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BERNARD MADOFF: L'IMBROGLIONE DI WALL STREET


DI JAMES PETRAS

James Petras analizza il serio colpo involontariamente inferto al sistema capitalista finanziario mondiale, alla sua schiera di ricchi spennati da “uno di loro”, e al sionismo, alla sua lobby negli USA e alle miriadi di sue organizzazioni satellite ai margini del fallimento, così come l’involontario ribilanciamento (“divina provvidenza”) delle ingiustizie sociali.

“Non avremmo mai pensato che ci avrebbe fatto ciò, era uno dei nostri”
Membro del Country Club di Palm Beach

Introduzione alla Super Truffa

Il broker di Wall Street Bernard Madoff (“Bernie”) Madoff, già presidente del NASDAQ, un investitore rispettato e riverito, ha confessato di aver attuato la più grande frode della storia, una truffa da 50 miliardi di dollari. Bernie era conosciuto per la sua generosa filantropia, specialmente per le cause sioniste, ebree e israeliane. Negli anni 60 per qualche tempo bagnino a Long Island, Bernie ha lanciato la sua carriera finanziaria raccogliendo fondi da alcuni colleghi, amici e vicini tra gli Ebrei più ricchi nei settori di Long Island, Palm Beach, in Florida e a Manhattan, promettendo un ritorno a fronte di modesto investimento, costante e sicuro, dal 10 al 12%, coprendo ogni ritiro attraverso il sistema Ponzi*: utilizzo dei fondi di nuovi investitori che pregavano decisamente Bernie affinché li spennasse. Madoff da solo ha gestito almeno 17 miliardi di dollari. Nel corso di circa quattro decenni si è costruito una clientela, che comprendeva anche alcune delle più importanti banche e istituti d’investimento di Scozia, Spagna, Inghilterra e Francia, come pure i principali fondi speculativi negli USA. Madoff ricavava la maggior parte dei fondi da una rete di ricchi clienti privati acquisiti attraverso broker che lavoravano su commissione.

Tra i clienti di Bernie un gran numero erano milionari e miliardari della Svizzera, di Israele e altrove, come i più importanti fondi speculativi USA (RMF Division di Man Group e Tremont). Gran parte dei clienti straricchi truffati imploravano Madoff di accettare il loro denaro, imponendo egli stesso delle rigide condizioni ai suoi clienti potenziali: egli insisteva perché essi avessero delle raccomandazioni da investitori esistenti, depositassero una somma conseguente, e garantissero la propria solvibilità. I più si consideravano fortunati di avere i fondi accettati a Wall Street da un così rispettato ed altolocato… imbroglione. Il messaggio standard di Madoff era che il fondo era chiuso… ma poiché essi venivano dallo stesso mondo (membri di consigli d’amministrazione di organizzazioni di beneficienza ebraiche, organizzazioni pro Israele per la raccolta di fondi, o i “buoni” country club) o visto che erano legati a un amico, un collega, o precedenti clienti, lui avrebbe preso il loro denaro.

Madoff ha creato degli organismi di consulenza comprendenti dei membri distinti, ha fatto importanti donazioni a musei, ospedali e a stimate organizzazioni culturali. Era un membro celebre di Country Club esclusivi a Palm Beach e Long Island. La sua reputazione era elevata dal fatto che i suoi fondi erano noti per non aver subìto alcuna perdita quale che fosse l’annata – un argomento chiave di vendita per attirare investitori milionari. Madoff condivideva coi suoi clienti ultra ricchi (ebrei e non ebrei) uno stile di vita d’elite, e una mescolanza di filantropia culturale e di profitto finanziario modesto. Madoff s’imponeva ai suoi colleghi per il parlare dolce basato su un’apparenza “di esperienza” che fa autorità, coperto da una vernice di collegialità elitaria, un impegno profondo verso il Sionismo e le amicizie di lunga data.


[Bernard Madoff]

Il mega-fondo di Bernie aveva in comune parecchie caratteristiche con delle recenti truffe di alto livello: le elevate e costanti rendite su investimento, non uguagliate nel mondo del broking; un’assenza di controllo da parte di terzi; una società contabile retrostante fisicamente incapace di fare delle revisioni contabili su operazioni implicanti miliardi di dollari; un’operazione di broking operante direttamente sotto il suo controllo e un completo black-out su ciò in cui egli realmente investisse. Le evidenti similitudini delle caratteristiche con altri truffatori sono state trascurate dai ricchi e celebri, dagli investitori sofisticati e da consulenti lautamente pagati, quelli di Harvard con Master in Business Administration e dall’intera armata dei regolatori del SEC (Security and Exchange Commissions) perché costoro erano completamente implicati nella cultura corrotta del “prendi i soldi e scappa” e “se lei riesce là dentro non faccia domande”. La reputazione di saggezza superiore di un Wall Streeter Ebreo di successo nutriva le illusioni dei ricchi e gli stereotipi dei milionari non ebrei.

La Grande Truffa

Il fondo d’investimento di Madoff non si occupava che di una clientela ristretta di pluri-milionari e miliardari che conservavano i loro capitali in investimenti a lungo termine; gli occasionali ritiri erano di quantità limitata ed erano facilmente coperti raccogliendo nuovi fondi dai nuovi investitori che si battevano per avere accesso alla gestione del denaro da parte di Madoff. I grandi investitori a lungo termie prevedevano di trasmettere le loro economie ai propri eredi o di utilizzarle eventualmente per la pensione. Delle personalità della comunità e altre persone che potevano aver bisogno di ritirare una parte del loro denaro per un’occasione festiva come un matrimonio o un bar mitzah con invitati celebri, potevano ritirare una parte dei propri risparmi poiché Madoff non aveva alcun problema a coprire i ritiri attirando i fondi di ricchi direttori d’atelier tessili che sfruttano gli impiegati e di fabbriche di imballaggi nocivi per carne, e di ricchi proprietari di slums. Madoff non era Robin Hood, i suoi contributi filantropici ad opere caritatevoli lo aiutavano ad avere accesso ai ricchi che facevano parte dei consigli d’amministrazione delle istituzioni beneficiarie delle sue prodigalità, e a provare che lui era “uno di loro”, una sorta di “intimo” dei super ricchi appartenente alla stessa classe d’elite. Lo choc, la paura e gli attacchi cardiaci che hanno seguito la confessione di Madoff che egli “dirigeva un affare alla Ponzi” ha provocato collera a causa del denaro perso e il crollo della classe ricca, nonché l’imbarazzo di sapere che i più grandi sfruttatori mondiali e i più abili imbroglioni di Wall Street si sono totalmente “fatti fregare” da uno dei loro. Non soltanto hanno perso molti soldi, ma l’immagine che essi avevano di se stessi, ricchi, così distinti e appartenenti a “un gruppo superiore”, è stata seriamente scossa. Si sono trovati a subire la stessa sorte di tutti i miserabili che loro stessi avevano precedentemente truffato, sfruttati e spodestati nella loro ascensione alla cima. Non c’è niente di peggio per l’ego di un truffatore rispettabile che il farsi fregare da un altro truffatore. Il risultato è che un certo numero dei più grandi perdenti ha fino ad oggi rifiutato di dare il proprio nome o l’ammontare delle somme perse, agendo invece tramite avvocati per attaccare altri perdenti.

Il Lato Positivo della Super Truffa di Madoff (La Giustizia si Manifesta Inavvertitamente)

Mentre è possibile comprendere come i ricchi e super ricchi che hanno perso gran parte della pensione e dei fondi d’investimento siano unanimi nella loro condanna e nel loro grido di tradimento e come gli editoriali di tutti i giornali e settimanali prestigiosi si siano uniti al coro dei critici moralizzatori, ci si può felicitare delle Buone Azioni di Madoff, anche se in seno alla sua condotta fraudolenta ciò non era intenzionale.

Perciò vale la pena di fare la lista delle conseguenze positive della super truffa di Madoff. Per prima cosa l’intera truffa da più di 50 miliardi di dollari può seriamente minare il finanziamento sionista USA alle colonie israeliane illegali nei territori occupati, diminuire i finanziamenti che permettono all’AIPAC di acquisire influenza al Congresso e di finanziare campagne di propaganda a favore di un attacco militare USA preventivo contro l’Iran. La maggior parte degli investitori dovrà diminuire o smettere l’acquisto di buoni del tesoro israeliani, i quali sovvenzionano il budget militare di questo stato.

In secondo luogo, la truffa ha gettato ancor più discredito sui fondi altamente speculativi che male accusano il colpo di fronte ai ritiri massicci causati dalle enormi perdite. I fondi di Madoff facevano parte di una delle ultime restanti operazioni “rispettate” che continuassero ad attirare investitori, ma con le ultime rivelazioni questo potrà accelerare la loro scomparsa. I loro promotori congedati dovranno forse fornire una giornata lavorativa onesta e produttiva.

In terzo luogo, la frode di Madoff su larga scala e durante un lungo periodo non è stata riconosciuta dalla SEC nonostante almeno due inchieste. Come risultato, c’è una totale perdita di credibilità di tale organismo. Più in generale, lo scacco della SEC dimostra l’incapacità delle agenzie di controllo del governo capitalista di smascherare le grandi truffe. Questo scacco solleva la questione di sapere se delle alternative agli investimenti a Wall Street siano preferibili allo scopo di proteggere il risparmio e i fondi pensione.

Quarto, l’associazione a lungo termine di Madoff con NASDAQ, ivi compreso il fatto che egli ne sia stato presidente proprio mentre derubava i suoi clienti di miliardi di dollari, mette in evidenza che i membri e dirigenti di questa borsa di scambio sono incapaci di riconoscere un truffatore, e sono inclini a sottovalutare la condotta traditrice di “uno di loro”. In altri termini, il pubblico che investe non può più rimettersi a coloro che occupano funzioni elevate in seno al NASDAQ come se costoro fossero persone probe. Dopo Madoff, occorre forse pensare di tornare allo spesso materasso sotto cui conservare in tutta sicurezza ciò che resta dei risparmi familiari.

Il quinto punto è che i consulenti d’investimento delle grandi banche europee, asiatiche e americane, i quali amministrano miliardi di risparmi non hanno effettuato alcun controllo, invece necessario, sulle operazioni di Madoff. Lasciando da parte le gravi perdite delle banche, decine di migliaia di ricchi e super ricchi influenti hanno perduto tutte le loro ricchezze accumulate. Risultato, una perdita totale di fiducia nelle banche di punta, e negli strumenti finanziari nonché un discredito generale in ciò che concerne “il sapere dell’esperto”. Il risultato è un indebolimento del dominio finanziario sulla maniera d’investire, e la scomparsa di una parte importante della classe dei “réntiers” parassiti, che si arricchivano senza produrre beni utili o fornire servizi necessari.

Il sesto punto è che siccome la maggior parte del denaro rubato da Madoff veniva dalle classi superiori del mondo intero, la sua condotta ha ridotto le ineguaglianze – egli è quindi il più grande livellatore dall’introduzione della tassa progressiva sul profitto. Rovinando i miliardari e mandano in fallimento i milionari, Madoff ha diminuito la loro capacità di utilizzare le proprie ricchezze per influenzare a proprio favore i politici – aumentando così il potenziale d’influenza politica di settori della società delle classi meno influenti… ed ha rinforzato inavvertitamente la democrazia a detrimento delle oligarchie della finanza.

Il settimo punto è che truffando amici di vecchia data, investitori etno-religiosi che si son fatti da soli, membri di Country Club funzionanti su una base etnica ristretta, e membri imparentati, Madoff mostra che la finanza capitalista non ha alcun rispetto per le pietà del quotidiano: piccoli e grandi, santi e profani, tutti sono subordinati alla dominazione del capitale.

Ottavo punto, tra i numerosi investitori rovinati a New York e in Nuova Inghilterra, si trovano proprietari di atelier sfruttatori (abbigliamento di marca e fabbricanti di giocattoli) e qualcuno che non pagava neanche il salario minimo alle donne e ai lavoratori immigrati, altri che sfrattavano gli affittuari poveri e altri ancora che privavano della pensione i lavoratori prima di trasferire gli affari in Cina. In altri termini, la truffa di Madoff è una sorta di punizione secolare “divina” per i crimini passati e presenti contro i lavoratori e i poveri. Inutile dire che questo “inconsapevole Robin Hood” non ridistribuiva il denaro rubato dagli sfruttatori agli sfruttati, ma ne reinvestiva una parte nelle sue organizzazioni caritatevoli per migliorare la sua immagine di filantropo e ricompensare i suoi investitori iniziali i quali avevano sostenuto questa truffa di tipo Ponzi.

Punto nove, Madoff ha inflitto un serio colpo agli antisemiti che affermano che ci sia una “cospirazione ebrea famigliare per derubare i non ebrei” sotterrando per sempre queste voci. Tra le principali vittime di Madoff si trovano i suoi amici e colleghi ebrei più vicini, gente che condivideva il pasto del Seder (Pasqua ebraica, ndt) e frequentava le stesse sinagoghe d’alto borgo di Long Island e Palm Beach.

La discriminazione praticata da Bernie nella scelta dei suoi clienti si faceva sulla base della loro ricchezza e non sull’origine nazionale, razziale, religiosa o sull’orientamento sessuale. Egli è una personalità ecumenica e un ardente difensore della mondializzazione. Non v’è niente di etnocentrico in Madoff: egli ha truffato la banca anglo-cinese HSBC di 1 miliardo di dollari e di parecchi milioni il ramo olandese della banca belga Fortis, di 1,4 miliardi la Royal Bank of England, la banca francese BNP Paribas, la banca spagnola Banco Santader, la banca giapponese Nomura, senza menzionare i fondi speculativi a Londra e negli Stati Uniti, che hanno ammesso di aver fatto investimenti presso Investment Sécuritées di Bernard Madoff. In effetti, Madoff è il simbolo del moderno, alla moda, politicamente corretto, multiculturale, internazionale…. imbroglione. La facilità con cui ha estorto il loro denaro ai super ricchi d’Europa ha provocato il seguente commento di un consulente d’affari di base a Madrid: “individuare e abbattere i più ricchi di Spagna era come accoppare delle foche…” (Financial Times, 18 dicembre 2008, p. 16).

Il decimo punto è che la truffa di Madoff andrà probabilmente a rinforzare l’autocritica e indurre un’attitudine di maggiore diffidenza nei confronti di altre persone suscettibili di attirare la fiducia presentandosi come fini conoscitori finanziari. Tra gli ebrei autocritici, alcuni saranno meno inclini a fare affidamento nei broker semplicemente perché essi sono dei supporter zelanti d’Israele e dei generosi donatori a fondi destinati ai Sionisti. Questo non è più una garanzia adeguata di condotta etica né un certificato di buona condotta. In effetti, tutto ciò può sollevare dei sospetti verso quei broker che sostengono a oltranza Israele e promettono un ritorno sugli investimenti elevato e costante a coloro i quali difendono localmente la causa sionista – chiedendosi se questo business del “ciò che è buono per…” non sia in realtà una copertura per una nuova truffa.

L’undicesimo punto, il conclusivo, è che la scomparsa dell’impresa di Madoff e delle sue ricche vittime ebree liberali sta per avere ripercussioni negative sulle donazioni fatte alle 53 principali organizzazioni ebree americane, a numerose fondazioni di Boston, Los Angeles, New York e altrove ancora, nonché al ramo militarista del partito democratico legato a Clinton/Schumer (Madoff li finanziava entrambi come anche altri supporter incondizionati d’Israele al Congresso). Ciò potrebbe aprire il Congresso a un dibattito sulla politica in Medio Oriente senza dar luogo ai virulenti attacchi abituali.

Conclusioni

La truffa di Madoff e la sua condotta fraudolenta non sono il risultato di uno scacco morale personale. Esse sono il prodotto di un imperativo sistemico e d’una cultura economica, che plasmano i circoli più elevati del nostro sistema di classi. L’economia su carta, i fondi speculativi e tutti gli “strumenti finanziari sofisticati” sono tutti dei “sistemi Ponzi” – non sono fondati sulla produzione e la vendita di beni e servizi. Essi sono delle scommesse finanziarie sulla crescita finanziaria su carta basata sui sicuri investitori futuri i quali retribuiscono i precedenti investitori.

Lo scacco della SEC era totalmente prevedibile e sistemico. I regolatori sono selezionati tra i regolati, da essi dipendono e si riferiscono ai loro giudizi, alle loro affermazioni e alle loro revisioni contabili. Essi sono strutturati in modo da mancare i “segni” e da impedire “troppa regolazione” dei loro superiori finanziari. Madoff ha agito nell’ambiente di Wall Street laddove tutto passa, dove l’impunità per degli ultra-sovvenzionamenti o per delle super-truffe è la norma. In quanto truffatore individuale egli ha truffato alcuni dei suoi più importanti avversari istituzionali a Wall Street. La totalità del sistema di ricompensa e di prestigio beneficia coloro i quali sono i migliori a manomettere i libri contabili, a coprire le tracce scritte delle frodi, e che hanno delle vittime che costantemente li supplicano di farsi abbindolare. Che Mensch, questo Madoff!

Nell’arco di qualche giorno, un individuo, Bernard Madoff, ha inferto un colpo più grosso al capitalismo della finanza mondiale, a Wall Street e alla lobby statunitense Sionista/ Agenda Israël in testa, di quello inferto da tutta la sinistra USA ed europea messe assieme nel corso dell’ultimo secolo! È riuscito meglio lui a ridurre le ampie disparità a New York che tutti i governatori riformisti e tradizionalisti, democratici e repubblicani, i sindaci, bianchi, neri, cristiani, ebrei, negli ultimi due secoli.

Alcuni teorici della cospirazione di estrema destra affermano che Bernie è un agente segreto islamo-palestinese (di Hamas) che ha deliberatamente agito per minare la base finanziaria dello stato d’Israele e delle sue fondazioni e dei suoi sostenitori più generosi, potenti, e influenti negli USA. Altri affermano che egli è un Marxista in ombra, che truffa con molta prudenza allo scopo di discreditare Wall Street e di far passare miliardi di dollari ad organizzazioni clandestine radicali – dopo tutto… chi sa che fine hanno fatto i miliardi perduti? Contrariamente agli esperti di estrema sinistra, blogger e contestatori manifestanti, le cui ferventi attività non hanno effetto alcuno sui ricchi e i potenti, Madoff ha piazzato i suoi colpi là dove fa più male: i loro enormi conti in banca, la loro fiducia nel sistema capitalista, la loro stima di sé e, sì, addirittura il loro benessere cardiaco.

Questo vorrebbe dire che noi a sinistra dovremmo formare un Comitato di Difesa Bernie Madoff, e invocare un finanziamento identico a quello che Paulson istituì per i suoi compagni della Citibank? Dovremmo proclamare: “eguaglianza di sovvenzionamento per uguali truffatori”? Dovremmo sostenere la sua partenza (o il suo diritto al ritorno) in Israele per evitare di esser giudicato? Suggerire una pensione israeliana per Bernie rischia di essere mal visto da molte delle sue vittime ebree.

Non c’è alcuna ragione di innalzare delle barricate per Bernard Madoff. Basta riconoscere che egli ha reso un servizio storico alla giustizia popolare per sbaglio, minando certi pilastri finanziari di un sistema di classi profondamente ingiusto.

Postscriptum

Sarà per pura ammirazione o a causa dei legami clandestini con Madoff che il nostro attuale guardasigilli, Michael Mukasey, si ritira dall’inchiesta? Altre persone tutte altrettanto importanti e influenti sono quasi certamente legate all’affare Madoff, e non soltanto delle “vittime”. Si fa fronte ad un grave caso di “Affare di Stato”… Nessuno riesce a credere che un’unica persona abbia potuto da sola montare questa truffa di tale ampiezza e durata. Così come nessun inquirente serio può credere che i 50 miliardi di dollari siano semplicemente “scomparsi” o siano stati messi da parte su dei conti personali.

James Petras

James Petras, ex professore di sociologia all’Università di Binghamton, a New York, è membro da più di cinquant’anni della lotta di classe, consigliere per i senza terra e senza lavoro in Brasile e in Argentina. E’ co-autore di Globalization Unmasked (Zed Books). Petras ha pubblicato recentemente il libro Zionism, Militarism and the decline of US Power (Clarity Press, 2008). Email: [email protected]

* Sistema Ponzi

Questo sistema porta il nome di un celebre truffatore americano, Charles Ponzi, un italiano emigrato negli Stati Uniti nel 1903. In meno di 15 anni egli è divenuto multimilionario truffando migliaia di creduli investitori.

Costui utilizzava un sistema molto semplice: prendeva il denaro dalle persone e prometteva loro delle rendite sull’investimento del 50% in 45 giorni. Ovviamente gli investimenti di Ponzi non potevano avere un tale rendimento. In effetti, egli finanziava il pagamento dei suoi investitori servendosi del denaro di nuovi investitori attirati dalle voci a proposito di mirabolanti guadagni. Egli ebbe un successo folle, tale che aveva assunto decine d’agenti per lavorare per conto del suo “fondo d’investimento”. Non solo Ponzi era divenuto straricco, era diventato il simbolo della riuscita del business negli Stati Uniti.

Egli rovinò a causa di un negoziante di mobili che ha perseguito Ponzi perché non aveva ricevuto una mazzetta. La mancanza di liquidità di Ponzi venne a galla, i sospetti di truffa vennero in luce. Giudicato due volte, fu inviato in carcere una volta per 5, l’altra per 9 anni. Scappò e si rifugiò in Florida dove ricominciò a sfruttare il suo filone ma stavolta concentrandosi sul fondiario. Condannato nuovamente e imprigionato morì senza un soldo in Brasile ove si era successivamente rifugiato. Da allora, qualsiasi truffa che utilizzi questo sistema di pagamento dei vecchi investitori con il trucco degli investimenti di nuovi “polli” è chiamata “sistema Ponzi”. Ci sono varie forme di “sistemi Ponzi”, tra cui il sistema detto piramidale dove ogni investitore beneficia della frode esercitata sul successivo. Non è il caso di Madoff che era il solo a guadagnare dal suo sistema di truffe alla Ponzi. Madoff è stato denunciato alla polizia finanziaria da uno dei suoi figli.

Titolo originale: Bernard Madoff: l’Escroc de Wall Street Frappe Involontairement Un Grand Coup En Faveur De La Justice Sociale
Fonte: www.planetenonviolence.org
Link
20.12.2008

L’articolo in inglese è consultabile sul sito Dissident Voice all’indirizzo:
http://www.dissidentvoice.org/2008/12/bernard-madoff-wall-street-swindler-strikes-power

Introduzione e traduzione in francese di Mireille Delamarre per www.planetenonviolence.org

Traduzione italiana per Comedonchisciotte.org di ANGELO S.

Pubblicato da

  • Eli

    Mi diverte quando i ricchi piangono, è la prova dell’esistenza della giustizia divina. E l’avidità viene sempre punita. Bravo Madoff, ex-bagnino di Palm Beach, che si è fatto strumento del karma. Bisognerebbe ringraziarlo.

  • lekumberri

    50 miliardi di dollari non spariscono in niente.

    Si puo’ ipotizzare che sia un sistema per trasferirli a qualcuno, o a qualche stato, o a qualche organizzazione, o a …… .

    Ad esempio per costituire dei fondi neri per utilizzarli per operazioni che non sta bene farle alla luce del sole?

  • nessuno

    Punto nove, Madoff ha inflitto un serio colpo agli antisemiti che affermano che ci sia una “cospirazione ebrea famigliare per derubare i non ebrei” sotterrando per sempre queste voci. Tra le principali vittime di Madoff si trovano i suoi amici e colleghi ebrei più vicini, gente che condivideva il pasto del Seder (Pasqua ebraica, ndt) e frequentava le stesse sinagoghe d’alto borgo di Long Island e Palm Beach.
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    Questa è una emerita cazzata il fatto che un ebreo abbia derubato degli ebrei non sotterra un bel niente anzi conferma il fatto che i giudei cercano sempre e comunque di lucrare il più possibile a danno dei goym e questa volta se lo sono preso nel lato b.
    Vorrei solo che fosse vero il fatto che sono stati messi in braghe di tela i finanziatori di israele ma per ora tutto tace e non credo si saprà molto di più.
    Mi piacerebbe che i ricchi giudei sionisti cascassero nella rete di 100 madoff

  • Eli

    Tutte ipotesi validissime, le tue. Potrebbe anche averli messi in Svizzera o alle Cayman.

  • Tao

    BERNARD MADOFF E IL ROMANZO DELLA GRANDE TRUFFA

    DI MARIO CALABRESI
    La repubblica

    Bernard Madoff e sua moglie Ruth, 70 e 67 anni, chiusi nell’ attico da sette milioni di dollari nell’ Upper East Side, hanno passato la vigilia di Natale a preparare cinque pacchetti regalo. Il primo conteneva 13 orologi, incartati uno per uno, una collana di diamanti, un anello di smeraldi e due paia di gemelli, per un valore superiore al milione di dollari. In altre due buste avevano infilato un braccialetto e quattro spille di brillanti, una collana di giada e tre orologi d’ oro tempestati di diamanti di Cartier e di Tiffany. Nessuno sa cosa ci fosse negli ultimi due pacchetti. Prima che facesse buio li hanno spediti ai due figli, al fratello di Bernie e a una coppia di amici in Florida. Ora sono tutti nelle mani dell’ Fbi. Thomas Liccardi e sua moglie Edith camminano a fatica e hanno le facce terrorizzate: hanno 86 e 84 anni, vivono in una casa di cura per anziani poco a nord di Manhattan e avevano investito tutti i risparmi di una vita nel fondo di investimento di Bernard Madoff.

    Thomas, ha raccontato al New York Times, di aver fatto il contabile per tutta la vita e di aver programmato in ogni dettaglio la vecchiaia sua e della moglie: non voleva sorprese e aveva garantito a Edith di aver messo da parte abbastanza per poter pagare ogni anno i 130mila dollari necessari per alloggio e cure mediche. Ora non hanno più nulla e forse non hanno più né il tempo né le energie per fargli causa, per cercare di recuperare qualcosa. Sono perduti e il loro sguardo vaga nel vuoto. La truffa del secolo è come un vulcano in continua attività: erutta senza sosta rivelazioni, colpi di scena, suicidi, nomi di truffati, facce sfatte di vittime. Le sue colate quotidiane distruggono fondi pensione, associazioni benefiche, università, amicizie e dividono intere comunità. La più grande frode di tutti i t empi – 50 miliardi di dollari andati in fumo – si conclude alle 8 e 30 del mattino dell’ 11 dicembre scorso quando un gruppo di agenti federali entra in casa di Bernard Madoff e lo arresta con l’ accusa di truffa. Il suo prestigioso fondo d’ investimento non era altro che una catena di Sant’ Antonio, in cui i soldi versati da chi entrava per ultimo servivano a liquidare i primi che chiedevano di uscire. Viene subito rilasciato su cauzione – 10 milioni di dollari – confinato giorno e notte nell’ attico, di fronte al quale i federali montano una telecamera per controllare che non esca, munito di braccialetto elettronico alla caviglia e privato del passaporto.

    Le imprese di Bernie Madoff, un uomo dalla faccia rassicurante e le credenziali di prim’ ordine – è stato presidente del Nasdaq all’ inizio degli Anni Novanta – sembrano finite. Ma non è così: forse sarebbe più corretto dire che questa storia, quella del più grande crac della storia finanziaria, comincia quella mattina dell’ 11 dicembre, perché da allora non c’ è giorno in cui non saltino fuori nuovo sorprese. La prima è che a farlo arrestare è stata proprio una soffiata dei figli, Andrew e Mark, a cui la sera prima aveva rivelato che la parte di gestione patrimoniale della sua società (fondata nel 1960) era una gigantesca truffa: «E’ solo una grande bugia e non è rimasto niente». Dal quel momento i figli non hanno mai più rivolto la parola ai genitori, che forse con quei pacchetti di Natale speravano di riconquistarli. Quelle buste con i nastrini colorati, insieme alla scoperta di assegni firmati per 173 milioni di dollari destinati ad amici, parenti e dipendenti, sono la carta che lunedì l’ accusa giocherà per rispedirlo in cella. Quella cella in cui il settantenne Bernie rischia di passare tutto il tempo che gli resta da vivere. Sostiene di aver fatto tutto da solo, chiuso nel suo ufficio al diciassettesimo piano del Lipstick, il meraviglioso grattacielo in acciaio e granito rosso che ricorda un rossetto e svetta sulla 53esima Strada. La sua era un’ attività parallela a quella della società ufficiale, in cui lavoravano come manager i figli e che faceva attività di brokeraggio per i più grandi fondi d’ investimento mondiali.

    La credibilità e il prestigio che aveva conquistato in decenni gli avevano permesso di aprire il suo fondo, considerato un club esclusivo, ma che era soltanto una frode con bilanci falsi compilati tutti a matita. Un lavoro certosino continuato per anni e con cui ha truffato anche i suoi migliori amici, come quel Carl Shapiro – 95 anni, uno dei più generosi filantropi d’ America – che lo considerava come un figlio e gli aveva affidato 545 milioni di dollari. O come quel Jerome Fisher con cui giocava a golf in Florida e che ha alleggerito di 150 milioni di dollari. «Ha curato ogni particolare, ha fatto un lavoro immenso e incredibile, mese dopo mese, senza dimenticare niente, tenendo in piedi per anni un castello di inganni. E’ una truffa colossale e spesso la notte mi chiedo: ma se tutte quelle energie e quell’ intelligenza li avesse usati per far fruttare i soldi che riceveva non avrebbe messo insieme comunque un’ immensa ricchezza per se e per i suoi clienti?». Jeff è sfinito, parla con voce bassissima e a fatica, è tardissimo ma è appena arrivato a casa: ha passato un’ altra giornata a fare i conti dei soldi che un gruppo di suoi clienti ha perso. Il fondo per cui lavora Jeff – che chiede di restare anonimo – faceva solo da tramite tra gli investitori e Madoff, ma le commissioni permettevano di tenere in piedi una bella squadra di ragazzi. Adesso li hanno mandati a casa tutti, hanno tenuto solo Jeff per tentare di fare ordine, di capire la dimensione del danno: «Abbiamo clienti che hanno perso tutto, che gli avevano affidato ogni risparmio, considerandolo il più sicuro degli investimenti, come fossero buoni del Tesoro ma con un rendimento del dieci per cento». Sta zitto un po’ e poi ribadisce: «Quando dico che hanno perso tutto intendo che non hanno neanche i soldi per fare causa. Gli consiglio di andare in tribunale per provare a recuperare qualcosa e mi rispondono: “E con quali soldi pago l’ avvocato se non mi è rimasto nulla?”». Faceva proselitismo nei Country club e nelle guest house dei campi da golf a Long Island e in Florida, nel circuito dei ricchi pensionati newyorkesi. A Palm Beach, a nord di Miami, dove viveva in una villa da 9 milioni di dollari, circuiva vecchi ebrei in pensione che lo chiamavano “l’ obbligazione ebraica”: garantiva ogni anno un rendimento fisso attorno al dieci per cento, qualunque fosse l’ andamento del mercato. Si erano convinti che possedesse una formula segreta, che avesse messo a punto la combinazione perfetta per sopravvivere a qualunque tempesta. Ma la crisi finanziaria degli ultimi mesi ha spinto un numero inaspettato di clienti a chiedere di riavere i indietro i soldi investiti: Madoff si è trovato all’ improvviso a dover liquidare posizioni per sette miliardi di dollari. Non li aveva. Ha alzato le braccia e si è arreso con la stessa calma con cui è vissuto e ha truffato. Non ci sono stato tentativi di fuga o di suicidio, ma una rivelazione candida all’ Fbi: «Non ci sono alibi». Nessuno ha ancora capito da quanto tempo fosse in piedi la truffa, se già dagli Anni Settanta o se sia più recente, e mentre i giudici devono decidere se rimmeterlo in carcere la Sec – l’ organismo di controllo dei mercati – non è ancora riuscita a chiarire funzionamenti, tempi e numero delle vittime della truffa. Adesso a Palm Beach la comunità è spaccata, divisa dall’ odio tra chi ha perso tutto e chi aveva ritirato i soldi prima del crac: gli uni pensano che i loro risparmi siano finiti nelle tasche degli altri. Ma il suo raggio d’ azione andava ben al di là di qualche comunità benestante della Costa Atlantica, dove aveva la sua barca da pesca, un diciassette metri chiamato Bull, “Toro”, come la fase di crescita della Borsa.

    Ha colpito magnati russi, università, banche europee, ricchi italiani con il tesoretto in Svizzera e azzerato fondi pensione come quello di 130 ortopedici del Connecticut o di un gruppo di sindacati di muratori e idraulici che hanno perso 150 milioni di dollari. Rovinato il sorriso di attori come Kevin Bacon, registi come Steven Spielberg o premi Nobel come Elie Wiesel. Era un uomo generoso e popolare sia con le organizzazioni filantropiche, che ora ha rovinato e mandato sul lastrico, che con il partito democratico, in particolare con Hillary Clinton. Era un uomo aperto, cordiale, che non sembrava avere nulla da nascondere: ogni anno invitava tutti i suoi dipendenti a Montauk, nella sua villa spettacolare sull’ Oceano là dove finiscono gli Hamptons. «Mi chiedo – aggiunge Jeff – come abbia fatto ad ingannarci tutti, le società di revisione e gli organismi di controllo non hanno visto nulla in tutti questi anni: erano ciechi, ubriachi, procedevano solo per automatismi senza farsi domande elementari. E lui applicava il suo schema Ponzi, ma è stato infinitamente più bravo. Charles Ponzi, l’ italiano che nel 1920 fece una truffa gigantesca offrendo interessi stellari, durò pochi mesi, Madoff invece è durato per anni. Dovranno ribattezzare il meccanismo di queste truffe con il suo nome, se lo merita». Gli chiedo se questo crac può essere considerato la ciliegina sulla torta del grande crollo di Wall Street. «Magari – dice con un filo di voce – significherebbe che siamo al dessert, che questo calvario è finito, ma non possiamo essere sicuri che dalla pancia di questa crisi non escano altre sorprese, altre truffe, altri scandali». Lo schema Madoff resterà però il più spettacolare dei crac, tanto che gli ex impiegati si sono messi a vendere su internet i gadget della società. Con 20 dollari ci si può aggiudicare una delle magliette che Bernie faceva stampare per i picnic sulla spiaggia di Montauk.

    Mario Calabresi
    Fonte: http://www.repubblica.it
    10.01.2009