Francia, studenti delle superiori in rivolta: il governo ha paura dell'effetto a catena

Francia, studenti delle scuole superiori in rivolta: il governo ha paura dell'effetto a catena


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Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha annunciato 440 fermi durante la mobilitazione degli studenti delle scuole superiori di martedì scorso, principalmente tra i minorenni. Una cifra che fa riflettere. Perché, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, la rabbia di adolescenti per lo più troppo giovani per votare mobilita così tanto le forze dell’ordine? Di cosa si ha paura?

Forse bisognerebbe impedire loro l’accesso ai social network, per impedire che si organizzino in modo troppo efficace? No?
L’ex prefetto di polizia di Parigi, Laurent Nuñez, sostiene un approccio di sicurezza di fronte ai blocchi, che giudica «proporzionato». Su BFMTV, invoca atti di vandalismo e violenze contro le forze dell’ordine, e parla di 48 feriti tra le loro file, tralasciando i 119 feriti tra gli studenti delle scuole superiori e il personale scolastico. Queste cifre la dicono lunga sull’entità del dispiegamento di forze messo in atto contro gli adolescenti. Sempre secondo lui, due terzi degli arresti avrebbero già portato a un fermo di polizia. Quanti finiranno davanti a un giudice? Il ministro non lo dice.

In strada si vedono studenti delle scuole superiori, alcuni dei quali hanno quattordici o quindici anni. Ancora una volta, la rabbia monta, alimentata dall’incuria dello Stato.

Ciò che chiedono non ha nulla di rivoluzionario. L’Unione sindacale degli studenti delle scuole superiori chiede risorse per l’istruzione, la sostituzione dei docenti assenti e condizioni di apprendimento dignitose. Gli studenti denunciano classi sovraffollate, edifici fatiscenti e orari scolastici insostenibili. Il ministro dell’Istruzione nazionale, Édouard Geffray, riconosce del resto la legittimità di queste rivendicazioni, pur condannando le violenze. Il suo ministero conosce i dati: quasi 20 milioni di ore di lezione non sono state garantite nelle scuole medie e superiori solo nell’anno scolastico 2023-2024.

Il movimento assume comunque una leggera connotazione politica. «La France insoumise» sostiene gli studenti delle scuole superiori, mentre il governo denuncia ovviamente l’influenza dei suoi quadri nei blocchi. Indicare un partito evita di rispondere alle classi rimaste senza insegnanti; inoltre, tutti questi giovani sono ben lontani dal condividere lo stesso orientamento ideologico.
Una gioventù troppo giovane per votare, ma abbastanza determinata da dare fastidio. Lo avevamo capito dai ripetuti tentativi di prendere il controllo dei social network.

Allora, Gilet Gialli? Maggio ’68? Né la composizione, né le rivendicazioni, né l’epoca sono le stesse, ma non si confrontano le masse, si confronta la paura che ispirano lassù. I Gilet Gialli hanno fatto tremare lo Stato, e il Maggio ’68 lo ha fatto vacillare, ed è certamente questo ricordo che aleggia su ogni liceo bloccato.

C’è anche ciò che le prefetture sanno, senza dirlo: che il freddo disperde le folle, mentre il clima mite, invece, le fa radunare… Questo autunno ha l’aria della primavera, di quella che permette di restare sul marciapiede fino a notte fonda, e anche oltre, senza soffrire troppo.

Quando centinaia di minorenni vengono fermati in un solo giorno, lo Stato non risponde solo a incidenti sul campo, ma misura la portata della rabbia che sfugge ancora alle urne, temendo soprattutto l’effetto a catena, quel giorno in cui il popolo si unirà ai propri figli nelle strade.

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Fonte: https://www.francesoir.fr/societe-justice/lyceens-440-interpellations-et-la-peur-de-la-tache-d-huile
Traduzione a cura della redazione di ComeDonChisciotte.org


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