LA RIVOLTA DEI TRATTORI NEL MEZZOGIORNO NON È UN CASO LOCALE MA IL COLLASSO DI UN'INTERA FILIERA

QUANDO IL LAVORO DELLA TERRA DIVENTA UN DEBITO A FONDO PERDUTO.

LA RIVOLTA DEI TRATTORI NEL MEZZOGIORNO NON È UN CASO LOCALE MA IL COLLASSO DI UN'INTERA FILIERA



Di Mirko Stelfio


Se pensate che i trattori fermi sull’asfalto e i tir a motore spento siano una questione che riguarda solo una manciata di coltivatori del Mezzogiorno, state guardando il problema dal verso sbagliato.

Quello che sta montando da settimane tra Sicilia, Calabria e Puglia, e che a breve coinvolgerà anche Campania e Molise, non è una semplice protesta di categoria. È il corto circuito di un sistema economico. Quando il costo del gasolio e dei fertilizzanti sale a livelli tali da azzerare qualsiasi margine operativo, il lavoro nei campi smette di essere un’impresa e diventa una perdita secca. Per un olivicoltore del Gargano o un produttore siciliano, oggi accendere il motore per raccogliere significa spesso rimetterci di tasca propria.

L'EFFETTO DOMINO: DAI CAMPI ALLO SCONTRINO DEL SUPERMERCATO


La dinamica è elementare:

Costi vivi insostenibili: Carburante agricolo, concimi ed energia hanno raggiunto vette ingestibili.

Margini azzerati: Il compenso riconosciuto alla produzione non copre più le spese minime di gestione.

Ripercussioni su scala nazionale: Se chi produce si ferma o aumenta i listini per sopravvivere, il conto finale finisce dritto sullo scontrino della spesa di ogni singolo consumatore, da Palermo a Milano.

LA SOLITUDINE DEI PRESIDI E IL SILENZIO DEI MEDIA GENERALISTI


Eppure, chi scende in strada lungo le arterie principali e vicino ai caselli lo fa con una sensazione precisa addosso: quella dell'isolamento. Si manifesta per un nodo strutturale che tocca tutti, la tenuta della produzione alimentare e il potere d'acquisto delle famiglie, mentre l'opinione pubblica sembra accorgersene solo quando si formano code sull'asfalto o rallentamenti nella logistica.

I circuiti informativi accendono i riflettori quasi esclusivamente sui disagi alla viabilità o sui singoli episodi di tensione, lasciando sullo sfondo la reale matrice economica della mobilitazione.

COSA CHIEDONO I PRODUTTORI E QUALI SONO I RISCHI IMMINENTI


Le istanze sul tavolo sono chiare: interventi fiscali strutturali sulle accise del gasolio per agricoltura, pesca e autotrasporto, strumenti efficaci di calmieramento delle spese vive e un riesame degli accordi di scambio internazionale che espongono il comparto interno alla concorrenza di merci importate con standard e costi del tutto disallineati.

I palliativi a tempo determinato non servono più.


Se le istituzioni centrali e regionali non affrontano la questione con interventi incisivi, lo scenario è tracciato: blocco prolungato della catena distributiva o fallimento di una rete sterminata di piccole imprese. E a quel punto, il conto non lo salderà solo chi siede al volante di un trattore.


Di Mirko Stelfio

21.10.2026


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