Chi assicura la scuola?

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Di Francesca Picone per ComeDonChisciotte.org


Al via la nuova polizza sanitaria privata la cui adesione, volontaria e gratuita, è riservata al personale della scuola pubblica. Esplodono le contraddizioni e le domande.

Su cosa dovrebbero essere rassicurati i docenti se non sulla loro libertà di insegnamento?

Cosa vuol dire essere liberi di insegnare se non possedere prima di tutto la capacità di pensare, nutrita dal proprio amore per lo studio e dal proprio giudizio critico?

Quale segno dovrebbe porre in essere l’insegnamento se non quello acquisito dopo anni di ricerca?

L’insegnamento potrebbe e poteva essere un modo per imprimere un segno, per gettare un seme, a favore dell’umanità, non di chi la governa, depauperandola. Un lavoro e una missione. Cosa ne è rimasto oggi?

“Gli insegnanti portano sulle spalle il peso del mondo” ho sentito dire ripetutamente da una docente nel suo piccolo circolo di colleghe autoglorificanti. È divenuta una frase fatta, ripetuta spesso e volentieri da docenti che si vantano di sé stessi, del proprio ruolo, delle proprie conoscenze, non quelle che riguardano la materia che insegnano, ma quelle personali: una conoscenza nei piani alti; aver studiato da chi è oggi osannato; basta questo a fare un buon docente? Più aumenta la vanagloria del proprio ruolo, ho potuto notare origliando, meno si incentra il discorso e la passione sulla propria materia di insegnamento.

Cosa è diventato oggi il docente? Un pappagallo o un privilegiato? Una guardia del corpo di sé stesso? O della classe?

Viene data (anche questo ho sentito per bocca della vanagloria) per scontata come prima qualità di un bravo docente quella di saper tenere sveglia l’attenzione degli alunni, “tenere la classe”: ogni metodo è buono, anche quello di passare di palo in frasca, di cambiare traccia e argomento di continuo, di cambiare ogni due minuti anche il tono della voce, di non parlare in modo monocorde, mai e poi mai. Quale sarebbe quindi questa qualità prima di un bravo docente? Trasmettere un sapere o essere un attore elettrizzante? Più elettrizzante ancora degli Smart e di un mondo digitale ipnotizzante?

Quanto sono pochi i docenti, eroi dileggiati, che ancora si sforzano di insegnare a leggere, scrivere e far di conto; quelli che si battono ogni giorno al che i loro studenti acquisiscano davvero un merito, una nuova conoscenza, una capacità di pensiero autonomo e di esercizio creativo. Nell’Italia del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dove è andato a finire questo merito?

Corsi di aggiornamento sull’autoapprendimento dell’AI. Eserciti come insegnanti di guerra da ospitare in classe, dove è finito il contenuto della materia di insegnamento? Cosa è diventato il docente? Da faro per le intelligenze e promotore dell’autonomia del pensiero critico a servo del capitalismo disumanizzante. Non si insegna più una materia, ma si insegna a “formulare i prompt giusti” .Ed ecco che il docente senza volerlo e senza nemmeno accorgersene può diventare il kapò, colui che credendo di liberare il popolo oppresso fa invece le veci del padrone: proprio il rischio che un buon liberatore non deve correre, come ci insegnava, quando di insegnanti ne esistevano ancora, Paulo Freire, nella sua “Pedagogia degli oppressi”.

E veniamo alla nuova assicurazione sanitaria per docenti, la stessa che coprirà anche il personale Ata, i dirigenti scolastici, il personale educativo ed amministrativo, compreso quello dislocato fuori dalla scuola, gestita ed erogata da UniSalute (gruppo Unipol), Poste Assicura Spa e Intesa San Paolo Protezione Spa. Ne vengono descritti i limiti: potersi rivolgere solo alle strutture convenzionate; non coprire spese per esaurimento nervoso che nella scuola non è cosa rara; limiti delle spese in certi casi; un esempio: solo 4 impianti osteointegrati in bocca, 600 euro ciascuno, 2.400 euro ogni anno. Ma non sono questi i soli limiti principali che io ravvedo.

Di cosa si tratta? Niente a che fare con la debole assicurazione medica data dalla scuola che copre, per quello che può, sinistri ed eventi avvenuti, appunto, a scuola. Questa nuova copertura assicurativa volontaria e gratuita, istituita con Decreto legge n.25 del 14 marzo 2025, è, virtualmente, una vera e propria équipe medica plurispecializzata al servizio continuo e costante del personale scolastico e non ha niente a che fare con il mestiere esercitato né con il luogo in cui lo si esercita.

Una volta data la propria adesione a questa polizza sanitaria che è stata finanziata intanto per 4 anni, e che dura per i lavoratori del comparto scuola il tempo in cui il contratto di lavoro perdura, non oltre, attenzione, non si può retrocedere; impossibile disdire. Mi viene in mente ciò che si dice per le logge massoniche: facile entrare, impossibile uscire.

Già di primo acchito questi nuovi docenti assicurati sembra debbano essere circondati da medici come i giocatori di una squadra di calcio, per assicurare una buona prestazione, monitorati e curati a spese della Società in ogni istante. Solo che la Società in questo caso è lo Stato, ma uno Stato che sta diventando sempre più un’Agenzia privata. Ogni assicurato difatti farà crescere i guadagni delle Assicurazioni private, con fondi pubblici.

Peggio ancora, se si considera che questa assicurazione avviene nel contesto più ampio di una privatizzazione della sanità, di cui vediamo bene i segni anticipatori: dalle file e i tempi di attesa che di fatto rendono impossibile il ricorso alla sanità pubblica alla spersonalizzazione anche del ruolo del medico, laddove il modello assistenziale basato sul medico di famiglia sarà neanche tanto lentamente sostituito da quello delle cosiddette Case di comunità, anonime, massive e distanti.

La privatizzazione della sanità in questa nuova assicurazione per i docenti fa il paio con la privatizzazione della scuola, se si considera che i fondi per coprirla provengono da fondi sottratti alle stesse scuole, alle spese che queste devono sostenere per la gestione amministrativa e didattica. La sottrazione dei fondi è agli atti ed è denunziata dai sindacati FLC e CGIL .

Cosa ne deriverà? Se oggi, ad esempio, le famiglie che mandano i bambini a scuola devono autofinanziarsi per comprare i gessetti, la lavagna e tutto il materiale di base che serve al docente in classe, domani, vedendosi tagliati anche i fondi dedicati a queste spese per finanziare questa nuova assicurazione integrativa, la quota “volontaria” da versare equivarrà alla quota da versare ad una scuola privata. Il segno dell’imbroglio è di già evidente, ancora di più se si considera che le spese che l'insegnante sostiene con la sua carta del docente non sempre vanno a beneficio del suo mestiere, poiché capita e non di rado che questa carta venga usata per fini privati, come facente parte del privilegio di una casta.

Alla carta docente, che alcuni sindacati vorrebbero fosse inserita in busta paga e che, sebbene miserrima ed in libera caduta quanto ai suoi fondi, doveva servire a rendere possibile una lezione, approfondita, creativa, intelligente, oggi si aggiunge un altro privilegio, questa assicurazione, che ha un massimale di 600mila euro e che con lo svolgimento del ruolo e del mestiere di docente non ha niente a che fare, a meno che non si vogliano considerare gli interventi chirurgici di ortopedia e traumatologia (sempre che siano concessi anche qualora il trauma nasca in conseguenza di fatto violento avvenuto a scuola, la qual cosa non è specificata):

Ricovero per grande intervento chirurgico; ricovero senza intervento chirurgico per grave evento morboso; day hospital; intervento chirurgico ambulatoriale; prevenzione odontoiatrica; implantologia; assistenza per non autosufficienza permanente; tariffe agevolate per prestazioni sanitarie riservate ai familiari; servizi di consulenza.

Quanto costa questo piano assicurativo di quattro anni per tutti i docenti che ne faranno richiesta? 320 milioni di euro. Parte di questi fondi provengono, come si è detto e come lo stesso Ministero precisa, da fondi destinati al “funzionamento delle istituzioni scolastiche”.

Al danno, per i contribuenti italiani che non appartengono a nessuna casta, si aggiunge la beffa. Sì, perché, qualora un docente pur avendo sottoscritto questa assicurazione pagata dai contribuenti decida di servirsi invece del servizio pubblico e riesca anche a beneficiarne effettivamente, anche con intervento chirurgico, in tal caso al docente verrebbe dato un premio in danaro: “la Società corrisponde un’indennità giornaliera di € 50,00, con applicazione di una franchigia di 5 giorni, entro il limite massimo di 40 giorni per ciascuna annualità”.

Incredibile ma vero. C’è chi, malato e magari anche disoccupato quindi senza stipendio, oppure anche docente, ma più che precario, che lavora solo tramite supplenze brevi di pochi giorni (da considerare anche la prima ipotesi precedente alla contrattazione con i sindacati che prevedeva questa polizza riservata esclusivamente ai dipendenti con contratto a tempo indeterminato, di ruolo), non può permettersi una cura, né pubblica, ridotta la sanità pubblica al lumicino, né privata, costosissima; c’è chi, invece, pur avendo uno stipendio che comprende anche i giorni di assenza per malattia, ha cure private pagate dal pubblico e se volesse e riuscisse con le conoscenze giuste ad usufruire comunque della sanità pubblica, mbé, in quel caso verrebbe addirittura pagato. Esplicitata dallo stesso Ministero (vedi pag.26) si chiama “indennità sostitutiva da ricovero”. Rubare ai poveri per dare ai ricchi. Io, tutta questa faccenda, la sintetizzo così.

Non stupisce vedere di questi giorni una brutta storia, in una scuola a caso di questa società perversa: la storia della docente accoltellata da un ragazzino integrato, italiano e senza senso e salvata da un ragazzino senza famiglia e senza la sua terra natia sotto i piedi. Da dove viene lo straniero? Dal Congo, lì dove l’Europa esporta la guerra.

Infine, una postilla, presente agli atti di questa polizza privata per dipendenti pubblici istituita con decreto legge: che succede se un libero lavoratore del comparto scolastico partecipa ad una manifestazione, una rivolta, magari proprio per difendere la sanità pubblica e la scuola pubblica, e ne esce con le ossa rotte? L’Assicurazione lo tratterà come fosse un drogato.

Nessuna copertura sanitaria in questo caso come in quello del drogato. Questo è solo un piccolo cavillo che dice quanto sia lesiva della libertà di pensiero questa forma di welfare capitalistico e come questo sistema, nel profondo, renderà gli assimilati, gli assoggettati, ancora più servi.


Di Francesca Picone per ComeDonChisciotte.org

24.09.2026




Commenti (2)

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    1. akel 25 settembre 2026

      «Cosa vuol dire essere liberi di insegnare se non possedere prima di tutto la capacità di pensare…»
      Quindi l’autrice «nutrita dal proprio amore per lo studio e dal proprio giudizio critico» e, perché no?, «dopo anni di ricerca» deve saper spiegare cosa è il pensiero, la sua genealogia, i meccanismi che lo fanno funzionare, come questi meccanismi sono influenzati da fattori culturali, genetici, emozionali… E l’autrice deve avere anche un metodo molto chiaro per determinare i livelli di questa «capacità di pensare». Sarebbe molto interessante se spiegasse tutto questo. Una vera rivoluzione el sapere umano.
      O forse, come è tipico dei difensori e, ironica coincidenza, anche degli educatori della «civiltà occidentale», l’autrice stabilisce come fondamento («prima di tutto» scrive) della libertà d’insegnamento qualcosa che non sa cosa sia? Sembra proprio sia il destino di tutti fondamenti della «civiltà occidentale»: non poter essere spiegati da chi li proclama e difende.

    1. ric 25 settembre 2026

      quello che non capisco come mai , nel 1960 , in Piemonte , un paesetto di montagna , alle medie avevo una insegnante che da sola , ( PEROTTI ANNA , di Milano) ci erudiva con una professionalità sconosciuta al mondo scolastico odierno
      Su materie : latino . storia , geografia , italiano , ed epica, aveva 16, ore settimanali a sua disposizione , su 25 circa totali la cui differenza restava per matematica , francese , ginnastica e religione.

      i libri erano ereditati da amici / parenti o comperati usati...che restavano in uso per almeno 5/6 anni .

      Ora alle medie si alternano almeno un insegnante per materia , ognuno adotta i libri che le case editrici suggeriscono che cambiano ogni anno almeno la copertina ed il prezzo ovviamente.

      a volte mi chiedo .A che cazzo il ministro della pubblica istruzione ???

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