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ASSASSINO ALL'ANTRACE: IL MISTERO RIMANE


DI BRAD FRIEDMAN
Voltairenet.org

Il suicidio del dottor Ivins, nel momento preciso in cui l’FBI stava per arrestarlo, mette fine all’inchiesta sugli attentati all’antrace che hanno terrorizzato gli Stati Uniti all’indomani dell’11 settembre. Ma a guardare più da vicino, ancora una volta, la versione governativa non sta in piedi.

Affare chiuso. L’FBI ha smascherato l’”assassino all’antrace” e costui ha agito da solo. E adesso che si è suicidato, proprio al momento in cui gli agenti federali stavano per far scattare la trappola sul diabolico criminale responsabile del caos totale dei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre, quando aveva inviato lettere omicide a deputati democratici e esponenti dei media, la sua colpevolezza non potrebbe essere più chiara [1].

Soprattutto se vi siete bevuti ad esempio tutta la propaganda attorno alla famosa “Missione compiuta” [2].

Il dossier contro Bruce Ivins – esperto di bioterrorismo, molto rispettato, che lavorava all’Istituto di ricerca medica sulle malattie infettive dell’esercito statunitense a Fort Detrick, nel Maryland – è stato reso noto dall’FBI nel corso di una conferenza stampa, in seguito al suo suicidio annunciato la settimana precedente. Durante questo lasso di tempo, si è potuto assistere a numerosi giorni di cattivi resoconti, risibili fughe di notizie sprovviste di prove provenienti da funzionari anonimi a favore di media felicissimi di diffonderle e al crescente scetticismo degli esperti nel campo della ricerca sul bioterrorismo, come anche di colleghi di Ivins e di ogni persona che si sia presa la pena di prestare un po’ di attenzione aldilà dei titoli ingannevoli.

Il problema ha cominciato a rivelarsi venerdì, lo stesso giorno in cui la morte di Ivins è stata segnalata per la prima volta, quando gli esperti nella ricerca sul terrorismo biologico hanno fatto una semplice constatazione:
Ivins, in termini di data l’ultimo presunto “assassino all’antrace” prodotto dall’FBI (che viene dall’aver evitato proprio ora un processo con il precedente, Steven Hatfill”
, offrendogli, a giugno, un risarcimento di 4,6 milioni di dollari) non aveva “accesso all’antrace in forma secca e in polvere” nel laboratorio di Fort Detrick.

Inoltre, i suoi colleghi affermano che se avesse provato a fabbricarne partendo dalla versione liquida là disponibile, non avrebbe potuto farlo senza essere notato. Anche dopo che l’FBI ha finalmente pubblicato mercoledì alcune
informazioni
a senso unico, lo scetticismo degli esperti e dei colleghi è continuato. .

Spiegando la procedura estremamente complessa che Ivins avrebbe dovuto svolgere in segreto per trasformare le spore dalla forma liquida a quella secca in polvere, utilizzata nelle lettere che hanno ucciso 5 persone e ne hanno ferite altre 21, Brenda Wilson, professoressa di microbiologia e ricercatrice specialista dell’antrace all’Università dell’Illinois, ha dichiarato: “Le persone avrebbero notato quello che faceva. Le persone avrebbero capito quello che faceva. Io so quello che viene fatto nel mio laboratorio. Anche se avesse cercato di essere discreto al riguardo, le persone avrebbero saputo cosa stava succedendo”.

Ricordatevi che il laboratorio in questione è una installazione militare con straordinarie misure di sicurezza dove le armi biologiche più mortifere sono custodite e utilizzate a fini di ricerca.

L’FBI ha tuttavia rimarcato che Ivins in persona aveva in carico un recipiente [3] di antrace liquida identificato per via genetica come quello all’origine delle spore utilizzate negli attentati. L’agenzia federale dice che nei mesi precedenti al primo attacco all’antrace di metà settembre, Ivins era tornato spesso in laboratorio dopo l’orario di chiusura. Ma un esame più attento rivela che , curiosamente, i rientri serali di Ivins iniziano ad aumentare nell’agosto dello stesso anno, ben prima degli attacchi dell’11 settembre, quando il resto del mondo, compreso George Bush, erano del tutto ignari delle minacce dei terroristi islamici – sebbene al Presidente fossero state manifestate chiaramente durante una riunione del 6 agosto 2001 in un documento intitolato “Bin Laden progetta attacchi all’interno degli USA”.

Ma, forse, è solo una coincidenza che sia Ivins che Bin Laden avessero gli stessi pensieri nell’agosto di quell’anno. Il fatto che Ivins non abbia saputo spiegare adeguatamente la sua presenza serale nel laboratorio durante questo periodo, se non come una forma di evasione dai suoi problemi famigliari, è stato apparentemente “sufficiente” per l’FBI per costruire un dossier che l’agenzia stessa definisce circostanziale [4]. Che centinaia di ricercatori avessero anch’essi accesso alla stessa fonte di spore sembra d’altronde preoccupare poco gli ispettori federali che affermano di “aver iniziato le procedure conclusive dell’investigazione”.

Non ci sono dubbi che Ivins fosse una persona disturbata. Determinare se queste turbe l’abbiano condotto a suicidarsi prima o dopo la caccia senza tregua degli investigatori (che mostrarono a sua figlia le fotografie di vittime della malattia del carbonchio dicendole “tuo padre ha fatto questo” e offrirono inutilmente al figlio 2,5 milioni di dollari per indurlo a denunciare il padre) è un’altra questione ancora aperta.

Bruce Edward Ivins

Poi c’è la terapeuta che ha seguito Ivins negli ultimi sei mesi, prima di essere incoraggiata dall’FBI a recarsi da un giudice per chiedere un’ordinanza di interdizione contro di lui. Anche questa operatrice sociale, Jean Duley, la cui
imbarazzante dichiarazione autografa
al giudice, in cui dichiarava Ivins “omicida”, “sociopatico” e segretamente incline a commettere delitti per vendetta a partire dall’anno 2000 – e che scrive “theripist” invece di “therapist” – hai i suoi problemi tra cui guida in stato di ebbrezza, possesso di stupefacenti e il fatto che apparentemente non dispone di un impiego o del denaro per un avvocato in quanto non lavora più nell’istituto del Maryland dove presumibilmente dovrebbe aver trattato Ivins.

Quello che principalmente manca nel dossier dell’FBI sono prove a sostegno delle minacce di morte per vendetta che, secondo la Duley, Ivins avrebbe espresso durante una terapia di gruppo. Nessuno che abbia assistito a queste sedute ne ha parlato? E se si ritiene che Ivins avesse iniziato la sua follia criminale nel 2000, e l’FBI lo sapeva, perché ha mantenuto l’autorizzazione a lavorare nel suo laboratorio, con un accredito di altissimo livello di sicurezza, fino al mese scorso? Perché ha potuto continuare a spostarsi liberamente?

Ma questo non ha importanza. Una serie di mail, selezionate tra migliaia di altre nel computer di Ivins, probabilmente inviate a persone i cui nomi sono stati cambiati (si suppone almeno che siano persone reali), rivelano un elemento di prova particolarmente schiacciante messo in evidenza nel dossier dell’FBI. Ivins ha scritto, all’interno di una nota più lunga del 26 settembre 2001: “Ho appena sentito stasera che i terroristi di Bin Laden hanno antrace e gas sarin”. E poco oltre, nella medesima lettera: “Osama Bin Laden ha decretato la morte di tutti gli ebrei e di tutti gli americani”.

Gli agenti federali affermano che questa nota presenta “un linguaggio simile al testo che accompagnava le lettere all’antrace spedite due settimane più tardi che dicevano : MORTE ALL’AMERICA, MORTE A ISRAELE”.

Quello che l’FBI non ha sottolineato è che la prima lettera all’antrace, inviata a Tom Brokaw, anchor-man della NBC, è stata spedita il 18 settembre ossia una settimana prima della mail di Ivins e diceva: “ QUESTO E’ IL SEGUITO … PRENDETE PENACILIN [sic] ADESSO … MORTE ALL’AMERICA … MORTE A ISRAELE … ALLAH E’ GRANDE”.

E che i media nell’insieme hanno dimenticato di notare, dando diffusione alla presentazione dell’FBI così povera di prove, la prima parte della frase di Ivins, la parte in cui dichiarava di aver “sentito stasera” la notizia che Bin Laden disponeva di mortali armi biologiche.

L’articolo è già lungo, così lasciamo a più tardi le stupidaggini sulle ragazze della sorellanza [5]. Il giornalismo partecipativo su internet nelle persone di Glenn Greenwald, lo staff di Talking Points Memo, Larissa Alexandrovna di at-Largely, Marcy Wheeler di EmptyWheeler e io stesso sul mio blog abbiamo già rifiutato le affermazioni assurde delle due “fonti governative anonime” che ci sono state presentate da parte dei media statunitensi di massa nei giorni scorsi così come dall’FBI nel proprio dossier.

Certamente, Ivins potrebbe essere l’uomo – il terrorista – che, tutto da solo, ha effettuato diversi attacchi sul territorio degli Stati Uniti dopo l’11 settembre (malgrado le innumerevoli asserzioni dei sostenitori di Bush che affermano che non vi sono stati attacchi terroristici dopo l’11 settembre), come l’FBI ha argomentato in maniera definitiva. Ma gli elementi presentati in questo dossier sono lontani dal fornirne la prova. Ed è il minimo che si possa dire.

Ma per la maggior parte delle persone che leggono solo i titoli dei giornali, l’ultimo attacco terrorista ancora irrisolto è stato chiarito e può essere aggiunto agli altri grandi successi della “guerra contro il terrorismo”. “Lo sforzo ha portato i suoi frutti” in Iraq, tutto va bene in Afghanistan e “li combattiamo laggiù per non doverli combattere qua” che è quello che ci ripetono tanto il governo degli Stati Uniti quanto i media di massa (e vi sfido a trovare la differenza tra i due).

Chi cerca di vedere aldilà dei titoli, per constatare quello che sono diventati gli Stati Uniti dopo i famosi attacchi all’antrace, adesso chiariti – una nazione senza legge fatta di anarchia organizzata, del tutto priva della vigilanza del quarto potere, del governo e dei tribunali sui quali un tempo potevamo contare – è semplicemente un paranoico, uno di quei folli adepti delle teorie del complotto. Come Ivins.

Missione compiuta.

Soprattutto, cercate di non fare attenzione al
dispaccio dell’Associated Press
, di giovedì scorso, appena 24 ore dopo che eravamo stati informati che l’FBI aveva preso il suo uomo: L’AP ha scritto: “Il governo è tuttora alla ricerca di prove che Bruce Ivins sia il solo responsabile degli attacchi all’antrace del 2001, anche se in caso è stato dichiarato chiuso”.

Articolo inizialmente pubblicato sotto forma di tribuna libera sul Guardian dell’11 agosto 2001. Versione francese: Reopen911.

NOTE

[1] Intoxication à l’anthrax, di Paul Labarique, Réseau Voltaire, 10 marzo 2004.

[2] Riferimento alla frase di George Bush e allo striscione installato sulla portaerei dove il presidente proclamò che l’ultima guerra in Iraq era terminata.

[3] Il recipiente di 164 litri in cui era conservata l’antrace liquida

[4] Ossia sulla base di elementi di accusa indiretti.

[5] NdT: ci si riferisce alla Kappa Kappa Gamma, una delle principali e antiche confraternite femminili di ambito universitario. La cassetta postale di Princeton da dove sono state spedite le lettere all’antrace si trova a poca distanza da un locale utilizzato come deposito dalla associazione e ciò ha dato luogo a illazioni su presunti collegamenti con Ivins.

Titolo originale: « Tueur à l’anthrax »: le mistère reste entier
Fonte : Voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article157944.html
02.09.2008

Scelto e Tradotto per Comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS

Pubblicato da

  • edo

    Chissà se Paolo Barnard commenterà quest’articolo.