A voi il match nella gabbia tra Fillon e la Le Pen

DI PEPE ESCOBAR

rt.com

È venuto (dalle retrovie), ha visto, ha vinto. Francois Fillon sarà il candidato della Destra Francese alle elezioni presidenziali del 2017 ed ha anche buone probabilità di vincere, al ballottaggio, contro la leader del Fronte Nazionale Marine Le Pen.

Fillon è un ultra-tradizionalista, con il valore della famiglia, un ragazzo da “radici cristiane della Francia”. In termini statunitensi, sarebbe un “Francese nazionalista” – senza deroghe. Il suo mantra ruota attorno all’idea storica della forza dell’identità nazionale francese (da Giovanna d’Arco a Voltaire), alla base della sovranità nazionale, e va ripetuto costantemente.

Aggiungiamo al programma dure limitazioni all’immigrazione e una lotta ad un vago “Islam” che non viene mai concettualizzato, giusto per non distinguere tra l’Islam come religione di pace o l’Islam dei Salafiti jihadisti che deriva dal wahabismo. L’establishment francese semplicemente non può permettersi di contrapporsi a clienti/finanziatori influenti come Arabia Saudita e Qatar. Le parole più specifiche che Fillon pronuncia a riguardo sono “la religione islamica accetti tutto ciò che le altre accettavano in passato … che non c’è posto per radicalismo e provocazione in questa nazione”.

Ancora una volta, nessuno – nemmeno i sondaggisti – aveva visto arrivare dalle retrovie l’auto di Fillon, come fosse un Lewis Hamilton della politica, e bruciare tutti i principali competitor della destra: l’ex Primo Ministro Alain Juppe e, più di tutti, l’ex re Sarko’ Primo, Conquistatore di Libia, ovvero Nicolas Sarkozy.

Per come stanno le cose, circa sei mesi prima delle presidenziali, Fillon viene lodato dalla destra come il candidato ideale per fare a pezzi le ambizioni della Le Pen. Un etero cattolico, provinciale e di sani valori è perfetto per rubare una gran massa di voti – dei più anziani – al Fronte Nazionale.

La fotogenica Marion Marechal Le Pen, membro del Parlamento del FN e nipote di Marine ha confermato ufficialmente che Fillon è “il candidato più pericoloso per il FN”. Il suo appeal centrista è innegabile. Per di più è molto lontano dall’essere un populista: più un David Cameron con pommes frites che un una bisteccona alla Nigel Farage.

Idiota, è economia

Il mantra di Bill Clinton continua a vivere, ancora una volta la battaglia sarà sul piano economico. Il piano di Fillon è uno shock neoliberale senza pietà, che mira a “aprire” la notoriamente centralizzata economia francese, incentrato a tagliare almeno 500.000 posti di lavoro pubblici, sforbiciare la matassa della burocrazia e ridurre drasticamente la spesa pubblica, per raggiungere un incredibile deficit dello 0% nel 2022.

Tutto verte su un singolo concetto: liberare il commercio dalla burocrazia (“farò tutto per gli imprenditori”) per creare posti di lavoro (la disoccupazione in Francia è ferma ad un 10%). Aspettiamoci una grossa reazione negativa: se non ci sarà sangue, almeno una grande rabbia del settore pubblico esploderà in barricate se Fillon attuerà quanto promesso.

Ovviamente Parigi non è la Francia: sono le province a decidere chi vincerà. Persino a Parigi, tuttavia, c’è un’ondata tra i progressisti della città che preferisce bloccare la strada al FN, anche se il programma di Fillon potrebbe essere troppo reazionario.

Questo è il sentimento che pervade l’elettorato francese – di coppie miste privato-pubblico – in cui un partner lavora nel pubblico e l’altro in iniziative private. In una nazione ancora sotto la regolamentazione di Colbert, attaccare il pubblico è visto come un anatema.

Marine Le Pen dal canto suo, è una figura scaltra che fa leva sul vasto, oppresso proletariato urbano/rurale – la controparte provinciale di quelli che Hillary definiva “miserevoli” – appropriandosi di mantra tipici della sinistra: si oppone alla globalizzazione e quindi si atteggia a protezionista. Vuole proteggere il settore pubblico francese.

La Le Peneconomia somiglia molto alla Trumpeconomia. Non c’è da stupirsi che il FN stia già bollando Fillon come un (fallito) neoliberale globalista – per non menzionare il fatto che è un’icona della vecchia classe dirigente francese.

Monsieur, parli con la Russia

C’è un’ultima questione che sembra unire tutta la diroccata Europa neoliberale: la Russia. Nonostante le continue affermazioni di voler forgiare una solida relazione con la Russia – Fillon e Putin sono stati Primo Ministro nello stesso periodo – Fillon è in fondo un neoliberale, pro UE, pro NATO, pro Bilderberg; anche se ciò non significa che non possa fare buona diplomazia.

Fillon ha spiegato la sua posizione verso la Russia lo scorso giovedì durante il suo dibattito contro Juppe, prima delle primarie di domenica. Ecco la politica estera di Fillon in un minuto:

“La Francia deve difendere i propri interessi. Siamo alleati degli USA. La politica portata avanti dal Presidente [Hollande] nei confronti della Russia è assurda e porta all’isolamento. La Russia è una nazione pericolosa se viene trattata come è stato fatto negli ultimi 5 anni. Dobbiamo costruire con essa un buon livello di fiducia. Il vero pericolo per l’Europa, economicamente parlando, è il continente asiatico (…) Ovviamente non approvo l’annessione della Crimea, voglio che la questione sia trattata dalla giustizia internazionale. La politica che abbiamo messo in opera in Siria negli ultimi 4 anni ha fallito. Dobbiamo agire in un modo nuovo: dobbiamo discutere con i Russi e con l’Iran e dobbiamo accettare l’idea di un accordo temporaneo.”

Non molto diversa dall’idea del FN.

Per come stanno le cose tutto va nella direzione di un match all’ultimo sangue tra Fillon e la Le Pen. Il Presidente Francois Hollande sarebbe a malapena in grado di sconfiggere una rana (in senso stretto) se puntasse ad un secondo mandato. Persino lo sbiadito Primo Ministro Manuel Valls sarebbe più popolare.

L’ex protegè di Hollande e Ministro dell’Economia, Emmanuel Macron, si è gettato sul campo, probabilmente come centrista. Come si dice in Texas: tanti cappelli e poca azione [Traducibile in Italiano con “Tanto fumo e niente arrosto” NdT]. C’è anche l’estrema sinistra anti-globalista, rappresentata da Jean-Luc Melanchon, senza un sostegno politico che lo possa spingere.

Ora tutti stanno a vedere cosa la Le Pen riuscirà a tirare fuori dal suo cilindro magico. Il FN è stato impegnato a porsi come “nè di destra nè di sinistra”; i cinici potrebbero ricordarsi dell’affermazione dell’Ayatollah Khomeini (“Nè ad ovest nè ad est”), quando salì al potere alla fine degli anni ’70.

La Le Pen è riuscita a realizzare la magia di “normalizzare” il FN fino al punto da avere davvero una possibilità alle presidenziali. Ora deve scegliere tra “è economia, idiota” o portare avanti la guerra sociale/religiosa/identitaria per conquistare tutti quei preziosi voti della silenziosa, provinciale e “profonda” Francia.

 

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a [email protected].

Fonte: https://www.rt.com

Link: https://www.rt.com/op-edge/368457-welcome-fillon-le-pen-match/#.WDzDtLhj3R0.facebook

28.11.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

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