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Bella da morire

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Gentile ministro Grillo,

le confesso che sono un po’ sorpreso dal dover scrivere ad un “ministro Grillo” che non è il buon Beppe, ma la vita è strana, e talvolta le sorprese che ci riserva il Fato sono veramente curiose. Veniamo al dunque.

Lei, essendo medico, è stata giudicata “abile” per il Ministero della Salute: questo non mi è mai parso un titolo univoco di merito per sedersi su quella poltrona, poiché la salute è un bene di tutti, non dei soli medici. Non andrà certo meglio quando a dirigere la Difesa ci sarà un Generale. In ogni modo, oggi c’è lei ed è a lei che mi rivolgo perché la gestione della salute pubblica è piuttosto delicata e non è ben gestita, a fronte delle esorbitanti spese che il sistema le assegna.

E’ stata subito assorbita dal problema dei vaccini il quale, a mio avviso, era soltanto un modo per gettarla in un contradditorio infinito, in una diatriba inutile, tanto perché si lasciassero insoluti i grandi problemi della Sanità italiana: insomma, la solita pagliuzza per nascondere la trave nell’occhio.

Il primo problema riguarda la sciagurata suddivisione regionale della Sanità: non io, ma illustri analisti si sono espressi in tal senso, persino l’ex ministro Lorenzin (1) aveva espresso i medesimi dubbi, perché la Sanità è il motivo fondante per la sopravvivenza delle Regioni, non un settore di competenza regionale. Suvvia, non raccontiamoci balle.

Poi, quando si scassa un meccanismo che funzionava meglio, è inutile affermare “tornare indietro non si può”: se un sentiero è troppo arduo e periglioso, tornare indietro è il miglior consiglio da dare.

Se desiderate metter mano all’ordinamento italiano, non dovete farvi fuorviare da argomenti di scarso interesse, poiché sono alimentati proprio da chi non vuole che ci mettiate mano. La riforma regionale fu uno dei disastri più eclatanti della politica italiana: chi sceglie l’ordinamento regionale (lander) non deve avere un ordinamento napoleonico (province).

Cosa ne dice, oggi, delle Province italiane resuscitate come “enti di vasta area” e tuttora funzionanti, tutte, e con un ben strano “ordinamento”, assolutamente estraneo al dettato costituzionale? Sono composte da un “consiglio” formato solo dai sindaci delle aree delle ex province i quali, a loro volta, eleggono il loro presidente.

Salta agli occhi, immediatamente, la loro stridore dal principio costituzionale, ossia sono persone non elette – il sindaco di Tivoli (esempio) non ha nessun titolo per decidere qualcosa nella provincia di Roma – perché è stato eletto dai cittadini di Tivoli, non dai romani.

Hanno trovato il modo di creare dei rappresentanti (?) che nessuno ha mai eletto. E che deliberano, stanziano somme, acquisiscono somme, dallo Stato e da altri cespiti (le contravvenzioni stradali, ad esempio) in piena libertà. Un espediente incostituzionale per mettere delle persone in dei posti nei quali nessuno ha controllo: ci sarebbe da ipotizzare un reato di “attentato alla Costituzione” per chi ha progettato ed avallato quelle scelte.

Come vede – essendo lei un politico e non solo un medico – la interpello a largo spettro, ma torniamo alla Sanità.

L’esborso annuo è intorno ai 100 miliardi di euro: una cifra iperbolica, ben superiore a quella che veniva stanziata per la sanità statale. Ma, le Regioni, a parte tanta aria fritta, di cosa si occupano? Scorporando la Sanità (con notevoli risparmi) non rimarrebbe quasi nulla, se non la velleitaria decisione a voler contrastare, limare, adattare leggi dello Stato che finiscono per generare conflitti interminabili di fronte al TAR, al Consiglio di Stato, alla Cassazione, fino alla Corte dei Conti. Ma si può vivere in un simile casino?

Senza contare le inutili complicazioni che tale scelta ha generato: per prendere una decisione sul fiume Po, si devono consultare e ricevere il consenso da ben 18 amministrazioni diverse! Un tempo, decideva il Magistrato del Po.

I Parlamentari italiani sono i più pagati del mondo, su questo ci sono pochi dubbi: si può dissertare fin che si vuole su alcuni emolumenti dei congressisti statunitensi, ma – almeno qui in Europa – il confronto è sconfortante.

E’ quindi giusto “regolarizzare” gli emolumenti dei parlamentari italiani, ma sarebbe sciocco pensare che questo “taglio” conducesse a risultati importanti: se si vuole, veramente, incidere sui costi inutili e sugli sprechi, bisogna razionalizzare la catena degli amministratori.

Come non capire che la catena decisionale in campo sanitario, un tempo ridotta a singoli, è stata moltiplicata per 20? Un tempo, avemmo pure un Duilio Poggiolini, con tutta la corruzione conseguente, ma oggi ne abbiamo 20 a decidere sulle questioni dei farmaci!

E poi, la suddivisione regionale della sanità ha condotto alla regionalizzazione forzata degli italiani: è al corrente che un medico appartenente ad un sistema regionale con gran difficoltà può avere un paziente di un’altra regione?

Ovvio che la cosa non interesserà chi abita a Roma e Milano, ma gli abitanti che vivono “a cavallo” dei circa 10.000 km di confini regionali, quando traslocano nel comune vicino – per quanto riguarda il mantenimento del proprio medico – devono passare le forche caudine: corse alla ASL, documenti da far firmare al medico, ritorno alla ASL, validazione dei documenti…e questo ogni nuovo anno!

Non è una questione di lana caprina: visto che è miseramente fallito il piano di un database nazionale, consultabile e trasferibile – mediante la semplice tessera sanitaria – da un luogo ad un altro, è comprensibile che ogni paziente finisca per fidarsi solo del proprio medico. E ci sono anche molte, altre ragioni (fiducia personale, conoscenza dell’anamnesi approfondita dei singoli, amicizia, altro…) perché una persona che si sposta di qualche chilometro preferisca tenersi il proprio medico.

Non parliamo poi delle prestazioni specialistiche e dei rilievi analitici: apriti cielo! Se l’ospedale della “vecchia” regione dista solo una decina di chilometri, ti fanno mille problemi e ti chiedono, senza nessuna remora di decenza: “Perché non va all’Ospedale di Distantopoli?”

Tutto prova quel che già dicevo: la sanità regionale non è altro che un corposissimo cespite di fondi per rimpinguare le mille altre “attività” della Regione. A questo punto, anche i continui “risparmi” che vengono attuati – meno medici, meno infermieri, chiusura di ospedali e di singoli reparti – non sono altro che il tentativo di prendere più fondi possibile, per poi spenderne il meno possibile. E i “risparmi”? Beh…sfogliate le pagine dei giornali alla pagina giudiziaria…

Ma c’è un altro problema, ben grave, che attanaglia la sanità italiana.

In 35 anni d’insegnamento – all’incirca 200 classi condotte alla maturità, circa 5000 liceali – ho notato un solo caso di un allievo, figlio di medico, che scelse un’altra facoltà.

Con cadenza costante, tutti i figli di medici s’iscrivevano a Medicina, se fallivano il test d’ingresso s’iscrivevano a Biologia, così – appena passato l’esame d’ammissione, l’anno successivo – potevano iscriversi con l’abbuono di un certo numero di esami (oggi, “crediti”).

A volte ci fu addirittura la riapertura dei termini per il test d’ingresso in una nuova sezione “ridotta” (o “speciale”) dove, guarda a caso, tutti gli iscritti erano figli di medici. O, anche, l’aumento degli ammessi se “certi” non l’avevano passato.

Comprendo che lei, medico, si sentirà un pochino a disagio se le chiedo di marginalizzare il potere dell’Ordine dei Medici all’interno delle strutture sanitarie nazionali. Attenzione: il medico è e resterà sempre la figura di spicco per quanto riguarda le questioni sanitarie, solo che non deve più avere il potere di scegliersi i suoi collaboratori. Che saranno, sempre, figli o nipoti d’altri medici: a buon rendere, ovvio.

La soluzione?

Concorsi. Concorsi nazionali dove – se si vuole farlo – si è in grado d’impedire qualsiasi tentativo di nepotismo. Pesanti sanzioni penali per chiunque venga sorpreso – e provato – a camuffare i risultati dei concorsi. Basta minacciare l’espulsione dall’Ordine.

Ma, la migliore cosa che si può fare, è rendere la possibilità a tutti gli studenti che vogliono accedere a Medicina di poterlo fare, alzando però l’asticella delle conoscenze apprese e delle competenze dimostrate. I migliori, faranno carriera perché bravi.

Questo andazzo porta i (pochi) specialisti che lavorano nella sanità pubblica ad essere in qualche modo “evasivi” – se non si tratta di questioni gravi, con pericolo di vita – con diagnosi più sfumate, che alimentano dubbi ed incertezze. Perché? Poiché il sistema privato è separato da quello pubblico, ma i parenti medici (il nepotismo!) che lavorano negli studi privati…meglio tenerseli buoni, magari domani ci sarà posto anche per me…

Insomma, la vogliamo finire con queste pratiche del numero chiuso nelle facoltà? Si contravviene alla libertà d’apprendimento, sancita dalla Carta Costituzionale.

Poi, massacriamo pure agli esami di Anatomia e di Biochimica come un tempo: avremo la certezza d’avere la classe medica migliore del mondo, non per censo, ma per merito.

Anche fra gli infermieri – che oggi hanno un ruolo più importante di un tempo – si nota una rarefazione: è ben vero che, quando c’è un concorso pubblico, sono sempre migliaia per centinaia di posti. Ma andate a vedere nelle strutture private: rumene, ungheresi, cubane, argentine, ecuadoregne, croate, russe…c’è il mondo nel settore infermieristico privato. E, in quel caso, c’è anche il problema della lingua: non sono riparatrici di computer, sono quelle che girano per i reparti, e che a colpo d’occhio devono capire come state.

Tutto questo avviene non per questioni salariali (i salari sono pressappoco uguali) ma per il diverso contratto che, nel pubblico, garantisce più diritti. E non parliamo poi delle Operatrici Sanitarie (OS) dove veramente stiamo raschiando il fondo del barile, con veloci corsi privati che tutto danno per poco tempo e denaro. Garanzie, dopo? Eh…

Termino dandole un consiglio più “politico”.

Se volete veramente andare a toccare i veri sprechi – gli stipendi dei parlamentari, nazionali, europei e locali – ma anche le mille “scrivanie” che non servono a niente, c’è da fare una ricerca certosina, con molta attenzione, per non fare errori.

Dopo, però, non fate il solito decreto legge: fate una comune legge d’iniziativa parlamentare e portatela in aula. Vedrete chi ci sta e chi non ci sta: e lo vedranno anche gli italiani.

Saluti ed auguri di buon lavoro.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2019/01/bella-da-morire.html

4.01.2019

 

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/30/sanita-lorenzin-le-regioni-hanno-miseramente-fallito-riaumentiamo-i-poteri-dello-stato/3684894/

Pubblicato da Davide

13 Commenti

  1. Iniziativa che si può valutare positivamente.Gli sprechi sono anche l’8 per 1000,alla chiesa,che invece dovrebbe essere distribuito alla ricerca.Solo che poi,come le 260 eccellenze italiane,in tutti i campi,medicina,fisica,ingegneria,architettura etc etc,poi vanno all’estero,perchè in italia,non sono,e non cerco un giro di parole,ma dico solo raccomandati,e con lavori precari e sottopagati.Parliamoci chiaro,non funziona il metodo meridionalista della sanità,formiche nei reparti,amministratori messi lì,senza concorso,dediti,più al furto delle risorse,che non alla guarigione dei pazienti.Laureati che la laurea l’hanno comprata,oppure sono passati,perchè figli di(puxxana)Nelle scuole sempre con questo metodo,ignoranti che manco sanno la lingua italiana,ma che la insegnano,tutti appena possono che vanno in mutua,oppure in aspettativa,ma di cosa stiamo parlando.E’ il sistema italia che va cambiato,anche contro il metodo centro-nordista degli evasori,berlusconi-de benedetti-benetton-agnelli-elkan che privatizzano i guadagni e socializzano le perdite.

  2. “Hanno trovato il modo di creare dei rappresentanti (?) che nessuno ha mai eletto.”
    E perché, della BCE (prestatrice di soldi di ultima istanza, gestore delle politiche monetarie di ogni stato europeo) chi elegge il CDA ed il presidente?
    Sui balzelli delle regioni: un esame delle urine costa circa 2€, ma ci sono 10€ da aggiungere come tassa regionale. Alla faccia della Costituzione.
    Infine sull’istruzione: 6 anni fuori sede, questo è lo standard per chi si vuole laureare in medicina. A parte le tasse e accontentandosi di una stanza in appartamento, questo costa minimo 600€/mese. Moltiplica per 12 e per 6 anni. C’è anche chi non se lo può permettere, nonostante il figlio abbia volontà e capacità. Ma non è finita qui: ammesso che dopo il primo anno di biologia si voglia passare a medicina bisogna accettare la sede con posti vacanti. Così si fa biologia a Padova, sede vicina e si finisce a Lecce (o viceversa).
    Certo, esiste il diritto all’istruzione sancita dalla Costituzione (assieme a lavoro, sanità e casa) ma sono solo lettere vuote. In realtà oggi molto più di ieri (quando l’ascensore sociale funzionava perchè era necessario per la creazione di quadri) questi diritti sono solo degli alibi per continuare a svuotare progressivamente i diritti sociali. Magari sostituendoli con i diritti umani, che costano nulla e sono tanto trendy.

  3. Un altro discorso sarebbe quello dei medici obiettori (che poi esercitano a pagamento da un’altra parte) che é il paravento per farsi accettare da CL. Insomma stipendio pieno, prestazioni a coscienza… comoda la vita.

  4. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Sono completamente d’accordo con l’analisi. Purtroppo quando vanno al governo dei dilettanti arrivisti (quelli del M5S, mentre quelli della lega sono solo arrivisti demagoghi molti furbi) succede questo ed altro! L’unica cosa che resterebbe da fare ai dilettanti arrivisti è uscire dal governo appena possibile prima che consegnino completamente il Paese in mano ai Leghisti, il che è proprio quello che la gente comune (dopo i confetti i difetti) della mia città va dicendo!

  5. Ma scherziamo? Medicina a numero aperto? Mi può dire dove vorrebbe accogliere le circa 50 mila persone che ogni anno fanno il test di medicina alla sola Sapienza? Non ci sono aule per coloro che passano figuriamoci per tutta quella massa di persone. Gli studenti vengo già massacrati abbastanza agli esami. E basta con questi concorsi per ogni cosa. In Italia sono i primi ad essere falsificati in ogni campo. Ci si nasconde dietro il concorso e si fa passare chi vuole illudendo i partecipanti.

  6. E’ anche vero che la passione,spesso, si trasmette da padre in figlio, l’esperienza anch’essa passa di mano. Purtroppo anche le scorciatoie ed i trucchi del mestiere per farlo rendere economicamente vantaggioso, seguono questa regola, il figlio di un idraulico, se studia medicina e diventa medico, almeno per i primi anni di attività sarà più portato a prescrivere due guarnizioni, sapendo che ammazzano meno le guarnizioni che certi farmaci (poi imparerà anche lui che se vuole guadagnare e non farsi buttare fuori dall’ordine, è meglio seguire i protocolli scritti dai baroni e dalle case farmaceutiche)
    Numeri chiusi o aperti, concorsi o raccomandazioni, figli d’arte o figli di puttana, non cambia nulla in una dittatura delle minoranze, già Marx ne parlava con Engels 200 anni fà, le caste, gli ordini professionale, ma anche le associazioni umanitarie, ambientali, quelle per i diritti così detti civili, al pari degli ultras del calcio, dell’interesse comune, di ciò che è meglio per la maggioranza del popolo non frega un belino.
    E’ tutto un sistema, sanità compresa, da radere al suolo e ricostruire ripartendo dalle fondamenta, dalle regole costituzionali, le quali regole devono vigilare a che le minoranze non diventino casta e centro di potere…….non credo ciò sia alla portata della pur bella ministra Grillo, ma neppure del presente governo che è più portato ( credo anche su volontà popolare) a tacconare l’esistente che ad abbattere e ricostruire.
    Il pensiero unico è anche questo, tirare a campare è meglio che osare, meglio 100 anni da pecora che un giorno da leone dice il proverbio neoliberale, per me che ho formazione culturale derivante dalle letture del sociologo e filosofo Giovanni Luigi Bonelli (di gran lunga meglio di Nietzsche ed anche meno alcolizzato) resta incomprensibile…….W che guevara ed anche Kit Carson.

  7. Anche nella sanità italiana spesso tentano di simulare (copiare) gli Usa, ne ho visti/e molte, senza database perché la tecnologia è quasi un tabù come le lingue estere però contattano chiunque pur di avere manodopera a basso costo, tentano di assicurare amici e parenti pur di aver consensi senza saper prendere posizioni nette perché hanno paura ( in italia spesso esternano paura trasmettendo deficit e sospetti ) di perdere un posticino nella sanita che guardano come se fosse un palcoscenico ( la fama ) dove esibirsi sognando successi e quant’altro. La categoria infermieristica del nuovo ordinamento spesso ostenta il cartaceo e frasi lette sui testi senza contestualizzare destando forti preoccupazioni perché il cartaceo ( lauree master certificazioni varie ) hanno senso/valore, per ogni comparto che le richiede, se dimostrano la competenza ( chi fa che cosa ).
    Nel comparto seguivano un film americano……medici in prima linea dr House tentando di simulare poi si nascondono verso la commissione disciplina che spesso latita, la formazione, ad ogni livello dell’organigramma, fa acqua. Vogliono fare ‘gli americani ma sono nati in italy…’ dove il tabù gestisce. Il narcisismo entra in conflitto forte con il comparto.

  8. Un fattore importante da non trascurare:
    Il medico che sceglie di lavorare nel sistema pubblico NON può lucrare anche nel privato.
    Quanti specialisti per farti “passare avanti” nel pubblico ti indicano una visita privata a pagamento e senza fattura altrimenti ti aumentano il conto.
    Un amico per fare una fila più corta ha dovuto pagare tre volte per un diritto.
    La sanità è un letamaio che serve a fare profitti sulla nostra salute.

  9. Ci sono delle eterne domande a cui la civiltà moderna non sa rispondere.
    No, non sono le classiche domande “Chi sono, Da dove vengo, Dove vado”.
    Ma domande più semplici alle quali la “scienza” (che costa 100 miliardi all’anno) non sa rispondere, o non vuole rispondere.
    “Come posso prendermi cura di me?”, “Che cos’è la malattia?”, “Perchè si verifica la malattia?”, “Cosa devo fare per stare in salute?”, “Come affrontare un malanno senza ricorrere ai farmaci?”, “E’ giusto correre al pronto soccorso in caso di influenza?”, ecc, ecc.
    Da questo si deduce che un qualcosa che dovrebbe essere conoscenza divulgata, non è conoscenza e non è divulgata. Oppure che ciò che è divulgato non è conoscenza.
    Insomma i problemi stanno alla radice…

  10. La principale questione riguardo la Sanità rimane l’enorme fetta di profitti che si acchiappano i privati, Big Pharma in primis, accollando allo Stato un listino prezzi esageratamente alto, ovviamente deciso tra oscuri figuri lontani dalla luce del sole, il buon Poggiolini in quelle trattative riuscì a dotarsi di un deposito alla Paperon de Paperoni, a prescindere dalle successive questioni giudiziare il meccanismo, ben oliato, ha continuato a funzionare senza che mai nessuno chiedesse e ottenesse di metterlo in discussione, lo stato paga [regala] ai privati cifre esorbitanti e continuerà a farlo sine die.

  11. Il numero chiuso nelle università, in particolare a medicina, è stato il primo passo per rendere il sapere, il relativo potere, e quindi l’esercizio delle professioni collegate, una risorsa rara e accessibile a pochi privilegiati. Ciò sarebbe stato un presupposto necessario per la privatizzazione della sanità, voluta da più parti, secondo il pensiero finora prevalente, soprattutto a livello economico; poco importava se la sanità pubblica fosse poi passata ad un livello di insufficienza cronica per la maggior parte dei cittadini. Così oggi, rispetto alla presunta abbondanza di medici ed infermieri ante numero chiuso, si va velocemente verso la scarsità degli stessi che, dovranno essere, nei prossimi anni, sempre se si vuole mantenere la sanità pubblica, frettolosamente sostituiti con concorsi e assunzioni urgenti .Infine d’accordo con Bertani, la Sanità non è un servizio pubblico da lasciare in mano a strutture decentrate come le regioni, con pochi e difficili controlli.

  12. Problemi complessi elusi distruggendo tutto il buono costruito nel dopoguerra, problemi che anziché essere affrontati con coscienza sono espressione di una miserabile umanità ricca ma senza dignità. Non credo nell’ ascensore sociale che poi si ferma in mano agli ingordi dell’ ultima ora. Il miglioramento sociale segue i livello di istruzione ma non è possibile se la società e’ bloccata dai boiardi di stato grazie alla burocrazia a corteggio. Ĺ’ Italia di oggi è questo, un baronaggio più odioso che nel passato perché esercitato da chi si è barricato nella torre da una generazione, con il denaro pagato dalla società in base a promesse disattese, che adesso si premura di far dimenticare .

  13. Togliere alle regioni il bussines legato alla sanità. Cancellare quella vergogna per cui quello che era una volta presidente della, ora si chiama governatore. Di cosa? Siamo tornati alle colonie? Togliere l’addizionale Irpef regionale e anche comunale. Abolire le regioni a statuto speciale e guai a parlare di autonomia. Esiste un solo Stato, una sola Nazione. Se la trattenuta che ho in busta paga si riferisce al SSN vuol dire che il Servizio Sanitario deve essere Nazionale non regionale e tanto meno privato. Se uno vuole la sanità o l’ospedale privato se ne vada in Svizzera o in Usa. Lo stesso dovrebbe valere per la scuola. Che deve essere pubblica e gratuita. Invece mi pare che si distolgano risorse pubbliche per sovvenzionare le varie scuole private, che se no poverine non ce la fanno ad andare avanti. E intanto quella pubblica cade a pezzi.