Pesaro, 1 maggio: valutazioni senza peli sulla lingua

Dalla complicata organizzazione al giro a vuoto in mezzo ai campi

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Organizzare una grande manifestazione non è mai facile, soprattutto quando la portata nazionale ne aumenta le aspettative. Questo il caso di Pesaro e della costruzione del biolaboratorio, che, pompato al massimo da una parte del dissenso, ha visto quasi 10.000 persone da tutta Italia recarsi nella seconda città più popolosa della regione, dopo il capoluogo Ancona, ieri lunedì 1 maggio.

Le premesse erano positive, un bell’evento inclusivo organizzato dal Comitato territoriale “Cittadini Liberi Pesaro” che da mesi denuncia sia la pericolosità della struttura sia, in aggiunta, le problematiche legate al sito prescelto.

La prima locandina che invitava alla mobilitazione risale al 13 marzo, indicando come luogo di ritrovo Piazza Stefanini – come mostra l’anteprima dell’articolo pubblicato sul sito del Comitato il 6 marzo, rilanciato sulla loro pagina facebook – luogo vicino al quale sorgerà il biolaboratorio e dove il Comitato da inizio 2023 si ritrova per protestare (la creazione della pagina facebook del comitato risale al dicembre 2022).

pesaro 1 maggio

A distanza di poche ore però, la possibilità che il luogo della manifestazione sia un altro già si palesa, come dimostra il successivo post sulla pagina facebook sempre del 13 marzo, che riposta la stessa locandina senza indicare Piazza Stefanini.

1 maggio pesaro 2

A conferma di ciò, la successiva locandina pubblicata sempre dal Comitato il 28 marzo, modificata nel design ma non nel contenuto, che non porta un luogo di incontro ma solo l’orario, le 10:00, confermando l’incertezza del Comitato stesso su dove convogliare i gruppi in arrivo da tutte le regioni.

1 maggio pesaro 3

Per conoscere la location definitiva dove avevano intenzione di organizzare la manifestazione dobbiamo attendere fino al 5 aprile, giorno in cui sempre sulla loro pagina facebook viene pubblicata la locandina definitiva…o quasi (continuando a leggere capirete perché scrivo “quasi”). La manifestazione per il Comitato necessitava di un luogo ampio ma soprattutto vicino al centro, da raggiungere con un corteo nel corso della giornata (anche se non specificato nella locandina), e per questo viene scelta Baia Flaminia – Campo Marte.

baia flaminia

Tutto sembrava organizzato quindi; il Comitato promotore c’era ed era il più accreditato a organizzare in quanto attivo da mesi sulla questione, la zona dove farla era stata individuata e il dissenso era pronto a convergere per l’evento.

Peccato che quando tutto è troppo bello la possibilità che qualcosa vada storto è ancora più elevata. E infatti la locandina del 5 aprile sarà l’ultimo post che il Comitato farà su facebook, nonostante la manifestazione non si terrà a Baia Flaminia né il Comitato stesso ne sarà alla fine il promotore.

Accade infatti che tra il 5 e il 14 aprile, per motivazioni mai del tutto chiarite, il Comitato “Cittadini Liberi Pesaro” si tira fuori dall’organizzazione dell’evento, passando la patata bollente (l’ottenimento dei permessi vari, la gestione delle comunicazioni con la Digos, la messa a terra del palco e del service ecc…) alle altre realtà che fino a quel momento stavano aiutando a strutturare l’evento e a sponsorizzarlo. È in particolare l’Associazione “Le Partite IVA” con il suo Presidente Angelo Distefano e Laura Tondini Presidente di UniAMOci Trentino APS a farsi carico dell’organizzazione, coadiuvati principalmente dal giornalista Franco Fracassi e il gruppo ITA.LI., come dimostra la locandina pubblicata dallo stesso Distefano il 14 aprile dove cambia il riferimento IBAN.

distefano partite iva

Va bene, poco importa, l’importante è che si faccia la manifestazione.

Certo, sapere che il Comitato locale aveva abbandonato senza dare spiegazioni non è il massimo, soprattutto considerando le dichiarazioni mai confermate riportate da alcuni quotidiani, che citano un comunicato del Comitato probabilmente ritirato velocemente; ma quel che conta è la protesta.

Arriviamo così al 23 aprile quando Becciolini Network riporta sul proprio canale Telegram l’ennesimo e finalmente ultimo cambiamento nell’organizzazione annunciato da Fracassi con un video:

COMUNICAZIONE IMPORTANTE PER PESARO

NUOVA PIAZZA 1° MAGGIO A PESARO – PIAZZA STEFANINI

MASSIMA CONDIVISIONE
A Pesaro il primo Maggio saremo in tantissimi!
Collaborazione tra Questura e organizzatori, accordo raggiunto:
«Siete tanti, non ce l’aspettavamo, vi diamo uno spazio più idoneo»
Ora ragazzi, spegnete le chat e accendete i motori!

Proprio quella piazza vicino la quale sorgerà il biolaboratorio e dove da mesi il Comitato “Cittadini Liberi Pesaro” è attivo!!

La motivazione del cambio, riportata anche nella didascalia del video di Becciolini, è un’accordo tra i nuovi organizzatori e la Questura data la grande affluenza attesa, in quanto Baia Flaminia non sarebbe stata in grado di ospitare tutte le persone annunciate. A conferma di ciò, l’ultima locandina uscita il 23 aprile sul canale Telegram di Fracassi.

fracassi pesaro 1 maggio

Alla notizia di questo cambio, gli attivisti da tutta Italia hanno storto il naso. È vero che il posto prescelto è quello dove sorgerà il biolaboratorio, ma è anche vero che la zona è distantissima dal centro e per nulla frequentata in un giorno festivo come il 1 maggio. Insomma la paura è che come al solito la si canta e la si suona tra chi già sa, piuttosto che mostrare l’imponente dissenso ai cittadini di Pesaro. Quasi 5 km infatti separano la piazza dal centro città, più del doppio di Baia Flaminia.

piazza stefanini pesaro

 

La Questura è riuscita a isolare i manifestanti forzando la mano contro gli organizzatori, che mai avrebbero rinunciato alla manifestazione e alla modalità organizzativa (palco e relativa passerella di nomi e interventi), trovatisi in una condizione di aut-aut a pochi giorni dall’evento. Ma il dissenso è più forte di tutto, anche delle pressioni della Digos e del protagonismo dei capipopolo da palco e quindi vai, forza, tutti a Pesaro che “si fa la storia”!!!

Arrivato sul posto dopo cica 6 ore di pullman, l’atmosfera è positiva, potrebbe piovere a momenti ma tutto sommato è bello essere tra persone che resistono. Si incontrano amici provenienti da varie regioni e ci si confronta, cullati dal sottofondo delle chiacchiere provenienti dal palco. Tutto sommato non va male, man mano che passano le ore la piazza si riempie, raggiungendo poco meno di 10.000 partecipanti intorno alle 14:00. Certo, rispetto alle 100.000 persone (mai raggiunte) a piazza San Giovanni gli anni scorsi la situazione è palesemente diversa, e ci si aspettava molta più gente di quanta davvero è presente, ma vista la fotografia attuale del dissenso italiano non si butta via nulla. Positività.

Alle 15:30 l’evento forse più atteso, il corteo, che tutti si chiedono che percorso avrà, dato che siamo relegati lontano dal centro città, in un quartiere dove la fanno da padrone supermercati, un centro commerciale, un cinema multisala, catene di cibo spazzatura e qualche bar chiuso.

stefanini 2

Dal palco ci informano che così come si parte da Piazza Stefanini, lì si ritorna, poiché poi ci saranno altri interventi. Il dubbio inizia a trasformarsi in angoscia, l’angoscia di girare in tondo per poi ritornare al punto di prima e far continuare ai relatori la loro passerella.
Si parte e si percorre questo percorso che vi riporto in foto:

corteo pesaro

Un’ oretta di camminata (più per la lentezza che per la distanza, calcolata in 2,6 km circa) in mezzo al nulla totale; campi incolti, parcheggi auto del centro commerciale, negozi chiusi e pochissimi palazzi dai quali si affacciano si e no 2/3 persone. Quasi 10.000 persone a girare a vuoto, per il solo sfizio degli organizzatori di poter dire “abbiamo fatto il corteo”! Il percorso riportato in foto infatti è il massimo che gli organizzatori sono riusciti ad ottenere dalla Questura di Pesaro e nonostante l’insensatezza del giro, non vi hanno voluto rinunciare. E che importa se le persone presenti hanno addosso ore e ore di viaggio, hanno aspettative diverse e sono sotto la pioggia (si, in questo caso non vale il detto “poteva andare peggio, poteva piovere” perchè effettivamente piove). L’ego appagato dal potersi intestare un corteo di quasi 10.000 persone vale la candela, anche se lo scopo stesso del corteo – mostrare la potenza di un popolo che dissente – non può essere realizzato.

Un membro del servizio d’ordine a cui chiedo cosa ne pensa del percorso commenta tra l’ironico e l’avvilito “è per fare un po’ di ginnastica sociale e sfogare le energie”; una signora più avanti dice testualmente “è la prima volta in vita mia che mi sento una pecora, ci hanno mandato a brucare l’erba”, seguita a ruota da un’altra sedutasi per terra a riposare che arrabbiata mette in dubbio il senso di camminare in mezzo a campi deserti. La tensione e l’avvilimento tra i manifestanti aumenta e si diffonde a macchia d’olio, il sentimento generale è quello di una presa in giro colossale degli organizzatori, che pur di non ammettere di non essere riusciti a imporre nulla alle forze dell’ordine (cosa che può succedere per carità, soprattutto se minacciano di toglierti il “necessarissimo” palco…) hanno organizzato questa pagliacciata.

Ritornati a Piazza Stefanini il malcontento è oramai alle stelle, gli organizzatori risalgono sul palco per continuare con la scaletta degli interventi ma parte della piazza è svuotata e coloro che sono sotto al palco iniziano a inveire contro gli organizzatori. Un gruppetto di giovani guida la protesta e tiene testa alle risposte delle persone sul palco che si mettono sulla difensiva. Angelo Distefano, l’organizzatore, totalmente inadatto a gestire il giustificato scontento generale perde le staffe e inizia a inveire contro le persone sotto al palco accusandole di essere degli infiltrati facinorosi [1] (che scena imbarazzante!), nonostante nessuno volesse spaccare nulla ma semplicemente comprendere il perchè di quel percorso insulso. Il battibecco tra le persone sul palco – che prontamente tolgono il microfono di mano a Distefano e iniziano con approcci diversi a cercare di calmare gli animi – e le persone presenti prosegue per qualche minuto finchè Cristiano Fazzini (portavoce del gruppo ITA.LI. che aveva partecipato all’organizzazione) ammette testualmente al microfono “Il percorso faceva cacare anche a noi” [2].

Al suono di quelle parole null’altro si può aggiungere, la piazza si svuota velocemente, nonostante qualche altro superfluo intervento intrattiene gli irriducibili sotto la pioggia, e nel giro di venti minuti delle circa 10.000 persone non resta neanche l’ombra.

Nel lungo viaggio di ritorno verso Napoli (altre 6 ore abbondanti) con i vari attivisti ci confrontiamo su quanto accaduto. Le posizioni condivise sono principalmente tre, tutte veritiere:

  1. I nuovi organizzatori, abbandonati dal Comitato “Liberi Cittadini Pesaro” a due settimane dall’evento, non hanno avuto la possibilità di trattare con la Questura e il Comune di Pesaro con le giuste tempistiche; dovendo velocizzare l’organizzazione hanno dovuto quindi sottostare a quanto dalle istituzioni richiesto. Ciò non toglie che per loro la cosa fondamentale era avere un palco, anche a costo di montarlo lontano dagli occhi della popolazione cittadina, e ciò dimostra ancora una volta come a contare nell’organizzazione dell’evento è più la visibilità e l’autoreferenzialità delle sigle che il motivo della manifestazione stessa.
  2. Il corteo è stata una pagliacciata che non ha scusanti e anzi, ha rischiato di svilire totalmente quanto comunque di buono fatto nella giornata.
  3. La volontà di apparire di chi organizza non deve scoraggiare il dissenso, che deve maturare andando oltre queste situazioni oramai trite e ritrite, per svilupparsi in nuove forme migliori e più incisive. Solo così si può veramente agire a tutela di tutti piuttosto che vanificare gli sforzi e deprimere chi resiste e si attiva.

La lezione da imparare per questo 1 maggio quindi forse è questa: quando c’è un evento così importante sarebbe il caso di invadere pacificamente una città autonomamente piuttosto che montare un palco in periferia con organizzatori che ci mettono la faccia nei confronti delle FF.OO. e quindi si sentono in diritto di fare le passerelle. Basta stabilire una data e un orario, e chi vorrà mobilitarsi lo farà.

L’obiettivo da mesi era portare il dissenso a Pesaro per mostrare ai cittadini e al Comune i rischi che corrono e sicuramente ieri non è stato raggiunto. In compenso i vari capi popolo presenti hanno trovato il loro appagamento.

 

NOTE

[1] https://www.facebook.com/9MQWEBTV/videos/1578751122601929 , minuto 16:40

[2] ibidem, minuto 21:10


Massimo A. Cascone, 02.05.2023

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