Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Alla fine Matteo Salvini potrà essere soddisfatto. Si avete capito bene. Nonostante la sua parabola discendente politica, non potrà fare altro che sghignazzare sulle spalle degli italiani. Quegli stessi italiani ai quali ha indirizzato il messaggio della rassegnazione dinanzi all’impennata dei costi del carburante e dell’energia. Alla faccia del ministero dei Trasporti e di tutta la Repubblica.
Le sue dimissioni rappresentano una nuova fase per la Lega, oppure la pietra tombale di una storia.
Non è per niente scontato che l’oramai ex segretario possa vincere nuovamente l’elezione a leader. Forse, mai come in questo momento, il partito è diviso. Ci sono almeno tre correnti leghiste diverse: la salvinista, la nordista e l’europeista.
La prima è quella che ancora oggi appoggia il Marchese del citofono.
La seconda è quella che vorrebbe avere Zaia alla segreteria. Infatti, da anni il suo nome è uno dei più pronunciati. Esponente di ferro della vecchia guardia bossiana e “dell’emancipazione del Nord Italia”. L’ex governatore del Veneto può effettivamente diventare il nuovo leader. Ha tutti i requisiti per farlo.
Primo Presidente di Regione per consensi (al di sopra anche di De Luca) e una leadership egemone. Infatti, se nel referendum costituzionale di marzo il SI ha vinto solo in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, lo si deve all’operato politico di Zaia.
La terza ed ultima fazione è quella capitanata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. È stato sempre un fervente sostenitore dell’Unione Europea e della moneta unica. Strano che nella prima Lega del sovranismo di cartapesta sia riuscito a trovare tanto spazio. Ma d’altronde si sa, i favoriti di Bruxelles, Strasburgo e Francoforte riescono sempre a trovare il buco in cui accamparsi. Era uno dei papabili ministri già dopo l’esclusione di Savona dettata dal Capo dello Stato. In quel caso, si optò per Tria, il quale – almeno personalmente – non ho ancora capito a cosa servisse. Ma la “promozione” gli venne donata dal Santo in terra Mario Draghi, che lo nominò Ministro dello Sviluppo Economico. Poi la conferma è arrivata nel governo della “sora Giorgia e dei cognati”. Insomma, un segnale dato alla Von der Leyen: l’euro e l’UE non si toccano.
Alla fine, Matteo Salvini è soddisfatto. Forse solo Berlusconi e Renzi sono riusciti a promettere di più senza fare letteralmente nulla.
Una vita vissuta nelle incoerenze di un politico mai sbocciato, e di una persona mai cresciuta. Si partì dal Leoncavallo con i “Comunisti Padani”, poi con la Padania libera, poi ancora con l’Italia unita nel segno del NO Euro e delle alleanze con la Le Pen e Orbán , fino ad arrivare alla patacca di Milano Marittima. Perché patacca? Perché solo un pataccaro può pensare che un Presidente della Repubblica, dopo la caduta di un governo, possa sciogliere immediatamente i due rami del Parlamento per andare al voto.
E poi, ci vogliamo dimenticare delle pizze tra compari? Delle coperture date alla famiglia Verdini nell’inchiesta ANAS? Oppure vogliamo rimembrare l’ultima promessa (indegna anche per Checco Zalone) della costruzione del mega ponte sullo Stretto?
Però, alla fine spero che venga nuovamente rieletto.
Ebbene si. Perché solo così la Lega crollerà definitivamente.
Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
16.10.2026
BrunoWald 17 ottobre 2026
Cosa vi aspettavate da uno che non è riuscito nemmeno a laurearsi in lettere, una ex-zecca dei centri sociali riciclatasi con successo nella politica politicante, uno che ha governato con Draghi, un complice dell'infamia pandemica, un uomo senza parola, senza principi, senza nessuna idea propria, per non parlare di un progetto politico degno di questo nome?
Perdere ancora il nostro tempo a discutere di simili personaggi - si tratti di lui, della Giorgia, della Elly, di Conte, o chi per loro - significa che siamo masochisti, o che non abbiamo davvero di meglio da fare.