Morti sospetti in Africa. Muore anche il Presidente della Tanzania che aveva criticato i tamponi

byoblu.com

È morto, all’età di 61 anni, John Pombe Joseph Magufuli, il presidente della Tanzania. A dare l’annuncio è stata la vice presidente Samia Suluhu, chiamata a succedergli.

Il “giallo” sulla morte

La causa ufficiale del decesso è un arresto cardiaco in seguito ad un infarto che aveva costretto, diversi giorni fa, il presidente al ricovero in ospedale in condizioni critiche. Magufuli infatti non compariva in pubblico da almeno due settimane.
Alcuni suoi oppositori politici, tra cui Tundu Lissu, hanno diffuso la voce che Magufuli sarebbe deceduto a causa di un infezione polmonare causata dal Covid-19. Gran parte della stampa occidentale ha rilanciato queste voci, che, al momento, sono prive di riscontri.

I test su capre e papaye positive al virus

Magufuli era un esperto scienziato, professore di chimica presso l’Università pubblica della Tanzania. Sin da subito scettico nei confronti dei test PCR, nel mese di aprile 2020 aveva fatto testare, tramite i tamponi commercializzati ed esportati in tutto il mondo, alcuni frutti come la papaya, oppure alcuni animali come le capre e addirittura anche l’olio del motore di autovetture e aveva poi inviato i test a laboratori di analisi, attribuendo ai campioni nomi di fantasia. Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettati, in alcuni casi i test avevano rilevato la positività al Sars Cov 2 anche di capre e papaye.

La denuncia di inattendibilità dei tamponi e le critiche di “negazionista”

Le modalità di esecuzione di tali test furono criticate dai media occidentali. Magufuli denunciò pubblicamente l’inattendibilità dei test PCR, criticò l’operato dell’Organizzazione mondiale della sanità e chiese l’avvio di un’inchiesta.
Nei mesi scorsi il politico aveva ordinato dal Madagascar ingenti quantità di un medicinale a base di erbe come l’artemisia da lui ritenuto efficace nella cura del Covid-19. L’artemisia sarebbe, secondo alcuni, alla base di un ingrediente usato nel trattamento contro la malaria. L’ex presidente aveva poi incoraggiato i fedeli a riunirsi nei luoghi di culto per pregare contro il virus definito come satanico. Aveva inoltre contestato l’utilizzo delle mascherine e il distanziamento fisico per ridurre la circolazione del virus e, tra le altre cose, aveva scoraggiato l’impiego dei vaccini.
Il governo aveva vietato ai medici di parlare pubblicamente della COVID-19. Nel giugno del 2020 il presidente aveva dichiarato il paese «libero» dalla malattia. Per questi motivi si era guadagnato l’appellativo di “negazionista del Covid”, nonostante non avesse mai negato l’esistenza del virus.

Secondo i dati comunicati all’OMS, in Tanzania dall’inizio della pandemia sarebbero stati riscontrati 509 contagi da coronavirus e 21 morti per cause legate alla COVID-19. I critici e la stessa Oms ritengono assai improbabile che quelli comunicati dalla Tanzania siano i dati effettivi, visto che la nazione ha circa 57 milioni di abitanti.

La morte sospetta del presidente del Burundi

Quella di Magufuli non è l’unica morte sospetta di un leader africano critico nei confronti della gestione dell’emergenza sanitaria da parte delle autorità sanitarie mondiali. Nel giugno 2020 morì improvvisamente per un problema cardiaco, all’età di 55 anni, il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza. Anche in quel caso, secondo alcune fonti non ufficiali e mai confermate, la morte avrebbe dovuto essere attribuita al Covid-19.
Pochi giorni prima della sua morte, nel mese di maggio 2020, il presidente del Burundi aveva ordinato al rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità e ad altri tre esperti che coordinavano la risposta al coronavirus a livello locale di lasciare il Paese in quanto persone non grate.

Ombre e luci di Magufuli

Sia Magufuli che Nkurunziza hanno posto in essere, nell’esercizio delle loro funzioni, violazioni dei diritti umani. Il presidente della Tanzania, durante il suo primo mandato, aveva iniziato a vietare le manifestazioni dei partiti di opposizione e limitato le attività delle organizzazioni non governative. Nel gennaio dell’anno scorso l’amministrazione di Magufuli aveva ordinato la sospensione delle attività di sei media tanzaniani, imponendo restrizioni sui contenuti pubblicati online e obbligando le emittenti di radio e tv a chiedere l’autorizzazione alle autorità per usare qualsiasi tipo di materiale prodotto da media stranieri.
Il governo inoltre aveva negato a molte testate straniere i permessi per andare nel paese e seguire le elezioni, e aveva imposto a quelle accettate la presenza costante di un funzionario governativo. Magufuli aveva autorizzato l’avvio anche di campagne repressive e discriminatorie contro gli omosessuali, istituendo un comitato composto da polizia, avvocati e medici per identificare persone omosessuali.
Di contro, l’ex presidente della Tanzania aveva migliorato i dati economici del Paese, avviato una lotta alla corruzione e diminuito il suo stipendio personale da 15 mila dollari al mese a 4mila.

Fonte: https://www.byoblu.com/2021/03/18/morti-sospetti-in-africa-muore-anche-il-presidente-della-tanzania-che-aveva-criticato-i-tamponi/?fbclid=IwAR2uQw7wyPX4byl6xeIlXcKUCz5ZynsR2qudW3choolqjpa7jPP65x0WP6E

Pubblicato il 18.03.2021