13 Aban - Il 4 Novembre persiano è la Giornata dello Studente: canto di resistenza, giustizia e promessa di un mondo libero da colonialismo, guerre e terrorismo

13 Aban: Il 4 Novembre persiano è la Giornata dello Studente: canto di resistenza, giustizia e promessa di un mondo libero da colonialismo, guerre e terrorismo



Di Seyed Majid Emami


Il 4 novembre (13 Aban nel calendario persiano), Giornata dello Studente: canto di resistenza, giustizia e promessa di un mondo libero da colonialismo, guerre e terrorismo


Nel calendario storico ed eroico del popolo iraniano, il 13 Aban (4 novembre) non rappresenta mai un semplice giorno di passaggio. È, piuttosto, un crocevia sacro e indelebile che unisce tre eventi fondamentali e decisivi: l'esilio del leader del movimento anti-dispotico e risvegliatore del mondo islamico negli anni '60, l'Imam Khomeini; il massacro sanguinoso di un gruppo di studenti da parte dei carnefici del regime Pahlavi davanti all'Università di Teheran; e, infine, un atto di coraggio senza precedenti nella storia dei movimenti studenteschi globali, ovvero l'occupazione spontanea del "Covo di Spionaggio" e centro di comando delle ingerenze americane. Eventi che hanno scolpito per sempre il titolo glorioso di questa giornata nella memoria del popolo iraniano e di tutti i cercatori di libertà del mondo: la "Giornata Nazionale della Lotta all'Egemonia Globale", una data imponente che ha un legame indissolubile con il nome ispiratore dello Studente.

Nelle turbolenze della storia contemporanea, i giovani studenti delle scuole e delle università sono sempre stati all'avanguardia nei movimenti di protesta, nell'anti-imperialismo, nella ricerca della giustizia e nella rivendicazione dell'emancipazione. Gli studenti iraniani, con la loro presenza appassionata, il loro coraggio impareggiabile e la purezza della loro natura, hanno dimostrato nei fatti che i limiti anagrafici e generazionali non costituiscono mai un ostacolo alla profonda e nobile comprensione degli ideali di indipendenza, libertà e vera democrazia. Dall'altro lato, gli studenti universitari, in quanto voce acuta e pensante della società, comprendendo le esigenze del tempo e con un impegno autentico verso il destino delle classi più deboli, sono stati i portabandiera del progresso del Paese e i custodi instancabili degli alti valori umani, etici e nazionali. Il 4 novembre è la testimonianza sincera di una grande verità: nel corso degli ultimi decenni, dalle prime linee della difesa contro l'aggressione fino alla ricostruzione e all'autosufficienza scientifica, la gioventù iraniana è stata il baricentro nel destino della nazione, ergendo un muro d'acciaio contro la tirannia e l'oppressione globale.

Tuttavia, assistere oggi alle strazianti sofferenze e alle tragedie umane su scala regionale e globale spezza il cuore di ogni individuo libero.

Oggi, il sistema egemonico appare più illegittimo, colpevole e vulnerabile di qualsiasi altra epoca della storia moderna. Le recenti evoluzioni geopolitiche, l'incrinarsi del mondo unipolare e i vicoli ciechi strategici delle potenze dominanti nel tentativo di piegare la volontà dei popoli, hanno strappato la maschera dell'ipocrisia dai falsi paladini dei diritti umani. Il mondo intero vede chiaramente come un ordine costruito sulla militarizzazione, sulla prevaricazione, sul terrorismo di Stato e sul saccheggio economico stia annaspando nella palude dell'isolamento morale e della crisi di legittimità, mentre i meccanismi internazionali ad esso asserviti si dimostrano totalmente incapaci di garantire l'equità.
Il vero punto di svolta di quest'era turbolenta risiede però in una verità profonda: sebbene le dinamiche geopolitiche e il declino materiale delle potenze abbiano preparato il terreno per il collasso dell'ordine imposto, il colpo di grazia all'arroganza non arriverà dalle armi, bensì dai movimenti popolari autentici e consapevoli. L'onda travolgente del risveglio umano che oggi attraversa molte parti del globo è guidata proprio dalle nuove generazioni e dagli studenti. L'attivismo fervente negli atenei occidentali, nel cuore dell'America e dell'Europa, contro il bellicismo e la complicità con il terrorismo, unito al grido di giustizia in Asia, Africa e America Latina, dimostra la vitalità di un movimento studentesco ormai globale e transnazionale. Questa sollevazione delle coscienze vive rappresenta una netta smentita della narrativa dei media mainstream; una battaglia in cui la consapevolezza ha trionfato sull'inganno e la purezza umana sulla menzogna.

L'ideale supremo del movimento studentesco è la realizzazione di un giorno in cui, in nessun angolo del pianeta, un bambino rimanga sepolto sotto le macerie e nessuno studente sia più vittima del fuoco della guerra, del terrore, di sanzioni disumane e di ingiustizie strutturali. La speranza e il luminoso orizzonte degli iraniani guardano a un'alba in cui si affermi un nuovo ordine, umano e fondato sulla giustizia; un mondo in cui il suono delle risate spensierate dei bambini nei cortili delle scuole e il silenzio composto delle biblioteche universitarie non vengano mai interrotti dall'ululato maledetto delle bombe e dei missili delle potenze egemoniche e della macchina da guerra del sionismo internazionale. Il nostro sogno è un mondo colmo di pace, dignità e solidarietà; un mondo in cui le aule scolastiche siano rifugi sicuri per il pensiero, la crescita e l'apprendimento, e non l'altare sacrificale delle speranze innocenti dei piccoli martiri di Gorla nella Milano della Seconda Guerra Mondiale, della Gaza avvolta dalle fiamme, o delle vittime oppresse della regione di Minab.

Oggi, nel nostro calendario, è la Giornata dello Studente. Coloro che si siedono con speranza ai banchi per apprendere la lezione della libertà stanno costruendo il futuro; ma quegli studenti il cui posto rimarrà vuoto per sempre, riposando nella pura terra della patria, sono i nostri eterni maestri di emancipazione. Il dolore per la loro fine non si spegnerà mai nel cuore degli iraniani e nelle anime deste.

Gli studenti martiri della scuola "Shajareh Tayyebeh" di Minab, volati via nei primissimi istanti dell'attacco cieco e criminale dei nemici della giustizia, sono il simbolo più inerme e al contempo più rivelatore del fallimento del terrorismo di Stato nel mondo contemporaneo. Il loro sangue puro e quello di tutti i giovani martiri della resistenza costituiscono il grande capitale del risveglio umano; una fiaccola inestinguibile il cui ricordo luminoso continuerà a brillare nelle mani appassionate dei giovani e degli uomini liberi, dall'Iran fino agli angoli più remoti della terra, fino al crollo definitivo del palazzo dell'oppressione.


Di Seyed Majid Emami

04.11.2026


Seyed Majid Emami. Ricercatore, professore associato e sociologo presso le università di Teheran; ha scritto articoli su teoria culturale, media e politica. In precedenza, ha curato un libro in persiano intitolato “Un’analisi sociale e teologica della resistenza culturale del popolo iraniano dopo l’assassinio di Qassem Soleimani”.


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