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LE BELVE NELL'OMBRA

DI YUPA
Mag Mell

Cominciamo col disclaimer di rito: copincollo qua sotto un post ricuperato da un altro blog, il blog Demopazzia; questo ovviamente non significa che io convidiva lo spirito del blog né tutto quello che vi si trova scritto. Disclaimer necessario per evitare che gli occhî meno attenti vadano a classificarmi (cosa che non gradirei per nulla) in una delle due tifoserie politiche in cui attualmente l’Italia sembra dividersi…

Si parla di uno di quei casi che sanno tener banco incontrastati e incontrastabili, per mesi e mesi, e con dettaglio inesauribile su giornali e tiggí. Il fattaccio di sangue, l’orrendo delitto, il macabro crimine, di cui si vuole sapere bulimicamente ogni minimo risvolto. Gli spettatori dello spettacolo si possono divertire tutti insieme, a litigare tra “colpevolisti” e “innocentisti” (esercizio paradossale, tenendo conto che quasi nessuno ha mai conosciuto gli eventi in prima persona!), e poi usare con comodo l’evento trucido del mese per recriminare contro la squadra politica avversaria, per deprecare il collasso della società, e per individuarne le cause in ciò che non piace: c’è chi accuserà il materialismo capitalista, chi il lassismo postsessantottino, chi l’odio razziale e chi le orde di immigrati, chi l’intolleranza dilagante e chi la troppa tolleranza e il buonismo nauseante, chi la soffocante educazione religiosa e chi l’ateismo dilagante, e cosí via. Quasi nessuno si chiederà se, in realtà, le cose non siano completamente diverse da come ce le raccontiamo; se, in realtà, non si stia discutendo sul nulla.È molto facile parlarsi addosso sulla criminalità dilagante (o su qualsiasi allarme sociale che vada di moda al momento) sfruttando l’occasione per prendersela coi proprî nemici (reali o immaginarî) politici, sociali, religiosi, economici, e riconfermare cosí le proprie certezze, dov’è il Bene e dov’è il Male. Sembra invece che costi uno sforzo sovrumano dirsi che, forse, la criminalità non sta affattando dilagando. Che l’allarme sicurezza, magari, è meno ovvio e lineare di quanto si possa pensare. Che nelle scuole il bullismo non è esploso solo dopo che hanno inventato YouTube. Che dietro l’angolo di ogni strada non c’è un pitbull pronto a sbranare “i nostri figli”. Eccetera eccetera eccetera. Bene, l’autore di Demopazzia queste domande se le pone, e sa che, se salta fuori un delitto cruento tra giovani universitarî, non significa necessariamente il tramonto dell’Occidente, e che forse si tratta (ma dai!) di un caso isolato, statisticamente inevitabile, e per il quale non serve andare a cercare chissà quali oscure spiegazioni metastoriche.

E a questo punto la domanda può rovesciarsi: invece di chiedersi come mai accadano questi crimini infami, ci chiediamo come mai questi casi isolati sollevino tanto interesse, quasi ossessivo e febbrile, e vengano eretti a simbolo (fasullo?) del momento presente. Non ci chiediamo piú perché le streghe rapiscano i nostri bambini per sacrificarli al Demonio, ma ci chiediamo perché è cosí facile credere alle streghe e invocarne la distruzione, magari coi mezzi piú efferati.

Nel pezzo che copincollo (i passaggi in grassetto li ho evidenziati io) ci sono alcuni indizî per abbozzare una risposta che necessariamente rimane incompleta, perché non si tratta certo di questioni semplici. L’autore accenna alla criminalizzazione preventiva di comportamenti poco conformisti, ma non solo: c’è anche la criminalizzazione preventiva di determinate fasce d’età che, percepite come minacciose, vengono consegnate a politiche di controllo che da una parte tentano un’uniformazione coatta in nome dell’”educazione” e dall’altra andrebbero per reazione a incentivare i piú giovani al conflitto contro la società.

C’è da riflettere su quanto attualmente sia alta la tensione tra il mondo adulto e le fasce d’età inferiori (infanzia e adolescenza in primis); una tensione sotterranea, irta di nodi irrisolti e di cui si fatica molto a parlare se non in termini emergenziali e catastrofisti. I tremendi vespaî che si sollevano ogni volta che esplode un fattaccio dove i protagonisti sono sotto i 20/25 anni o giú di lí non ne sarebbe che un sintomo

Imperfezioni

A quasi un anno dall’omicidio di Meredith Kercher l’inizio del processo ai tre presunti colpevoli Amanda Knox, Raffaele Sollecito, Rudy Guede fornisce l’occasione per tornare a parlare di ciò che accadde a Perugia nel Novembre del 2007.

Un mio collega, chiedendosi di chi fosse vittima la 22enne inglese, alla fine di un breve articolo conclude dicendo che in realtà sarebbe vittima di un rito iniziatico di crescita mancato.

Se è ovviamente da rifiutare, come lui sottolinea, la criminalizzazione di un’intera città, anche il cercare di trovare la spiegazione della mutazione di ragazzi perbene in “belve” di ragazzi in qualche falla del loro processo di crescita non credo sia meno rischioso. Il rischio è infatti quello di considerare potenzialmente pericolosi tutti coloro che abbiano avuto processi di socializzazione non del tutto lineari e di fornire ad una politica e ad una opinione pubblica ipersensibili il pretesto per politiche di controllo che rischiano di stroncare del tutto quei processi. Basti ricordare l’approvazione dell’ Antisocial Behaviour Act nel Regno Unito dopo l’assassinio, nel 1993, di un bambino di due anni da parte di due undicenni e tutti i danni prodotti da quelle leggi.

La vita non è una semplice scelta tra l’impegno o la trasgressione, tra la fatica e la sregolatezza, tra il conformismo e la trasgressione e sappiamo che il divenire adulti non comporta il totale abbandono di comportamenti contraddittori. Sappiamo che il carattere sperimentale di alcune condotte di comportamento tipicamente giovanili è appunto sperimentale e in quanto tale temporaneo.

Gli affreschi dei giornalisti, che si concentrano spesso sulla parte più voyeuristica e trasgressiva per ragioni non certo di analisi, dimenticano come gli anni dell’università, quelli dove non si è più ragazzi ma non si è ancora uomini, sono spesso quelli in cui tutti noi ci siamo fatti delle amicizie che dureranno tutta la vita, quelli in cui molti incontrano la persona con cui creeranno una famiglia, gli anni in cui decideranno cosa fare da grandi. Viene il sospetto che oltre al voyeurismo ci sia della nostalgia per un periodo che non torna più in questo insistere su degli aspetti che certo non sono certo marginali, ma che non definiscono da soli la condizione giovanile.

E mi verrebbe da ricordare, a coloro che oggi ne scrivono in proposito, o siedono nei salotti televisivi discutendo di come sia potuto accadere che i giovani siano oggi posseduti dal male nella totale assenza di valori: ma non è sempre stato cosi? Non siete stati accusati pure voi di vivere nel vuoto culturale e valoriale? Non ne viene accusata regolarmente ogni generazione che si affaccia sulla scena del mondo degli adulti? Non è forse che un gruppo sociale con certi valori non riesce a riconoscere l’esistenza di gruppi con valori diversi o contraddittori o non ancora definiti?

Quel che è peggio è che lo sguardo deformante degli osservatori adulti (siano essi i genitori, gli educatori, le forse dell’ordine, i servizi sociali, i media) e i processi di etichettamento ad esso associato, rischiano di “cronicizzare” quei comportamenti definiti dagli osservatori come “devianti” e di consegnare sempre di più al sistema penale la gestione di quella fase delicata della vita che è il passaggio all’età adulta, contribuendo ad aggravare il problema deresponsabilizzando ancora di più chi invece se ne dovrebbe occupare in prima persona. La polizia nelle scuole, i coprifuoco, il carcere per chi scrive sui muri, per chi fa uso di stupefacenti, ne sono esempi.

La foto di Meredith, sempre la stessa su ogni giornale, che ti guarda, da un anno a questa parte, ricorda il corpo senza vita di Laura Palmer, la protagonista attorno alla quale si sviluppa la vita di una piccola comunità osservabile nei suoi dettagli, nelle contraddizioni e nelle piccole e grandi miserie proprio grazie alla sua morte.

Cosi abbiamo potuto vedere giornalisti che pubblicavano la foto del suo corpo insanguinato in prima pagina, abbiamo potuto vedere come si può incolpare più facilmente una persona di pelle nera, abbiamo potuto vedere le telecamere dei negozi inseguire due ragazzi per esaminarne i baci e gli sguardi, abbiamo potuto vedere crescere la paura dei giovani e per i giovani, abbiamo potuto vedere l’accusato nero con le manette e gli accusati bianchi senza, abbiamo visto l’identificazione isterica nella vittima o negli aggressori, e a guardare bene si possono scoprire molte altre cose.
Ma continuo a pensare che la ricerca del male, del seme della follia, della mutazione da uomo a bestia, sia un affare che interessi molto di più gli psicologi, gli scrittori e i giornalisti ma che ci dica poco sullo stato della società. Continuo ancora a pensare che quell’omicidio ci dica molto di più sul mondo dei già iniziati, degli adulti, piuttosto che su quello dei giovani.

Se qualcosa di relativamente nuovo può essere trovato in questa storia, è proprio il corto circuito che si crea tra rottura del rapporto educativo, rappresentazione mediatica del mondo giovanile, gestione penale dei processi sociali e deresponsabilizzazione della cittadinanza attiva.

Cos’altro ci sarebbe di nuovo nell’omicidio di una giovane donna di 22 anni? Per quanto ne so si è sempre ucciso per sentimenti come l’amore, l’invidia, la gelosia, il risentimento, l’onore. È davvero qualcosa di mai visto l’omicidio di Perugia? Oppure quello che è cambiato è che non uccidendo più per il furto di un coniglio o per quello di un pezzo di pane (eccezion fatta per chi non ha la pelle dello stesso nostro colore) fatti come questi restano a sottolineare l’imperfezione delle relazioni umani? È forse il fatto che non riusciamo ad accettare questa imperfezione che ci costringe a continuare ad interrogarci su di essa. È il non riuscire ad accettare l’imperfezione delle relazioni umane che ci spinge a chiedere sempre più sicurezza in società che sono le più sicure della storia, a cercare sempre nuovi colpevoli per un delitto senza autore: l’imperfezione.

Yupa
Fonte: http://magmell.splinder.com/
Link: http://magmell.splinder.com/post/18519182/Le+belve+nell%E2%80%99ombra
26.09.2008

Pubblicato da God

  • WONGA

    Perfettamente ragione stiamo discutendo sul nulla…
    i media amplificano vicende insignificanti e tacciono su quelle significative.
    proviamo allora a discutere su qualcosa di cui i media ufficiali non hanno parlato(i media sono razzisti…),forse a voi è sfuggito questo episodio…ma non c’è nulla di cui preoccuparci stiamo tranquilli.
    Effetto banlieue e razzismo antibianco,

    Quando la stampa nostrana minimizza e mette il silenziatore, occorre drizzare le antenne. Gli articoli del Corriere della Sera (sempre più Corriere della BCE) su quanto è avvenuto a Caserta (Castelvolturno) e a Milano alla manifestazione “antirazzista” trasudavano di un’ipocrisia e di un buonismo a dir poco rivoltante.. In relazione ai primi due fenomeni scelgo una frase a caso, che è una frase-chiave per far capire fino a che punto siamo odiati. Uno di questi manifestanti africani a Milano ha detto: ” Oggi lanciamo un segnale forte. Ci siamo, ci possiamo riunire e possiamo far male a questa città…”

    Dunque l’avvertimento è chiaro per tutti quegli eurobabbei che pensano ancora che l’integrazione sia possibile. Non conto nemmeno più le volte che ho scritto qui e altrove che multiculturalismo e multietnicismo sono i veicoli principali del tribalismo, del comunitarismo e dello spirito da enclave separata. Non chiamate “antirazzista” una manifestazione con attacchi alla polizia, capocciate contro gli scudi in stile Zidane, cassonetti rovesciati, passamontagna agli occhi e spranghe in mano, come quella che si è svolta sabato 20 a Milano.

    Altra scena a Castelvolturno: auto rovesciate, lancio di pietre e bastoni ai negozi e insulti a tutti gli Italiani. “Italiani bastardi, siete tutti bastardi”. L’unica forma di razzismo consentito da questa Europa e da questa Italia è quello contro se stessa.

    Poi, danze tribali sulle auto capovolte in segno di sfida, polizia imbelle che guarda impotente. Il perché è semplice: se tocchi qualcuno di loro sei automaticamente un “razzista” da marchiare a fuoco, e come minimo fai la fine del povero Placanica (il poliziotto dei fatti del G8 a Genova). Loro lo sanno, e ci marciano alla grande. La sinistra di casa nostra ha scelto la via della più miserevole subordinazione ai nuovi ospiti. E’ stato deprimente vedere le loro inutili bandiere falcemartellate all’insegna del mai sepolto “internazionalismo proletario” (in questo caso, africano) sventolare alla manifestazione a Milano. Servi dei neri, è proprio una beffa del destino veterocomunista e dei suoi ferrivecchi.

    Mettiamoci in mente che termini come “assimilazione”, “integrazione” , “accoglienza” sono miti paternalistici tipici di quella che Dragos Kalajic, un intellettuale serbo ha chiamato l’Europa degli idioti.

    “Questi flussi migratori assumono le magnitudini di una vera e propria invasione d’Europa. Se un tale processo non perderà forza e consistenza, e se la Turchia entrerà nell’area mercantile chiamata Unione europea, tutto indica e fa prevedere che già entro questo secolo gli Europei perderanno la propria patria e diventeranno una minoranza etnica nella loro propria terra, decomponendosi e scomparendo nell’oceano grigio-nero dei diversi.

    E ancora:

    Adesso è chiaro anche agli occhi più semplici e creduli che si sono dimostrate false ed ingannevoli le formule di soluzione del problema immigratorio – instancabilmente prodotte dalle (pseudo) élites politiche – a cominciare dal progetto paternalistico di “assimilazione”, degli anni settanta, per passare poi al modello non meno ottimista e fallace dell'”integrazione”, fino ai recenti ideali mondialisti di una “società multirazziale” e “multiculturale”. In questo caso le (pseudo) élites che dominano l’Europa hanno dimostrato la propria debolezza fondamentale, la tendenza ad abbandonarsi alle superstizioni del razionalismo liberale, particolarmente alla convinzione che con l’uso delle sole parole è possibile non solo spiegare, ma anche domare la realtà, con tutte le minacce che contiene. In realtà di “assimilazione”, “integrazione” e “società multiculturale” – “che ci arricchisce” – è possibile discutere solo là dove è in questione una minoranza razziale o etnica che non minaccia la maggioranza. L’esperienza storica ci dimostra che questi rapporti pacifici vengono stravolti là dove la minoranza cresce in modo tale di minacciare il predominio della maggioranza, anche nel senso della legge di selezione naturale.La specie più forte sospinge e alla fine elimina la specie più debole.

    Inoltre : Sotto il peso di una concorrenza globale, gli europei dovranno ridursi allo stesso livello delle masse planetarie che patiscono la miseria e le privazioni, accettando di vivere, per esempio, come i cinesi.

    Ma questi effetti sono già sotto i nostri occhi. Perfino i nostri sociologi della domenica ora ci mettono in guardia dal rischio banlieue all’italiana, parlando in sociologhese di “micro-conflitti molecolari”, e “guerre civili diffuse molto preoccupanti” (il sociologo Aldo Bonomi sul Corriere della sera).

    Intanto non si può fare a meno di rilevare per l’ennesima volta, l’ assurdo universo capovolto ad opera della solita Europa degli Idioti: gli autoctoni a Colonia non hanno potuto manifestare contro la moschea col minareto più alto d’Europa, mentre gli africani a Milano e a Castelvolturno possono aggredire la polizia, sfasciare auto, lanciare sassaiole e bastoni, e perfino minacciarci di “fare molto male a questa città”. A voi le conclusioni.

    )

  • albertgast

    Sono adulta già da un bel po’, confesso di avere una acuta nostalgia per i miei vent’anni, ma……del delitto di Perugia non me ne potrebbe importare di meno. Sarò l’eccezione? Boh…..

  • Lestaat

    Fate attenzione invece a quella vicenda che è tutt’altro che banale e insignificante.
    Nasconde molto molto altro e tocca ambienti e persone molto molto in alto.

  • manlius

    Che ci sia la Massoneria anche dietro questo delitto???

  • sultano96

    WONGA le sarà sfuggito che più volte ho scritto, dai byte di questo forum, l’esistenza di una legge, nel relativo ordinamento, della possibile rinuncia di qualsiasi eredità, anche di quella paterna, cosa che immediatamente ho realizzato, ciò nonostante devo subire la repubblica italiana. In conseguenza alla mia scelta, nulla di materiale ho usufruito dell’impegno genitoriale, mi sono avviato, come è uso sostenere, senza un soldo in tasca. Grazie al mio impegno e determinazione sono riuscito a “farmi una strada”, ma continuamente, come un mantra ossessionante, mi sento ripetere, soprattutto dai nero rossi, che devo accettare gli immigrati perchè, a suo tempo, anche gli autoctoni, corredati di valigia di cartone tenuta assieme con lo spago, hanno priscamente percorso simile via. Basta!!!!!!Sono nauseato dal sentire simili idiozie e se devo essere considerato un razzista per affrancarmi dagli atteggiamenti, così ben descritti nel suo post e da me completamente condivisi, mi sottoporrò a tale gogna, sono pronto a tutto pur di smarcarmi dal buonismo cattolico e simil-social-comunista.
    NON NE POSSO PIU’. Mi chiedo e le chiedo cosa possiamo attuare per enuclearci da tale realtà e non essere succubi a casa propria?
    Pensi che i miei compaesani sono ricorsi al TAR perchè il sindaco ha tentato di spostare il monumento ai caduti da una piazza ad un’altra, in una comunità composta da circa 7.000 unità individuata in 37 nazionalità diverse. I caduti hanno tinto le acque del Piave di rosso sangue per far ergere il minareto più alto d’europa -tutto il minuscolo è voluto- così abbiamo accontentato il già sedicente presidente del consiglio massimo d’alema che ha bombardato le genti slave, perchè avvenisse l’erezione di detto manufatto.

  • Lestaat

    Nei dintorni dell’accaduto se ne sentono parecchie.

  • Stopgun

    Da quello che ci hanno mostrato, sono abbastanza sicuro che il fatto sia stato costruito a tavolino.

    C’è stato anche un blog costruito il giorno prima!

    La storia è talmente strana da apparire “non-credibile”.

    Leestat dacci qualche indizio!

  • WONGA

    Combatti,non c’è altra soluzione,ma fai attenzione a non farti strumentalizzare il problema non sono gli immigrati,ma chi ha voluto tutto questo,linciare chi difende gli zingari è il primo passo,poi passeremo agli altri oppressori radical-chic,non ti preoccupare,la gioventù europea non è del tutto castrata,sono una minoranza gli uomini veri,ma ci sono ancora nonostante il tentativo di castrazione operato dalle elite grazie al femminismo che ha avuto lo scopo precipuo di castrare un intera generazione,guarda solo le ragazzine e i ragazzini cui viene proposto il modello frocio del cantante dei tokio hotel,no costoro piccoli frocetti e lesbicuccie non sono una minaccia per i piani dei padroni del vapore,non si opporranno,non ne hanno le forze,sono minati dall’interno,perchè essere maschio è essere cattivo,e fottitene di quel che dicono,le parole sono peggio dei mitra,ma se non vogliono dire nulla sono armi scariche.Ricorda,DIVIDE ET IMPERA,si combatte il burattinaio non il negro,anche se poi comunque due legnate non fanno male neanche a lui,ma non è il vero obbiettivo lui…

  • WONGA

    Se vuoi salvare la tua civiltà devi liberarti dal peso della colpa che la sinistra usa per castrare le nuove generazioni e immobilizzarle sotto il tallone del mondialismo,”europei che avete fatto il colonialismo,ora subirete quello dei cinesi e dei negri”,peccato che se costoro avessero un centesimo della nostra tecnologia ci avrebbero sterminato entro 40 secondi,peccato che i turchi avessero assediato vienna nel 1678,e fu per un puro caso che l’europa si salvò dai turchi,da lì in poi fu la rinascita europea,peccato che lo schiavismo fu applicati dagli arabi sui neri,prima durante e dopo le colonizzazioni europee…la nostra colpa?Essere più intelligenti, creativi ed efficienti,e aver fatto con l’acido cianidrico e le bombe atomiche ciò che gli altri hanno fatto con spade e macete.Nel Corano vengono narrati gli stermini di interi popoli e tribù eppure nessuno parla di male assoluto dell’Islam,nemmeno io(che nessuno mi faccia la solita tirata che io sono anti-islamico,ripeto non lo sono,volevo solo fare un paragone).Quando gli americani facevano la guerra in vietnam i bonzi si bruciavano,tutti quanti protestavano,poi gli americani se ne sono andati i bonzi hanno continuato a bruciarsi in protesta con i nuovi oppressori,questi con gli occhi a mandorla e rossi,ma nessuno si è più dato pena per loro,gli orientali fanno le stesse cose che fanno gli occidentali se non peggio,basta che vai a vedere la storia del massacro di Nanchino,o come il sultano Baber ha strminato gli indiani di Delhi.Non esiste nessuna colpa precisa dell’occidente nei confronti del resto del mondo,nessuna,io parlo a te che sei aperto di mente,NOI SIAMO STATI ASSOGGETTATI DALLA CULTURA DELLA COLPA,CI HANNO FATTO UNA TESTA COSI’ CHE LA CHIESA CATTOLICA CREAVA IL SENSO DI COLPA,MA LA SINISTRA HA CREATO SENSI DI COLPA INFINATAMENTE PIU’ GROSSI DI QUELLI CREATI DALLA CHIESA CATTOLICA.I SENSI DI COLPA CREATI DAL FEMMINISMO,I SENSI DI COLPA CREATI DAL TERZOMONDISMO,SONO ALLA RADICE DELLA NULLIFICAZIONE DELL’UOMO MODRNO DELLA SUA INCAPACITA’ A FARE RIVENDICAZIONI SUE PROPRIE PERCHE’ SI SENTE IN COLPA,IN PARTICOLARE IL FEMMINISMO HA CONTRIBUITO A CASTRARE EDISTRUGGERE L’UOMO MODERNO,FEMMINILIZZANDOLO E RENDENDOLO INCAPACE A FARE QUELLO CHE HA FATTO PER MILIONI DI ANNI,DIFENDERE SE STESSO E IL PROPRIO TERRITORIO.DEL RESTO MOLTI UOMINI SI CONVERTONO ALL’ISLAM PERCHE’ SI DOMANDANO CHE SENSO ABBIA UNA CIVILTA’ CHE LI SVILISCE E NON LI RISPETTA,SENZA UNA RIVALUTAZIONE DELLA FIGURA MASCHILE NON CI SARA’ NESSUNA POSSIBILITA’ DI FERMARE I PROCESSI INNESCATI DAL MONDIALISMO,TRA I QUALI VI E’ L’IMMIGRAZIONE.NEL BENE O NEL MALE IL 99% DELLE SCOPERTE CHE SONO STATE FATTE SONO EUROPEE,L’UNICA CHE NON E’ EUROPEA ED E’ IMPORTANTE E’ STATA FATTA DAGLI INDIANI CHE SONO COMUNQUE UNA POPOLAZIONE INDOEUROPEA ED E’ LO ZERO,CONCETTO CARDINE DELLA MATEMATICA(SI LOSO SONO GLI ARABI CHE L’HANNO PORTATO QUI,MA L’HANNO PORTATO NON INVENTATO)O SI PRENDE COSCIENZA DELL’IMPORTANZA E DELL’INTELLIGENZA DELKL’UOMO BIANCO ED EUROPEO OPPURE E ‘ LA FINE.QUANTO AL FEMMINISMO HA DECRETATO LA FINE DELLA CIVILTA’ EUROPEA INNANZITUTTO CON IL RIFIUTO DELLA MATERNITA’ UTILE AD ABBASSARE IL TASSO DEMOGRAFICO DEGLI EUROPEI A 1,4 FIGLI PER COPPIA,TRA 50 ANNI NON CI SARA’ PIU’ UN EUROPEO,MA PER LA SINISTRA E’ GIUSTO COSì ”BEN GLI STA”,POCO IMPORTA CHE IO NON SONO CORTES PIZZARRO,CHE NON HO UCCISO NESSUN INDIANO D’AMERICA E ANZI CERCO DI FARE CONOSCERE QUEL GENOCIDIO DIMENTICATO,POCO IMPORTA,IO SONO MASCHIO,BIANCO COLPEVOLE E VADO ELIMINATO.TI DOMANDERAI PERCHE’…FORSE PERCHE’ NEL NUOVO ORDINE MONDIALE C’E’ APPUNTO L’INTENZIONE DI SOSTITUIRE I BIANCHI CHE PROTESTANO SEMPRE,CHE NOIOSI,CON CINESI E ARABI CHE SUBISCONO DA MILLENNI SENZA PROBLEMI I LORO SATRAPI E TIRANNI,VAI A DARE UN’OCCHIATA SU QUALI SONO I PIANI PER IL NUOVO ORDINE MONDIALE.
    Questo un articolo che deve far riflettere,o si fa un antisessantotto,o la nostra civiltà è finita per sempre,e noi con lei.(io non credo nell’america,quando parlo di occidente ricordate che nn esiste solo l’america ma anche una cosa che si chiama Europa dove voi abitate…)

    Il femminismo radicale ha diffuso con successo una cultura che disprezza il maschio e tutti i caratteri solitamente associati alla mascolinità. Come ricorda Alessandra Nucci, nel recente libro La donna a una dimensione (Marietti Editore), molte università occidentali prevedono dei corsi sul femminismo che diffondono un odio per gli uomini impensabile in qualsiasi altra parte del mondo. Nelle scuole dei Paesi anglosassoni e del Nord Europa i giovani maschi vengono sistematicamente attaccati per la loro identità e denigrati dalle insegnanti, che arrivano a provocare le femmine per farle adirare contro il sesso maschile. Fin da piccoli i maschi si sentono marchiati come il sesso violento e insensibile, e vivono in uno stato permanente di colpevolezza.

    La mentalità ingenerata dal femminismo organizzato suggerisce anche che i padri sarebbero un elemento di poco conto all’interno della famiglia. Questo spiega perché i tribunali assegnino di regola i figli alla madre in caso di separazione, perché il parere del padre sulla decisione di abortire o meno non conti nulla, e perché i programmi televisivi e le pubblicità ritraggano raramente figure positive di uomini.

    Questa pressione giuridica e culturale fa sì che siano sempre più numerose la famiglie in cui il padre è assente, perché respinto dalla madre o perché scacciato e perseguitato dai tribunali imbevuti di ideologia femminista. Negli Stati Uniti, ad esempio, pare siano ormai il 40 % i figli minorenni che non vivono con il padre. Tuttavia, come ha dimostrato anche lo psicologo Claudio Risè nel libro Il padre. L’assente inaccettabile (Edizioni San Paolo), gli studi indicano che la mancanza della figura paterna danneggia irreparabilmente lo sviluppo armonioso dei figli. Il padre infatti ha il compito di sciogliere il nodo protettivo che lega la madre al bambino, spingendo il figlio a diventare intraprendente e ad aspirare all’autonomia.

    Nell’ideologia femminista però vi è un aspetto ancora più inquietante: solo i maschi occidentali vengono messi sotto accusa e stigmatizzati fin dalla più tenera età. Le femministe non spendono una parola di critica nei confronti degli uomini che appartengono a culture molto più oppressive e “patriarcali” di quella occidentale. Nel 2002 la femminista svedese di idee marxiste Gudrun Schyman, il cui usuale grido di battaglia è “morte alla famiglia nucleare!”, ha affermato che gli uomini svedesi non sono differenti dai talebani, e ha proposto una tassazione collettiva per legge a carico di tutti gli uomini svedesi, in riparazione delle loro presunte violenze sulle donne.

    Nel 2004, sul maggior quotidiano svedese Aftonbladet, la femminista Joanna Rytel ha scritto un articolo intitolato “Non darò mai vita a un bambino bianco”, nel quale affermava che i maschi bianchi sono tutti egoisti, sfruttatori, presuntuosi e sessuomani, concludendo con l’avvertimento “uomini bianchi, statemi lontani!”. Le femministe norvegesi stanno cercando di far approvare una legge che impone la chiusura di tutte le imprese che non assumano almeno il 40 per cento di donne nei loro consigli di amministrazione; inoltre hanno chiesto anche quote per gli immigrati musulmani.

    L’attacco al maschio occidentale potrebbe produrre però un inatteso effetto boomerang: la progressiva islamizzazione culturale e demografica del continente europeo. Distruggendo la famiglia e la figura paterna e maschile, le femministe stanno spianando la strada alla penetrazione indisturbata dell’islam nelle società occidentali, preparando così un futuro da incubo per le prossime generazioni di donne. In altre parole, la vittoria del femminismo potrebbe paradossalmente favorire l’avvento dell’Eurabia.

    Per quanto alcune delle più coraggiose e indomite avversarie dell’Islam siano donne (si pensi a Oriana Fallaci, a Bat Ye’Or, a Ayaan Hirsi Ali), è indubbio che, nella media, le donne occidentali siano più favorevoli al multiculturalismo e all’immigrazione islamica rispetto agli uomini occidentali. In tutto l’Occidente i partiti più critici verso l’immigrazione sono tipicamente maschili, mentre quelli che esaltano la società multiculturale sono spesso dominati dalle femministe. In Norvegia l’unico partito che cerca di contrastare l’immigrazione islamica di massa che sta cambiando il volto del paese è il Partito del Progresso, il cui elettorato è per il 70 per cento maschile; all’estremo politico opposto il multiculturalista Partito Socialista riceve il 70 per cento dei suoi voti dalle donne.

    La spiegazione femminista di questo diverso comportamento elettorale è che gli uomini sarebbero “più xenofobi ed egoisti”, mentre le donne avrebbero la mente più aperta e sarebbero più solidali con gli estranei. La verità, probabilmente, è che tradizionalmente gli uomini hanno sempre avuto la responsabilità di individuare i pericoli e di proteggere la propria comunità dai potenziali nemici esterni.

    Il rifiuto delle femministe di confrontarsi con il problema dell’immigrazione musulmana non ha però solo motivazioni psicologiche, ma anche ideologiche. Molte femministe sono silenziose sull’oppressione islamica delle donne perché hanno abbracciato un’ideologia terzomondista e antioccidentale che le paralizza. A giudicare dalle retorica femminista, infatti, tutta l’oppressione del mondo proviene dall’uomo occidentale, che opprime sia le donne sia gli uomini non occidentali. Gli immigrati musulmani sarebbero anch’essi delle vittime: al massimo con qualche pregiudizio patriarcale, ma comunque sempre meglio degli uomini occidentali.

    Quasi tutte le femministe radicali, infatti, sono anche delle accese “anti-razziste” che si oppongono ad ogni minima limitazione dell’immigrazione islamica in quanto “razzista e xenofoba”. Il femminismo radicale si è trasformato gradualmente in egualitarismo, cioè nella lotta contro tutte le “discriminazioni” e nell’idea che tutti i gruppi di persone debbano disporre di una quota uguale di tutto, e che sia compito dello Stato assicurarla.
    Le femministe hanno contribuito enormemente alla diffusione della cultura del vittimismo in Occidente, che permette di ottenere i vantaggi politici sulla base dello status di appartenenza nella gerarchia delle vittime. Inoltre hanno chiesto, e in larga misura ottenuto, la riscrittura dei libri di storia che facesse giustizia dei “pregiudizi” maschilisti ed eurocentrici. Queste loro idee fanno oggi parte dei programmi scolastici e sono praticamente egemoni sui media. In breve, le femministe radicali hanno rappresentato l’avanguardia della “correttezza politica” in tutto l’Occidente.

    Quando i musulmani arrivano in Occidente portandosi dietro la loro mentalità vittimista si trovano il lavoro già preparato da altri. Colgono quindi su un piatto d’argento l’opportunità di sfruttare una tradizione vittimista già stabilita, che gli permette di ottenere interventi statali a proprio favore, quote preferenziali, la riscrittura della storia in senso filo-islamico, e campagne politiche contro “l’islamofobia” e “l’incitamento all’odio”. Le femministe occidentali hanno dunque spianato la strada alle forze che annienteranno il femminismo occidentale, e di questo passo finiranno a letto, letteralmente, con il nemico.

    La graduale trasformazione dell’utopia femminista nel suo opposto, la legge coranica, è ormai evidente nei paesi scandinavi, dove l’applicazione dell’ideologia femminista e multiculturalista ha raggiunto le punte più avanzate. Negli ultimi anni, infatti, si è verificato un enorme aumento degli stupri e delle violenze sulle donne, per opera nella quasi totalità dei casi di giovani immigrati islamici.
    In Svezia il numero degli stupri è quadruplicato in una generazione, parallelamente all’afflusso di una immigrazione islamica senza controllo che ha già preso possesso di intere città, come Malmoe. Pur rappresentando non più del 5 % della popolazione, in Norvegia e in Danimarca due terzi di tutti gli uomini arrestati per stupro sono “di origine etnica non-occidentale”, un eufemismo usato per designare gli appartenenti alla religione musulmana.

    Nel 2001 Unni Wikan, professoressa di antropologia sociale all’università di Oslo, ha dato la precedenza al multiculturalismo sul femminismo, spiegando in un’intervista al quotidiano Dagbladet che “le donne norvegesi hanno la loro parte di responsabilità in questi stupri” perché, essendo ormai la Norvegia una società multiculturale, le donne norvegesi devono adattarsi ai costumi degli immigrati, abbigliandosi e comportandosi in maniera giudicata non provocatoria dalla loro cultura.
    Per i multiculturalisti, quindi, i norvegesi sono solo una delle tante etnie che popolano il paese dei fiordi (forse neanche la più importante), e sulle decisioni che riguardano la Norvegia non hanno più voce in capitolo dei somali o dei curdi giunti la settimana scorsa.

    La risposta degli uomini scandinavi a queste continue aggressioni è stata quasi inesistente. Viene da chiedersi dove siano finiti i vichinghi di un tempo, che certo non si sarebbero voltati dall’altra parte se degli ospiti stranieri avessero violentato le loro donne. Probabilmente la mancata protezione delle donne da parte degli uomini scandinavi è dovuta al fatto che queste notizie vengono deliberatamente censurate o minimizzate dalle autorità e dai media, in modo che il pubblico non si renda conto delle eclatanti dimensioni del fenomeno.

    La ragione principale, tuttavia, ha a che fare con l’influenza delle idee fortemente antimaschili che le femministe scandinave hanno diffuso negli ultimi decenni. L’istinto protettivo maschile non si manifesta perché le donne nordiche hanno lavorato senza sosta per sradicarlo, insieme a tutto ciò che fa parte della mascolinità tradizionale. In questo modo il femminismo ha indebolito mortalmente la Scandinavia, e probabilmente l’intera civiltà occidentale.

    Dal punto di vista femminista questa situazione ha una sua logica: se tutta l’oppressione del mondo proviene dai maschi occidentali, il regno di pace e di eguaglianza sognato dalle femministe potrà essere raggiunto solo quando gli uomini bianchi verranno messi in condizione d’impotenza. La soppressione e la ridicolizzazione degli istinti maschili, tuttavia, non sta conducendo al paradiso femminista, ma all’inferno islamista.

    Una società in cui gli uomini sono stati “femminilizzati”, infatti, è destinata a cadere preda delle più aggressive civiltà tradizionali. Invece di “avere tutto”, le femministe rischiano di perdere tutto, e la crescente violenza degli immigrati contro le donne occidentali è un sintomo del crollo dell’utopia femminista. Cosa faranno le femministe quando si troveranno di fronte bande di giovani musulmani armati e violenti come quelli delle banlieue? Diranno loro che “il corpo è mio e lo gestisco io” o leggeranno loro l’ultimo libro di Catharine McKinnon?

    La vita, la libertà e la proprietà possono essere protette solo con la forza o con una credibile minaccia di applicazione della forza, altrimenti sono lettera morta. Per questa ragione la responsabilità principale della difesa dei diritti individuali, anche delle donne, spetterà sempre in larga misura agli uomini. Raramente le teorie femministe tengono conto di questo fatto sociologico fondamentale. Le doti e le capacità delle donne sono indispensabili, ma nessuna civiltà vitale può fare a meno della forza e dell’energia maschile.

    Come si spiega allora l’ammirazione delle donne progressiste occidentali per l’Islam, quando non esiste un solo paese musulmano in cui le donne godano di diritti lontanamente paragonabili a quelli dell’uomo? Le attiviste occidentali che a casa propria attaccano duramente “l’arretratezza” e “la mentalità patriarcale” della Chiesa cattolica sono le stesse che si sottomettono con più voluttà alla sharia quando si recano nei paesi musulmani. Di recente la giornalista Lilli Gruber, la cantante Gianna Nannini e la speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, che in Occidente fanno quotidianamente professione di femminismo, progressismo e trasgressione, hanno ostentato con orgoglio le loro foto con il chador scattate durante i viaggi in Medio Oriente.

    Quando si comportano così, ha ironizzato qualche commentatore “maschilista”, le femministe tradiscono i propri desideri più nascosti. Lo scrittore danese Lars Hedegaard ha scritto, in un articolo intitolato “Il sogno della sottomissione”, che “quando le donne occidentali spalancano le porte alla sharia, presumibilmente lo fanno perché vogliono la sharia”. La scrittrice inglese Fay Weldon ha rincarato la dose affermando che “molte di queste donne trovano sessualmente attraente la sottomissione” e poco seducenti e noiosi gli uomini femminilizzati dell’Europa Occidentale, rispetto ai virili sceicchi del deserto.

    Ma nello stesso modo si comportano probabilmente anche gli uomini occidentali quando devono scegliere una compagna di vita. È stato notato che nei paesi scandinavi sono in forte aumento gli uomini che preferiscono una moglie straniera proveniente da culture più tradizionali dell’estremo oriente o dell’America Latina. Il femminismo radicale ha portato separazione, sospetto e ostilità tra i sessi, non cooperazione. E non ha sradicato la naturale attrazione per le donne con caratteri femminili e per gli uomini con caratteri mascolini.

    Ai musulmani spesso piace far notare che in Occidente si convertono all’islamismo più donne che uomini. In un servizio giornalistico sulle donne svedesi convertite all’Islam, risulta che l’attrazione per la famiglia islamica sia una delle motivazioni principali. Queste donne nordiche convertite trovano appagamento nel ruolo ben definito di cura della casa e dei figli che l’Islam assegna loro. Hanno scoperto un senso da dare alla propria vita che non trovavano nella cultura secolare o nell’insipido e succube Cristianesimo modernista.

  • angela

    io ormai non mi meraviglio più di nienteee! correrei il rischio di scoppiare!sto alla finestra…….l’unica saggia soluzione per sopravvivere!anzi no!per vivere bene!

  • WONGA

    Per tutti,io non ce l’ho con l’Islam,ma ce l’ho con la società multiculturale.Da quando la Fallaci ha scritto il suo libro tutti pensano che sia la medesima cosa,non lo è.Basta vedere come la Fallaci nel suo libro è una multiculturalista convinta,dice:”il problema non sono i rumeni,i cinesi ecc…il problema è l’Islam…”quindi lei sostiene la società multiculturale,tranne che nel caso islamico(lei è filoamericana,ed il modellom più affermato di società multiculturale è l’America),per me è il contrario,nel senso che se vai a vedere chi ha fatto i disastri nelle banlieue,erano giovani maghrebini di terza generazione,già deislamizzati,la loro identità non era islamica,ma del ghetto,il ghetto era la loro patria e religione,e ciò in conseguenza della multiculturalità che porta per forza al ghetto.Ora se si nota invece,chi ha fatto da moderatore sono stati i ”fratelli maggiori”,ovvero gli arabi non deislamizzati,dunque paradossalmente l’islam può essere un freno alla violenza e alla tendenza a delinquere di costoro(che è innegabile…non mi fate la predica…)il problema non sta nell’islam,ma nella società multiculturale,dove proprio perchè ogni identità è accettata,in realtà una vera identità dell’individuo è proibita,e tutto ciò porta alla creazione di pseudoidentità da ghetto con atteggiamenti facinorosi nei confronti di tutta la società medesima.
    La stessa idiosincrasia della sinistra per il concetto di identità,porta alla formazione di pseudoidentità infinitamente più violente di quella originale.
    Quindi sono contro l’immigrazione,ma con motivi non di certo basati sulla rabbia e l’orgoglio,ma sulla pura ragione.E’ anche sciocco credere che l’Islam non si farà condizionare dall’Occidente,e agirà come riformatore dell’occidente decadente e puttanaio,basta guardare quanti giovani marrocchini si ubriacano come delle scimmie,quando l’alcool dovrebbe essere proibito nella loro religione…
    Se noi vogliamo rimoralizzare la società demoralizzata(sì anche nel senso che non crede più in se stessa) dobbiamo cominciare noi,e non credere alle fandonie della sinistra,cui anch’io per poco tempo,ho creduto,come il comunismo,il multiculturalismo farà solo danni,le utopie creano sempre società mostruose quando si realizzano.
    qUANDO IO DIFENDO L’OCCIDENTE NON DIFENDO LA SCHIFEZZA AMERICANA POST SESSANTOTTINA PUTTANAIA,QUESTO ENORME UTERO-PRIGIONE,MA DIFENDO LA SOCIETA’ PRECEDENTE EUROPEA E CRISTIANA CHE E’ STATA DISTRUTTA CON LA PRESUNTA ”LIBERAZIONE” DA PARTE DEGLI AMERICANI.NO,VI HANNO GIA”’ LIBERATO” UNA VOLTA…NON FATEVI” LIBERARE” UNA SECONDA VOLTA…

  • Lestaat

    Ho ben pochi indizi da dare.
    So soltanto che a Perugia le voci son tanto diverse da quello che si legge sui giornali.
    Posso al massimo indirizzarvi a leggere articoli in proposito su http://www.lagiustainformazione2.it/
    La Carlizzi è personaggio strano e da prendere con le pinze (più che altro da saper interpretare), ma quanto dice a proposito del delitto di Meredith non è farina del suo sacco ma voci insistenti di diversa origine nel perugino.
    Come per il famoso mostro di firenze(cui mediamente tutta italia ancora associa Pacciani, quando invece si sa ormai che era solo un burattino), alias Narducci, a Perugia si sanno cose molto diverse rispetto al resto d’Italia.

  • sultano96

    Nuovamente la perdono per non aver letto i miei precedenti commenti.
    In quelle sedi lei avrebbe evinto la mia simpatia per l’antroposofia di Rudolf Steiner che calorosamente le raccomando.
    Antroposofia posta all’indice dalla chiesa cattolica romana, se conoscesse questa filosofia capirebbe l’inutilità delle sue geremiadi esternazioni, in quanto tutti coloro che condividono i concetti da lei espressi si ritrovano nella semantica antroposofica, perciò a buoni intenditori poche parole!

  • mat612000

    Attendo un po’ preoccupato qualche lunghissimo intervento a sostegno dell’omicidio ritual – masso – stegocratico…non faccio nomi ma chi ha aures, audiat…

  • mat612000

    Mi spieghi cosa c’entra tutta la tua dissertazione con un “normalissimo” fatto di cronaca nera?