L’arroganza imperiale (e le sue conseguenze) in Siria

La storia della Siria non è semplicemente: "Il presidente Assad è caduto" e i "Salafiti tecnocratici" sono saliti al potere.

L’arroganza imperiale (e le sue conseguenze) in Siria

Alastair Crooke

strategic-culture.su

La storia della Siria, a quanto pare, non è semplicemente: "Il presidente Assad è caduto" e i "salafiti tecnocratici" sono saliti al potere.

A un certo livello, il crollo era prevedibile. È noto che da qualche anno Assad era influenzato dall'Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti, che lo avevano esortato a rompere con l'Iran e la Russia e a passare all'Occidente. Per circa 3-4 anni aveva mandato segnali e attuato gradualmente una tale mossa. In particolare, l'Iran aveva dovuto affrontare sempre più ostacoli nelle operazioni condotte in collaborazione con le forze siriane. Questo suo spostamento avrebbe dovuto rappresentare un messaggio all'Iran.

La situazione finanziaria della Siria - dopo anni di sanzioni del Cesare imperiale statunitense e la perdita di tutte le entrate agricole ed energetiche sequestrate dagli Stati Uniti nella Siria nord-orientale occupata - era catastrofica. La Siria, semplicemente, non aveva un'economia.

Senza dubbio, la vicinanza a Israele e a Washington era stata presentata ad Assad come l'unica soluzione pratica al suo dilemma. La "normalizzazione" avrebbe potuto portare alla revoca delle sanzioni, lo avevano implorato. E Assad, secondo chi era in contatto con lui, (anche immediatamente prima dell'"invasione" di HTS) credeva che gli Stati arabi vicini a Washington avrebbero optato per la sua permanenza alla guida del Paese, piuttosto che vedere la Siria cadere in mano agli zeloti salafiti.

Per essere chiari: Mosca e Teheran avevano avvertito Assad che l'esercito (nel suo complesso) era troppo fragile, troppo sottopagato, troppo infiltrato e corrotto dai servizi segreti stranieri, per potersi aspettare una difesa efficace dello Stato. Assad era stato anche ripetutamente avvertito della minaccia rappresentata dagli Jihadisti di Idlib, che stavano pianificando di conquistare Aleppo, ma il Presidente non solo aveva ignorato gli avvertimenti - li aveva respinti.

Gli era stata offerta una forza militare esterna molto grande non una, ma due volte, anche negli "ultimi giorni", quando le milizie di Jolani stavano avanzando. Assad aveva rifiutato. "Siamo forti", aveva detto a un interlocutore in una prima occasione, ma, poco dopo, in una seconda occasione, aveva ammesso: "Il mio esercito sta scappando".

Assad non è stato abbandonato dai suoi alleati. Era ormai troppo tardi. Aveva cambiato politica una volta di troppo. Due dei principali attori (Russia e Iran) erano delusi, ma incapaci di venire in soccorso, senza il consenso di Assad.

Un siriano che conosceva la famiglia Assad e che aveva parlato a lungo con il Presidente poco prima dell'invasione di Aleppo, lo aveva trovato sorprendentemente ottimista e tranquillo – aveva infatti assicurato il suo amico che ad Aleppo c'erano forze sufficienti (2.500 uomini) per affrontare la minaccia di Jolani e accennato al fatto che il Presidente Sissi avrebbe potuto a intervenire con aiuti per la Siria. (L'Egitto temeva ovviamente che gli Islamisti dei Fratelli Musulmani prendessero il potere in un ex Stato laico baathista).

Ibrahim Al-Amine, redattore di Al-Akhbar, aveva notato una percezione simile da parte di Assad:

"Assad sembrava essere diventato più fiducioso del fatto che Abu Dhabi fosse in grado di risolvere il suo problema con gli americani e con alcuni Paesi europei e aveva sentito molto parlare di tentazioni economiche, [dei vantaggi per la Siria] se avesse accettato di uscire dall'alleanza con le forze della Resistenza". Un collaboratore di Assad, rimasto con lui fino alle ultime ore prima della partenza da Damasco, aveva detto che il presidente sperava ancora che accadesse qualcosa di grande per fermare l'attacco delle fazioni armate. Credeva che "la comunità araba e internazionale" avrebbe preferito che lui rimanesse al potere, piuttosto che gli Islamisti prendessero in mano l'amministrazione della Siria".

Tuttavia, anche mentre le forze di Jolani avanzavano sull'autostrada M5 che porta a Damasco, la famiglia Assad in generale e i funzionari chiave non stavano facendo alcuno sforzo per prepararsi a una partenza o per avvertire gli amici più stretti di pensare a una tale eventualità, aveva affermato il funzionario. Anche mentre Assad si dirigeva verso Hmeimin, in viaggio verso Mosca, agli amici non era stato inviato alcun invito ad "andarsene".

Questi ultimi avevano poi detto di non sapere, dopo la partenza silenziosa di Assad verso Mosca, chi esattamente, o quando, avesse ordinato all'esercito siriano di ritirarsi e di prepararsi alla transizione.

Assad aveva fatto una breve visita a Mosca il 28 novembre, un giorno dopo gli attacchi di HTS nella provincia di Aleppo e la sua rapida avanzata verso sud (e un giorno dopo il cessate il fuoco in Libano). Le autorità russe non avevano diramato alcuna informazione sul contenuto degli incontri del Presidente a Mosca e la famiglia Assad aveva dichiarato che il Presidente era tornato dalla Russia mantenendo il più stretto riserbo.

Successivamente, Assad era ripartito definitivamente per Mosca (il 7 dicembre, dopo aver inviato un aereo privato a Dubai, l'8 dicembre) - anche in questo caso non aveva detto quasi a nessuno della sua cerchia ristretta e ai familiari che stava partendo per sempre.

Cosa ha causato questo atteggiamento mentale atipico del personaggio? Nessuno lo sa, ma i familiari hanno ipotizzato che Bashar Al-Assad fosse emotivamente scosso dalla grave malattia della moglie Asma, a cui è molto devoto.

In parole povere, mentre i tre attori principali potevano chiaramente vedere la direzione presa dagli eventi (la fragilità dello Stato non era una sorpresa), la mentalità negazionista di Assad e la conseguente rapidità dell'epilogo militare sono state la [vera] sorpresa. Questo è stato il vero "cigno nero".

Cosa ha scatenato gli eventi? Erdogan aveva chiesto per diversi anni ad Assad, in primo luogo, di negoziare con la "legittima opposizione siriana"; in secondo luogo, di ridisegnare la Costituzione; in terzo luogo, di incontrarsi faccia a faccia con lui (cosa che Assad si è sempre rifiutato di fare). Tutte e tre le potenze avevano fatto pressioni su Assad affinché negoziasse con l'"opposizione", ma lui non aveva voluto, come non aveva voluto incontrare Erdogan. (I due si detestano). La frustrazione qui era ai massimi livelli.

Erdogan ora indiscutibilmente "possiede" la "ex Siria". L’irredentismo ottomano è estasiato e chiede più revanscismo turco. Altri - gli abitanti delle città più laiche della Turchia - sono invece meno entusiasti dell'esibizione del nazionalismo religioso turco.

Erdogan, tuttavia, potrebbe provare (magari anche presto) il rimorso del compratore: sì, la Turchia è il nuovo padrone di casa della Siria, ma ora è "il responsabile" di ciò che accadrà. (HTS è chiaramente esposto come un proxy turco). Le minoranze vengono eliminate, le brutali esecuzioni settarie stanno accelerando, il settarismo sta diventando sempre più estremo. Non c'è ancora un'economia siriana in vista, non ci sono entrate e non c'è petrolio per le raffinerie di benzina (fino ad ora era fornito dall'Iran).

L'idea di Erdogan di un'Al-Qaeda ri-marchiata e occidentalizzata ha sempre rischiato di rivelarsi inconsistente (come le uccisioni settarie stanno crudelmente dimostrando). Riuscirà Jolani a imporre ai suoi seguaci eterodossi il suo Al-Qaeda in abito da sera? Nel 2012-2013, Abu Ali al-Anbari, il più importante aiutante di al-Baghdadi dell'epoca, aveva espresso un severo giudizio su Jolani:

"È una persona astuta, è un doppiogiochista, adora se stesso, non si preoccupa dei suoi soldati, è disposto a sacrificare il loro sangue per farsi un nome sui media - si illumina quando sente il suo nome citato sui canali satellitari".

In ogni caso, un risultato chiaro è che la manovra di Erdogan ha riacceso il settarismo sunnita, un tempo (e per lo più) quiescente, e l'imperialismo ottomano. Le conseguenze saranno molteplici e si ripercuoteranno in tutta la regione. L'Egitto è già in ansia, così come il re Abdullah di Giordania.

Molti israeliani si considerano i "vincitori" della fine della Siria, dal momento che la linea di rifornimento dell'Asse della Resistenza è stata tagliata al centro. Il capo della sicurezza israeliana, Ronan Bar, era stato molto probabilmente informato sulla prevista invasione di Idlib da Ibrahim Kalin, capo dell'intelligence turca, quando si erano incontrati a Istanbul il 19 novembre, in tempo per consentire a Israele di istituire un cessate il fuoco in Libano e ostacolare il passaggio delle forze di Hezbollah in Siria (Israele aveva immediatamente bombardato tutti i valichi di frontiera tra il Libano e la Siria).

Tuttavia gli israeliani potrebbero scoprire che il riaccendersi dello zelo salafita non è loro amico, né, in ultima analisi, va a loro vantaggio.

L'Iran firmerà il tanto atteso accordo di difesa con la Russia il 17 gennaio 2025.

La Russia si focalizzerà sulla guerra in Ucraina e si terrà in disparte dal pantano mediorientale per concentrarsi sulla lenta ristrutturazione globale in atto, sperando che Trump, a tempo debito, riconosca gli interessi di sicurezza dell'Heartland asiatico e dei BRICS e si accordi su qualche aspetto della sfera di sicurezza del Rimland (atlantista), in modo che si possa arrivare ad una cooperazione sulle questioni di stabilità strategica globale e sulla sicurezza europea.

Alastair Crooke

Fonte: strategic-culture.su

Link: https://strategic-culture.su/news/2025/01/01/imperial-hubris-and-its-consequences-in-syria/

01.01.2025

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Alastair Crooke CMG, ex diplomatico britannico, è fondatore e direttore del Conflicts Forum di Beirut, un’organizzazione che sostiene l’impegno tra l’Islam politico e l’Occidente. In precedenza è stato una figura di spicco dell’intelligence britannica (MI6) e della diplomazia dell’Unione Europea.

Commenti (27)

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    1. Moderatore 5 gennaio 2025

      Pur cogliendo le ragioni del suo intervento, la invitiamo a non rivolgersi in modo poco consono nei confronti del suo interlocutore. La ringraziamo della collaborazione.

    1. Tashtego 5 gennaio 2025

      Come vedi era una risposta al tuo commento, che non parlava dell'Iran. Dovrei inserire una analisi anche dei rapporti con l'egitto, la Turchia etc? Tu invece non hai saputo rispondere alla mia argomentazione così semplice e neppure capisco perchè ti sei inalberato come fosse una cosa personale. Trattasi di lesa maestà?

    2. pippo123 5 gennaio 2025

      Si vede che sei studiato...i rapporti dellaRussia con l'Egitto sono in questo frangente irrilevante ...un po ' come qui la tua presenza.Semnai fighetto del quartierino avresti dovuto erudirci sui rapporti equivoci con Erdogan..hai fatto domanda per essere assunto da Repubblica?

    1. Tashtego 5 gennaio 2025

      Buongiorno avvocato, ripassi i commenti precedenti su questo argomento e ritorni più aggiornato.

    2. Moderatore 5 gennaio 2025

      La invitiamo a non rivolgersi in modo poco consono nei confronti del suo interlocutore. La ringraziamo della collaborazione.

    3. Tashtego 5 gennaio 2025

      Io? Seriamente? Guardate più sotto, mi son permesso di argomentare il fatto che alla Russia non convenga mantenere le basi in Siria. Una analisi normale. E guardate le reazioni e le offese personali... mah...

    4. Moderatore 5 gennaio 2025

      Siamo intervenuti, prima ancora di leggere questo commento, perché i commenti che sono stati disapprovati violavano la basilare regola del sito di non recare offesa all'interlocutore. Invitiamo tutti, come sempre, al rispetto di questa basilare regola.

    1. ailavioni 4 gennaio 2025

      Assad e la moglie Asma con le relative famiglie e amici hanno messo in piedi una specie di mafia al fine di impadronirsi di tutto il possibile. Si sono accaparrati enormi ricchezze lasciando il popolo a morire di fame.
      Bene ha fatto la Russia a non sparare neanche un colpo in difesa di questi ladri. Tanto più che l' esercito siriano, anche esso affamato, non avrebbe combattuto manco morto.

    2. ailavioni 4 gennaio 2025

      E aggiungo che in questo modo ha ancora qualche possibilità di raggiungere un accordo col nuovo governo, in modo da poter conservare le sue due basi in Siria.

    3. Tashtego 4 gennaio 2025

      Non credo comunque che gli convenga tenere le basi in Siria se ha altre possibilità di averne comunque nel mediterraneo (si dice in Libia). Se le cose si mettono male non sarebbero difendibili... Un conto è l'averle inserite in uno stato amico e quindi protette da vasti territori, altro conto è avere i tagliagole praticamente alle porte, che se cambiano idea ti piombano addosso in un amen.

    4. pippo123 5 gennaio 2025

      Le basi era il motivo della guerra

    5. nicolcass 6 gennaio 2025

      brillante osservazione queste si tesi inedite

    1. nicolcass 4 gennaio 2025

      La Russia ha tradito la Siria di Assad..tutto il resto sono chiacchiere, un grave errore.

    2. Tashtego 4 gennaio 2025

      Però, che analisi approfondita, dettagliata e supportata da prove inconfutabili che hai fatto. Grazie.

    3. Hospiton 5 gennaio 2025

      Mi chiedo: sussistevano le condizioni per difendere Damasco? A giudicare dall'andamento delle operazioni e dall'atteggiamento delle truppe di Assad direi che qualche dubbio sorge.

      Le forze siriane non han neppure provato a contrastare Al Jolani e i suoi, al di là di insignificanti scaramucce...avrebbero potuto rendere la vita difficile all'armata di mercenari e jihadisti anche senza supporto russo, contrastarli per qualche mese in attesa di sempre possibili sviluppi internazionali, invece han lasciato loro la strada spianata fino alla capitale, segno che non intendevano più supportare Assad per chissà quali motivi.
      Se ci si arrende senza combattere a un nemico peraltro non irresistibile non ci si può appigliare a tradimenti veri o presunti di un alleato giocoforza interessato (oltreché impegnato su altri fronti, non scordiamolo), ci si prende le proprie responsabilità e si fanno i conti con la propria coscienza.
      Evidentemente non c'era più la volontà interna di sostenere il vecchio regime o quantomeno è lecito sospettar ciò, un esercito non può perdere in meno di 10 giorni un Paese di 200.000 kmq e non può pretendere che Paesi terzi sacrifichino migliaia di soldati laddove neppure i combattenti autoctoni son più disposti a battersi, questa è la mia opinione.

    4. BrunoWald 5 gennaio 2025

      È evidente che i siriani hanno gigantesche responsabilità in questo disastro, ciò non è mai stato in discussione.

      Ma questo non cambia la sostanza delle cose: si tratta di una pesante sconfitta per l'Iran, e in particolare per la Russia, che ha dimostrato di non essere in grado di controllare nemmeno un paese alleato, ed è costretta a cedere terreno di fronte al dinamismo anglo-giudaico-ottomano, che invece mantiene saldamente l'iniziativa strategica.

      Per una superpotenza nucleare, che aspira a rappresentare un'alternativa all'egemonia globale dei soliti noti, si tratta di un grave rovescio. Il ché rende particolarmente penosi gli arrampicamenti sugli specchi della Curva Putin.*

      *Sai bene che non mi riferisco a te, ma voglio chiarirlo lo stesso nel caso a qualcun altro venisse il dubbio. 😉

    5. Hospiton 5 gennaio 2025

      Figurati Bruno, sai come la penso in generale su curve da stadio e affini.

      Tornando ai russi lo smacco è innegabile, almeno dal punto di vista propagandistico (dal punto di vista strategico ancora non mi esprimo, vediamo che succederà in quell'area e come se la caveranno turchi e israeliani nella gestione di un ennesimo Paese destabilizzato), solo mi par poco obiettivo parlare di "tradimento russo" come diceva Nicolcass, dato che è mancata clamorosamente una reazione dei governativi.

      Direi anzi che i traditori si siano annidati proprio nella cerchia di Assad, generali e politici cui è probabile sia stato gonfiato il conto in banca da sauditi, sionisti e altri nemici storici dell'Iran. In rete ho trovato il seguente articolo sulla situazione siriana, ho fatto alcune brevi ricerche dopo aver visto una diretta youtube di Stefano Orsi, ferocemente anti-NATO ma a mio giudizio abbastanza equilibrato

      https://ilfarosulmondo.it/siria-pochi-traditi-molti-traditori/

      Pare che a Damasco si siano mosse quinte colonne, o che comunque i rapporti con il famoso Asse della Resistenza fossero tesi per vari motivi. E se manca la coesione interna il risultato è quello che abbiamo visto, un collasso inevitabile, supporto russo o meno.

    6. Moderatore 5 gennaio 2025

      La invitiamo a non rivolgersi in modo poco consono nei confronti del suo interlocutore. La ringraziamo della collaborazione.

    7. nicolcass 6 gennaio 2025

      si però hai bannato altri...invece di prendere a calci sto pitecantropo

    8. nicolcass 6 gennaio 2025

      La Russia doveva difendere la Siria perchè la cosa conveniva alla Russia stessa. Come credi si sentano oggi paesi africani o l'Iran che confidano nella sua protezione?

    9. nicolcass 6 gennaio 2025

      Io sono della Curva Putin..e posso dire che Putin ha cannato...

    10. Hospiton 6 gennaio 2025

      Già, però ripeto: le conveniva a determinate condizioni, altrimenti diventa un inutile gioco al massacro e a quel punto la difesa a oltranza si trasforma in un pericoloso scenario simil-afgano.
      Una nazione può appoggiare un altro Paese se all'interno di quest'ultimo esiste la diffusa volontà di resistere al nemico comune, in caso contrario ogni sforzo è vano. E in Siria quella volontà non c'era più, o i governativi non si sarebbero sfaldati davanti a un eterogeneo esercito di tagliagole e jihadisti, tutto meno che coeso.

      I russi perdono un alleato nella regione, e come dicevo subiscono una sconfitta propagandistica ma non potevano far granché per impedirlo, dato che al cedimento del fronte interno assadiano si univa la problematica dell'impegno massiccio in Ucraina, impegno che nel 2015 e dintorni (quando Putin intervenne in favore di Assad, salvando il regime) non era così gravoso.

      In quanto all'Iran e agli Stati africani credo (e spero per loro) che sappiano bene che casa tua la devi difendere con le unghie e con i denti in prima persona, se manca tale presupposto nessuna forza esterna può impedire il collasso, al massimo lo si rallenta in attesa dell'inevitabile (vedi esempi sanguinosi come il Vietnam).
      Supportare un Paese terzo costa miliardi di dollari, non noccioline, nessuno Stato al mondo può sostenere simili sforzi in maniera disinteressata o addirittura inane, ecco perché i siriani -e gli osservatori Brics e filo Brics rimasti a guardare- possono lamentarsi con chiunque meno che con Mosca.

      A ogni modo il blocco NATO si è dimostrato composto da voraci predatori, i Paesi del variegato universo BRICS per ora no, pertanto se gli africani sono realmente in cerca di autonomia sanno bene chi appoggiare in questo momento, anche quando si verificano situazioni come quella siriana. Se invece ciò che preme loro è essere alla mercé di un padrone dispotico, bè sanno a chi rivolgersi...

    11. nicolcass 6 gennaio 2025

      Resto nelle mie convinzioni, cedere sulla Siria invoglia a fare credere che cederai anche sulla Georgia, e sull'Ucraina.del resto è quello che vanno cianciando da anni fior di canaglie "di cui pietoso e saggio è tacerne il nome."

    12. Hospiton 6 gennaio 2025

      I casi Ucraina e Georgia presentano però alcune fondamentali differenze rispetto alla Siria: sono Paesi confinanti con la Russia (e quindi Mosca può dislocare più facilmente truppe, garantendo linee di approvvigionamento ininterrotte) inoltre si tratta di zone e popoli nell'orbita moscovita da secoli -lo stesso Stalin era georgiano, per dire-, mentre l'alleanza con Damasco è puramente strategica e risalente se non sbaglio ai primi anni '70, i tempi di Assad Sr. La Russia non si disimpegnerà in territori vitali per la sopravvivenza della Federazione quali sono appunto Paesi confinanti come l'Ucraina, a meno di un crollo interno stile 1991...abbandonare la Siria rappresenta forse una debacle strategica e d'immagine ma non un colpo esiziale, viceversa perdere completamente Ucraina e Georgia significherebbe trovarsi il nemico sulla porta di casa.

    13. Tashtego 6 gennaio 2025

      Pitecantropo è già un bel pezzo oltre la tua posizione evolutiva. Grazie.

    14. ric 8 gennaio 2025

      io non escludo che , intervenendo pesantemente in SIRIA la RUSSIA avrebbe dato via libera ad ogni azione devastatrice ad opera dei maiali scappellati con in tacito consenso compiacente e giustificativo di tutto il mondo occidentale. Oltretutto avrebbe ridotto le guarnigioni in GEORGIA e nei paesi a se confinanti..... proprio quello che gli sporki yankees vorrebbero .

      Il problema sta nel fatto che gorbaciov avrebbe dovuto essere fucilato nella culla , si avrebbe ancora in piedi il patto di Varsavia, e il mondo occidentale sarebbe ridotto alla ragione.

    15. Hospiton 8 gennaio 2025

      Indubbiamente con il crollo dell'URSS è mancato un valido contrappeso allo strapotere dei falchi atlantisti...negli ultimi 30 anni questi criminali patentati han potuto agire liberamente, con gli esiti che sappiamo tra guerre al "terrore", rivoluzioni colorate, crisi pilotate, imposizioni socio-sanitarie ecc ecc

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