A me il volto please. Il Riconoscimento facciale nella Società della sorveglianza

Con la scansione biometrica e il riconoscimento facciale non siamo più soltanto osservati: veniamo interpretati, misurati e previsti in tempo reale.”

A me il volto please. Il Riconoscimento facciale nella Società della sorveglianza



di Glauco Benigni


“Il volto, che per millenni è stato il luogo sacro dell'espressione umana e dell'incontro con l'altro, si riduce a un insieme di vettori algebrici. Quando il nostro viso diventa la nostra firma digitale e insieme il nostro passaporto permanente, la sfera dell'anonimato scompare. E senza anonimato, la libertà nello spazio pubblico semplicemente smette di esistere.» Così scriveva già nel 2019, Shoshana Zuboff nel suo libro “Il capitale di sorveglianza” .

Il riconoscimento facciale è una tecnologia biometrica che identifica/verifica un individuo analizzando i tratti del volto. Attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, cattura un'immagine, misura parametri chiave (distanza tra gli occhi, forma del naso e della mascella) e li trasforma in una mappa numerica. Questa "impronta facciale" viene confrontata con database esistenti. Usato per la sicurezza dei dispositivi, controlli di frontiera e videosorveglianza, ha da sempre sollevato importanti dibattiti su privacy e sorveglianza di massa, ma pochissimi protestano per gli abusi perché sia le Autorità che i Militari sembra non possano farne a meno.

L'adozione del riconoscimento facciale su vasta scala è avvenuta in diverse fasi. Prima degli anni 2010 la tecnologia esisteva già, ma con tassi d'errore elevati. L'adozione su grandi numeri, nei sistemi pubblici e di sicurezza, è iniziata attorno al 2014-2015, grazie all'avvento del deep learning e delle reti neurali convoluzionali, cioè modelli di AI che analizzano le immagini. .

Con l'introduzione di DeepFace (Facebook, 2014) e FaceNet (Google, 2015), la precisione ha superato il 97%, raggiungendo livelli comparabili a quelli del riconoscimento tra umani. Tra il 2015 e il 2018, governi come quello cinese (con progetti di sorveglianza di massa come Skynet e Sharp Eyes) e varie forze di polizia occidentali (aeroporti, controllo frontiere e telecamere urbane) hanno integrato la scansione facciale in tempo reale con i dati di milioni di cittadini, in massima parte inconsapevoli. Ne vogliamo parlare ?

Chiariamo però da subito un falso mito, legato al presunto sistema “Bio Face di Starlink” . Il riconoscimento facciale biometrico dei singoli individui da satelliti posizionati in orbita bassa non esiste. L’informazione è frutto di un malinteso nato sul web. In realtà "Bio Face" è il nome commerciale di una linea di lettori biometrici fisici (badge e scansione facciale da parete per il controllo accessi in uffici e aziende) prodotti da un'azienda indiana chiamata Star Link Communication Pvt. Ltd.. Non ha alcun legame con SpaceX o con la rete satellitare di Elon Musk.

E torniamo all’argomento iniziale. Lo sviluppo e l'adozione del riconoscimento facciale non seguono un percorso unico: esiste una netta separazione tra l'ambito militare/di intelligence e l'ambito civile/di pubblica sicurezza, oltre a differenze sostanziali tra la sponda europea e quella nordamericana.

In ambito Militare e Operativo NATO , sul piano della difesa, la tecnologia si trova in una fase avanzata di sperimentazione e integrazione tattica. L’Alleanza Atlantica gestisce il NATO Biometrics Development Working Group per definire standard comuni che consentano alle forze armate dei paesi membri di condividere dati biometrici sul campo. L'obiettivo è l'Identity Dominance (dominio dell'identità), ovvero eliminare l'anonimato in teatro di guerra o in operazioni antiterrorismo.

Le forze armate (sia USA che di paesi alleati) impiegano kit portatili. Questi dispositivi combinano scatti fotografici facciali, scansione dell'iride e impronte digitali, incrociando i dati in tempo reale con database centralizzati. Il tutto viene integrato con algoritmi di intelligenza artificiale e analisi dei flussi video di droni tattici. Questa tecnologia (molto usata dagli israeliani a Gaza) viene usata per l'identificazione ex-post, o quasi in tempo reale, di bersagli ad alto valore, la gestione dei prigionieri di guerra e il controllo dei checkpoint.

In ambito Civile e di Polizia, la gestione del riconoscimento facciale per l'ordine pubblico opera in assenza di una visione legislativa comune.
Nei paesi europei l'uso civile è soggetto alle rigide normative dell'EU AI Act (entrato pienamente a regime tra il 2024 e il 2026) e del GDPR (Regolamento dela UE sulla protezione dei dati). Ne deriva che l’Identificazione Biometrica in Tempo Reale è vietata nei luoghi pubblici, salvo rarissime eccezioni tassative (minaccia terroristica imminente, ricerca di vittime di sequestro o ricerca di sospetti di reati gravi autorizzata da un giudice). L’Identificazione Ex-Post è consentita invece per le indagini giudiziarie. Le forze di polizia europee (ad es. in Francia, Italia o Germania) utilizzano il riconoscimento facciale per confrontare fotogrammi di telecamere di sicurezza con le foto scattate ai fermati e inserite nei database di polizia.

Negli Stati Uniti l'approccio è storicamente più deregolamentato sul piano federale, anche se fortemente frammentato a livello locale: le Agenzie Federali (FBI, DHS, ICE) fanno un uso estensivo del riconoscimento facciale attingendo a database centralizzati che contengono centinaia di milioni di volti (compresi i registri delle patenti di guida). Aziende private (come Clearview AI) compiono estrazione automatica di dati da siti web tramite software (scraping globale) e li offrono “analizzati” alle forze dell'ordine nordamericane : una pratica che in Europa è vietata dalle autorità di protezione dei dati. In reazione a ciò , diversi stati e municipalità USA hanno approvato leggi locali per vietare o limitare l'uso delle telecamere biometriche alle forze di polizia cittadine.

Come accennato, quando avviene dall’alto il riconoscimento facciale è realizzato con droni, ma queste macchine rappresentano soltanto una delle tante componenti (e per quanto riguarda l'ambito civile, ancora una parte minoritaria) dell'infrastruttura di riconoscimento facciale. I droni di dimensioni medio-piccole (sUAS) operano a bassa quota (tra 10 e 150 metri d'altezza), in tal modo superano i limiti ottici della fotografia satellitare. A queste quote, la risoluzione delle videocamere 4K/4K-Thermal, combinata con processori dedicati all'intelligenza artificiale on-board (Edge AI), rende il riconoscimento facciale in tempo reale una realtà commerciale e militare.
Quando si parla di riconoscimento facciale in ambito militare o civile, ci si riferisce a un ecosistema multilivello in cui la tecnologia biometrica viene integrata su diverse piattaforme.

In ambito Militare i droni (UAV/sUAS) a bassa quota giocano un ruolo importante nelle missioni di ricognizione aerea, ma l'identificazione biometrica avviene per lo più attraverso altri strumenti integrati. Tra questi, i “Dispositivi biometrici palmari e tattici” costituiscono la modalità principale usata dalla fanteria e dalle forze speciali. Sono terminali di campo (simili a smartphone rinforzati o tablet tattici) con cui i soldati fotografano il volto di individui ai checkpoint, analizzano l'iride o scansionano le impronte digitali per verificare in tempo reale l'identità del soggetto rispetto alle banche dati dell'intelligence .

Eistono inoltre telecamere ad alta definizione installate sui perimetri delle basi operative avanzate (FOB) per identificare soggetti noti o minacce prima che si avvicinino ai varchi d'accesso, nonché telecamere installate su blindo e veicoli da pattuglia che analizzano i volti delle persone presenti lungo i percorsi di transito.

In ambito Civile i droni rappresentano un'eccezione marginale, impiegata quasi solo per la gestione di grandi eventi o manifestazioni. L'ossatura del riconoscimento facciale di polizia è costituita da ben altre tecnologie:

1) Le Telecamere di videosorveglianza urbana fissa (CCTV) che sono la fonte principale.

2) Le celle e varchi di frontiera (e-Gates), ovvero i sistemi automatici per il controllo passaporti negli aeroporti e nei porti (come quelli attivi nell'area Schengen o negli USA), dove il volto del passeggero viene confrontato 1-a-1 con il chip del documento.

3) Le Telecamere (bodycam) indossate sulla divisa dagli agenti di pattuglia. In alcune giurisdizioni (come negli USA o nel Regno Unito) sono predisposte per effettuare il riconoscimento facciale delle persone fermate in strada. Quando la Polizia acquisisce una fotografia di un sospettato (da un cellulare, una telecamera di un negozio o dai social media, la carica in un software (es. SARI in Italia, Clearview negli USA) che la compara con l'archivio dei fotosegnalati.

4) I Droni da Polizia : macchine volanti che vengono utilizzate per monitorare ampie folle durante cortei, stadi o operazioni straordinarie. Questi droni sono ufficialmente soggetti a fortissimi limiti normativi (specialmente in Europa con l'EU AI Act). Contro l’uso illegale e invasivo dei Droni di Polizia negli ultimi anni si è scatenata un'intensa battaglia legale condotta da attivisti per i diritti civili, Garanti per la Privacy e tribunali amministrativi.


I nodi giuridici principali si rinvengono nel GDPR ; nel recepimento delle direttive di polizia (Direttiva UE 2016/680) e nell'EU AI Act. La regola generale impone che i droni possano raccogliere immagini esclusivamente panoramiche e contestuali per il flusso di folla, senza identificare individualmente i cittadini nè applicare algoritmi di riconoscimento facciale in tempo reale.

Ovviamente non è andata sempre così . I principali casi di contenzioso e di violazione riscontrati in Europa riguardano, Francia, Italia e Ungheria.

In Francia nel 2020 la Préfecture de Police di Parigi ha cominciato a impiegare droni per monitorare il distanziamento sociale e le proteste. L'associazione La Quadrature du Net ha presentato ricorso e il Conseil d’État (il Supremo Tribunale Amministrativo francese) ha vietato l'uso dei droni, stabilendo che costituiva un'ingerenza sproporzionata e illegale. Negli anni seguenti dal 2023 al 2025 per aggirare il blocco, il governo francese ha inserito l'uso dei droni nella legge sulla sicurezza globale. Il Conseil d'État è intervenuto nuovamente con pronunce stringenti.

In Italia la Polizia di Stato e l'Arma dei Carabinieri seguono regole d'ingaggio rigide. I contenziosi principali sono emersi però a livello locale (es. casi contestati a Treviso e in altri comuni) dove le Autorità hanno acquistato droni e software di tracciamento o lettura targhe senza svolgere preventivamente la valutazione d’impatto prevista dal GDPR. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali è intervenuto, sanzionando enti locali e bloccando l'impiego dei droni quando esistevava il rischio di riprendere spazi privati o raccogliere dati biometrici.

In Ungheria durante manifestazioni e cortei a Budapest nel 2025, le forze di sicurezza hanno fatto uso di tecnologie di scansione facciale per identificare e sanzionare i partecipanti. L'episodio ha sollevato la dura reazione del Parlamento Europeo e della Commissione, poiché l'Articolo 5 dell'EU AI Act vieta esplicitamente l'uso di identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi pubblici .

Ciò non ostante le Polizie aggirano o interpretano le norme? Sì, naturalmente ! La polizia sostiene spesso che le immagini registrate dall'alto siano a bassa risoluzione e intese solo per la gestione tattica delle folle. Tuttavia, le perizie tecniche dimostrano che i droni moderni catturano flussi in 4K modificabili tramite post-processing o zooming digitale, violando di fatto il principio di minimizzazione dei dati.

Un punto critico riguarda per quanto tempo e dove vengono salvati i filmati del corteo. Se il video riprende cittadini che non stanno commettendo alcun reato e viene conservato nei server della polizia, la giurisprudenza europea lo considera un trattamento illecito.
Inoltre l'uso delle clausole d'emergenza viene talvolta sovrautilizzato per autorizzare i droni senza il preventivo vaglio dell'autorità giudiziaria o del garante privacy.

Comunque il drone è solo il "vettore" volante di una telecamera biometrica. Il riconoscimento facciale è l'architettura software sottostante, che funziona a prescindere dal fatto che l'ottica sia montata su un drone, su un lampione stradale, sulla divisa di un agente o su un tablet tattico militare. Il fenomeno è in grande evoluzione . Stiamo all’erta e non dimentichiamo le parole di Shoshana Zuboff .


di Glauco Benigni

22.09.2026

Glauco Benigni. Giornalista professionista e saggista.


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