Come il sionismo ha portato Trump alla rovina

Il tradimento nel cuore del potere. Aleksandr Dugin analizza come la resa di Trump ai neoconservatori e agli interessi sionisti abbia portato alla sua caduta politica e quali insegnamenti la Russia debba trarne.

Come il sionismo ha portato Trump alla rovina


Di Aleksandr Dugin, multipolarpress.com


Trump è stato portato alla completa rovina nelle elezioni di medio termine dalla sesta colonna all’interno del suo stesso entourage. La sesta colonna è la cosa più terribile che possa capitare a un paese e a un regime politico. Esiste in ogni società, sebbene il suo orientamento, la sua struttura e la sua subordinazione a centri decisionali esterni differiscano da un paese all’altro.

Nel caso di Trump, quel centro era l’Israele di Netanyahu. In altri casi, questo ruolo è ricoperto dagli stessi Stati Uniti, dalla NATO o dall’UE. Ma il meccanismo di fondo rimane lo stesso. All’interno delle élite ci sono sempre coloro che non servono gli interessi del proprio popolo e del proprio Stato, ma quelli di una potenza esterna. E il pericolo maggiore della sesta colonna è che i suoi membri si nascondono dietro una facciata di totale lealtà e devozione al governante. La quinta colonna opera apertamente, rendendo più facile identificarla e, se esiste la volontà politica, sopprimerla.

Smascherare la sesta colonna richiede una particolare competenza ideologica. Non basta semplicemente seguire gli ordini e rispettare la legge. Queste sono proprio le scappatoie attraverso cui la sesta colonna si infiltra nel sistema.

Negli Stati Uniti, il movimento MAGA ha oscillato tra il nucleo ideologico del populismo di destra e i neoconservatori alleati con sionisti dichiarati e sionisti “cristiani”.

I populisti si opponevano agli interventi all’estero (in particolare alla guerra con l’Iran), allo Stato profondo e alla classe di Epstein.

I neoconservatori e i sionisti sostenevano tutte e tre le cose: gli interventi all’estero, l’insabbiamento del caso Epstein e lo Stato profondo (di cui essi stessi fanno parte).

Inizialmente, entrambi gli schieramenti erano completamente fedeli a Trump. Ma i populisti difendevano sinceramente l’America, mentre i neoconservatori la consideravano semplicemente uno strumento per perseguire un’agenda completamente diversa. Trump ha respinto i primi e ha riposto la sua fiducia nei secondi.

Ha subito una sconfitta schiacciante e clamorosa, in gran parte perché ha mostrato un totale disprezzo per ciò che il popolo voleva. Il popolo americano si oppone alla guerra e alle pressioni straniere e vuole che vengano affrontati i propri problemi interni — cosa che Trump ha ignorato, peggiorando invece la situazione.

Non si è trattato quindi di un caso, ma di una conseguenza inevitabile.

Osservando questi sviluppi, dobbiamo trarre le nostre conclusioni: la sesta colonna non esiste solo in Russia; la sua stessa esistenza è inevitabile. Dopo decenni di influenza apertamente filo-occidentale e liberale, è quasi certamente diffusa tra le élite russe, dove probabilmente è particolarmente radicata.

C’è dell’altro: la Russia è bersaglio di una campagna deliberata di guerra asimmetrica. Questa guerra ha molti fronti e impiega numerosi metodi, ma la sua arma principale è proprio la sesta colonna. È lo strumento più efficace del nemico perché colpisce dall’interno, poiché l’elemento ostile è insediato all’interno delle strutture del potere, all’interno dello stesso apparato governativo, piuttosto che all’esterno, nell’opposizione (che potrebbe anche non esistere). Sono convinto che i nostri servizi di controspionaggio abbiano padroneggiato i princìpi della guerra asimmetrica. È giunto il momento di applicare queste competenze nella loro massima estensione.

A seguito della catastrofica sconfitta di Trump nelle elezioni di medio termine, gli eventi in tutto il mondo assumeranno un carattere particolarmente minaccioso. Tutte le speranze che la situazione sul fronte ucraino si risolva in qualche modo da sola sono irresponsabili e futili.

Il regime di Kiev ne uscirà ora rafforzato (Zelensky e i leader dell’UE erano convinti che Trump facesse il gioco della Russia, cosa che in realtà non era affatto vera), e non è difficile immaginare a cosa ciò porterà. Zelensky aveva già insultato sfacciatamente Trump in ogni occasione nelle ultime settimane, convinto che il presidente americano sarebbe uscito drammaticamente indebolito dalle elezioni di medio termine.

Dobbiamo riconoscere e analizzare attentamente tutto ciò che è accaduto negli Stati Uniti, così come quanto è successo nelle elezioni israeliane (la sconfitta di Netanyahu) e ciò che si sta ora verificando in Europa (dove tutto sta andando a fuoco).

Un capitolo particolare della storia contemporanea è giunto al termine. La fine di una cosa è l’inizio di un’altra. Ciò che conta è che la Russia partecipi a questo nuovo capitolo come soggetto indipendente, in modo attivo e deciso.


Di Aleksandr Dugin, multipolarpress.com

04.11.2026


Aleksandr Dugin. Filosofo russo. Dottore in Sociologia e in Scienze politiche, dottore di ricerca in Filosofia. Fondatore della scuola geopolitica russa e del Movimento eurasiatista.

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Fonte:

https://www.multipolarpress.com/p/how-zionism-brought-trump-to-ruin


Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org


Commenti (7)

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Mostra commenti 7 caricati
    1. Dario Lampa 5 novembre 2026

      Se fossi nei panni dei Russi non esulterei per questo suicidio politico di Trump & CO.
      I Dem , per i russi, potrebbereo essere assai peggiori dei Repubblicani anche se sono, mutatis mutandis, le due faccie dello stesso orrendo sistema. Staremo a vedere cosa succederà!

    1. alduccio 5 novembre 2026

      No, secondo me le cose non stanno cosi. L' America di Trump ha rinunciato all'egemonia mondiale da tempo ed il siparietto tra Vance e Trump delle ultime ore è indirizzato ai sionisti e vuol dire: "ho tentato fino all'ultimo di aiutarvi, purtroppo però ora dovrò sgomberare dal Medio Oriente ( e da altri posti)".

    1. maghi 5 novembre 2026

      trump ha riposto la sua fiducia nei neoconservatori sionisti e guerrafondai, perchè è un uomo amorale, avido, superbioso e lussurioso. Il peggio che può capitare a una nazione. Anche in tempi regolari avrebbe fatto danni enormi. Ora che siamo alla fine del capitalismo, sarebbe meglio che lo rimuovessero subito, per sostituirlo con un altro meno instabile e pericoloso. Speriamo che molti senatori repubblicani gli voltino le spalle.

    1. alduccio 5 novembre 2026

      I giochi sono appena cominciati. Sì, è vero, Trump ha perso in maniera consistente le Midterm, ma la grande occasione per i Tre che presto si incontreranno è regolare una volta per tutte la questione con lo stato profondo globale, quello che ha sua origine in Europa e che foraggia le quinte e seste colonne dei loro rispettivi paesi e che in questo momento mostra il fianco.
      Questi sono tempi di grandi cambiamenti.

    2. oriundo2006 5 novembre 2026

      Hai ragione. Dunque, a rigore, non è forse solo o tanto il preteso 'sionismo', che comunque esiste a prescindere, quanto un motivo di fondo che lo supera: che fare per restituire agli USA il primato assoluto che oggi è pesantemente insidiato dai 'sovranisti'. Il sionismo in altri termini è solo una chiave di volta necessaria per la supremazia, in tanto in quanto sostenga questo primato quantomeno a livello politico ed ideologico. Il religioso lasciamolo stare. E' già presente ovunque sotto traccia negl USA come in Europa. E' utile ma non determinante per gli USA come super-paese ed i tentativi 'noachici' non sono certo significativi.
      Ritorno sull' idea centrale: con o senza Trump gli USA devono assolutamente imporre la loro volontà egemonica sul resto del mondo se vogliono davvero assicurarsi il primato cui ambiscono, a destra come a sinistra: e le modalità sono sempre le stesse. Nessun commentatore osa immaginare una cosa semplicissima: lo sgambetto pesantissimo delle mid-term è una 'vendetta' per non aver attaccato a fondo l' Iran. Per essersi rifiutati di farlo nonostante le mille parole a vanvera. E chi può far propendere l'ago della bilancia politica negli USA, sappiamo chi, ha voluto dare un segnale pesantissimo sulla persona stessa di Trump. Vance dice il contrario di quello che oggi si pensa in certi ambienti...

    3. maghi 5 novembre 2026

      trump non HA POTUTO attaccare l'Iran. Ci sarebbe voluta un'offensiva di terra, che è quello che volevano gli iraniani. Una bella carneficina di soldati americani sarebbe stata la fine immediata dell'impero e perciò i vertici del pentagono non gliel'hanno concesso. In ogni caso il mondo di prima, della WWII e successivo è finito e ci aspetta una lungo e disastroso declino. E non per motivi politici, ma fisici. I miei auguri a tutti coloro che hanno meno di 50-60 anni.

    4. alduccio 5 novembre 2026

      Vedi sopra

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