L'intelligenza artificiale è contro le donne

L'IA minaccia il lavoro femminile.

L'intelligenza artificiale è contro le donne

Di Fabrizio Bertolami per ComeDonChisciotte.org


L'intelligenza artificiale generativa sta entrando rapidamente negli uffici, nelle aziende e nei servizi. Scrive testi, riassume documenti, organizza informazioni, prepara report, gestisce appuntamenti e svolge una quantità crescente di attività amministrative. La sua diffusione non avrà però lo stesso effetto su tutti i lavoratori. A essere maggiormente esposte sono soprattutto le donne (e la classe media in generale, ma questo è un argomento da trattare in sede separata).

A segnalarlo è l'Organizzazione internazionale del lavoro, l'agenzia delle Nazioni Unite che delegata ad occupazione e condizioni di lavoro (ILO). Secondo il rapporto dedicato all'impatto dell'intelligenza artificiale generativa, il 29% delle professioni nelle quali le donne sono più rappresentate è esposto al rischio di automazione, contro il 16% delle professioni a prevalenza maschile. La quota è dunque quasi doppia.[1]
Il dato deve essere letto con attenzione. L'esposizione all'intelligenza artificiale non equivale automaticamente alla perdita del posto di lavoro. Indica piuttosto che una parte significativa delle mansioni svolte all'interno di una professione può essere affidata a un software o profondamente modificata dall'utilizzo di strumenti automatizzati. Nella maggior parte dei casi, quindi, l'ipotesi più probabile non è la cancellazione completa del lavoro, ma la sua trasformazione.[2]

Il divario dipende soprattutto dalla distribuzione degli uomini e delle donne tra i diversi settori. Le lavoratrici sono numerose nelle professioni amministrative, negli uffici e nei servizi di supporto alle imprese: segreteria, gestione delle agende, contabilità di base, inserimento dati, preparazione di documenti, front office e attività organizzative. Sono mansioni indispensabili al funzionamento quotidiano di un'azienda, ma spesso composte da procedure ripetitive, standardizzate e basate sull'elaborazione di informazioni.

Proprio queste caratteristiche le rendono più facilmente automatizzabili. Un software può già oggi classificare documenti, compilare moduli, produrre una prima versione di una relazione, rispondere a richieste ricorrenti, fissare appuntamenti o trasferire dati da un sistema all'altro. La tecnologia non sostituisce necessariamente la persona in ogni sua funzione, ma può ridurre il numero di addetti necessari oppure spostare il lavoro verso compiti di controllo, supervisione e gestione delle eccezioni.

Il rischio, dunque, non riguarda soltanto il licenziamento. Anche quando il posto rimane, l'introduzione dell'intelligenza artificiale può cambiare la qualità dell'occupazione: meno autonomia, ritmi più intensi, maggiore sorveglianza, pressione sui salari e una progressiva perdita delle competenze. Un lavoro amministrativo potrebbe trasformarsi in una sequenza di verifiche su ciò che il software ha prodotto, con responsabilità ridotte e margini di decisione più stretti.

Esiste poi un secondo elemento che rende il quadro più problematico. Le donne sono più presenti nei lavori che l'intelligenza artificiale può trasformare, ma sono ancora minoritarie nei settori che progettano e sviluppano queste tecnologie. La loro presenza resta infatti limitata nelle discipline scientifiche e tecnologiche, nell'ingegneria, nella programmazione e nelle professioni legate direttamente all'intelligenza artificiale. Nel 2022 le donne rappresentavano circa il 30% della forza lavoro nel settore dell'IA.[3]

Si profila così un doppio svantaggio: da una parte una maggiore esposizione all'automazione, dall'altra una partecipazione più ridotta ai lavori qualificati che nasceranno dalla nuova economia digitale. Se questa tendenza non cambierà, le donne rischieranno di subire gli effetti della trasformazione tecnologica senza poter incidere abbastanza sulle decisioni che la guidano e senza accedere in misura adeguata alle opportunità create dalla transizione.

Il confronto con il lavoro manuale aiuta a comprendere meglio la natura del fenomeno. La maggior parte degli impieghi necessari al funzionamento fisico della società - meccanici, idraulici, elettricisti, magazzinieri, autisti, muratori e molti altri - è svolta prevalentemente da uomini e non perchè vi sia qualche barriera all'ingresso delle donne in questi settori, ma semplicemente perchè le donne non li scelgono. Si tratta di attività che, in molti casi, sono oggi poco o per nulla automatizzabili nella loro interezza, perché richiedono presenza sul posto, capacità pratiche, adattamento a situazioni imprevedibili, uso di strumenti diversi e interazione con ambienti non standardizzati e, in alcuni casi, forza fisica.

Un conto è elaborare un documento secondo regole ricorrenti; un altro è individuare un guasto in un impianto, riparare un tubo in uno spazio difficile da raggiungere, guidare in condizioni variabili, movimentare merci in un ambiente non completamente automatizzato o costruire e mettere in sicurezza un edificio. Anche nei lavori manuali l'automazione è destinata a crescere, attraverso robot, sistemi di assistenza e macchinari intelligenti, ma la sostituzione integrale della persona è generalmente più complessa rispetto a quanto accade nelle attività d'ufficio.[4]

Questo non significa che gli uomini siano al riparo dagli effetti dell'intelligenza artificiale, né che il lavoro manuale non possa cambiare. In fondo abbiamo già esempi di mezzi di trasporto a guida autonomo o di utilizzo di robot umanoidi in impianti di produzione; significa piuttosto che la composizione del mercato del lavoro distribuisce in modo diverso i rischi della trasformazione tecnologica. Gli uomini sono più numerosi in mansioni fisiche e operative, mentre le donne sono prettamente impiegate in attività amministrative e cognitive di routine, oggi più direttamente raggiungibili dall'IA generativa.

Anche la geografia conta. Nei Paesi ad alto reddito la quota di occupazioni esposte è maggiore, perché è più ampia la presenza di professioni d'ufficio e di attività digitalizzate. Nei Paesi a basso reddito, dove molte persone lavorano ancora nell'agricoltura, nei servizi informali e in attività manuali, l'esposizione media è più contenuta. Questo non significa però che la transizione sarà indolore: dove mancano formazione, protezioni sociali e accesso alle tecnologie, anche una trasformazione parziale può produrre conseguenze pesanti.[5]

Le imprese, per definizione, valutano l'introduzione di una tecnologia se essa consente di ridurre i costi, e se ciò porta a comprimere gli organici, porta ad un doppio vantaggio e si affacciano già sul mercato imprese senza dipendenti, completamente gestite dall'IA. [6]
Il rapporto dell'ILO non descrive quindi un futuro già deciso. I numeri mostrano una vulnerabilità maggiore delle professioni femminili, ma l'esito dipenderà dalle scelte di governi, aziende e parti sociali. La politica ha, e deve avere, un ruolo fondamentale nel definire i limiti di una tecnologia che impatta su ogni settore economico e su parecchi aspetti dell'organizzazione sociale. L'intelligenza artificiale può ampliare le disuguaglianze oppure contribuire a ridurle. La differenza non sarà determinata soltanto dalla potenza degli algoritmi, ma da chi li progetterà, da come verranno utilizzati e da quali tutele saranno garantite alle persone che dovranno lavorare insieme alle macchine.


Di Fabrizio Bertolami per ComeDonChisciotte.org


28.09.2026


NOTE

[1] Organizzazione internazionale del lavoro, *Generative AI and Jobs: A Refined Global Index of Occupational Exposure*, 2025. Il rapporto distingue l'esposizione delle professioni dai casi di automazione completa.
[2] Organizzazione internazionale del lavoro, *Generative AI and Jobs: A Global Analysis of Potential Effects on Job Quantity and Quality*, ILO Working Paper 96, 2023. L'analisi sottolinea che la trasformazione delle mansioni è generalmente più probabile della completa sostituzione dei lavoratori.
[3] Organizzazione internazionale del lavoro, dati sulla presenza femminile nella forza lavoro dell'intelligenza artificiale e sulle differenze di genere nelle professioni tecnologiche.
[4] La minore esposizione dei lavori manuali non implica che tali professioni siano impossibili da automatizzare. Robotica, mezzi autonomi, sistemi di movimentazione e strumenti di assistenza possono comunque modificarne una parte delle mansioni.
[5] Organizzazione internazionale del lavoro, analisi dell'esposizione all'IA generativa per livello di reddito dei Paesi e per struttura occupazionale.

- Organizzazione internazionale del lavoro, Generative AI and Jobs: A Refined Global Index of Occupational Exposure:
https://www.ilo.org/publications/major-publications/generative-ai-and-jobs-refined-global-index-occupational
- Organizzazione internazionale del lavoro, Generative AI and Jobs: A Global Analysis of Potential Effects on Job Quantity and Quality:
https://www.ilo.org/publications/working-papers/WCMS_890761/lang--en/index.htm
- Organizzazione internazionale del lavoro, Artificial intelligence adoption and its impact on jobs:
https://www.ilo.org/topics-and-sectors/artificial-intelligence
- Organizzazione internazionale del lavoro, ILO Observatory on AI and Work in the Digital Economy:
https://www.ilo.org/observatory-ai-and-work-digital-economy
- UNESCO, Artificial Intelligence and Gender Equality:
https://www.unesco.org/en/artificial-intelligence/gender-equality
- United Nations, Global Digital Compact:
https://www.un.org/global-digital-compact
[6] https://www.internazionale.it/magazine/te-ping-chen/2026/09/10/le-imprese-senza-dipendenti

Commenti (13)

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    1. ric 29 settembre 2026

      questa poi...

      hanno voluto la parità a loro modo. carabinieri , polizia , finanza ,ecc....dirigenti di aziende , in tutti gli angoli della politica ne infilano tre dove ne basterebbe una...

      io per una parità degna di rispetto sotto il profilo della " giustezza " glie la darei volentieri quando le vedrò in fonderia , ad asfaltare le strade , sui tetti ecc..

      alle donne , ( non tutte ) bravissime nelle loro mansioni che la natura le ha privilegiate , hanno il difetto di sentirsi superiori al uomo in tutti i campi... Ma hanno una carenza inguaribile

      non hanno fantasia , necessaria per sognare quello che non esiste .

      Quando vedrò una donna comporre una musica , o inventare qualcosa di serio , dii utile allora cambierò idea .

    2. Marchesi 29 settembre 2026

      Eccoti servito.
      Hedy Lamarr brevettò nel 1942 il salto di frequenza, antenato delle tecniche a spettro espanso che oggi stanno dentro bluetooth e wifi, cioè il telefono da cui scrivi.
      Grace Hopper realizzò nel 1952 il primo compilatore, senza il quale i programmi come li conosciamo non esisterebbero.
      Marie Curie ha due Nobel in due scienze diverse. Per la musica,
      Hildegard von Bingen ha lasciato oltre settanta composizioni nel dodicesimo secolo, prima di quasi tutti i compositori che ti vengono in mente.
      Ora puoi cambiare idea, pubblicamente.

      Fonti: brevetto USPTO n. 2292387 (1942); Computer History Museum, scheda su Grace Hopper e il compilatore A-0; Fondazione Nobel, Marie Curie (fisica 1903, chimica 1911); Encyclopaedia Britannica, Hildegard von Bingen.

    3. ric 30 settembre 2026

      nessuna donna ha mai inventato nulla....la tua fissa delle " prove " dimostrano la tua pochezza nelle analisi su ogni argomento....mi fai tanta pena....

    4. Marchesi 30 settembre 2026

      Grace Hopper, che il compilatore lo ha inventato, diceva che la frase più pericolosa è "abbiamo sempre fatto così". Tu ne hai fatto un'ideologia.

      Fonti: Computerworld, 26 gennaio 1976, intervista a Grace Hopper.

    5. ric 30 settembre 2026

      sei ridicolo ..te e le tue fonti--

    1. Balthus23 29 settembre 2026

      L'ennesima puntata del dramma "Povere donne".
      Gli uomini sono davvero fortunati, tant'è che ogni anno a livello di UE i morti di sul lavoro di sesso maschile e del 90%. Qualcuno ha menzionato la Russia: ebbene in Russia il numero di morti sul lavoro di uomini è attorno al 92-93%. Inutile sottolineare la sostanziale indifferenza che circonda questo tema. Non oso pensare a cosa invece sarebbe successo, a livello mediatico, se quelle percentuali avessero riguardato le donne. Benvenuti nel mondo rovesciato nel quale ci troviamo a vivere.

    1. GioCo 29 settembre 2026

      Saremo costretti ad affrontare molti dei lati propagandistici e inquisitori che ci impediscono di riflettere su temi così delicati e spinosi, apposta, perché il Padrone non vuole interferenze ne ama essere contraddetto, in specie su temi come questi, ma il punto è proprio DEVIATO: non è una questione elaborativa (=intelligenza) ne quantitativa (dati elaborati) ma direttiva.
      Una nave in oceano aperto può avere tutta la capacità elaborativa dell'Universo e accesso a qualsiasi dato, ma senza una bussola non va da nessuna parte e ancora prima "senza sapere dove è diretta" anche con la bussola, è semplice ferraglia che aspetta di affondare.
      Stabilire una rotta corrisponde a dare significato alla nave, alla sua stessa esistenza, cioè capire che la Saggezza viene PRIMA dell'intelletto o della memoria, non nel senso che sono indipendenti (per stabilire una rotta ho sempre bisogno di dati ed calcoli) ma che nella dinamica è SEMPRE la Saggezza a restituire controllo, MAI il contrario. Senza non c'è controllo.
      Il Padrone lo sa benissimo, ma il punto è che ritiene VITALE (per lui) che la macchina sia considerata da NOI sostituitiva per l'uomo, quindi AFFOGA sistematicamente il concetto di Saggezza DENTRO quello intellettuale costringendo il dibattito a procedere come fossero la stessa cosa. E' un inganno che ha l'intento di preservare il controllo delle leve di potere ma pericoloso. Perché crea derive caotiche crescenti a tutti i livelli e prospettive: il Padrone li interpreta come sabbia buttata negli occhi della preda (=vantaggio) noi come disagio (=paradosso). Il risultato è il farwest, l'ipertrofizzazione del controllo che non sposta gli squilibri, l'indebolimento critico infrastrutturale e l'orientamento deciso verso una valvola di sfogo aggressivo-compulsiva. Cioè una nuova guerra globale.

    2. GioCo 29 settembre 2026

      Per stare nel tema dell'articolo: la sostituzione di mansioni di segreteria con l'IA sarà pagata con una drastica riduzione dell'efficienza organica sistemica e quindi paradossalmente chi ne farà l'uso meno sostituitivo manterrà un vantaggio competitivo (in guerra) a patto di saper sfruttare i punti deboli della macchina.
      Ma proprio per un effetto intrinseco rimarrà latente a lungo questo aspetto: noi non riusciamo a immaginare che ciò che chiamiamo "intelligenza" (simile?) non riesca a coprire aspetti per noi scontati, perché partiamo dal CONFRONTO SIMIGLIANTE: la immaginiamo uguale a noi cognitivamente. Invece ci sono LIMITI STRUTTURALI che la rendono distinta e campo di indagine. La macchina è progettata per soddisfare le nostre esigenze, che poi faccia quanto ci aspettiamo è tutta un altra faccenda, ma finché non saranno MOLTO chiari i limiti (reciproci) se ne farà abuso e questo è un caso da manuale di abuso, PRIMA che un vantaggio industriale.

    1. Dario Lampa 29 settembre 2026

      La IA (Idiozia Artificiale) è per l' umanità una minaccia esistenziale così come lo è il degrado ambientale (il quale ovviamente comprende i cambiamenti climatici). E lo è proprio perché è frutto di menti idiote e aberrate.

    2. Marchesi 29 settembre 2026

      "Minaccia esistenziale", "menti idiote", "menti aberrate": tre affermazioni, zero dimostrazioni.
      In pratica un insulto con la punteggiatura.

      Fonti verificabili, questo servono.

    1. BrunoWald 29 settembre 2026

      "La maggior parte degli impieghi necessari al funzionamento fisico della società - meccanici, idraulici, elettricisti, magazzinieri, autisti, muratori e molti altri - è svolta prevalentemente da uomini e non perchè vi sia qualche barriera all'ingresso delle donne in questi settori, ma semplicemente perchè le donne non li scelgono."

      Mica sceme.

    2. A.P. 29 settembre 2026

      Nel 1994 a Mosca vedevo normalmente donne che facevano il muratore e che guidavano autobus cittadini. E secondo me non è vero che le donne non sanno fare o non vogliono i lavori manuali, semplicemente la nostra incivile società capitalistica ha fatto della divisione del lavoro anche una questione di genere. Certo non possiamo paragonare la forza fisica media di una femmina con quella di un maschio, ma come resistenza alla fatica le donne non sono meno che i maschi. Mi domando: fare l'idraulico o elettricista o il camionista, il carrellista, il conduttore di treni, il pittore decoratore, il muratore serve avere forza oggi? Con la tecnologia di oggi il lavoro manuale non è più una questione di forza ma di intelligenza. In sintesi: oggi maschi e femmine possono fare gli identici lavori manuali.

    3. BrunoWald 29 settembre 2026

      Certo, a Mosca. E anche in Cina a quanto mi dicono, Da noi, la "uguaglianza" ha sempre avuto caratteristiche più ipocrite ed opportunistiche.

      "Secondo me non è vero che le donne non sanno fare o non vogliono i lavori manuali..."

      Infatti, la maggior parte di loro anelerebbe di "sporcarsi le mani", come si suol dire, ma il bieco patriarcato imperante le relega in uffici con aria condizionata.

      "...semplicemente, la nostra incivile società capitalistica ha fatto della divisione del lavoro anche una questione di genere".

      Sarà per questo che gli incidenti mortali sui luoghi di lavoro riguardano quasi esclusivamente gli uomini.

      Ma lasciamo perdere le polemiche sterili. È evidente che chiunque possegga un corpo sano potrebbe svolgere, all'incirca, le stesse mansioni. La domanda da porsi è: a che scopo? Qualunque persona sensata che osservi il corpo maschile e quello femminile si rende conto che sono stati disegnati (o programmati biologicamente) per svolgere compiti diversi. E poiché il soma e la psiche costituiscono un continuum, alle differenze della struttura fisica corrispondono differenze altrettanto profonde nella struttura psichica. E pertanto i giovani dei due sessi dovrebbero ricevere una formazione coerente con la loro natura, e non una indifferenziata, come succede oggi.

      Ma intensificare la polarità sessuale significherebbe intensificare la forza della Vita, e questo non conviene agli architetti dell'alveare umano.

      Entrambi i sessi sono manifestazioni del divino, e hanno la stessa dignità, ma il loro "dharma" (per usare un termine orientale) è diverso. Offuscare tale verità è sempre stata una delle priorità, tanto del capitalismo nichilista con la sua "società liquida", quanto delle tirannie collettivistiche che per un periodo gli fecero concorrenza.

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