Voto Israele: «Netanyahu è caduto». Ma e' testa a testa: Paese spaccato

Il leader palestinese Mustafa Barghouti ha dichiarato ad Al Mayadeen che Netanyahu è caduto dopo le elezioni in “Israele”, poiché i sondaggi a uscita dalle urne indicano un voto arabo da record e l’assenza di una maggioranza chiara.

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Israele ha votato, affluenza record ma il Paese e' spaccato: Netanyahu ed Eisenkot lontani dalla maggioranza
Gerusalemme.


Lo spoglio parziale prefigura un serrato testa a testa tra il Likud di Netanyahu e la formazione Yashar guidata da Gadi Eisenkot. Nessuno dei due blocchi è al momento in grado di raggiungere in autonomia la fatidica soglia dei 61 seggi, la maggioranza assoluta necessaria per controllare il parlamento. Exploit storico dei partiti arabi, proiettati verso la conquista di 18 seggi, un risultato che li trasforma nel potenziale ago della bilancia della futura legislatura.

L'incertezza dei numeri e le difficoltà della coalizione uscente hanno già suscitato forti reazioni anche da parte palestinese. Il leader Mustafa Barghouti, segretario generale dell'Iniziativa Nazionale Palestinese, in una dichiarazione all'emittente Al Mayadeen seguita ai primi exit poll ha commentato l'esito elettorale affermando senza mezzi termini che "Netanyahu è caduto". Barghouti ha inoltre aggiunto che, alla luce di questi risultati, si può considerare ormai conclusa l'era politica dei leader dell'estrema destra israeliana, Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir.

Mentre si attende lo scrutinio definitivo delle cosiddette "doppie buste" — i voti di militari, personale ospedaliero e diplomatici, spesso decisivi per l'assegnazione degli ultimi seggi — l'attenzione istituzionale si sposta sul Presidente Isaac Herzog. Spetterà a lui il delicato compito di avviare le consultazioni e conferire l'incarico per la formazione di un governo al momento in alto mare. " L"unica democrazia del Medio Oriente" dara' sicuramente il meglio di se', come sempre. I palestinesi lo sanno bene.

Agg. alle ore 08.06 del 28.10.2026

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almayadeen.net


Il segretario generale dell’Iniziativa Nazionale Palestinese, Mustafa Barghouti, ha dichiarato ad Al Mayadeen dopo le elezioni di “Israele” che “Netanyahu è caduto” e che “l’era di Smotrich e Ben-Gvir è finita”.

Ha elogiato l’elettorato arabo per la sua presa di posizione “contro il fascismo” e ha affermato che le divisioni all’interno del campo conservatore hanno indebolito il blocco di Netanyahu, lasciando ai partiti rimanenti il compito di determinare le prossime mosse politiche.
Avvertimenti sul futuro

Barghouti ha avvertito che, se l’ex capo delle forze armate Gadi Eisenkot non riuscisse ad allearsi con i partiti arabi, «Israele» potrebbe trovarsi di fronte a nuove elezioni o a un governo di unità sionista. Ha affermato che, indipendentemente da chi guiderà il prossimo governo israeliano, la questione della creazione di uno Stato palestinese rimane fuori discussione e che lo scenario più pericoloso sarebbe il proseguimento del governo di Netanyahu come governo ad interim.


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Mustafa Barghouti


Riguardo a Gaza, ha affermato che il «Board of Peace» del presidente statunitense Donald Trump non è riuscito a portare la pace nel territorio assediato e che il risultato elettorale avrebbe avuto ripercussioni in quella zona. Ha espresso sfiducia nei confronti di Trump e ha dichiarato che, se il presidente degli Stati Uniti perdesse la maggioranza al Congresso, ciò rappresenterebbe uno «sviluppo positivo» per i palestinesi.
Cosa mostrano i sondaggi all’uscita dalle urne

I sondaggi all’uscita dalle urne dopo il voto di martedì hanno indicato che il blocco di destra e religioso di Netanyahu si attestava a circa 50 seggi, in calo rispetto ai 64 conquistati nel 2022. Il blocco dell’opposizione di Eisenkot era tra i 51 e i 53 seggi, ed entrambi non raggiungono i 61 necessari per la maggioranza.

Il Likud è risultato il partito più forte, con 24-25 seggi contro i 21-23 del partito Yashar di Eisenkot, sebbene un canale filo-Netanyahu, Channel 14, abbia attribuito al campo del primo ministro 60 seggi.

I partiti arabi, la Lista Comune e Ra’am, avrebbero ottenuto un numero record di 16-18 seggi, quasi il doppio rispetto ai 10 della Knesset uscente, con un’affluenza alle urne che ha raggiunto il livello più alto degli ultimi tre decenni.

Eisenkot ha affermato che i sondaggi all’uscita dalle urne riflettono «una totale mancanza di fiducia» in Netanyahu, ma ha escluso la formazione di un governo che dipenda dai partiti arabi, e altri leader dell’opposizione hanno espresso lo stesso parere.

Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha dichiarato che il suo partito «non permetterà» agli elettori arabi di festeggiare, mentre il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha messo in guardia Netanyahu da un governo di unità nazionale con Eisenkot.
Gaza e il Consiglio per la Pace

Il cessate il fuoco a Gaza è entrato in vigore il 10 ottobre dello scorso anno, ma più di 100 organizzazioni umanitarie e per i diritti umani hanno affermato all’inizio di questo mese che si tratta di un cessate il fuoco «solo di nome».

Il Ministero della Salute di Gaza ha dichiarato che almeno 1.471 persone sono state uccise tra l’entrata in vigore del cessate il fuoco e l’inizio di ottobre.

Ad agosto, Netanyahu aveva respinto la roadmap in 15 punti del Consiglio per la Pace, che Hamas aveva invece accettato, portando di fatto l’iniziativa a un punto morto.

Una volta resi noti i risultati definitivi, il presidente israeliano Isaac Herzog consulterà i rappresentanti di tutti i partiti della Knesset e incaricherà poi chi riterrà più idoneo di formare un governo.


almayadeen.net


28.10.2026

aggiornato alle ore 01:40

Fonte:

https://english.almayadeen.net/news/politics/barghouti-netanyahu-has-fallen-era-of-smotrich-ben-gvir-over

Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org


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Ammutinamento a Tel Aviv?


Di Mike Whitney, unz.com


Domenica, diverse agenzie di stampa israeliane hanno riferito di uno "scontro senza precedenti" tra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), il tenente generale Eyal Zamir, i quali "si sono scontrati su un'azione militare che avrebbe potuto riaccendere il conflitto con l'Iran". Zamir, che gode di ampio rispetto tra i membri dell'establishment militare e politico, avrebbe apparentemente rifiutato di dare seguito alla direttiva di Netanyahu «a causa dei timori che ciò potesse comportare una rapida escalation o un errore di valutazione proprio alla vigilia delle elezioni israeliane del 27 ottobre». Secondo il Jerusalem Post:

Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il capo di Stato Maggiore delle IDF, il tenente generale Eyal Zamir, si sono scontrati su un'azione militare che potrebbe riaccendere il conflitto con l'Iran a pochi giorni dalle elezioni israeliane, secondo quanto riportato domenica sera da N12 News. Recentemente, Zamir ha ricevuto una direttiva dai vertici politici per portare a termine un'azione, che secondo quanto riferito da funzionari della sicurezza a N12 avrebbe «innescato una rapida escalation verso uno scontro con l'Iran»....

Fonti a conoscenza dei dettagli hanno riferito a N12 che Zamir e altri vertici delle IDF temono che la classe politica possa cercare di sfruttare il fronte con l'Iran in vista delle elezioni per ottenere vantaggi politici....


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Non è chiaro fino a che punto Netanyahu sarebbe stato disposto a spingersi se non avesse previsto che alcune figure avrebbero frenato determinate azioni..... Netanyahu potrebbe anche aver valutato la possibilità che Israele assumesse un ruolo di primo piano, quello di «primo attaccante», o fungesse da guastafeste per impedire la conclusione di accordi sul nucleare iraniano che egli avrebbe considerato sfavorevoli. Il capo delle IDF ha respinto l'ordine di Netanyahu di intraprendere un'«azione» contro l'Iran, temendo motivazioni politiche, Jerusalem Post

Poiché l'Iran non rappresenta una minaccia immediata per Israele, gli osservatori possono solo supporre che Netanyahu ritenesse che un attacco all'Iran gli avrebbe garantito un vantaggio politico nelle elezioni di martedì oppure gli avrebbe fornito un motivo per annullare del tutto le elezioni. In ogni caso, la maggior parte delle persone che seguono questa vicenda probabilmente concluderà che Bibi stava pianificando di mettere a rischio il Paese per realizzare le proprie meschine ambizioni politiche. Chiaramente, questo è ciò che gli autori dell'articolo vogliono far credere ai lettori, ma è vero?

Conosciamo tutti il termine "sorpresa di ottobre", che indica i trucchi sporchi programmati per coincidere con le elezioni più importanti. Questo presunto "scontro" tra Netanyahu e Zamir potrebbe essere una notizia fabbricata con l'obiettivo di far deragliare le prospettive di rielezione di Bibi?

Sembra proprio di sì. Notate come il Jerusalem Post (e tutti gli altri media) in realtà non affermino che Zamir «abbia rifiutato un ordine», ma che «si sia scontrato su un'azione militare che potrebbe riaccendere il conflitto con l'Iran.» In altre parole, l'autore sta cercando di suggerire che Zamir abbia disobbedito senza dirlo esplicitamente. (La formulazione è volutamente fuorviante.)

Non sorprende che il principale avversario di Netanyahu, Gadi Eisenkot, stia sfruttando la vicenda per aumentare le sue possibilità di vittoria martedì.

«Netanyahu, ho gli occhi puntati su di te... L'uomo, sotto il cui mandato si è verificato il più grande disastro nella storia della nazione, si rifiuta di comprendere che la sicurezza di Israele non è un giocattolo politico; che le vite dei cittadini israeliani e dei soldati dell'IDF non devono essere trattate con sconsiderato disprezzo; e che lo Stato di Israele non è una sua proprietà privata».

«Ho piena fiducia nel capo di Stato Maggiore dell'IDF Eyal Zamir e nei comandanti dell'IDF, che agiscono con responsabilità professionale e un impegno assoluto per la sicurezza della nazione. Non permetteremo che l'IDF venga trasformata in uno strumento per la campagna di sopravvivenza politica di Netanyahu... Non osare anteporre i tuoi interessi politici alla sicurezza dello Stato». Jerusalem Post

Quindi, anche se i fatti del caso rimangono poco chiari, Eisenkot sta usando la vicenda per attaccare il suo avversario. È tutto molto sospetto.

Eisenkot ha aggiunto: «Tra due giorni, i cittadini di Israele metteranno fine a questa era di governo sconsiderato e senza legge e ripristineranno la responsabilità, il senso di statalità e la sicurezza di Israele», ha detto Eisenkot. «Ve lo garantisco».

Anche altri politici israeliani si sono uniti al coro, come il presidente del Partito Democratico Yair Golan, che ha dichiarato:

«È vietato consentire qualsiasi azione militare che non sia sostenuta da una chiara necessità di sicurezza, da uno scopo strategico e da un piano d'azione responsabile. Quando i cittadini israeliani andranno alle urne martedì prossimo, dovranno ricordare questo: Netanyahu costituisce una minaccia alla sicurezza di Israele. Non esita a sacrificare le vite dei nostri figli per la sua sopravvivenza alla vigilia delle elezioni, ed è proprio questo che l'IDF sta cercando di impedire."... "La sicurezza di Israele è nelle mani di una classe politica corrotta, composta da persone inadatte e squilibrate che non esitano a sacrificare la sicurezza di Israele pur di aggrapparsi ai propri seggi."

Quindi, è tutta una questione di elezioni?

Esatto, e Netanyahu viene attaccato proprio sull'unico tema su cui ha basato tutta la sua carriera: la sicurezza. Avigdor Liberman, del partito Yisrael Beytenu, ha mosso la stessa accusa degli altri, affermando che il tentativo di Netanyahu di «trascinare Israele in un'azione militare per impedire le elezioni» è un atto di «tradimento dello Stato e della sua sicurezza».

Per chi già disprezza Netanyahu (come me) è facile trarre conclusioni affrettate, ma i fatti rimangono, nel migliore dei casi, poco chiari. Innanzitutto, non abbiamo alcuna conferma indipendente che Netanyahu abbia ordinato un attacco contro l'Iran. Questo va accertato prima di esprimere un giudizio. In secondo luogo, il Capo di Stato Maggiore Zamir non si è mai rifiutato di seguire un ordine diretto di Netanyahu. Questo viene insinuato, ma non è mai stato affermato chiaramente. Secondo diverse fonti, «egli avrebbe richiesto una discussione approfondita e un'autorizzazione formale prima di procedere con l'azione». Ecco ulteriori dettagli da Israel.com:

Nessuna delle notizie spiega quale azione specifica contro l'Iran fosse in discussione, se fosse stato formalmente emesso un ordine per iscritto, o se fosse stata eseguita, modificata o revocata. Non riportano una risposta da parte di Zamir o del portavoce delle IDF, né precisano se fossero coinvolti altri ministri o funzionari della sicurezza... Le notizie non identificano nemmeno le fonti all'origine della rivelazione iniziale. Israel.com

Allora, perché questa notizia è in prima pagina? Non ci sono fatti concreti, solo voci e insinuazioni.

Ecco ulteriori dettagli da un altro articolo su Israel.com:

Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha definito le notizie sul disaccordo «completamente infondate e false»... La sua smentita è seguita a un servizio trasmesso la sera precedente dal telegiornale di Channel 12 che descriveva uno scontro tra il primo ministro Benjamin Netanyahu e Zamir, che secondo Fabian verteva su un'istruzione impartita alle forze armate... Il blog in diretta del Times of Israel ha riassunto le dichiarazioni di Katz, secondo cui le notizie di uno scontro tra il primo ministro e il capo di Stato Maggiore sarebbero infondate e non vi sarebbe alcuna intenzione di attaccare l'Iran prima del voto. Israel.com

Tenete presente che si tratta di una notizia in prima pagina che sta circolando sui media israeliani e in tutto il mondo, la quale sostiene che vi sia stato uno "scontro senza precedenti" tra il primo ministro israeliano e il suo capo di Stato Maggiore. Infatti, il titolo del Times of Israel recita così:

Notizia: in uno "scontro senza precedenti", il capo delle IDF si oppone all'esecuzione di un'azione militare ordinata da Netanyahu in relazione all'Iran, The Times of Israel

Il titolo sopra riportato suggerisce fortemente che in Israele sia in corso un ammutinamento?

Sì. L'impressione che se ne ricava è che Zamir abbia rifiutato un ordine che riteneva motivato da ragioni politiche e che avrebbe messo a rischio il Paese. Infatti, l'articolo del Times afferma chiaramente: "Secondo quanto riferito, Zamir si sta opponendo all'esecuzione dell'azione militare non specificata."

Ma se leggiamo gli articoli con maggiore attenzione, vediamo che non c'è alcun ammutinamento, nessuna insubordinazione, nessun rifiuto di seguire un ordine diretto e nessuna prova che Netanyahu abbia pianificato un attacco. Si tratta solo di farneticazioni prive di fonti, non confermate, non verificate e motivate politicamente. Gli autori di queste sciocchezze stanno cercando di affossare le prospettive di rielezione di Netanyahu pubblicando accuse dal tono minaccioso che si sono inventati di sana pianta. Ecco cosa riporta il Times:

Cita una fonte militare che afferma: «Si tratta di un'azione che potrebbe portare a un'escalation con l'Iran, in un momento delicato e drammatico, creando questo [potenziale] errore di valutazione».

«Fonte? Quale fonte? La fonte non è identificata, né lo è la natura dell'azione. Sono tutte insinuazioni volte a spaventare i lettori e a far loro credere che Netanyahu sia un politico sconsiderato ed egoista, debole in materia di sicurezza nazionale.

Non dovremmo permettere che i nostri sentimenti nei confronti di Netanyahu ci impediscano di vedere la verità. Potrà anche essere uno psicopatico genocida, ma non c'è nulla in questi articoli che dimostri che stesse pianificando un attacco pre-elettorale contro l'Iran. Sono tutte sciocchezze non verificabili.


Di Mike Whitney, unz.com

26.10.2026


Fonte:

https://www.unz.com/mwhitney/mutiny-in-tel-aviv/

Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org


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