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CONVERSAZIONE CON LA BLOGGER CUBANA YOANI SANCHEZ (I PARTE)

DI SALIM LAMRANI
Réseau Voltaire

Ecco un dibattito raro ed istruttivo: la blogger cubana anti-castrista Yoani Sanchez ha desiderato dialogare con il docente universitario francese Salim Lamrani. L’una e l’altro sono le voci che meglio si alternano sul web nei due campi avversari. Sono quindi riconosciuti da tutti come rappresentativi ed emblematici di due visioni che si fronteggiano.
Molto rapidamente, la signora Sanchez si dimostra incapace di sostenere le critiche e le accuse che formula nei confronti del governo cubano, mentre Lamrani cita fatti precisi e si appoggia su documenti e rapporti internazionali non contestati.
In definitiva, lo squilibrio quantitativo tra l’argomentare dei due interlocutori è così flagrante che ci si può interrogare sulla buona fede degli anti-castristi e dei media che ne rilanciano un discorso privo di fondamento.

Yoani Sanchez è la nuova figura dell’opposizione cubana. Dalla creazione del suo blog Generazione Y nel 2007 [1], ha ottenuto innumerevoli premi internazionali: il premio di Giornalismo Ortega y Gasset (2008); il premio Maria Moors Cabot (2008) della prestigiosa Columbia University statunitense. Analogamente, la blogger è stata selezionata tra le 100 persone più influenti al mondo dalla rivista Time (2008), in compagnia di G.W. Bush, Hu Jintao e il Dalai Lama. Il suo blog è stato incluso nella lista dei migliori 25 blog al mondo dalla catena CNN e dalla rivista Time (2008). Il 30 novembre 2008, il quotidiano spagnolo El Paìs l’ha inclusa nella lista delle 100 personalità ispano-americane più influenti dell’anno (lista in cui non comparivano né Fidel Castro né Raùl Castro). La rivista Foreign Office ha fatto di meglio nel dicembre 2008 includendola tra i 10 intellettuali più importanti dell’anno e la rivista messicana Gato Pardo ha fatto lo stesso per l’anno 2008.

Questa impressionante valanga di riconoscimenti e la loro simultaneità ha sollevato numerosi interrogativi, tanto più che Yoani Sanchez, secondo le sue stesse dichiarazioni, nel proprio paese è una perfetta sconosciuta. Come può una persona ignota ai propri vicini – sempre secondo la blogger – fare parte della lista delle 100 persone più influenti dell’anno?

Un diplomatico occidentale, vicino a questa atipica oppositrice del governo dell’Avana, ha letto una serie di articoli che avevo scritto su Yoani Sanchez e che erano relativamente critici nei suoi confronti [2]. Ne ha riferito alla blogger cubana e quest’ultima ha allora espresso il desiderio di incontrarmi per apportare qualche chiarimento su molti temi che avevo sollevato.

L’incontro con la giovane dissidente dalla controversa reputazione non ha avuto luogo in qualche oscuro appartamento con le tende chiuse o in luogo isolato per sfuggire alle orecchie indiscrete della “polizia politica”. Al contrario, si è svolto nella hall dell’hotel Plaza, nel centro della vecchia Avana, in un pomeriggio bagnato dal sole. Il posto era frequentato da numerosi turisti stranieri che si muovevano nell’immenso salone del maestoso edificio turistico che ha aperto i battenti all’inizio del XX secolo.

Yoani Sanchez è vicina alle ambasciate occidentali. In effetti, una semplice telefonata del mio contatto a mezzogiorno ha permesso di fissare un appuntamento tre ore dopo. Alle 15, la blogger è apparsa sorridendo, vestita di una gonna lunga e di una tee-shirt blu. Portava anche una giacca per proteggersi dalla relativa freschezza dell’inverno cubano.

La conversazione è durata circa due ore attorno a un tavolo dell’hotel, alla presenza di suo marito Reinaldo Escobar, che l’ha accompagnata per una ventina di minuti prima di lasciarci per un altro appuntamento.

Yoani Sanchez si è mostrata estremamente cordiale e affabile e ha dato prova di una grande tranquillità. Il suo tono di voce era sicuro e in nessun momento è parsa a disagio. Abituata ai media occidentali, domina piuttosto bene l’arte della comunicazione.

Questa blogger cubana, dal portamento fragile, è intelligente e sagace ed è consapevole, anche se ha difficoltà ad ammetterlo, che la sua mediatizzazione in Occidente non è frutto del caso, ma è dovuta al fatto che promuove l’instaurazione di un “capitalismo sui generis” a Cuba.

L’INCIDENTE DEL 6 NOVEMBRE 2009

[Edizione italiana del libro di Yoani Sanchez]

Salim Lamrani: Cominciamo dall’incidente avvenuto il 6 novembre 2009 a l’Avana. Sul suo blog, lei ha spiegato di essere stata arrestata in compagnia di tre suoi amici da “tre sconosciuti tarchiati” in “un pomeriggio carico di botte, di grida e d’insulti”. Lei ha denunciato le violenze commesse nei suoi confronti dalle forze dell’ordine cubane. Conferma le sue dichiarazioni al riguardo?

Yoani Sanchez: Effettivamente confermo di aver subito violenze. Sono stata sequestrata per 25 minuti. Sono stata picchiata. Sono riuscita a prendere un foglio di carta che uno di loro aveva in tasca e l’ho messo in bocca. Uno degli uomini mi ha messo un ginocchio sul petto mentre l’altro, dal sedile anteriore, mi colpiva sulle reni e la testa per farmi aprire la bocca e lasciare il foglio. Per un momento, ho pensato che non sarei più uscita da quella macchina.

Salim Lamrani: Il suo racconto sul blog è davvero spaventoso. Cito testualmente: lei parla di “colpi e strattoni” di “colpi sulle giunture delle mani” di “nuova valanga di colpi” di “ginocchio sul petto”, di “colpi sulle reni e la testa”, del tirare i “capelli”, del suo “viso rosso per la tensione e del corpo dolorante”, di “colpi che continuano a piovere” e “tutti questi lividi”. Però, quando lei ha ricevuto la stampa internazionale, il 9 novembre, ogni traccia dei colpi era sparita. Come spiega ciò?

Yoani Sanchez: Si tratta di professionisti del pestaggio.

Salim Lamrani: D’accordo, ma perché non ha delle fotografie dei segni?

Yoani Sanchez: Ho scattato delle foto e dispongo di prove fotografiche.

Salim Lamrani: Lei ha delle foto?

Yoani Sanchez: Ho delle foto.

Salim Lamrani: E perché non le ha pubblicate per fermare subito le voci secondo le quali avrebbe inventato l’aggressione per fare parlare di lei?

Yoani Sanchez: Per il momento preferisco conservarle nella mia disponibilità e non pubblicarle. Ho intenzione di presentarle in tribunale un giorno perché questi tre uomini siano giudicati. Mi ricordo perfettamente della loro faccia e dispongo di fotografie di almeno due di essi. Quanto al terzo, rimane da identificare ma poiché agiva come se fosse il capo, sarà facile trovarlo. Dispongo anche del pezzo di carta che ho preso ad uno di loro e che contiene la mia saliva perché l’ho tenuto in bocca. Questa carta contiene il nome di una donna.

Salim Lamrani: D’accordo. Lei pubblica molte foto sul suo blog, si ha difficoltà a comprendere che preferisca non mostrare le prove questa volta.

Yoani Sanchez: Come le ho detto, preferisco riservarlo alla giustizia.

Salim Lamrani: Lei capisce che così facendo accredita quelli che pensano si sia inventata l’aggressione.

Yoani Sanchez: E’ una mia scelta.

Salim Lamrani: Però anche i media occidentali, che le sono piuttosto favorevoli, hanno preso precauzioni inabituali per riportare il suo racconto. Fernando Ravsberg, della BBC, ha scritto per esempio che lei non ha “ematomi, segni, cicatrici”. La CNN, nel suo reportage, ha parlato della sua “apparente” sofferenza. L’Agenzia France Presse riporta la storia premurandosi di chiarire che si tratta della sua versione e titolando: “Cuba: la blogger Yoani Sanchez dice di essere stata picchiata ed arrestata per un breve periodo”. Il giornalista afferma d’altronde che lei “non è stata ferita”.

Yoani Sanchez: Non desidero giudicare il lavoro giornalistico di queste persone. Non sta a me farlo. Si tratta di professionisti che esercitano il loro mestiere in condizioni difficili. Quello che è sicuro è che l’esistenza o meno di segni fisici non costituisce la prova se l’aggressione abbia avuto luogo oppure no.

Salim Lamrani: In ogni caso, la presenza di lividi proverebbe che queste violenze sono avvenute. Da qui l’importanza di pubblicare le foto.

Yoani Sanchez: Lei deve capire che abbiamo a che fare con professionisti dell’intimidazione. Il fatto che tre sconosciuti mi abbiano portato verso la macchina senza presentarmi un badge mi dà il diritto di protestare e di denunciare il fatto come se mi avessero fratturato tutte le ossa. Le fotografie non sono importanti perché comunque l’atto illegale è stato commesso. Il fatto di dire che ho dolori qua o là non è neanche questo molto importante perché si tratta di dolore interiore, personale.

Salim Lamrani: Si, ma il problema è che l’ha presentata come un’aggressione molto violenta. Lei ha parlato di “sequestro nel peggiore stile della camorra siciliana”.

Yoani Sanchez: Si, è vero, ma so che si tratta della mia parola contro la loro. Il fatto di entrare in questo genere di dettagli, di sapere se ho i lividi oppure no, ci allontana dal vero soggetto che è il fatto di essere stata detenuta per 25 minuti in maniera illegale.

Salim Lamrani: Mi scusi se insisto, ma penso che ciò abbia la sua importanza. C’è differenza tra un controllo d’identità che dura 25 minuti e violenza poliziesca. La mia domanda è semplice. Lei ha scritto, la cito: “Durante tutto il week-end, ho avuto lo zigomo e l’arcata gonfi”. Stabilito che ha delle foto, può mostrare questi segni.

Yoani Sanchez: Le ho detto che preferisco riservarle per la giustizia.

Salim Lamrani: Lei capisce che qualcuno potrebbe avere difficoltà a credere nella sua versione se non pubblica le foto.

Yoani Sanchez: L’essenziale è altrove. Tre blogger, accompagnati da un’amica, si recano in un posto, Calle 23 Esquina G per essere precisi. Avevamo sentito dire che un gruppo di giovani aveva organizzato una marcia contro la violenza. Persone alternative, cantanti di hip hop e rap e artisti. Io ci andavo in qualità di blogger per scattare fotografie e pubblicarle sul mio blog e per fare qualche intervista. Lungo la strada, siamo stati intercettati da un’automobile Geely.

Salim Lamrani: Per impedirvi di partecipare all’avvenimento?

Yoani Sanchez: Evidentemente, questo sembrava lo scopo. Non me lo hanno notificato ufficialmente, ma immagino che questo fosse l’obiettivo. Mi hanno chiesto di salire in macchina. Ho chiesto loro chi fossero. Uno dei due mi ha preso per il polso e io ho fatto resistenza. Questo al centro dell’Avana, vicino a una fermata dell’autobus.

Salim Lamrani: Dunque c’era gente, ci sono testimoni.

Yoani Sanchez: Effettivamente ci sono testimoni ma non vogliono parlare. Hanno paura.

Salim Lamrani: Anche restando anonimi? Perché la stampa occidentale non li ha intervistati in modo anonimo come fa spesso quando pubblica reportage critici su Cuba?

Yoani Sanchez: Non lo so. In ogni caso, abbiamo ricevuto alcune testimonianze. Un tale ha visto la scena ma ha paura. Nessuno vuole parlare.

Salim Lamrani: Neanche la stampa occidentale? Perché di solito trova sempre dei testimoni cambiandone le generalità.

Yoani Sanchez: Non le so spiegare la reazione della stampa. Posso raccontarle quello che ho vissuto. Uno di loro, un uomo sui cinquant’anni dal viso segnato, come se avesse praticato la lotta – dico così perché mio padre ha praticato questo sport e ha le stesse caratteristiche. Io, che ho i polsi sottili, sono riuscita a liberarmi dalla sua presa e gli ho domandato chi fosse. Erano in tre più l’autista.

Salim Lamrani: Dunque in totale quattro uomini e non tre.

Yoani Sanchez: Si, ma non ho visto la faccia dell’autista. Mi hanno detto: “Yoani, monta in macchina, sai chi siamo”. Ho risposto: “Non so chi siete”. Il più piccolo mi ha detto: “Ascolta, sai chi sono, mi conosci”. Ho replicato: “No, non ti conosco, chi sei? Mostrami un documento d’identità”. L’altro mi ha detto: “Sali, non rendere le cose più difficili”. Allora ho cominciato a gridare: “Aiuto, dei rapitori!”.

Salim Lamrani: Lei sapeva se si trattava di poliziotti in borghese o no?

Yoani Sanchez: Lo sospettavo, ma non mi hanno mai fatto vedere i documenti.

Salim Lamrani: Quale era il suo scopo allora?

Yoani Sanchez: Volevo che facessero le cose in piena legalità, sarebbe a dire che mi mostrassero i loro documenti e poi mi portassero al posto di polizia, anche se avevo dei dubbi che rappresentassero l’autorità. Non si può far salire un cittadino su un’automobile privata senza presentare la tessera, altrimenti è illegale, si tratta di un sequestro.

Salim Lamrani: Come ha reagito la gente alla fermata dell’autobus?

Yoani Sanchez: Sono stati sorpresi nel sentirmi gridare al rapimento, una parola che non si usa quasi mai a Cuba, perché è un fenomeno che qui non esiste. Si sono dunque chiesti che cosa stesse succedendo. Non avevamo l’aspetto di delinquenti. Qualcuno si è avvicinato ma uno dei poliziotti ha gridato: “Non vi immischiate, sono controrivoluzionari”. Dunque ho avuto la conferma che si trattava di polizia politica anche se già avevo dei dubbi a causa dell’automobile Geely, di recente fabbricazione cinese e non in vendita al pubblico a Cuba. Le posseggono esclusivamente al Ministero dell’Interno e al Ministero delle Forse Armate.

Salim Lamrani: Dunque dall’automobile lei sapeva fin dall’inizio che tali persone erano poliziotti in borghese.

Yoani Sanchez: Lo sospettavo. D’altronde, ne ho avuto la conferma quando uno di loro ha chiamato un poliziotto in uniforme. Una pattuglia, formata da un uomo e da una donna, è arrivata e ha imbarcato due di noi. Ci ha lasciato nelle mani di questi tre sconosciuti.

Salim Lamrani: Quindi non aveva più dubbi sulla loro identità.

Yoani Sanchez: Si, ma non ci hanno mostrato alcun documento d’identificazione. I poliziotti non ci hanno detto che rappresentavano l’autorità. Non ci hanno detto niente.

Salim Lamrani: Si ha difficoltà a capire l’interesse delle autorità cubane a prendersela fisicamente con lei rischiando di scatenare uno scandalo internazionale. Lei è famosa. Perché dovrebbero averlo fatto?

Yoani Sanchez: Il loro scopo era quello di radicalizzarmi affinché scrivessi testi violenti nei loro confronti, ma non ci riusciranno.

Salim Lamrani: Non si può certo dire che lei sia tenera con il governo.

Yoani Sanchez: Non utilizzo mai la violenza verbale né gli attacchi personali. Non utilizzo mai aggettivi incendiari come “cruenta repressione”, ad esempio. Il loro scopo era quello di rendermi più radicale.

Salim Lamrani: Però, lei è già molto dura verso il governo dell’Avana. Sul suo blog lei dice: “la nave che imbarca acqua da tutte le parti ed è sul punto di affondare”. Parla di “grida del despota”, “degli esseri delle tenebre, che come vampiri si alimentano della nostra gioia umana, ci iniettano la paura attraverso i colpi, la minaccia, il ricatto”, “il processo, il sistema, le aspettative, le illusioni hanno fatto naufragio. Si tratta di un naufragio totale”. Sono affermazioni assai forti.

Yoani Sanchez: Certo, ma il loro scopo era di bruciare il fenomeno Yoani Sanchez, di demonizzarmi. E’ per questo che i mio blog è stato bloccato per un periodo.

Salim Lamrani: Sembra tuttavia sorprendente che le autorità cubane abbiano deciso di prendersela con lei fisicamente.

Yoani Sanchez: Hanno dato prova di goffaggine. Non riesco a spiegarmi perché mi abbiano impedito di assistere alla marcia perché io non penso come quelli che reprimono. Non ho spiegazioni. Può darsi che desiderassero impedirmi di incontrare dei giovani. I poliziotti pensavano che andassi là per fare uno scandalo o per tenere un discorso incendiario. Per tornare all’arresto, i poliziotti hanno portato via i miei amici in maniera energica e ferma ma senza violenza. Nel momento in cui mi sono resa conto che stavano per lasciarci soli con Orlando e questi tre tipi, mi sono attaccata a un albero che c’è in quella strada e Claudia prima che la portassero via si è attaccata alla mia vita per impedire che i poliziotti ci separassero.

Salim Lamrani: Perché resistere alle forze dell’ordine in uniforme a rischio di essere accusati di questo e commettere un’illegalità? In Francia, se lei resiste alla polizia, si espone a delle sanzioni.

Yoani Sanchez: Comunque, li hanno portati via. La donna poliziotto ha portato via Claudia. Le tre persone ci hanno portato alla macchina e io ho cominciato a gridare “Aiuto! mi rapiscono!”

Salim Lamrani: Perché, visto che sapeva che agivano come poliziotti in borghese?

Yoani Sanchez: Non mi hanno mostrato alcun documento, ancora una volta. Hanno cominciato a picchiarmi e mi spingevano verso la macchina. Claudia ne è testimone e l’ha raccontato.

Salim Lamrani: Non mi aveva detto che era stata portata via dalla pattuglia?

Yoani Sanchez: Ha visto la scena da lontano mentre la macchina della polizia si allontanava. Mi sono difesa e ho colpito come un animale che sente che la sua ora è arrivata. Hanno guidato verso il quartiere del Vedado sempre cercando di togliermi il pezzo di carta che avevo in bocca. Ho afferrato i testicoli di uno di loro e la violenza è raddoppiata. Ci hanno portato verso un quartiere piuttosto periferico, la Timbra, vicino alla Piazza della Rivoluzione. L’uomo è sceso, ha aperto la portiera e ci ha chiesto di scendere. Ci hanno fatto scendere a forza con Orlando e sono ripartiti.
E’ sopraggiunta una donna e le abbiamo detto che eravamo stati sequestrati. Lei ci ha presi per matti e se ne è andata. La macchina è tornata ma non si è fermata. Mi hanno semplicemente lanciato la mia borsa dove c’era il telefono portatile e la macchina fotografica.

Salim Lamrani: Sono tornati per restituirle il cellulare e la macchina fotografica?

Yoani Sanchez: Si.

Salim Lamrani: E’ strano che si siano presi questa briga, no? Avrebbero potuto confiscarli visto che si tratta di suoi strumenti di lavoro.

Yoani Sanchez: Non lo so. In ogni caso il tutto è durato 25 minuti.

Salim Lamrani: Lei capisce, comunque, che finché non pubblicherà le foto, si dubiterà della sua versione, e ciò getterà un’ombra sulla credibilità dell’insieme delle sue affermazioni.

Yoani Sanchez: Non è grave.

LA SVIZZERA E IL RITORNO A CUBA

Salim Lamrani: Nel 2002, lei ha deciso di emigrare in Svizzera. Due anni più tardi è rientrata a Cuba. Si ha difficoltà a capire perché ha lasciato il “paradiso europeo” per tornare nel suo paese che lei descrive come un inferno. La domanda è semplice: perché?

Yoani Sanchez: E’ una buona domanda. Prima di tutto, mi piace andare contro corrente. Mi piace organizzare la mia vita a modo mio. Quello che è assurdo non è partire e tornare a Cuba, ma le leggi migratorie cubane che sanciscono che ogni persona che passi undici mesi all’estero perda il suo status di cittadino residente. In altre condizioni, potrei passare due anni all’estero e con i soldi guadagnati rientrare a Cuba per riparare la mia casa a fare altre cose. Dunque, non è il fatto che io decida di rientrare a Cuba ad essere sorprendente ma sono le leggi sull’emigrazione cubane.

Salim Lamrani: Quello che è sorprendente è soprattutto il fatto che, avendo la possibilità di vivere in uno dei paesi più ricchi del mondo, lei abbia scelto di tornare nel suo paese che descrive in maniera piuttosto apocalittica, solamente due anni dopo la sua partenza.

Yoani Sanchez: I motivi sono più di uno. Prima di tutto, non sono potuta partire con la mia famiglia. Siamo una piccola famiglia ma siamo molto uniti con mia sorella e i miei genitori. Mio padre è stato malato durante il mio soggiorno [in Svizzera] e avevo paura che morisse senza poterlo rivedere. Mi sentivo anche in colpa di vivere meglio di loro. Ogni volta che mi compravo un paio di scarpe, che mi connettevo a Internet, pensavo a loro. Mi sentivo in colpa.

Salim Lamrani: D’accordo, ma stando in Svizzera lei poteva aiutarli facendo loro arrivare del denaro.

Yoani Sanchez: E’ vero. Ma c’è un’altra ragione. Mi sono detta che, con quello che avevo imparato in Svizzera, rientrando avrei potuto cambiare le cose. C’era anche la nostalgia verso le persone, i miei amici. Non è stata una decisione presa dopo una matura riflessione ma non la rimpiango. Avevo voglia di tornare e sono tornata. E’ vero che la cosa può sembrare insolita ma a me piace fare cose insolite. Ho aperto il mio blog e le persone mi hanno chiesto perché fai questo, laddove con il blog mi sono realizzata professionalmente.

Salim Lamrani: Certo, ma malgrado tutte queste ragioni, comunque non si capisce perché lei sia rientrata a Cuba quando in Occidente si pensa che tutti i Cubani vogliano lasciare il loro paese. E’ ancora più sorprendente nel suo caso perché, mi ripeto, lei presenta il suo paese in maniera apocalittica.

Yoani Sanchez: Metterei in discussione il termine in qualità di filologa, perché “apocalittico” è una parola magniloquente. Se c’è una cosa che caratterizza il mio blog, è la moderazione verbale.

Salim Lamrani: Non sempre e non in ogni caso. Ad esempio, lei descrive Cuba come “un’immensa prigione, con muri ideologici”. I termini sono comunque un po’ forti.

Yoani Sanchez: Questo non l’ho mai scritto.

Salim Lamrani: In ogni caso sono le affermazioni che le sono state attribuite in un’intervista che ha concesso alla rete televisiva francese France 24 il 22 ottobre 2009.

Yoani Sanchez: Lei l’ha letta in francese o in spagnolo?

Salim Lamrani: In francese.

Yoani Sanchez: Diffidi delle traduzioni perché non ho mai fatto quelle affermazioni. Mi attribuiscono spesso affermazioni che non ho fatto. Ad esempio, il giornale spagnolo ABC mi aveva attribuito delle dichiarazioni che non avevo fatto e io ho protestato. Alla fine, l’articolo è stato tolto dal sito Internet.

Salim Lamrani Quali erano queste dichiarazioni?

Yoani Sanchez: “Negli ospedali di Cuba le persone muoiono più di fame che di malattia”. Era una pura menzogna. Non avevo mai detto ciò.

Salim Lamrani: Quindi la stampa occidentale ha manipolato le sue affermazioni ?

Yoani Sanchez Non direi questo.

Salim Lamrani: Se le attribuiscono affermazioni che non sono le sue, si tratta di manipolazione.

Yoani Sanchez: Granma manipola la realtà più della stampa occidentale quando dice che io sono la creazione del gruppo mediatico Prisa.

Salim Lamrani: Giustamente, lei non ha l’impressione che la stampa occidentale la strumentalizzi perché auspica un “capitalismo sui generis” a Cuba.

Yoani Sanchez: Non sono responsabile di quello che fa la stampa. Il mio blog è una terapia personale, un esorcismo. Ho l’impressione di essere più manipolata nel mio paese che altrove. Lei sa che a Cuba esiste una legge, la legge 88 soprannominata legge “bavaglio”, che mette in galera le persone che fanno quello che stiamo facendo?

Salim Lamrani: Sarebbe a dire?

Yoani Sanchez: Che la nostra conversazione potrebbe essere considerata un crimine e che potrei rischiare una pena fino a forse 15 anni di prigione.

Salim Lamrani: Mi scusi, il fatto che lei venga intervistata potrebbe portarla in prigione?

Yoani Sanchez: Senz’altro!

Salim Lamrani: Non mi sembra che questo la preoccupi molto visto che mi ha concesso l’intervista in pieno giorno, nella hall di un albergo al centro dell’Avana.

Yoani Sanchez: Non sono preoccupata. Questa legge sancisce che chiunque denunci violazioni dei diritti umani a Cuba collabori con le sanzioni economiche, perché Washington giustifica l’imposizione delle sanzioni contro Cuba in ragione delle violazioni dei diritti umani.

Salim Lamrani: Mi pare di sapere che la legge 88 fu votata nel 1996 per rispondere alla legge Helms-Burton e che punisca soprattutto le persone che collaborano con l’applicazione di questa legislazione a Cuba, ad esempio fornendo a Washington informazioni sugli investitori stranieri a Cuba affinché vengano perseguiti davanti a tribunali statunitensi. Per quanto ne so, nessuno è stato finora condannato per questo. Parliamo di libertà d’espressione. Lei dispone di una certa libertà nei toni sul suo blog. Lei viene intervistata in un albergo frequentato in pieno pomeriggio. Non c’è una contraddizione tra il fatto di affermare che non c’è nessuna libertà d’espressione a Cuba e la realtà dei suoi scritti e delle sue attività che dimostrano il contrario?

Yoani Sanchez: Si, ma non lo si può consultare da Cuba perché è bloccato.

Salim Lamrani: Le assicuro di averlo consultato questa mattina prima dell’intervista, da questo albergo.

Yoani Sanchez: E’ possibile, ma spesso è bloccato. In ogni caso, oggi, per quanto mi riguarda, non potrei disporre di alcuno spazio sulla stampa cubana, benché io sia una persona moderata, né alla radio o alla televisione.

Salim Lamrani: Ma lei è libera di pubblicare quello che vuole sul suo blog.

Yoani Sanchez: Ma non posso pubblicare una sola parola sulla stampa cubana.

Salim Lamrani: In Francia, che è comunque una democrazia, grandi settori della popolazione non dispongono di alcuno spazio nei media perché la maggior parte di essi appartiene a gruppi economici e finanziari privati.

Yoani Sanchez: Si, ma è diverso.

Salim Lamrani Ha mai ricevuto delle minacce per la sua attività? L’hanno minacciata di pene detentive per le sue dichiarazioni?

Yoani Sanchez: Minacce dirette di prigione, no, ma non mi lasciano viaggiare all’estero. Al momento, sono stata invitata a un congresso sulla lingua spagnola in Cile, ho fatto richiesta ma non mi lasciano partire.

Salim Lamrani: Le hanno dato delle spiegazioni?

Yoani Sanchez: Nessuna, ma ci tengo a precisare una cosa. Secondo me, le sanzioni economiche degli Stati Uniti contro Cuba sono un’atrocità. Si tratta di una politica che ha fallito. L’ho detto svariate volte ma non viene messo in evidenza perché disturba che io abbia questa opinione e perché ciò rompe lo stereotipo dell’oppositore.

LE SANZIONI ECONOMICHE

[Il professore universitario e giornalista francese Salim Lamrani]

Salim Lamrani: Dunque, lei si oppone alle sanzioni economiche?

Yoani Sanchez: Assolutamente, e lo dico ad ogni intervista. Qualche settimana fa ho inviato una lettera al Senato degli Stati Uniti perché permettano ai cittadini statunitensi di viaggiare a Cuba. E’ atroce vedere che si impedisce ai cittadini statunitensi di recarsi a Cuba, così come il governo cubano mi impedisce di uscire dal mio paese.

Salim Lamrani: Cosa pensa delle speranze suscitate dell’elezione di Obama che aveva promesso un cambiamento nella politica verso Cuba e che ha deluso?

Yoani Sanchez: E’ arrivato al potere senza il sostegno della lobby fondamentalista di Miami che ha sostenuto l’altro candidato. Da parte mia, mi sono già pronunciata contro le sanzioni.

Salim Lamrani: La lobby fondamentalista per l’appunto si oppone al ritiro delle sanzioni.

Yoani Sanchez: Posso discutere con loro ed esporre i miei argomenti, ma di qui a dire che sono nemici della patria non lo penso.

Salim Lamrani: Eppure una parte di essi ha partecipato all’invasione del proprio paese nel 1961 agli ordini della CIA. Analogamente, molti di loro sono stati implicati in atti di terrorismo contro Cuba.

Yoani Sanchez: I Cubani in esilio hanno il diritto di pensare e di decidere. Sono favorevole che abbiano il diritto di voto. Qui, si è spesso stigmatizzato l’esilio cubano.

Salim Lamrani: L’esilio “storico” o quello di chi è emigrato in seguito per ragioni economiche?

Yoani Sanchez: A dire il vero, sono contraria a tutti gli estremi. Ma le persone che sono a favore delle sanzioni non sono anti-cubani. Pensano di difendere Cuba secondo il proprio metro di giudizio.

Salim Lamrani Può darsi, ma le sanzioni economiche colpiscono le categorie più vulnerabili della popolazione cubana e non i suoi dirigenti. Dunque è difficile essere nello stesso tempo a favore delle sanzioni e pretendere di difendere il benessere dei Cubani.

Yoani Sanchez: Questa è la loro opinione. E’ così.

Salim Lamrani: Comunque non sono innocenti. Sanno che i Cubani soffrono per le sanzioni.

Yoani Sanchez: Semplicemente, sono diversi. Credono di poter cambiare il regime attraverso l’imposizione delle sanzioni. In ogni caso, credo che il blocco costituisca l’argomento perfetto per il governo cubano per mantenere l’intolleranza, il controllo e la repressione interna.

Salim Lamrani: Le sanzioni economiche hanno comunque degli effetti. O lei pensa che siano solo una scusa per l’Avana?

Yoani Sanchez: E’ una scusa che porta alla repressione.

Salim Lamrani: Secondo lei, pesano sul paese dal punto di vista economico? O sono marginali?

Yoani Sanchez: Il vero problema economico a Cuba è la mancanza di produttività . Se domani togliessero le sanzioni dubito che se ne vedrebbero gli effetti.

Salim Lamrani: In questo caso, perché gli Stati Uniti non levano le sanzioni, eliminando così la scusa per il governo? Così si vedrebbe che le difficoltà economiche sono dovute unicamente alla politica interna. Se Washington insiste tanto sulle sanzioni, malgrado il loro carattere anacronistico, malgrado l’opposizione dell’immensa maggioranza della comunità internazionale – 187 paesi nel 2009 – malgrado l’opposizione della maggior parte dell’opinione pubblica negli Stati Uniti, malgrado l’opposizione del mondo degli affari, ci sarà pure una ragione.

Yoani Sanchez: Semplicemente perché Obama non è il dittatore degli Stati Uniti e non può eliminare le sanzioni.

Salim Lamrani: Non può eliminarle del tutto perché ci vuole l’accordo del Congresso, ma può tuttavia alleggerirle in maniera considerevole cosa che finora non ha fatto perché, tranne per la soppressione delle restrizioni imposte da Bush nel 2004, non è cambiato quasi nulla.

Yoani Sanchez: No, non è esatto, perché ha anche permesso alle imprese statunitensi di telecomunicazioni di effettuare transazioni con Cuba.

I PREMI INTERNAZIONALI, IL SITO INTERNET E BARACK OBAMA

Salim Lamrani: Ammetterà che è ben poco considerato che aveva promesso un nuovo approccio verso Cuba. Torniamo al suo caso personale. Come spiega questa valanga di premi che ha ricevuto e il suo successo internazionale?

Yoani Sanchez: Non ho molto da dire se non esprimere la mia gratitudine. Ogni premio implica una dose di soggettività da parte della giuria. Ogni premio è discutibile. Ad esempio, io penso che molti scrittori latino-americani meritassero il premio Nobel della letteratura più di Gabriel Garcia Marquez.

Salim Lamrani: Lei dice questo perché pensa che non abbia abbastanza talento o per la sua posizione favorevole alla Rivoluzione cubana? Non nega il suo talento di scrittore?

Yoani Sanchez: E’ la mia opinione ma non voglio dire che abbia ottenuto il premio per la sua posizione e che lo accusi di essere un agente del governo svedese.

Salim Lamrani: Ha ottenuto il premio per la sua opera letteraria mentre lei è stata ricompensata per le sue posizioni politiche contro il governo. Almeno questa è l’impressione che si ha.

Yoani Sanchez: Parliamo del premio Ortega y Gasset del giornale El Pais che ha suscitato più di tutti polemiche. L’ho ottenuto nella categoria “Internet”. Alcuni dicono che altri giornalisti non l’hanno ottenuto ma io sono una blogger e sono un pioniere in questo campo. Mi considero come un’icona di Internet. La giuria del premio Ortega y Gasset è composta da personalità estremamente prestigiose e non direi che si siano prestate ad una cospirazione contro Cuba.

Salim Lamrani: Non può negare che il giornale El Paìs abbia una linea editoriale estremamente ostile a Cuba. E certuni pensano che il premio, dotato di 15.000 euro, sia stato un modo di ricompensare i suoi scritti contro il governo.

Yoani Sanchez: La gente pensi quello che vuole. Io credo che sia stato ricompensato il mio lavoro. Il mio blog ha 10 milioni di visite al mese. E’ un ciclone.

Salim Lamrani: Come fa per pagare le spese di gestione di un tale flusso?

Yoani Sanchez: Un amico in Germania se ne fa carico perché il sito era allocato in Germania. Da un anno è ospitato in Spagna e ho ottenuto 18 mesi di locazione gratuita grazie al premio The Bob’s.

Salim Lamrani: E la traduzione in 18 lingue?

Yoani Sanchez: Si tratta di amici ed ammiratori che lo fanno volontariamente e gratuitamente.

Salim Lamrani: Alcuni stentano a crederlo perché nessun altro sito al mondo, compresi quelli delle più importanti istituzioni internazionali come ad esempio la Nazioni Unite, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, l’OCSE, l’Unione Europea, non dispone di così tante versioni linguistiche. Nemmeno il sito del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, né quello della CIA dispongono di una tale varietà.

Yoani Sanchez: Però questa è la realtà.

Salim Lamrani: Il presidente Obama ha anche risposto ad una richiesta d’intervista da parte sua. Come lo spiega?

Yoani Sanchez: Prima di tutto, non si trattava di domande compiacenti.

Salim Lamrani: Nemmeno si può dire che lei sia stata molto critica visto che non ha chiesto la fine delle sanzioni economiche delle quali dice che “sono utilizzate per giustificare tanto il disastro economico che la repressione verso coloro che la pensano diversamente”. E’ esattamente quello che dice Washington al riguardo. La domanda più audace è quando lei gli chiede se conta d’invadere Cuba. Come spiega che il presidente Obama abbia trovato il tempo per risponderle nonostante i suoi impegni, una crisi economica senza precedenti, la riforma del sistema sanitario, l’Iraq e l’Afghanistan, le basi militari in Colombia, il colpo di Stato in Honduras, e le centinaia di richieste d’intervista da parte dei più importanti media del mondo?

Yoani Sanchez: Sono stata fortunata. Le segnalo che ho ugualmente mandato una richiesta d’intervista al presidente Raùl Castro e che non mi ha ancora risposto. Non perdo la speranza. Inoltre, lui adesso ha il vantaggio di disporre delle risposte di Obama.

Salim Lamrani: Come è arrivata ad Obama?

Yoani Sanchez: Ho dato l’intervista a molte persone che venivano a trovarmi e che potevano avere un contatto con lui.

Salim Lamrani: Lei pensa che Obama le abbia risposto perché lei è una blogger cubana o perché si oppone al governo?

Yoani Sanchez: Non penso. Obama mi ha risposto perché parla ai cittadini.

Salim Lamrani: Riceve migliaia di richieste ogni giorno. Perché le avrebbe risposto se lei è una semplice blogger?

Yoani Sanchez: Obama è vicino alla mia generazione, al mio modo di pensare.

Salim Lamrani: Ma perché proprio lei? Ci sono milioni di blogger al mondo. Lei non pensa di essere stata strumentalizzata nella guerra mediatica di Washington contro l’Avana?

Yoani Sanchez: Secondo me, voleva forse rispondere a certi punti come l’invasione di Cuba. Forse gli ho dato l’opportunità di esprimersi su un tema che voleva affrontare da tempo. La propaganda politica ci parla costantemente di una possibile invasione di Cuba.

Salim Lamrani: Ma ce n’è stata una, no?

Yoani Sanchez: Quando?

Salim Lamrani: Nell’aprile del 1961 [3]. E, nel 2003, Roger Noriega, allora sottosegretario agli Affari interamericani aveva dichiarato che ogni flusso migratorio cubano verso gli Stati Uniti sarebbe stato considerato come una minaccia per la sicurezza nazionale e avrebbe richiesto una risposta militare.

Yoani Sanchez: Questa è un’altra cosa. Per tornare all’intervista, credo che abbia permesso di chiarire alcuni punti. Ho l’impressione che vi sia da entrambe le parti un desiderio di non normalizzare le relazioni, di non capirsi. Ho posto delle domande per sapere quando si sarebbe trovata una soluzione.

Salim Lamrani: Chi è responsabile di questo conflitto tra i due paesi secondo lei?

Yoani Sanchez: E’ difficile trovare un colpevole.

Salim Lamrani: Nel caso preciso, gli Stati Uniti impongono delle sanzioni unilaterali a Cuba e non il contrario.

Yoani Sanchez: Si, ma Cuba ha confiscato delle proprietà degli Stati Uniti.

Salim Lamrani: Ho l’impressione che lei faccia l’avvocato di Washington.

Yoani Sanchez: Le confische hanno avuto luogo.

Salim Lamrani: Certamente, ma conformemente al diritto internazionale. Cuba ha anche confiscato delle proprietà alla Francia, alla Spagna, all’Italia, al Belgio, al Regno Unito e ha indennizzato queste nazioni. Il solo paese che ha rifiutato l’indennizzo sono gli Stati Uniti.

Yoani Sanchez: Cuba ha anche permesso l’installazione di basi militari su suo territorio e di missili di un impero lontano …

Salim Lamrani: Esattamente come gli Stati Uniti hanno installato basi nucleari contro l’URSS in Italia e in Turchia.

Yoani Sanchez: I missili nucleari potevano colpire gli Stati Uniti.

Salim Lamrani: Esattamente come i missili nucleari statunitensi potevano colpire Cuba o l’URSS.

Yoani Sanchez: E’ vero, ma io credo che ci sia un crescendo nel confronto da parte di entrambi i paesi.

FINE DELLA PRIMA PARTE

NOTE

[1] Sito di Generación Y

[2] Si veda specialmente «Yoani Sánchez: profession? “Dissidente”», di Salim Lamrani, Réseau Voltaire, 30 novembre 2009.

[3] Su questo punto, si vedano i documenti ufficiali degli Stati Uniti: Survey of the Cuban operation, rapporto dell’ispettore generale della CIA Lyman B. Kirkpatrick (declassificato nel 1996); Foreign Relations of the United States 1961 – 1963, Volume X Cuba, 1961-1962. Department of State Documents and Memoranda, US Governement Printing Office.

Titolo originale: “Conversations avec la bloggeuse cubaine Yoani Sanchez
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article164956.html
15.04.2010

Scelto e tradotto per Comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS

Pubblicato da

  • materialeresistente

    Però! sta blogger rischia a Cuba meno (per non dire niente) di quello che un immigrato senza documenti rischia da noi.
    Come è cattivo Fifel.

  • Loris

    “Yoani Sanchez è la nuova figura dell’opposizione cubana.”………………………..figura o “figurina Panini”? Mi sembra che non è stata in grado di rispondere in maniera esauriente a nessuna domanda, però in compenso è stata brava ad eluderne alcune!
    La propaganda imperialista non poteva trovare un paladino migliore?

  • Loris

    Mica Fidel è cattivo come Berlusconi!

  • ilnatta

    Bhà… la mia solidarietà per eventuali violenze che dovesse subire… però come minimo mi sembra abbastanza ingenua.. anzi parecchio!

  • astabada

    Salim Lamrani: Ma ce n’è stata una, no?

    Yoani Sanchez: Quando?

    Ecco questa parte dice tutto su Yoani Sanchez. Credevo si trattasse di una revanchista astuta, invece e’ una povera ignorante invaghita delle apparenze della societa’ dello spettacolo.

    La cosa piu’ terribile e’ che e’ davvero a buon mercato a quanto pare.

    Cheers,

    astabada

  • Oreste

    Io, che leggo volentieri ciò che dice Yoani e sono per la libertà di Cuba contro il regime castrista mi trovo a bocca aperta in una intervista in cui Yoani Sanchèz non ha saputo rispondere in modo efficace, facendo solo un giro vago di parole.Inutile dire altro.

  • astabada

    Complimenti sinceri per l’onesta’ intellettuale

  • A

    ps) segnalo un refuso. Nell’introduzione in alto è tradotto “Molto rapidamente, la signora Sanchez si dimostra capace di sostenere….” l’articolo originale invece ” …Mme Sánchez s’avère incapable….” ovvero INCAPACE di etc etc. Come del resto è ben visibile dalle risposte a vanvera che fornisce.

  • ottavino

    Aiuto!! Una Donna che vuole l’aumento della produttività! Aiuto!!

  • A_M_Z

    YOANI SANCHEZ:”A cuba non posso fare shopping!Apro un blog per protesta, ecco!”

    Certo che a Cuba sono dei professionisti: botte senza lividi.
    In Italia invece lividi senza botte.
    Chi ha orecchie per intendere….

  • AldoVincent

    Ahimè, ho cancellato la mail che mi ha inviato Giordano Lupi, l’attuale traduttore della Sanchez con cui in dettaglio mi scriveva che questa intervista in qualche modo è falsa o alterata, insomma la Sanchez non la riconosce come autenticamente sua.
    Minà dice il contrario.
    Bah

    Io ne scrissi quando la incontrai in un internet per stranieri a Ovispo di Avana a Cuba e mi fece l’impressione di una perseguitata. La tradussi in italiano per un certo tempo, poi la mollai perchè non mi convinceva.
    Ora è un fenomeno letterario e massmediologico.

    Siamo alle solite: Cuba è un coacervo di contraddizioni e ognuno ne scrive le proprie impressioni e la verità chissà dov’è.
    Certo, è un esempio di leninismo fallito…
    Amen

  • Tao

    “…Wired, per esempio, è una rivista patinata delle edizioni Condé Nast, interessata ai nuovi media e alle nuove tecnologie. Nell’ultimo numero dell’edizione italiana ci sono una dozzina di pagine su Yoani Sanchez, bloguera di moda per la quale si è speso con un appello anche Il Fatto Quotidiano. Lanciata dal gruppo Prisa, quello di El Pais, Yoani trasmette dall’Avana aiutata da un server tedesco (di proprietà del magnate Josef Biechele) con un’ampiezza di banda 60 volte più grande di qualunque altra utilizzata a Cuba. Su Wired Yoani viene fotografata e raccontata come un’improbabile modella in fuga dai cattivoni del governo, che non le danno il visto per andare a ritirare tutti i premi che le vengono assegnati in mezzo mondo da organizzazioni ostili alla Rivoluzione. La povera bloguera è costretta a dare appuntamenti ai giornalisti occidentali alle 10 del mattino al Parque Central.

    E sarebbe anche credibile, salvo che Salim Lamrani, ricercatore e docente all’Università Paris Descartes, l’ha incontrata tranquillamente, e per ore, nella hall dell’Hotel Plaza, per un’intervista che pubblicheremo nel prossimo numero di Latinoamerica e nella quale, ora, Yoani sostiene di non riconoscersi, anche se le sue risposte sono state registrate con un moderno iPhone.

    Dettagli sorprendenti, ma non troppo: tra i fondatori e i collaboratori di punta di Wired c’è Nicholas Negroponte, docente universitario e collaboratore del dipartimento della Difesa Usa quando Internet era solo un progetto militare. Nicholas è fratello del mitico John, negli anni ’80 stratega della “guerra sporca” contro i sandinisti in Nicaragua e più tardi presenza inquietante in Iraq, dove fu ambasciatore nei giorni dell’uccisione, da parte del marines Lozano, di Nicola Calipari, l’agente dei servizi italiani che aveva appena salvato la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena…”

    Gianni Minà – “La mia Cuba tra verità, complotti e falsi dissidenti” [antefatto.ilcannocchiale.it]

    Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/

    Da il Fatto Quotidiano del 22 aprile

  • Altrove

    Che delusione, farebbe meglio a tornare in svizzera. Là di sicuro nessuno invade nessuno…

  • jolene

    Mah lei non mi ha mai convinta e dopo quest’intervista ancor meno… Le sue parole fanno comodo a tutti quelli a cui piace sentirsi dire certe cose su Cuba. Inoltre ritengo che se lei fosse stata veramente intimidita con pesantezza se ne sarebbe andata da molto e invece è ancora lì…

  • Oreste

    Ho già detto che questa intervista mi ha deluso, in quanto sono anti castrista (no non sono pro liberale e favorevole alle azioni USA) ma ciò che dici non ha senso di essere fatto.
    Sarebbe come dire che gli anti fascisti intimiditi, buttati in carcere, seviziati e perseguitati sarebbero dovuti andare via dall’Italia se fosse stato vero che subivano queste vessazioni, ma sappiamo che alcuni se ne andarono ma molti altri restarono e combatterono il fascismo prima e dopo il 43.
    Non per nulla a Cuba è pieno di dissidenti tra cui gruppi musicali….per citari un esempio : a marzo scorso il fotografo Claudio Fuentes Madan, Ciro Diaz( cantante del gruppo cubano La Babosa Azul) e il chitarrista di un altro gruppo cubano( anti-castristai Porno Para Ricardo ) sono stati arrestati dopo aver offerto solidarietà all’attivista Jorge Luis Garcia Perez (Antunez) il quale er ain sciopero della fame da un mese. O magari il cantante dei porno para ricardo fermato nel 2008 per “pericolosità” poi(dopo pressioni mediatiche) è stato rilasciato con una sanzione per ” Zapata Tamayo morto dopo uno scioepro della fame, ma che er ain carcere dal 2003 per “disordine pubblico e dissidenza…””Senza parlare degli anarchici da sempre ostili al regime castirsta o dei vari passati imprigionati o morti…a partire dall’inizio con uno che volle distaccarsi dal regime ma pagò a caro prezzo..Huber Matos……….comunque per una lettura libertaria e alternativa a Yoani Sanchez http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/295/17.htm

  • Eurasia

    Beh se andiamo a vedere nemmeno Gesù Cristo ha avuto vita facile… contestato e poi crocefisso dai suoi contemporanei… oggi invece pare fosse un santo… E pertanto ecchisenefrega della Sanchez e lunga vita a Fidel…

  • mirko1313

    Hasta la victoria!!! Siempre!!!!

  • Davide71

    Ciao a tutti:

    mi sembrano 2 ragazzini.
    Lui comincia con delle arringhe degne di un avvocato difensore, e se le poteva risparmiare. Se pensa che io creda che il regime cubano più degli USA per esempio rispetti i diritti umani si sbaglia di grosso. 1-0 per Sanchez
    Per quanto riguarda le sanzioni economiche forse la storia della produttività è una sparata, ma a naso non sembra che lei abbia le idee chiare in economia e pare in generale usare i termini con poca precisione. Mi sembra una pasionaria..
    1-1 per Sanchez
    Per quanto riguarda il sostegno a Sanchez bisognerebbe dimostrare che lei sia una creatura della CIA. Se lei “ci crede” e riceve dei sostegni anche misteriosi buon per lei.
    2-1 per Sanchez

  • Ricky

    Nessuno che si accorga della violenza comunicativa del sig. Lamrani?
    E’ un vero e proprio pestaggio mediatico, si nota in particolare la sua violenta insistenza nel passaggio sulle presunte violenze ai danni di Yoani.
    Un giornalismo degno del peggior Feltri, ma ora mi crocifiggerete per aver detto questo.
    Non ho una opinione precisa sulla Sanchez, ma a lei vanno i miei complimenti per aver resistito a questo giornalista, tanto servo del ‘contropotere’ quanto sono servi del ‘potere’ i suoi bersagli.

  • eresiarca

    Rainews24 continua a darle parecchio spago…
    Sì, si rischia meno a Cuba che in Italia a scrivere la verità sul Sionismo.

  • Altrove

    La violenza comunicativa richiama altra violenza comunicativa… Se sei il primo a farla non ti lamentare quando accade a te… Le sue pubblicazioni non sono affatto leggere (con questo non intendo se giuste o meno, io mi baso solo sui cubani che conosco di persona…).

  • Biribissi

    caro oreste ho letto attentamente e ti chiedo come può berti che scrive dichirarsi anarchico e libertario e invocare una democrazia??sono basito.non sono filo-castrista ma mi sento più vicino all’esperimento magari mal riuscito di cuba cha ad una qualsivoglia democrazia occidentale.

  • Oreste

    ti riferisci a questa frase immagino : ” Infatti, a ben considerare, in nessun paese uscito dalla dittatura comunista i comunisti sono tornati al potere con i programmi marxisti-leninisti che avevano caratterizzato i regimi dell’Est Europa: segno evidente che, avendo la possibilità di scegliere, di esercitare quindi un libero e reale consenso, la maggioranza della popolazione in nessun caso, nonostante i limiti e le imperfezioni delle democrazie liberali, ha preferito tornare al comunismo.”

    Più che invocare alla democrazia fa notare come la democrazia, storicamente, sia stata preferita al comunismo (o pseudo tale) che si venne a creare in varie realtà.
    Lo stesso chomsky (che auspica il passaggio ad una società libertaria) dice : “[…] Voglio dire che, amio avviso, ma anche secondo tanti altri, lo Stato è un’autorità illegittima. Ma da ciò non consegue che non lo si debba sostener. A volte, se non lo si sostiene prende il potereun’istituzione ancor più illegittima. Se pertanto siete interessati al benessere del popolo, siate pratici. facciamo l’esempio degli Usa. Vi è in essi un settore stataleche compie cose orribili, ma talora perfino cose buone . Grazie a tanti anni di lotte popolari, abbiamo un minimo di sistema ssistenziale che garantisce le madri e i bambini poveri. Chi vuole ridurre lo stato sta attaccando questo settore. Sembra che gli anarchici non capiscano il loro dovere di difenderlo. Si coalizzano con l’estrema destra dicendo : “” si occorre ridurre l’ingerenza statale” il che significa conferire più potere alle tirannie private, che non sono sottoposte a nessuno controllo pubblico e agiscono in modo del tutto totalitario.

    Questo mi ricorda uno slogan del Partito Comunista risalente agli anni trenta : ” Peggio è Meglio è”. Cosi abbiamo avuto un periodo in uci i comunisti rifiutavano di opporsi al fascismo in base all’idea che, se lo facevano, si sarebbero uniti ai social democratici, che non sono bravi ragazzi, per ui ” tanto peggio, tanto meglio”. Cosi abbiamo avuto il peggio : Hitler .”

    (Da un pezzo diun intervista Brasiliana, 1996 condotta da Pablo Ortellado e Andrè Ryoki Inoue)

    Qui Chomsky critica gli anarchici (che in quanto tali) non vogliono nessuna ingerenza dello stato e preferiscano non intervengano il meno possibile. Penso però che la stessa affermazione possa essere girata al marxismo-leninismo i quanto gli anarchici devono difendere il bene del popolo e infatti Berti penso proprio voglia questo, prendendo anche una definizione di ascanio celestini : “”L’anarchia nella sua interpretazione più semplice, ma forse più efficace, è buonsenso.” ”
    MA tralasciando questa questione che è fuori luogo l’articolo di Berti mostra una determinata faccia di cuba, e afferma più o meno con parole non dirette, nelle democrazie occidentali le persone vivono meglio che a cuba, consapevole di tutto ciò che è difettoso in queste democrazie, a partire dalla radice ma : “A questa obiezione si può rispondere nel modo seguente: anche ammettendo che gli Stati Uniti o altri Stati stiano commettendo nel mondo d’oggi violazioni più gravi di quelle attuate dal regime di Fidel Castro, resta nondimeno vero che tali violazioni sono effettivamente commesse a Cuba[…]Qualunque violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei cittadini merita a mio giudizio di essere denunciata: a Cuba come in Iraq, in Italia come in qualunque altro paese.”

    meglio finire…perchè altrimenti usciamo off topic allargandoci sempre di più..buona giornata

  • bstrnt

    Quisling. Di solito con questo termine vengono definiti individui che per mero vantaggio personale svendono la propria nazione ad interessi altrui, facendosene tra l’altro garanti.
    Vidkun Quisling fu impiccato alla fine della guerra dai suoi connanzionali (norvegesi), alla Sanchez sembra che questo non sia ancora successo, probabilmente con immenso disappunto dei suoi stessi fomentatori (CIA, El Pais, o chiunque possano essere).
    Cuba: non ci sono mai stato, ma sono sempre più curioso di sapere com’è realmente.
    Dai miei amici ci vanno ripetutamente con mogli e figli , mi viene detto che quando rientrano in Italia hanno l’impressione di ritornare nella terra dei morti viventi e che la gioia di vivere di quel popolo non ha riscontro in altri paesi.
    Due sono le cose: o i cubani sono un popolo di masochisti incorreggibili o, non ostante a quella specie di prigione economica architettata dai tanto democratici dirimpettai, hanno la possibilità di godersi la vita fino in fondo forse perché di buona parte delle angherie del dmocratico occidente se ne fa carico la classe dirigente di quel paese, probabilmente molto diversa dai briganti ai quali siamo oramai assuefatti.