COMITATO VITTIME COVID CHIEDE AIUTO AL PAPA, MA LA RISPOSTA DELUDE: “CI PENSERA’ LA MADONNA”

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Riceviamo dal Comitato Familiari Vittime del Covid e pubblichiamo il carteggio completo tra l’associazione e la Santa Sede. Nella sua risposta, l’Assessore Mons. Roberto Campisi addirittura arriva ad omettere la parola “Vittime” rivolgendosi alla organizzazione: Il testo, di contenuto assai generico, si rivolge al “Comitato Nazionale del Covid”.

Troverete nell’ordine il comunicato stampa dell’organizzazione diramato in data 5 gennaio 2023 (n.1); la missiva firmata da Mons. Roberto Campisi che esprime il pensiero del Papa (n.2) e, in ultimo, la prima lettera del carteggio indirizzata dall’associazione Comitato Familiari Vittime del Covid al Santo Padre, scritta dal presidente Luca Merico che denuncia il sistema Covid (n.3).

Buona lettura.

1) COMITATO VITTIME COVID CHIEDE AIUTO AL PAPA MA LA RISPOSTA DELUDE (Comunicato stampa del 05.01.2023)

A fronte di una lunga e articolata lettera, che metteva in luce quelle che noi, familiari delle vittime covid, riteniamo gravi mancanze della chiesa in termini di pressione politica per rendere meno disumane le morti dei pazienti covid e in termini di supporto ai familiari, colpiti da una tragedia che solo chi ha vissuto può capire; abbiamo ricevuto oggi una lettera che mostra evidentemente di non essere stata letta (è sbagliato anche il nome del comitato), quasi un prestampato paternalista, moralista che non risponde neanche ad una delle domande poste nella lettera. Quelle parole, scritte sbadatamente, senza perdere troppo tempo, dovrebbero essere lette dal Papa guardando in faccia i volti e gli occhi dei familiari dei nostri martiri perché se, come dice, è il papa degli ultimi, non può liquidare centinaia di migliaia di ultimi semplicemente “invocando l’intercessione della Santa Vergine Maria”.

COMITATO NAZIONALE FAMILIARI VITTIME DEL COVID

05.01.2023

2) LA LETTERA DAL VATICANO DEL 23 DICEMBRE 2022

 

3) LA LETTERA INVIATA A PAPA FRANCESCO

 

Sua Santità, Papa Francesco,
sono Luca Merico e le scrivo in qualità di Presidente del Comitato Nazionale Familiari Vittime del Covid.

Le scrivo perché, purtroppo, dopo la solidarietà iniziale, soprattutto nei confronti delle vittime della bergamasca, ci si è completamente dimenticati delle altre vittime e dei loro familiari che dai 30mila iniziali sono diventati oltre 175mila.
175 mila persone morte in solitudine, senza il conforto di uno sguardo, di una mano amica che asciugasse il sudore o che li accarezzasse. 175mila persone morte senza estrema unzione. 175 mila persone morte senza che fosse permesso ai familiari di dare l’estremo saluto, riconoscere la salma, vestirli. 175mila persona risucchiate in un buco nero dal quale non sono uscite più lasciando centinaia di migliaia di familiari nella più nera disperazione. Alcuni si sono suicidati, altri hanno tentato più volte di farlo ma siamo riusciti a fermarli in tempo. altri hanno dovuto ricorrere a psicofarmaci, altri ancora non escono più di casa. Un popolo dolente e silenzioso che non ha neanche la forza di manifestare per chiedere dei diritti fondamentali come quello alla salute mentale o il diritto ad avere dei processi giusti per identificare colpe, mancanze, distrazioni che spesso hanno condotto alla morte del proprio caro.

Sì, perché purtroppo, Santo Padre, dalle analisi delle cartelle cliniche e dal racconto dei nostri associati, molto, troppo spesso, il sistema sanitario del nostro paese si è dimostrato inadeguato a fronteggiare questo virus anche a distanza di mesi e di anni dal primo caso. Da febbraio 2020, nulla è stato fatto per adeguare ospedali e per implementare l’organico che, troppo spesso, soprattutto nei periodi festivi si trovava ad affrontare turni di 13 ore con evidente rischio di sbagliare i trattamenti o di intervenire tardivamente in una situazione, a quanto dichiarato dal governo, di emergenza.

Ecco, Sua Santità, questo è altro sale sulle nostre ferite, questa tanto sbandierata normalità che già dalla seconda ondata veniva ricercata spasmodicamente aprendo gli stadi di calcio e altre attività ma non gli ospedali. Si pensava ai voli covid free per le Canarie mentre la gente moriva in maniera disumana in ospedali bunker, inaccessibili a tutti, tranne che al virus (troppi i contagi ospedalieri). E allora la solidarietà? I balconi, l’ “andrà tutto bene”, che fine hanno fatto? La verità è che questa pandemia ha messo in evidenza quanto di più negativo esista in questo sistema economico e sociale. La competizione tra case farmaceutiche per accaparrarsi il primato del vaccino e con esso contratti miliardari ha prodotto vaccini che hanno causato danni e che troppo spesso non hanno salvato, come promettevano. Un vaccino per salvare vite umane non dovrebbe essere oggetto di competizione tra case farmaceutiche come una crema di bellezza ma avrebbe dovuto essere il prodotto della collaborazione tra le varie case farmaceutiche che poi ne avrebbero fatto dono gratuito a tutti coloro i quali potevano produrlo. Ne sarebbe venuto un vaccino sicuramente migliore, più efficace, in tempi più rapidi e senza speculazioni da parte di nessuno.

Per non parlare della odiosa competizione tra nazioni a chi apriva prima per accaparrarsi turisti. Non c’è stata alcuna collaborazione a nessun livello. Partendo dal piccolo paese fino ad arrivare all’OMS e, no, ci dispiace, non ci sono giustificazioni. Ci sono studiosi e funzionari pagati fior di quattrini proprio per far fronte a queste “emergenze” (parola usata troppo spesso a sproposito: emergenza migranti da 20 anni, emergenza idrogeologica da sempre e via dicendo). Le emergenze avvengono improvvisamente ma altrettanto celermente, chi è preposto a gestirle dovrebbe reagire per ridurre al minimo il danno che queste causano. In questo caso è forte la sensazione che si sia messo in conto un numero di vittime sacrificabili sull’altare del PIL; tanto, in termini di voti, contiamo poco e poi raccontando una realtà falsa ci si fa passare per matti e ingrati nei confronti del personale sanitario che tanto ha fatto per salvare vite.

No, non è così, purtroppo l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle, Sua Santità, e non vogliamo neanche accusare il personale sanitario, noi accusiamo il sistema che ha prodotto tutto ciò e che, come attesta uno studio di Oxfam (la pandemia delle diseguaglianze), colpisce sempre le classi sociali più fragili. Troppi degenti covid sono stati abbandonati a loro stessi, molto spesso senza che venisse dato loro da bere o da mangiare, alle volte legati ai letti, sedati inopportunamente. Per non parlare delle cure, che per alcuni c’erano mentre per altri si limitavano ad eparina e ossigeno, anche quando quest’ultimo non era necessario e causava più danni che benefici. Ma tutto ciò afferisce alla sfera medico legale che dovrebbe essere accertata nei tribunali se emergenza e scudo penale non bloccassero ogni processo sul nascere, impedendo così di giungere ad una verità che non sarebbe vendetta ma giustizia e che non ci restituirebbe né serenità né pace ma sarebbe utile alle future generazioni per non commettere gli stessi sbagli. Invece, anche in questo caso, la sensazione è quella di abbandonarci alla nostra invisibilità e continuare a far passare le nostre denunce per dichiarazioni frutto del dolore e della pazzia causata dal dolore stesso.

Se però, l’aspetto medico-legale può essere controverso, ciò che invece è oggettivamente inaccettabile e resterà una macchia indelebile nella storia umana è la disumanizzazione alla quale abbiamo assistito in questi anni. Un’idea astratta di libertà e di normalità, fomentate dai governi per spingere a spendere si è scontrata con un’ipocrita e volatile idea di solidarietà che ha coinvolto la popolazione nei primissimi mesi della pandemia. Dopo i primi tre mesi abbiamo assistito ad una frammentazione della popolazione che di volta in volta cercava l’untore nei giovani, nei trasgressori, in coloro i quali non volevano vaccinarsi e così via.

Nel frattempo, i dati riguardanti i morti venivano snocciolati alla televisione come se fossero stati le previsioni del tempo. La gente guardava il numero dei morti per sapere in che zona si sarebbe trovata la settimana successiva e “festeggiava” magari per 500 morti perché con la zona gialla poteva star fuori fino alle 18e30. Oramai non si vedeva più le persone in quei numeri e le famiglie che stavano dietro quei numeri ma solo il dato freddo che discriminava una zona rispetto ad un’altra.

Le posso assicurare che Taranto (la mia città) ad aprile 2021 non era molto diversa da Bergamo a marzo 2020 e che la mia povera mamma (entrata per un’ustione alla mano e mai più uscita) fu incenerita a Cosenza perché i forni di Bari erano pieni. Con questo le voglio dire che già ci eravamo abituati ai milioni di morti in terre lontane dalle nostre dove, per lavarci la coscienza, inviamo un po’ di denaro e qualche vestito usato ma siamo riusciti a ignorare anche il dolore e la morte che avevamo di fronte alla nostra porta di casa. Ed oggi, che abbiamo ancora circa 100 morti al giorno, continuiamo ad essere ignorati perché il sistema in cui viviamo non sopporta la nostra tristezza, il nostro dolore. Il mondo vuole dimenticare e dimenticarci.
Comprendiamo bene che la sua posizione non è certo facile perché, oltre ad essere la guida spirituale per milioni di persone, è anche un capo di stato con tutto ciò che le relazioni internazionali e la burocrazia comportano. Però lei è un capo di stato “speciale” e le sue parole sono molto ascoltate dalla politica italiana e dalla popolazione italiana che vede in lei una speranza di salvezza per questo mondo sempre più caotico e crudele.

Lei è ancora in tempo per fermare tutto questo. Chieda allo stato italiano di interrompere questa pratica barbara e insensibile e faccia aprire gli ospedali ai familiari.

E se poi volesse aiutarci ad alleviare le nostre pene noi chiediamo solo 5 cose:

1) Una commissione di inchiesta che non sia chiusa nelle stanze dei palazzi ma che includa strutturalmente tecnici di specchiata onestà e senza conflitti di interessi con case farmaceutiche. Tale commissione dovrà prevedere la presenza attiva (non semplici audizioni di pochi minuti) dei comitati dei familiari delle vittime, in quanto protagonisti loro malgrado di questa tragedia annunciata e mal gestita. Chiediamo inoltre che venga istituita una commissione tecnico-scientifica atta a verificare i danni derivanti da vaccino e long covid.

2) Che il lavoro degli enti inquirenti non venga in alcun modo intralciato con stati di emergenza fasulli o scudi penali, e che le verità processuali siano aderenti alle verità fattuali senza nessuna attenuante.

3) Che i familiari delle vittime Covid ricevano sostegno psicoterapeutico gratuito per tutto il tempo necessario a rendere la loro vita più accettabile (no, per noi la normalità non esisterà più). Chiediamo inoltre, laddove sia necessario, un sostegno economico a quelle famiglie che, avendo perso la principale fonte di sostentamento (marito, genitore, moglie), si sono ritrovate ad affrontare, oltre al dolore atroce, anche problemi pratici di natura economica.

4) Chiediamo scuse ufficiali dalle istituzioni e gesti concreti che commemorino e ricordino i nostri martiri. Ai nostri cari dovranno essere intitolate strade e piazze e la Giornata della Memoria dovrà essere una giornata di lutto nazionale, quel lutto collettivo che non è mai stato elaborato, ma solo rimosso dalla parola “normalità”.

5) Per finire chiediamo la cosa che al momento abbiamo più a cuore, l’unica che ridarebbe un minimo di dignità ai nostri cari e che darebbe un senso alla loro morte. Esigiamo una riforma della sanità pubblica che permetta a tutti di curarsi in sicurezza, avendo vicino i propri cari, in ambienti confortevoli. Mai più i familiari dovranno essere separati dai malati.

Sappiamo perfettamente che su molte di queste cose Lei non ha potere ma sappiamo anche che la Chiesa Cattolica e Lei, Sua Santità, avete la possibilità di interloquire con lo stato italiano per poter far sì che alcuni di questi punti si realizzino e, per altri aspetti avete, attraverso la rete di chiese sparse sul territorio, la possibilità di aiutare direttamente le famiglie che hanno avuto perdite da covid che lo necessitano e, si fidi, sono tantissime.

Mi scuso se, in alcuni punti, sono uscito dal rituale ma Lei capirà, Sua Santità, che il nostro cuore è nero e gonfio di dolore perché molte, troppe, di quelle morti erano evitabili e perché essere abbandonati e dimenticati da tutti proprio nel momento in cui si ha più bisogno è devastante. Fortunatamente il Comitato sopperisce alle carenze dello stato e della Chiesa, fornendo agli associati la possibilità di confrontarsi in un ambiente protetto in cui ci si comprende e nessuno giudica l’altro o dà consigli inopportuni o mette in dubbio l’accaduto, perché, ahimè, abbiamo tutti lo stesso vissuto.

Scusandomi per il disturbo e ringraziandola anticipatamente per l’ascolto, le porgo a nome mio e del comitato che, purtroppo, mi onoro di rappresentare, i nostri più cordiali e rispettosi saluti, certi di un suo riscontro a questo nostro accorato appello.

Con ogni miglior augurio a Sua Santità, in fede

Luca Merico

COMITATO NAZIONALE FAMILIARI VITTIME DEL COVID
Pec : [email protected]
Email : [email protected]

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