I nuovi protocolli di isolamento dei positivi sono preludio dei campi di internamento per malati?

Di Lorenzo Maria Pacini, DonChisciotte.org

Certamente molti ricorderanno i vari bandi di concorso pubblicati a inizio 2021 in Gazzetta Ufficiale (1) circa la costruzione di “campi container per l’assistenza della popolazione in caso di emergenza”, così come i vari servizi dei telegiornali, in particolare quelli regionali, sull’andamento dei lavori di queste strutture (molto famoso il reportage di Italia7 sul Campo Covid di Firenze (2). Nel marasma dell’informazione generale, sempre adeguatamente indirizzata entro precisi canoni di ciò che deve essere detto e ciò che invece è fake news, non si è più sentito parlare di questi luoghi la cui fattezza ricorda molto i campi di internamento nazisti o i gulag sovietici.

È chiaro che per giungere all’utilizzo di queste strutture senza una reazione di scandalo e ribellione da parte della gente, occorre procedere secondo la classica finestra di Overton, rendendo gradualmente accettabile ed anzi desiderabile ciò che inizialmente è visto come aberrante e da contrastare; per proseguire in questa indagine, è utile dare un’occhiata alle nuove procedure di isolamento per i positivi Covid, fermo restando che il Ministero della Salute ha lasciato alle Regioni (3) la possibilità di modificare il “modello” proposto.

La prima cosa che si può notare anche ad una lettura rapida è che c’è una distanza enorme con i protocolli di un anno fa circa. Ciò che emerge con chiarezza è che viene criminalizzato ulteriormente il positivo, discriminando maggiormente chi non è stato inoculato dai sieri. Il tracciamento sempre più preciso e invadente, previsto con collaborazione da parte dell’interessato tramite dei procedimenti di inserimento dati con SPID, CNS, CIE e quant’atro (4), prevede anche una sorta di “isolamento forzato” monitorabile dalle autorità, non più solo quelle sanitarie, ma anche quelle militari (d’altronde, abbiamo un generale come commissario della “””emergenza”””). La digitalizzazione della sanità procede attraverso il gioco della cooperazione con il malato (5), che non avendo alternative non potrà che accettare di sottoscrivere una pratica che crea vulnus giuridico per la normazione di tali procedure e, come solito, ne legittima altre. È interessante come intervenga l’elemento digitale quale vincolo di dimostrazione di una condizione fisica che è di per sé non virtuale; in questo modo, l’essere umano viene ancora di più vincolato al dispositivo, falsando il rapporto con la realtà e spianando la strada alla dimensione ibrida del transumanesimo.

A cosa può far pensare tutto questo?

Al sempre più vicino utilizzo dei campi di internamento per malati, già costruiti un po’ dappertutto in Italia e già abitati in altre parti del mondo, come avviene in Australia e Canada per citare un paio di esempi. Anche qui, la storia si ripete: i campi Nazisti, per fare un paragone, non sbucarono come funghi da un giorno all’altro, ma vennero costruiti in anni con la manodopera della popolazione, che fu partecipe anche delle decisioni dei gerarchi del Reich accondiscendendo fino al punto di non poter più dissentire (perché esiste una sottile linea in cui c’è ancora la possibilità di dire “no”, e superata quella arrivano le armi ad imporre la volontà del tiranno). Nemmeno si chiamavano “campi di sterminio” ma “campi di lavoro”, come ci ricorda la ben nota insegna sul cancello di Auschwitz recitante “il lavoro rende liberi”. La popolazione italiana, ma non solo, è già sufficientemente portata ad un limite di stress e soggiogata da una politica della paura e della morte, tale da accettare qualsiasi cosa che alimenti l’illusione del ritorno dei diritti e di una parvenza di “normalità”.

In fin dei conti, la scelta è solo in mano nostra: fino a che accetteremo di sottostare, a poco a poco, decreto dopo decreto, alla soppressione dei diritti fondamentali e della libertà in tutte le sue forme, sarà inutile sperare in un cambiamento di rotta. È la graduale accettazione di lockdown, tamponi, ristori, mascherine, distanziamenti, coprifuochi, green pass, obblighi di inoculazione che ci sta portando verso il baratro. Il governo agisce nella misura in cui il popolo si assuefà alle misure proposte. O diventiamo noi il cambiamento, o nulla cambierà.

Di Lorenzo Maria Pacini, DonChisciotte.org

 

Lorenzo Maria Pacini – Direttore Editoriale di Idee&Azione. Professore di Filosofia e Sociologia presso UniDolomiti di Belluno, Accademia San Pietro di Pavia, Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (CH) – Istituto di Neuroscienze Dinamiche Erich Fromm

 

NOTE

1 – Il primo fu: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/03/31/TX21BFJ7281/s5

2 – Riportato anche su Repubblica: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/03/17/foto/firenze_coronavirus_il_villaggio_della_quarantena-251541014/1/

3 – Un esempio di nuovi protocolli regiionali: Regione Toscana, Ordinanza n.2 del 10/01/2022, Allegato A: http://www301.regione.toscana.it/bancadati/atti/Contenuto.xml?id=5315041&nomeFile=Ordinanza_del_Presidente_n.2_del_10-01-2022-Allegato-A

4 – Sempre dalla sanità toscana: https://referticovid.sanita.toscana.it/#/home

5 – Ancora l’esempio della Toscana: http://fascicolosanitario.regione.toscana.it/ Nello specifico, nel FSE viene aggiunta un’apposita sezione in cui sia autodichiarare il proprio stato di salute con cessione di dati riservati ad enti terzi di monitoraggio.

12/01/2022

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

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