A cura di Michelangelo Severgnini
Guarda la puntata #56:
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Da giugno 2025.
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45 € ricevuti a ottobre.
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Abbiamo voluto cominciare questa puntata con le immagini della scuola "Al-Amal", la Speranza, che è rimasta attiva dallo scorso mese di aprile fino al mese di agosto, grazie al contributo dell'Associazione ZYP Onlus. Cinque mesi di piena attività educativa, in mezzo a mille difficoltà e con la linea del fronte, altrimenti detta linea gialla, sempre più vicina.
L'anno scolastico a Gaza è già ricominciato, è vero. Tuttavia in queste ultime settimane non abbiamo aggiornato la situazione sulla scuola, perché ancora intenti a stabilire un accordo con il Ministero dell'Educazione di Gaza, afferente al nuovo governo tecnico NCAG.
L'accordo non è stato trovato del tutto nemmeno ora, nel senso che la disponibilità economica garantita dall'Associazione ZYP Onlus non è al momento sufficiente per coprire i costi dell'anno appena cominciato.
In coda alla puntata troverete gli interventi di alcuni operatori e insegnanti della scuola che spiegano la situazione.
Possibile che non si trovi un ente, un istituto, un'associazione, capace di reperire alcune migliaia di euro per garantire un altro anno di scuola a 200 bambini a Gaza?
Rispondete voi a questa domanda. E poi fate la proporzione con quante parole al vento volino di questi tempi.
A proposito di parole al vento, ultimamente si è fatto un gran parlare del film "Naza". L'impero di Soros ha colpito ancora. Un'operazione coordinata tra il quotidiano britannico The Guardian e l'associazione "Breakinng the silence" in Israele, con la collaborazione delle riviste israeliane "Local call" e "+972 Magazine". La rete sul campo del magnate cosiddetto filantropo ebreo americano che con la tempistica di un orologio svizzero arriva a far scoppiare la bomba mediatica a meno di un mese dalle previste elezioni israeliane.
Tra Soros e Netanyahu ne rimarrà uno solo.
E noi, poveri e impotenti spettatori di una partita altrui.
Più o meno così anche i palestinesi a Gaza osservano la guerra intestina in Israele, come sentiremo nel corso della puntata.
Obiettivo urgente: fermare i bombardamenti quotidiani e far entrare gli aiuti.
Poi si parla di tutto il resto.
E quindi. Anche il rigurgito del sistema che salva se stesso può essere benvenuto in questi momenti, purché sia chiaro che un genocidio non si lava con un film o con un cambio di premier.
E più prima che poi, sarà necessario mettere mano alle radici di questo mostro della storia.
Tra pochi giorni sarà anche l'anniversario del 7 ottobre. Da Gaza, nel corso della puntata, ascolteremo una fotografia di questi 3 anni in forma di parole.
Ma ci sarà posto anche per le risposte alle vostre domande. Buon ascolto.
Domande raccolte dagli ascoltatori alla mail: [email protected]
<<Per quanto riguarda l'idea di far cadere Netanyahu alle prossime elezioni, per noi a Gaza è difficile sapere cosa accadrà o prevedere come potrebbero cambiare le cose. Seguiamo questi sviluppi, ma ciò che ci interessa, in definitiva, è l'impatto che avranno sulla vita delle persone qui.
Se dovesse verificarsi un cambiamento politico che portasse alla fine delle sofferenze e al miglioramento della situazione umanitaria e della sicurezza a Gaza, sarebbe sicuramente una cosa molto importante per noi. Tuttavia, non vogliamo riporre grandi speranze solo in un cambiamento politico, perché per noi la cosa più importante è vedere un cambiamento reale sul campo, che la vita dei civili migliori e che abbiano un futuro più sicuro e stabile>>.
Scrivi una domanda e Gaza risponde.
1) Vorrei sapere se Hamas, in quanto responsabile amministrativo e organizzativo del territorio, disponga della capacità e dei mezzi necessari per ripristinare i servizi civili - quali la pulizia, la raccolta dei rifiuti, la rimozione delle macerie, il controllo dei prezzi e l'amministrazione generale a beneficio della popolazione.
2) Vorrei sapere se tutti i residenti hanno accesso all'assistenza sanitaria e alle cure ospedaliere gratuite, e quali servizi medici sono a pagamento; se le donne incinte ricevono assistenza gratuita, se vengono seguite dopo il parto e se anche i neonati ricevono assistenza.
3) Vorrei sapere com'era la vita a Gaza la settimana prima del 7 ottobre 2023 - sono ormai passati tre anni - cosa ricorda di quei giorni?
<<Hamas ha la capacità e le risorse per ripristinare i servizi civili e l'amministrazione a Gaza? Se parliamo della realtà così com'è, la risposta non è semplicemente sì o no. Ci sono enti locali, comuni, funzionari e operatori dei servizi pubblici che, con le loro risorse molto limitate, cercano di continuare a raccogliere i rifiuti, riparare le reti idriche e fognarie, rimuovere le macerie e fornire alcuni servizi essenziali. Tuttavia, l'entità della distruzione e le restrizioni imposte all'importazione di carburante, pezzi di ricambio e attrezzature rendono estremamente difficile il ripristino dei servizi alla normalità.
Ad oggi, la gestione dei rifiuti, dell'acqua e delle fognature continua a presentare gravi rischi, e alcuni siti di smaltimento temporaneo dei rifiuti hanno raggiunto la loro capacità massima. Inoltre, la carenza di carburante compromette il funzionamento dei pozzi, degli impianti di desalinizzazione, delle pompe fognarie, degli ospedali e delle attrezzature utilizzate per la rimozione delle macerie.
Pertanto, dal punto di vista della gente comune, la questione non è più solo: «Chi governa Gaza?», ma piuttosto: «Esistono la capacità, le risorse e la sicurezza sufficienti per riportare la vita stessa alla normalità?».
La gente vuole strade pulite, acqua potabile, ospedali funzionanti, prezzi accessibili e un luogo sicuro in cui tornare. Sono cose che altrove sembrano semplici, ma a Gaza sono diventate sogni quotidiani.
Per quanto riguarda la prima domanda, ovvero che Hamas eserciti il proprio controllo sui commercianti con la forza e non fornisca alcun servizio alla popolazione locale, poiché tutto viene affidato alle istituzioni internazionali: pensa solo a riscuotere le tasse, minacciando e arrestando ogni commerciante che non le versi; sul territorio, invece, non offre nulla.
Ciò dimostra che non ha alcun controllo sui prezzi. Al contrario, in questo periodo i prezzi sono aumentati in modo significativo; se ci fosse stato un vero governo, avrebbe mantenuto stabili i prezzi e ne avrebbe impedito l'aumento. Sono aumentati fin dal primo giorno della chiusura del valico, poiché non c'erano più istituzioni che gestissero i mercati; se questo governo fosse esistito, avrebbe impedito alle istituzioni di compiere furti a nome degli abitanti della Striscia di Gaza e di vendere a prezzi esorbitanti.
Ad esempio, dopo il bombardamento vicino a casa nostra, ho comprato delle tende al prezzo di 300 euro l'una, nonostante fossero entrate nella Striscia di Gaza gratuitamente per essere distribuite.
Esiste un'assistenza sanitaria gratuita? E per quanto riguarda le donne incinte e i neonati?
L'assistenza sanitaria esiste, ma è ben lungi dall'essere normalmente accessibile o sufficiente per tutti.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, a settembre 2026 solo 19 ospedali su 36 a Gaza funzionavano parzialmente, mentre nessuno funzionava a pieno regime. Si registra inoltre una grave carenza di farmaci, attrezzature, carburante e personale specializzato. Ciò significa che un paziente può arrivare in ospedale, ma l'ospedale stesso potrebbe non disporre del farmaco, dell'apparecchiatura o del medico specialista di cui ha bisogno.
Le donne incinte e i neonati, invece, sono tra le categorie più vulnerabili. L'assistenza è garantita dagli ospedali, dai centri sanitari e dalle organizzazioni umanitarie, ma non è normale e stabile come lo era prima della guerra. L'Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea espressamente che le madri e i neonati sono esposti a rischi crescenti a causa della carenza di farmaci, attrezzature e personale specializzato.
Per quanto riguarda la questione «gratuito o a pagamento», non è possibile sintetizzarla in un'unica regola valida per ogni servizio e ogni luogo; una piccola parte dell'assistenza umanitaria viene fornita gratuitamente tramite istituzioni sanitarie e organizzazioni umanitarie, mentre i servizi e i costi variano a seconda dell'ente, della struttura e della terapia richiesta.
Ma per una madre di Gaza, la domanda più importante non è quanto dovrà pagare. La domanda è: troverà un letto quando inizierà il travaglio? Ci sarà un medico? Ci saranno i farmaci? E l'incubatrice o l'apparecchio per l'ossigeno continueranno a funzionare quando suo figlio ne avrà bisogno?
Questa è la tragedia del settore oggi: la malattia non è più l'unico problema; il problema è che il sistema sanitario stesso opera sotto una pressione enorme. Nelle ultime settimane sono state registrate centinaia di migliaia di visite mediche, mentre continuano a diffondersi malattie respiratorie, diarroiche e cutanee.
L'assistenza sanitaria nella Striscia di Gaza è un grave problema: da un lato ci sono ospedali da campo privi di igiene e autonomia, dall'altro ospedali ufficiali che non trattano i pazienti come dovrebbero.
Prendiamo ad esempio l'ospedale Al-Awda: offre servizi sanitari gratuiti, ma senza terapie, il che significa che bisogna acquistare i farmaci presso la farmacia all'ingresso dell'ospedale a prezzi raddoppiati; i medicinali di questa farmacia vengono poi consegnati all'ospedale gratuitamente.
Lo stesso vale per l'ospedale americano o quello belga: solo assistenza sanitaria senza la fornitura di alcun farmaco.
E non c'è alcun follow-up post-parto.
Mia moglie ha partorito all'ospedale Al-Awda di Nuseirat con un taglio cesareo. Poche ore dopo l'intervento avrebbe dovuto ricevere assistenza medica con una terapia fisioterapica per la zona addominale, ma purtroppo non le è stata fornita alcuna assistenza, il che ci ha causato un'emorragia grave. Con l'aggravarsi del problema, l'emorragia è continuata per ore finché non siamo riusciti a controllarla a causa della negligenza medica.
E per quanto riguarda le cure, l'ospedale ci ha detto: «Non forniamo le cure, dovete acquistarle fuori dall'ospedale». Qui non bisogna ammalarsi, perché si pagano somme ingenti per le cure
Com'era la vita a Gaza nella settimana precedente al 7 ottobre 2023? Cosa ricordo?
Quando ripenso alla settimana precedente al 7 ottobre, a volte mi sembra che stiamo parlando di un altro posto, anche se si tratta dello stesso luogo.
Gaza soffriva già a causa dell'assedio, della povertà, della disoccupazione e delle crisi ricorrenti, e la vita non era facile. Ma c'era vita in tutti i sensi.
La gente andava al lavoro, gli studenti a scuola e all'università, i bambini giocavano per le strade, le famiglie si riunivano, i mercati erano aperti, i bar e i ristoranti accoglievano i clienti, e il mare era lì, uno spazio dove andare per dimenticare lo stress, anche solo per qualche ora.
Avevamo molti problemi, ma facevamo progetti per il domani.
Ci si chiedeva: cosa farò domani? Cosa comprerò? Dove andrò? Quando andrò a trovare la mia famiglia? Cosa farò nel fine settimana?
Oggi il significato della parola «domani» è cambiato.
Dopo tre anni di guerra, la maggior parte degli abitanti di Gaza vive tra le macerie, lo sfollamento e la mancanza di servizi essenziali, mentre la violenza e le restrizioni agli spostamenti continuano a influenzare la vita dei civili. Nel settembre 2026, le Nazioni Unite segnalano che circa il 65% delle famiglie vive ancora in tende o rifugi provvisori e che il 94% della popolazione ha bisogno di aiuti per l'alloggio e i beni di prima necessità.
Per questo, quando qualcuno mi chiede: «Cosa ricordi di Gaza prima del 7 ottobre?», non ricordo solo gli edifici che c'erano.
Ricordo la vita.
Ricordo che, nonostante tutto, vivevamo. Avevamo piccoli sogni, appuntamenti, risate e progetti per il futuro.
E credo che ciò che fa più male oggi a Gaza sia che la gente non chiede una vita perfetta; vuole solo riavere quelle cose semplici: una casa sicura, una scuola per i propri figli, un ospedale in grado di curarla, una strada su cui poter camminare e un posto in cui poter dire: «Io sto bene e la mia famiglia sta bene».
Per noi questo non è un lusso.
Questo è ciò che significa che la vita riprende il suo corso. Prima del 7 ottobre, Israele controllava la Striscia di Gaza stabilendo quali merci potessero entrare e quali fossero vietate, dato che a decine di prodotti, in particolare nel settore agricolo, industriale e medico, era vietato l'ingresso a Gaza con la scusa che Hamas li utilizzasse per scopi militari, tra cui i fertilizzanti agricoli
Soffrivamo a causa del blocco israeliano sulla Striscia di Gaza, ma siamo riusciti ad adattarci alla vita e avevamo una bella vita: avevamo belle scuole con diverse attività ufficiali, avevamo un mare pulito dove potevamo sederci, avevamo belle strade e avevamo opportunità di lavoro
Lavoravo nel settore edile, guadagnavo bene e conducevo una vita agiata insieme alla mia famiglia. Avevamo una bella casa, festeggiavamo le festività e compravamo vestiti nuovi ogni ricorrenza. Ora invece soffriamo per la mancanza di vestiti di buona qualità, dato che da tre anni non riesco a comprare abiti decenti per i miei figli
In questo periodo, all'inizio del nuovo anno scolastico, compravo vestiti speciali per la scuola, lo zaino, cancelleria, quaderni e penne; ora invece no, perché non riesco a comprare i libri di testo e mi accontento degli appunti su carta, che costano meno. È così che è diventata la nostra vita: cerchiamo ciò che costa meno, perché i prezzi di tutto sono aumentati tantissimo.
La Striscia di Gaza sta vivendo una situazione umanitaria disastrosa e le condizioni di vita più difficili mai registrate nella sua storia, con circa 2,1 milioni di persone che affrontano una vera e propria crisi di sopravvivenza causata dalla distruzione su vasta scala delle infrastrutture, dalla carenza di aiuti e dagli sfollamenti continui. Nonostante i precedenti accordi di cessate il fuoco, l'impatto effettivo sul territorio continua a mancare, con centinaia di migliaia di persone ancora bloccate tra tende e macerie. La situazione di vita e umanitaria nel settore della sicurezza alimentare e prezzi: lo spettro della carestia e della malnutrizione. I rapporti delle Nazioni Unite avvertono che oltre il 67% della popolazione soffre di grave insicurezza alimentare, mentre la malnutrizione sta devastando i corpi di centinaia di migliaia di bambini. Le agenzie umanitarie sono state costrette a dimezzare i propri programmi sul campo e le iniziative caritatevoli a causa della grave carenza di fondi. Inflazione galoppante: i mercati, già a corto di merci, registrano un'impennata senza precedenti dei prezzi a causa della scarsità di beni e della distruzione delle coltivazioni.
Alloggi e sfollamento: le tende come rifugio permanente. Le tende fatiscenti sono diventate abitazioni permanenti per migliaia di famiglie nelle zone costiere e portuali sovraffollate. Queste tende non offrono la minima protezione dalle intemperie o dalla pioggia e sono infestate da insetti ed epidemie. Crisi degli aiuti umanitari: la rete delle organizzazioni della società civile conferma che l'attuale risposta sul campo non supera il 25-30% del fabbisogno effettivo della popolazione, a causa delle continue restrizioni israeliane ai valichi e dei ritardi dei convogli umanitari.
Acqua, ambiente e salute: una crisi idrica soffocante. Gli sfollati devono affrontare una grave carenza di acqua potabile a seguito della distruzione dei pozzi e dei principali impianti di desalinizzazione, costringendo famiglie e bambini a fare lunghe code per ore davanti ai pochi camion cisterna disponibili. Sistema sanitario: la Croce Rossa Internazionale descrive la situazione medica come un vero e proprio inferno, in cui i pochi ospedali da campo rimasti operano sotto un'enorme pressione, tra la mancanza di forniture mediche essenziali, la diffusione di epidemie e i ritardi nei piani di recupero e ricostruzione.
Inoltre, nelle farmacie si registra una carenza di medicinali, mentre i farmaci disponibili vengono venduti a prezzi elevati a causa della loro scarsità nella Striscia di Gaza; a ciò si aggiunge la mancanza di cure negli ospedali, costringendo i cittadini ad acquistare i farmaci a proprie spese; se non dispongono dei mezzi necessari, la situazione può diventare ancora più difficile per il paziente; anche i farmaci disponibili negli ospedali per le malattie croniche sono destinati esclusivamente alle emergenze.
Israele non si accontenta di uccidere i vivi: uccide anche i cadaveri una seconda volta, fa evaporare le persone e le trasforma in vapore
Due giorni fa Israele ha bombardato un'auto, uccidendo una persona e ferendo gravemente suo figlio; non contenta di ciò, ha bombardato nuovamente il cadavere, uccidendo sia il figlio che il padre; il figlio non aveva ancora compiuto otto anni.
Per la cronaca, Israele ha utilizzato missili che hanno ridotto in cenere i cadaveri di 8.000 persone.
Da più di un'ora si sentono incessantemente forti esplosioni: grandi esplosioni nella zona di Al-Darj e Al-Tuffah, con la distruzione di abitazioni in diverse aree; gli aerei da guerra solcano i cieli e tra la popolazione regna un clima di grande paura.
I massacri non si fermano: oggi, nella zona di Tel al-Huwiya, un'auto che trainava un rimorchio con a bordo passeggeri di vario tipo - tra cui studenti universitari e donne - è stata bombardata dagli aerei israeliani in un'area popolata, provocando un massacro tra i bambini. Donne: nulla ferma le uccisioni qui. Vogliamo che il mondo ascolti la nostra voce: siamo un popolo indifeso, non possediamo armi né alcuna fonte di potere.
La notte scorsa è stata caratterizzata da bombardamenti e morti; la serie di eventi è proseguita fino a questa mattina e, proprio nel momento di massima affluenza delle persone in cerca di acqua potabile, Israele ha bombardato l'ingresso del mercato del campo di Al-Shati. Grazie a Dio, che ci protegge, si è evitato un vero e proprio massacro a causa del ritardo dell'autocisterna attorno alla quale si erano radunate decine di persone per rifornirsi d'acqua
Un altro bombardamento ieri sera a Sheikh Radwan, in diverse zone, ha causato più di 8 martiri e decine di feriti. È così che la Striscia di Gaza vive questo periodo
di tregua e di elezioni israeliane: uccisioni e bombardamenti. Chiusura dei valichi.
A Gaza i costi dei trasporti sono esorbitanti e, a causa delle difficoltà economiche, la gente ha ideato un mezzo di trasporto chiamato "al-aqlah", ovvero un carretto trainato da un'auto a cui le persone ricorrono
Poiché l'aumento dei prezzi ha costretto la gente a cercare qualsiasi mezzo possibile per spostarsi, spesso l'«Aqla» è sovraffollata di passeggeri, il cui numero può superare le 25 persone in un unico viaggio
È uno dei mezzi di trasporto peggiori e più insicuri, ma per gli abitanti di Gaza è un mezzo a cui sono costretti a ricorrere perché non hanno alternative
Eppure, nemmeno questo semplice mezzo che trasporta le persone da un luogo all'altro è stato risparmiato dai bombardamenti e dagli attacchi aerei
Immagina per un attimo la scena: un veicolo affollato da più di 25 persone, la maggior parte delle quali lo utilizza perché non può permettersi un altro mezzo di trasporto, che viene poi preso di mira dall'alto
Immagina tu stesso la scena
La loro strada era verso casa e in un istante si è trasformata in un inferno
Che Dio mi sia testimone.
Buonasera a tutti, vi auguro ogni bene. Vorrei parlarvi della scuola, non solo di come è nata, ma anche di ciò che siamo riusciti a realizzare nonostante le circostanze e le difficoltà. La scuola è nata con solo due tende e mezzi molto modesti, ma fin dall'inizio avevamo un obiettivo chiaro, ovvero offrire ai bambini un luogo sicuro dove imparare e restituire loro una parte del diritto all'istruzione di cui erano stati privati a causa delle difficili circostanze.
Con il passare del tempo la scuola è cresciuta, il numero dei bambini è aumentato e siamo arrivati a circa 250-300 bambini; questo numero, per noi, ovviamente, non era solo una cifra, ma la prova di quanti bambini e famiglie avessero bisogno di questo posto e di quanto fosse importante per loro l'esistenza di una scuola gratuita.
Abbiamo cercato, per quanto possibile, di non limitarci a impartire semplicemente l'istruzione all'interno della tenda: durante il periodo del progetto abbiamo fornito pasti ai bambini e organizzato attività e iniziative per aiutarli psicologicamente e permettere loro di vivere momenti di gioia e di vita normale; inoltre, c'è stata una collaborazione tra noi e la Fondazione Tamer in alcune attività didattiche e ricreative.
Naturalmente il percorso non è stato affatto facile: abbiamo affrontato grandi sfide, dalla mancanza di risorse all'aumento dei prezzi, dalla difficoltà nel procurarci il necessario fino alla questione della sede e ai requisiti del Ministero dell'Istruzione. Abbiamo cercato di sviluppare la scuola e di soddisfare i requisiti, ma a causa di un problema relativo al terreno siamo stati costretti a lasciare la vecchia sede e a cercarne una nuova.
E nonostante tutto ciò, ciò che ci ha spinto a portare avanti il progetto sono stati i bambini e le famiglie: quando vedi un bambino che aspetta di andare a scuola e i suoi genitori che ci tengono tanto perché offre un'opportunità gratuita ai loro figli, capisci che questo progetto ha un significato più grande del semplice allineamento di tende.
Per questo motivo, la nostra speranza per la fase successiva non è solo quella di riaprire la scuola, ma di farlo in modo più forte e migliore, estendendo la scuola a quattro tende o più, in modo da accogliere il maggior numero possibile di bambini, fornire loro strutture migliori, pasti e attività su base continuativa e garantire loro un'istruzione regolare e sicura.
E, cosa più importante di tutto, spero che il progetto continui e non sia solo una fase che finisce, perché abbiamo visto con i nostri occhi quanto la presenza della scuola abbia fatto la differenza per le famiglie e per i bambini: c'era una famiglia che non era in grado di accedere all'istruzione a causa dei costi elevati delle scuole private; figuriamoci le famiglie con quattro o cinque figli: come possono farli studiare quando le rette scolastiche sono così alte? Se Dio vorrà, tutti gli sforzi compiuti negli ultimi tempi saranno l'inizio di una fase più ampia e migliore, e potremo continuare a servire il maggior numero possibile di bambini.
La pace sia con voi. Il progetto scolastico è partito in circostanze difficili, caratterizzate dalla scarsità di risorse e dall'aumento dei prezzi; l'obiettivo principale era quello di fornire ai bambini uno spazio sicuro e gratuito che garantisse la continuità del loro percorso educativo. Il progetto è partito bene: le risorse, inizialmente modeste, si sono gradualmente ampliate grazie all'impegno di chi lo gestisce e alla partecipazione dei genitori, con un numero di iscritti che è passato da circa 100 studenti a circa 150-300.
La scuola non si è limitata all'istruzione, ma ha incluso anche il sostegno psicologico, le attività ricreative, i servizi sanitari e i pasti. È stata inoltre avviata una collaborazione con la Fondazione Tamala per l'organizzazione di attività didattiche e ricreative per i bambini per un periodo limitato.
Nel corso dello svolgimento del progetto, si è cercato di ottenere il riconoscimento ufficiale da parte del Ministero della Storia e dell'Istruzione per gli studenti, man mano che crescevano le richieste e le risorse per lo sviluppo e il mantenimento della scuola; allo stesso tempo, il vecchio contratto di locazione del terreno è scaduto e il proprietario ha rifiutato di rinnovarlo, rendendo necessario il trasferimento in una nuova sede. I fondi disponibili sono stati utilizzati per coprire le necessità di base, quali l'allestimento della struttura, le attrezzature didattiche e sanitarie, gli stipendi del personale e l'affitto del terreno.
Le attività e i pasti offerti con generosità, nel tentativo di sfruttare al massimo ogni somma disponibile nonostante l'aumento dei prezzi e la difficoltà di reperire i materiali; oggi, invece, è stata inaugurata la nuova sede della scuola e ci stiamo impegnando per allestirla e portare avanti il suo percorso in modo più rapido e stabile, continuando a soddisfare i requisiti del Ministero dell'Istruzione. Il progetto ha dimostrato che esiste un reale bisogno di istruzione gratuita e che la scuola è diventata più di un semplice luogo di istruzione: è stata lo spazio in cui i bambini hanno potuto esprimere i propri sentimenti, adattarsi alle difficili circostanze e ritrovare un po' di sicurezza e protezione.
Abbiamo iniziato con poche risorse e il progetto è cresciuto solo grazie ai genitori e al sostegno di chi non ha smesso di starci accanto; oggi speriamo che ci sostengano nuovamente per garantire ai bambini di Gaza i loro diritti più elementari: istruzione, sicurezza e speranza in un futuro migliore. Grazie per il vostro sostegno e vi auguriamo ogni bene. Un saluto dai bambini di Gaza.
Benvenuti, sono Amjad, il coordinatore sul campo del progetto "Scuola della Speranza" a Gaza. La "Scuola della Speranza" è nata da un'idea semplice: offrire ai bambini un luogo dove poter studiare, nonostante le difficili condizioni in cui vivono.
Grazie agli sforzi del nostro amico Michelangelo, che ha creduto nell'idea del progetto e ci ha sostenuto fin dall'inizio, siamo riusciti a procurarci due tende scolastiche: quelle due tende hanno segnato l'inizio del percorso della "Scuola della Speranza".
Con l'avvio delle attività, abbiamo scoperto che il bisogno era maggiore di quanto ci aspettassimo e che un gran numero di bambini aveva bisogno di un'opportunità di istruzione; per questo il progetto ha iniziato ad espandersi gradualmente, con l'obiettivo di arrivare a quattro anni di tende scolastiche.
Abbiamo collaborato con gli insegnanti e con il team della scuola per organizzare le lezioni, seguire i bambini e creare un ambiente che li aiutasse a proseguire il percorso scolastico. In qualità di coordinatore volontario, seguivo il lavoro sul campo e mi sono tenuto in contatto con gli insegnanti, le famiglie e le autorità competenti per garantire la continuità del progetto. La "Scuola della Speranza" non era solo un luogo di studio, ma uno spazio in cui i bambini potevano imparare e sognare il proprio futuro.
Oggi ci sono ancora bambini che attendono un'opportunità di istruzione; per questo rivolgiamo il nostro appello a istituzioni, associazioni, organizzazioni e enti di sostegno: la "Scuola della Speranza" ha bisogno di partner nella fase successiva, partner che ci aiutino ad attrezzare la scuola, a garantirne la continuità e a creare un ambiente didattico adeguato per i bambini.
E rivolgo i miei ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito a sostenere questo progetto, all'associazione ZYP Onlus e, in particolare, all'amico Michelangelo, che ha svolto un ruolo importante all'inizio di questo percorso. La Scuola della Speranza è nata con due tende, ma il sogno era più grande di due tende: il sogno era che ogni bambino avesse l'opportunità di ricevere un'istruzione. Da quelle due tende è iniziato il percorso della speranza e, grazie all'istruzione, vogliamo che continui.
Grazie a voi che ci ascoltate e a tutti coloro che credono che l'istruzione possa aprire ai bambini la strada verso un futuro migliore. Grazie a voi
---
A cura di Michelangelo Severgnini
02.10.2026
Michelangelo Severgnini. Documentarista e saggista.
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