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© Heinz-Peter Bader / Reuters

The Economist & ISIS : Una Diabolica Alleanza?

 … ci sarebbe un posto dove non vorrebbero arrivare quei fanatici dell’ISIS, a meno che non stiano cercando un passaggio veloce per raggiungere l’aldilà e tutte le vergini  che gli hanno promesso.

di   Bryan MacDonald
RT.com
 Quando ero studente, l’Economist  era la rivista preferita dove trovare idee da discutere con i giovani universitari, ancora adolescenti.  Oggi invece sembra che sia diventata una rivista scritta da universitari adolescenti.

Almeno questo sembra  a leggere cosa scrive  The Economist sul Medio Oriente. Infatti, prenendo una posizione piuttosto strana, l’Economist non ritiene che le forze irachene debbano sbaragliare  l’ ISIS nella battaglia in corso per Mosul. Questo perché quei Tagliateste – quelli che con le teste tagliate poi ci giocano a palla – potrebbero essere utili per qualche altro motivo qualificante già messo all’ordine del giorno della stessa rivista: la presa della Siria e la cacciata di quel diavolo di  Bashar Assad da Damasco.

Proprio così, avete capito bene. Il settimanale inglese, da sempre amato da chi non è capace di farsi – da solo – una propria opinione, si è infilato in una diabolica alleanza con l’ ISIS. Così i loro portatori d’acqua, cher lavorano in tanti settimanali in tutto il mondo, trasformeranno questa strana tesi in un argomento focale di  cui potranno sproloquiare i piccoli-funzionari di tante aziende per tutta la durata della loro dura giornata di lavoro. E se avrete la sfortuna di passargli abbastanza vicino li sentirete sostenere che  “la strategia più saggia per riconquistare Mosul è lasciare  all’ISIS (sic) una  via di uscita, verso l’Est della Siria.”

Perché questo è quello che ha scritto The Economist, e a cui si deve credere.

Wow! @TheEconomist ammette che preferirebbe che l’ ISIS si trasferisse in Siria –  facendo peggiorare la situazione del paese –  piuttosto che vederli (definitivamente) sconfitti in Iraq.

Lezione di Geografia

Il problema è che l’editto di The Economist è una m***accia. Per due motivi. In primo luogo, perché se si lascia all’ ISIS  “una via di uscita, verso est”, questo passaggio non li porterebbe in Siria, ma li porterebbe in Iran, passando per Erbil, che è la capitale del Kurdistan iracheno. Ora, visto che tipo di ossi duri sono i curdi e quanto siano ben in grado di mantenere le proprie posizioni, quello sarebbe esattamente il posto dove non vorrebbero arrivare quei fanatici dell’ISIS, a meno che non stiano cercando un passaggio veloce per raggiungere l’aldilà e tutte le vergini  che gli hanno promesso.

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E’ uno scivolone dei social media di The Economist che, quando scrivono westward , intendevano sicuramente indicare la Siria. Perché andando in quella direzione, l’ISIS può essere utile e  aiutare a  realizzare il sogno anglo-americano di un cambio di regime a Damasco. E poi nel giro di pochi anni, dopo che si sarà compreso che anche la nuova ciurma si metterà sotto il comando,  molto probabilmente, dello stesso genere di islamici,  i due paesi potranno impegnarsi ancora una volta per  “combattere il terrorismo” e per ungere ancora una volta le ruote della tanto cara industria delle armi. Dopo tutto, questo sarebbe un bel risultato in campo economico, non vi pare?

Una Lezione di Tattica

Per quanto riguarda il settimanale, quindi sta (certamente) cercando di convincere i suoi followers che lasciare all’ISIS una qualsiasi via di uscita sia “la strategia più saggia.”  Si, però questa è una stupidaggine, perché il miglior piano militare sarebbe circondare Mosul e prendere la città con la forza. In effetti, questa è sempre stata la miglior strategia militare e lo sappiamo solo perché questo sta scritto in tutti i trattati di strategia militare.

Quindi, delle due l’una: o l’opinionista-adolescente-responsabile di The Economist e del suo Twitter ne  sa molto di più  di gente del calibro di Carl von Clausewitz e di Sun Tzu, oppure il vero obiettivo di questo settimanale  è solo il  rovesciamento di  Assad.

Anche se questo significa risparmiare l’ ISIS.

Quale potrebbe essere lo scenario più plausibile?  Ci metto un biglietto da cinque, sulla seconda che ho detto.

Dichiarazioni, opinioni e pareri espressi in questo articolo sono esclusivamente quelle dell’autore e non rappresentano necessariamente le linee di RT.

Fonte   : https://www.rt.com      25 ott. 2016

Link    :  https://www.rt.com/op-edge/364020-economist-isis-unholy-alliance/

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione  Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • gianni

    L’ articolo ha scoperto l’ acqua calda : Tutta l’ informazione occidentale e’ pro USA , pro NATO e pro Israele e quindi pro ISIS

  • T/ebete

    Giuliano Amato
    in una intervista al Corriere della Sera del 2006 28 gennaio ha affermato:

    “Spesso Washington è stata
    condizionata dalla lobby ebraica americana più di quanto accadesse nella
    direzione inversa: più che influire su Israele, gli Usa erano
    influenzati dalle posizioni più estreme presenti in Israele. Questo non è
    accaduto con Clinton ma con altre amministrazioni, compresa questa”

  • Luigi za

    Mr. MacDonald Lei conosce chi è da fine 2015 l’azionista di maggioranza dell’Economist con quota pari al 43,4, vero?
    Indizio: una holding di nome Exor appartenente ad una famiglia ebrea.
    Ed allora perchè mette il punto interrogativo alla fine del titolo del suo articolo?

  • spartaco

    Se li spingono in Siria vorrà dire che l’imperialismo Russo sarà costretto a sganciare più bombe del previsto in questo gioco della contesa imperialista gli unici soggetti che nulla hanno da spartire e niente da guadagnare saranno sempre di più i proletari ad essere massacrati .
    Bisogna rivoltare i fucili contro chi ci arma.

  • Persicus Magus

    Il fatto che gli USA vogliano spingere l’esercito di ISIS in rotta Mosul contro la Siria di Assad la ha detta anche Hassan Nasrallah in un video.

    https://www.youtube.com/watch?v=DC00OJezJNo

    E’ interessante che siano due fonti così diverse a dirlo.