Nessuno Stato ha il "diritto" di esistere, men che meno uno Stato di apartheid e genocida come Israele

Dopo che i Verdi hanno approvato una mozione che dichiara "il sionismo è razzismo", improvvisamente tutti i giornalisti dell'establishment fanno finta di niente sulle questioni più elementari del diritto internazionale.

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Jonathan Cook

jonathan-cook.net

Israele non ha diritto di esistere. Questa è la posizione del diritto internazionale. Non ha nulla a che vedere con l'odio verso Israele o l'antisemitismo.

In realtà, nessuno Stato – nessuno – ha il “diritto” di esistere, compresi gli Stati che si affannano a esaltare le proprie credenziali democratiche.

Se il Regno Unito avesse un "diritto" ad esistere, ad esempio, significherebbe che alla Scozia non potrebbe essere permesso di votare per l'indipendenza. Perché? Perché un voto del genere porterebbe alla disgregazione del Regno Unito. Sarebbe una violazione del presunto "diritto" del Regno Unito ad esistere come tale.

Ed è proprio per questo che il Regno Unito non ha alcun "diritto" di esistere.

I popoli hanno il diritto di esistere. Quando questo diritto viene violato, ciò comporta invariabilmente gravissime violazioni del diritto internazionale, spesso attraverso crimini come l'apartheid, la pulizia etnica o il genocidio.

Gli Stati, al contrario, non hanno un "diritto" di esistere.

Semplicemente esistono di fatto, finché, improvvisamente, non cessano di esistere. Come il Sudafrica dell'apartheid. Come la Rhodesia. Come la Cecoslovacchia. Come la Jugoslavia. Come la Germania nazista.

È una cosa talmente ovvia che non dovrebbe nemmeno essere necessario specificarlo.

Se gli Stati avessero un "diritto" all'esistenza, fattori del tutto arbitrari come i loro confini, la composizione demografica e le istituzioni politiche sarebbero sacrosanti. Inviolabili. Sarebbe impossibile per le minoranze secedere, per i territori essere trasferiti, per le strutture dell'apartheid essere rovesciate. Qualsiasi cambiamento di questo tipo costituirebbe una violazione del "diritto all'esistenza" dello Stato così com'è.

Eppure, improvvisamente, tutti i giornalisti al soldo degli organi di stampa mainstream fanno finta di niente su questa questione elementare. Sembra che abbiano subito tutti una lobotomia collettiva. Insistono sul fatto che Israele debba essere l'eccezione alla regola secondo cui nessuno Stato ha il "diritto " di esistere.

Guardate, ad esempio, Nick Robinson della BBC che rimprovera il leader del Partito dei Verdi, Zack Polanski, per essersi rifiutato di affermare il "diritto all'esistenza" di Israele. Polanski sostiene invece, correttamente, che israeliani e palestinesi hanno il diritto di vivere in condizioni di uguaglianza.

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Stupidità incendiaria
Perché tutta questa stupidità incendiaria da parte dei nostri giornalisti, che si suppone siano i più brillanti e capaci?

La loro stupidità non è casuale.

La scorsa settimana, una mozione del Partito dei Verdi ha stabilito che il sionismo – l'ideologia che ha creato e sostiene Israele – è razzismo. Ciò ha attirato un'attenzione molto indesiderata sulla questione di che tipo di Stato sia Israele.

Ho già scritto ampiamente sul perché il sionismo sia una forma di razzismo, quindi non ripeterò le argomentazioni. Potete leggerle qui.

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Ma ciò su cui Robinson e il resto dei media insistono è un'eccezione unica per Israele. Sostengono che Israele avrebbe un diritto eccezionale – un diritto di cui nessun altro Stato gode – ad esistere così com'è e in perpetuo.

L'implicazione, quella che vogliono far intuire senza doverla esplicitare, è che qualsiasi tentativo di porre fine allo status di stato razzista di Israele e di trasformarlo in una democrazia in cui israeliani e palestinesi abbiano pari diritti, costituirebbe una violazione del suo presunto "diritto all'esistenza".

Vogliono anche farvi credere che chiunque neghi il "diritto all'esistenza" di Israele starebbe incitando allo sterminio, al genocidio, degli ebrei israeliani, e forse di tutti gli ebrei.

Secondo la loro versione, tra coloro che chiedono lo sterminio degli ebrei figurano Zack Polanski, il leader ebreo dei Verdi, e Stephen Kapos, un anziano sopravvissuto all'Olocausto e uno dei proponenti della mozione.

Ciò che questi giornalisti stanno facendo non ha nulla a che vedere con la protezione della popolazione ebraica che vive in Israele. Si tratta di consolidare uno stato fortemente militarizzato che soggioga i palestinesi, sia nei territori occupati che all'interno dello stesso Israele, che si rifiuta di definire i propri confini, che è stato giudicato colpevole del crimine di apartheid dalla più alta corte del mondo e che sta perpetrando un genocidio a Gaza, secondo il consenso unanime di autorità legali, esperti di diritti umani e studiosi del genocidio.

Se il Sudafrica dell'apartheid non aveva il "diritto" di esistere, neanche Israele ha il "diritto" di esistere. I suoi crimini sono di gran lunga più gravi di quelli del Sudafrica dell'apartheid, come aveva osservato in modo memorabile il compianto arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, dopo aver viaggiato nei territori occupati – e lo aveva fatto molto prima che Israele iniziasse il genocidio a Gaza.

Come quell'altro famoso stato di apartheid, Israele deve essere ricostituito come una democrazia affinché non rappresenti più un pericolo per il popolo palestinese che per decenni è stato espropriato, oppresso e ora sterminato.

'Lo Stato di Gaza'
Ogni volta che espongo questa tesi sui social media, gli apologeti di Israele esclamano eccitati che sono caduto nella mia stessa trappola. Se Israele non ha diritto di esistere, blaterano, allora neanche uno Stato palestinese deve avere diritto di esistere.

Sì, esatto. Lo ripeto: nessuno Stato ha il "diritto" di esistere.

E questo potrebbe rivelarsi un'ottima cosa per il popolo palestinese.

Immaginate che il Consiglio per la Pace di Donald Trump decida di ricostruire la piccola enclave di Gaza secondo il suo piano dichiarato: come un resort tipo Mar-a-Lago sul Mediterraneo, dove i palestinesi vivono di fatto come lavoratori ospiti, al servizio dei ricchi arabi del Golfo con ristoranti, centri dati per l'intelligenza artificiale, casinò e bordelli. Trump potrebbe scegliere di chiamare questo manicomio Stato di Gaza.

E immaginate che, sotto l'intensa pressione internazionale, Israele permetta finalmente ai restanti lembi di territorio della Cisgiordania non colonizzati con insediamenti illegali di tenere elezioni strettamente controllate da ufficiali militari israeliani. Il governo frammentato della Cisgiordania non ha alcun controllo sui propri confini o sul proprio spazio aereo, non ha integrità territoriale, non ha un esercito, è separato da Gaza e Gerusalemme Est e non ha accesso al mondo esterno senza il permesso di Israele. Israele decide di chiamare questo inferno Stato di Palestina.

Questo “Stato di Gaza” ha il “diritto” di esistere? Anche lo “Stato di Palestina” ha il “diritto” di esistere?

Un'eventuale lotta da parte dei palestinesi residenti in quei territori per esercitare un controllo reale su uno di questi stati e riformarli violerebbe il "diritto all'esistenza" di tali stati?

Per il bene del popolo palestinese, speriamo di no.

Ma questo è proprio l'argomento avanzato dagli apologeti di Israele. Se l'attuale Stato di Israele ha un sacrosanto "diritto di esistere" così com'è, allora qualsiasi ipotetico Stato che Trump imponga al popolo palestinese, a qualunque condizione, godrebbe di un analogo "diritto di esistere".

Dignità e sicurezza
L'errore che si commette qui è quello di associare lo Stato, così come esiste, al popolo che dovrebbe rappresentare.

Gli israeliani hanno il diritto di esistere, il diritto di non essere oppressi, sottoposti a pulizia etnica o a genocidio, e lo Stato che li rappresenta è legittimo finché il suo ruolo è quello di proteggerli da questo tipo di minacce. Purché garantisca loro un certo grado di dignità e sicurezza.

Ma gli israeliani perdono il diritto di mantenere il loro Stato così com'è se questo Stato viene utilizzato per opprimere, attuare una pulizia etnica o perpetrare un genocidio contro un altro popolo, come i palestinesi. In tal caso, diventa uno Stato illegittimo, proprio come il Sudafrica dell'apartheid o la Germania nazista. Deve essere ricostituito in modo da riacquistare la sua legittimità.

Questo non significa "prendere di mira" Israele.

I palestinesi non hanno mai avuto uno Stato moderno. Hanno vissuto sotto diversi occupanti, tra cui gli ottomani, gli inglesi e Israele. Sono stati completamente esclusi dal processo di decolonizzazione successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Non si può giudicare se abbiano uno Stato legittimo o illegittimo perché non ne hanno uno. Hanno bisogno di uno Stato proprio per proteggersi dall'oppressione, dalla pulizia etnica e dal genocidio perpetrati dallo Stato che rappresenta gli israeliani.

I gruppi armati a Gaza non costituiscono uno Stato, e non lo sono nemmeno i cosiddetti "moderati" in Cisgiordania. Non sono nemmeno dei veri e propri governi. Sono o collaborazionisti o movimenti di resistenza che lottano per la liberazione del loro popolo, un diritto riconosciuto al popolo palestinese dal diritto internazionale. I palestinesi combattono per avere uno Stato che li rappresenti, per cacciare un occupante che li maltratta e li uccide.

Tale rappresentanza potrebbe avvenire tramite uno Stato palestinese, oppure tramite uno Stato confederato o unitario in cui israeliani e palestinesi godano di pari diritti.

Nemmeno quello Stato avrà il diritto di esistere. Dovrà guadagnarsi un posto nei cuori di israeliani e palestinesi proteggendo la loro dignità e la loro sicurezza collettiva meglio di qualsiasi altra soluzione.

Questa è una lezione che tutti faremmo bene a ricordare mentre riflettiamo se gli Stati che affermano di rappresentarci lo fanno davvero.

Jonathan Cook

Fonte: jonathan-cook.net
Link: https://www.jonathan-cook.net/blog/2026-10-12/state-right-exist-apartheid-israel/
12.10.2026
Scelto e pubblicato da Markus


Commenti (2)

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    1. GioCo 20 ottobre 2026

      Questo è il PRIMO argomento di riflessione che Vedo.
      Solo questo lo rende concretamente FONDAMENTALE: una cosa piccola ma non per questo meno capace di generare effettivo cambiamento. Un argomento di riflessione è un "particolare" che stona nella narrazione ma non un particolare qualsiasi, un punto di pressione, una fessura in cui piantare una leva per scardinare tutta la narrazione.
      Un argomento di riflessione aggiuntivo può essere l'inaffidabilità assoluta dell'I.A.
      L'élite (cameriera del Tavolo del Padrone - e quando il Papero col ciuffo va in Vaticano e lo umiliano con Zelé e non reagisce si capisce bene chi comanda) ha puntato tutto sull'I.A.
      Ma era una scommessa: l'erosione della classe media ha tolto la lente che deformava l'immagine del Padrone, ma quella lente lo rendeva "gradevole" alle masse, alimentate a stupidaggini. Senza ci voleva un compensativo: mica puoi tenere buona la marmaglia se gli sbatti in faccia l'impunibilità di gente alla Epstein ! Ma con la nuova tecnologia (caotica) puoi renderle "inerti" (questa era la scommessa) o comunque così deboli da togliere loro la possibilità di rifiutare l'evidenza. Si costringe cioè la massa a conviverci (dove ci vogliono portare) con sto schifo.
      La Russia e la Cina che sono rette da oligarchie non religiose (anche se tutt'altro che atee) non seguono i dettami teologici e hanno capito che la classe media va nutrita se si vuole rimanere in sella. Così adesso la lezioncina morale ce la possono fare con la linguaccia: hai visto tu che cagata è la tua "demoniocrazia esportabile" che ciò qui un consenso che tu manco ti sogni e smerdi in casa tua un giorno si e l'altro pure ?
      Ma la chiesa ha bisogno di pecore (e carne). E' in fase "maciullamento senza freni" e quindi deve presentare il suo "volto suadente". Quella del Papa attuale è la politica sorriso lucertolino e del "protezionismo dei valori vittimistici". Fa il bene esclusivamente per fare il Male e lo fa bene.

    2. GioCo 20 ottobre 2026

      Il Papero col ciuffo non è ben visto in Vaticano perché è un aschenazi (e questo è positivo) ma non è stato addestrato per fare il presidente "alla Obama" per ciò è inaffidabile.
      Anche ricattato com'è. Rubbio è lì per quello.
      Il Papero col ciuffo è cresciuto con la cultura del palazzinaro: sfratti e ottieni. Per lui la soluzione è quello che ottieni al momento, al resto (la conseguenza) non serve pensarci. E' una mentalità "a corto raggio" che fa saltare tutti i delicati equilibri della cristalleria europea, mettendo in luce (involontariamente) tutta la fragilità del sistema retto da camerieri, cioè gente senza autonomia decisionale che però prima poteva almeno fare finta di averne una. Tuttavia è anche un magnete insperato che cocentra l'attenzione della frustrazione globale per le politiche protezioniste vaticane che pur condannando (o proprio condannando e fingendo con ciò vittimismo e impotenza) proteggono e mantengono l'agenda del massacro a oltranza. Per ciò si critica liberamente SOLO ciò che è "permesso" e persino "promosso".

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