Di Enrico Vigna
Aisha al-Qaddafi ha pianto e ricordato in modo ufficiale e pubblico con queste parole suo fratello Saif al-Islam, assassinato da uomini armati nella città occidentale di Zintan.
“…Avete tradito la montagna. Il grande cuore del Paese. Avete tradito quelli che si sono rifiutati di andarsene nonostante tutti gli inviti. Aveva scelto di stare con il suo paese e il suo popolo. Avete tradito e oltraggiato il sogno della sovranità e della dignità. Avete tradito l'ultimo cavaliere, conficcandogli proiettili nel petto. È così che i miei coraggiosi fratelli ricevono proiettili nel petto sulla terra della loro patria e la lasciano in piedi ritti dignitosamente. Oggi fissiamo le loro grandi condoglianze. Saif al-Islam Maamar Al-Gheddafi, che ora Dio ti protegga e si prenda cura di te e della salute della tua anima...”.
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Aisha al-Qaddafi[/caption]
I membri della fazione politica di Saif al-Islam Gheddafi hanno rivelato che il suo assassinio è avvenuto dopo che quattro uomini armati mascherati hanno preso d'assalto la sua residenza nella città di Zintan (200 km a sud-ovest della capitale libica Tripoli), dove hanno disabilitato le telecamere di sorveglianza prima di avere uno scontro armato con lui. In una dichiarazione pubblica Abdullah Othman Gheddafi, cugino di Saif e membro della sua formazione politica, ha spiegato che "gli uomini armati hanno spento le telecamere nel tentativo di cancellare i momenti del crimine", aggiungendo che Saif al-Islam "ha affrontato apertamente gli aggressori", prima di essere ucciso durante lo scontro.
Migliaia di libici si preparano a partecipare ai funerali di Saif al-Islam Gheddafi che, dopo le preghiere del venerdì, il corpo è stato portato nella città di Bani Walid, situata a circa 180 chilometri a sud-ovest di Tripoli. Il feretro è entrato in città tra strette misure di sicurezza, tra cui il divieto di esporre le sue foto o urlare qualsiasi slogan associato a lui o al padre Muhammar Gheddafi, e il divieto di qualsiasi tipo di espressione pubblica del dolore. Bani Walid, con una popolazione di 100.000 abitanti, è ancora e sempre una roccaforte della tribù Warfalla, dove il Colonnello libico leader della Jamahiriya attuò la sua ultima resistenza, prima di essere assassinato.
Così la figlia di Saddam Hussein, Raghad Saddam Hussein si è rivolta alla sua “compagna e sorella" Aisha Gheddafi:
“ Condanno e disdegno il crimine dell'assassinio di mio fratello, il martire Saif al-Islam Gheddafi, che è stato preso di mira da un atto terroristico vigliacco... Rivolgo le mie sincere condoglianze a mia sorella e compagna Aisha, ai suoi e miei fratelli Mohammed, Saadi e Annibale, al dolore di Safia, al popolo libico, e a tutti gli amici e compagni del fratello Saif, che Dio abbia pietà di lui.. Noi apparteniamo a Dio e a Lui ritorneremo…”.
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Raghad Saddam Hussein[/caption]
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Aisha Gheddafi[/caption]
Addio Saif al Islam Gheddafi, uomo retto, coerente e coraggioso. Un vero e prezioso figlio del tuo popolo, Nobile figlio di tuo padre, di cui hai continuato la battaglia ed il sogno di una Libia libera, indipendente e dignitosa, non fuggendo ma restando al posto di lotta fino all’ultimo. Pagando con la vita. Che la terra ti sia lieve.
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Saif Gheddafi[/caption]
Di Enrico Vigna, SOSLibia/CIVG
06.02.2026
Enrico Vigna, giornalista e documentarista. Presidente dell’Associazione SOS Yugoslavia – SOS Kosovo Metohija, di cui è responsabile dei Progetti di solidarietà del Kosovo; è portavoce del Forum Belgrado per un mondo di eguali e delegato del Consiglio Mondiale della Pace; è stato portavoce per l’Italia settentrionale del Tribunale R. Clark, per i Crimini di guerra nella ex Jugoslavia. Tra i suoi libri: Dalla guerra all’assedio e Kosovo liberato (La Città del Sole); Pagine di storia rimosse (Ed. Arterigere). Tra i suoi documentari: Viaggio nell’Apartheid in Europa; I Dannati del Kosovo; I Guardiani del silenzio; Ci vinceranno, ma non ci convinceranno.
ric 7 febbraio 2026
un Grande al pari del padre Muammar Gheddafi
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Avevo un parente di secondo grado il quale in LIBIA al tempo di re IDRIS al seguito delle scorribande itagliote aveva installato a Bengasi una carpenteria che si avvaleva di una decina di schiavetti indigeni al suo servizo.
Li trattava come bestie da soma , mi diceva sua moglie convinta che fosse giusto e naturale. Poi venne il grande GHEDDAFI che pose la scelta di lasciare tutto e tornasene in itaglia con gli occhi per piangere come trattamento di fine rapporto , o restare in LIBIA e lavorare per la collettivita' che si stava creando di tipo socialista.
Scelse la prima , come tanti altri , ma non tutti. Poi si ammalo' di tumore e soffriva moltissimo . Pregavo sempre che non crepasse , godevo troppo a saperlo cosi sofferente ....