la vita.
Ma vedoche siamo tutti automi. I figli e la crescita incontrollata, fa parte del sistema produzione-casuale.

myone
myone
25 Agosto 2009 9:02

rimane poi il solito problema: quelli che sfamano, si fa per dire il mondo, sono quelli che rimangono gli unici produttori, e sul loro rpodotto, sfruttano mercati, prezzi, e si giocano in borse e banche la vita delgi altri. Nessuno ha mai pensato di rendere uno stato autosufficente. Non comprerebbe. Non dipenderebbe. Non sarebbe piu’ sfruttabile. Vendono sempre guadagno, non servizio e fini. Ecco perche’ non c’e’ crescita e sviluppo, ed e’ meglio cosi, in un certo senso. Perche’ al vera crescita e sviluppo, consiste in un arrivo che farebbe togliere il modo che abbiamo adesso. Giusto che rimanga, cosi implodera’ da solo e speriamo non si rifaccia piu’ vivo. Basta guardare l’ italia. Possiamo avere pane pasta frutta ortaggi a iosa, dormire con qualche coperta di piu’, qualche KW in meno, e spostarci meno, anziche’ essere alla merce’ della bagarre e del trambusto spreca che ti rispreca, a conti e salassi vari. Ma non e’ possibile, perche’ non si guarda ad altezza giusta. Bisogna sempre essere sopra, essere all’ avanguardia, e cohncorrere o correre con o per gli altri. Fa non ridere questa forma di vita, fa disperare. E il bello e’ che, non se ne puo’ fare a… Leggi tutto »

Sassicaia
Sassicaia
25 Agosto 2009 9:26

Non dimenticare il signoraggio bancario a livello transnazionale

Affus
Affus
25 Agosto 2009 17:33

amen !

LonanHista
LonanHista
25 Agosto 2009 18:04

VOGLIO FARE UN QUADRO PIù GENERALE DELLA SITUAZIONE E AUSPICO DI ESSERE CORRETTO DOVE SBAGLIO E SOPRATTUTTO AGGIORNATO DOVE LA COSA CHE RACCONTO NON è COMPLETA………………………… DA QUESTO ARTICOLO sta uscendo un unità di intenti interessante, per cui anche per ragioni pratiche sarebbe il caso di inserire i commenti in maniera “diretta” e non nella stringa “rispondi”, dove per la lettura occorre ripetere il click e comunque i commenti non sono leggibili in maniera lineare……………………………..l’energia è tutto! Da quella fisica che ci consente di affrontare qualunque situazione, dal salire o scendere le scale o addirittura alzarsi al mattino e coricarsi la sera….energia per costruire..nel senso che le buone intenzioni, i progetti l’entusiasmo non bastano se non c’è energia e salute…..e come nella vita personale di ogni giorno la società, dalla famiglia fino alla nazione ha necessità di energia, di quel qualcosa che non solo mette in pratica le intenzioni ma le porta avanti con insistenza………………..se guardiamo la storia, la condizione della massa fino a 100 anni fa, anzi fino a 50-60 anni fa, era molto differente rispetto ad oggi…..prescindiamo il lato umano,i rapporti interpersonali, prima più vicini e oggi più “freddi” distaccati(dicono colpa della tv, che allontana le persone anche… Leggi tutto »

marcello1950
marcello1950
26 Agosto 2009 8:00

Non voglio sviscerarmi in una analisi sulla questione energetica come mi pare che fa con competenza Lhoan, ma voglio soffermarmi su un’altra questione che pone l’articolista, e cioè che le multinazionali britanniche si sentono schiacciate dalla concorrenza Cinese, – questo mentre Obama sottoscrive un patto di condominio mondiale con la CINA – IO INSERISCO QUESTA NOTIZIA SULLA DIVERGENZA SU SEMPRE MAGGIORI ARGOMENTI TRA LA POLITICA USA E LA POLITICA INGLESE. – al cui centro c’è Un G2 che vede l’europa marginalizzata dentro la quale europa il ruolo dell’inghilterra a livello mondiale viene a scomparire del tutto. – Per cui se gli USA non troveranno il modo di salvare un ruolo per l’europa, e per l’Inghilterra che comunque deve avere come punto irrinunciabile il contenimento del ruolo della Cina, (e non pare che sia una priorità di OBAMA) Io ci vedo un riavvicinamento definitivo dell’Inghilterra all’Europa con sviluppi certo tutti da articolare ma che l’europa inevitabilmente dovrà impostare come strategia per la sua sopravvivenza nello scacchiere mondiale, e malgrado che diversi indicatori ed analisti puntino alla sua decadenza definitiva tuttavia io penso che data la pluralità degli ingegni e delle sue specializzazione e l’eccellenza delle sue produzioni non è detto che… Leggi tutto »