Home / ComeDonChisciotte / Guerra aperta di Soros e altri Mega-Donatori contro Donald Trump
soros cgi 0

Guerra aperta di Soros e altri Mega-Donatori contro Donald Trump

DI TYLER DURDEN

zerohedge.com

George Soros e altri liberali mega-donatori si sono riuniti a Washington per una tre giorni a porte chiuse, per un incontro in cui si discuterà su come opporsi al piano di Trump per i suoi primi 100 giorni.

Secondo  Politico, l’incontro, che ha avuto inizio nella notte di domenica scorsa al Mandarin Oriental Hotel di Washington, è sponsorizzato dall’ influente club dei donatori di  Democracy Alliance e di alcuni beniamini della sinistra, come il leader di House Democratic, Nancy Pelosi, il senatore Elizabeth Warren e Keith Ellison, vice Presidente del Congressional Progressive Caucus.

Politico riferisce:

L’incontro è il primo grande raduno della sinistra istituzionale dopo la  scioccante vittoria di Trump su Hillary Clinton nelle elezioni presidenziali della scorsa settimana, e, se l’agenda dei lavori non mente,  i liberal prepareranno un programma di guerra di trincea contro Trump fin dal primo giorno. Qualche sessione del meeting si occuperà della preparazione per le elezioni del 2017 e 2018, mentre altre si concentreranno su come contrastare il piano del presidente eletto  Trump, nei suoi primi 100-giorni, che in agenda viene indicato come “un assalto terribile ai risultati ottenuti dal Presidente Obama – e alla nostra visione progressista di una nazione più equa e più giusta”.
Ma l’incontro servirà anche a comprendere quale sarà il nuovo approccio che avranno molti liberali per la politica – e quale dovrà essere il ruolo di Democracy Alliance, o DA, per come il club si pone verso i circoli democratici della finanza. Il  partito, i suoi donatori e i gruppi beneficiari, negli ultimi dieci anni, hanno molto lavorato per plasmare le istituzioni della sinistra, tra l’altro orientando alcune delle maggiori organizzazioni che ruotano intorno ai Clinton, e basando la propria strategia sull’idea che le minoranze e le donne costituiscono un cosiddetto “potenziale crescente dell’elettorato americano” che potrebbe ribaltare le elezioni a favore dei democratici.

La Democracy Alleance ha foraggiato con almeno $500 milioni  i gruppi di attivisti e i candidati liberali da quando Soros la co-fondò nel 2005.

Tutti i soci di DA sono tenuti a versare 200.000 dollari l’anno da destinare a gruppi di attivisti scelti e a pagare un contributo annuo di 30.000 dollari per le spese per il personale e per le riunioni di DA.

Domenica sera, Gara LaMarche, Presidente di DA, ha detto ai Donors che si dovrà fare qualche ripensamento nell’ambito del Partito democratico. “Non si può perdere una elezione che si doveva vincere, avendo una posta tanto alta, senza aver fatto qualche grande errore di valutazione nella strategia e nella tattica” ha detto LaMarche nelle note preparate per Politico.

LaMarche ha aggiunto che la revisione “deve avvenire senza recriminazioni e senza puntare il dito, anche se è comprensibile la frustrazione e la rabbia che qualcuno prova verso chi avrebbe dovuto essere un alleato in questo momento” e poi : “E’ un processo nel quale non si deve correre, anche se dovremo organizzarci per resistere all’amministrazione Trump “.

Pur concentrandosi sul mantenimento dell’ObamaCare e su altri successi ottenuti  dall’amministrazione Obama che sono minacciati dalla presidenza di Donald Trump, l’agenda del DA comprende anche dei team per rivedere il sistema di polling e l’approccio della sinistra per riconquistare il voto della classe operaia. Il gruppo dovrà decidere come investire altro denaro nelle iniziative politiche legislative statali e nelle competizioni elettorali come quella che i repubblicani hanno vinto la scorsa settimana.

Il presidente eletto Donald Trump ha detto che i suoi primi 100 giorni saranno dedicati a ristabilire “l’onestà, la responsabilità e il cambiamento a Washington”  seguendo sette passi:

  1. Emendamento costituzionale per imporre limiti di termine per tutti i membri del Congresso
  2. Congelamento delle assunzioni per i dipendenti federali per ridurre il personale federale (eccetto che per militari, sicurezza e sanità pubblica)
  3. Un regola per cui per ogni nuovo regolamento federale approvato, se ne devono eliminare  due già esistenti.
  4. Divieto per cinque anni a tutti i funzionari del Congresso e della Casa Bianca di diventare lobbisti, dopo aver lasciato il servizio pubblico.
  5. Divieto a vita per i funzionari della Casa Bianca  di fare lobbying per un governo straniero
  6. Divieto assoluto a  lobbisti stranieri di raccogliere fondi per le elezioni americane
  7. Annullare pagamenti miliardari per i programmi dell’ONU sul cambiamento climatico e usare quegli stessi soldi per risolvere il problema dell’acqua in America e per le infrastrutture ambientali.

 Il miliardario George Soros ha subito puntato il dito per indicare di chi è la colpa per le rivolte anti-Trump e per le proteste che hanno colpito la nazione a partire dal 9 novembre, rivolte che per la maggior parte  sono state organizzate da  MoveOn.org per suo conto.  Il miliardario aveva appena speso altri  25 milioni  di dollari per rafforzare la campagna della Clinton e degli altri candidati democratici per le elezioni del 2016.

 

Fonte: http://www.zerohedge.com/

Link : http://www.zerohedge.com/news/2016-11-14/soros-and-liberal-mega-donors-plot-war-donald-trump

15.11.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione  Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • Manente

    Il solo modo per porre fine alle trame di questi criminali è quello di mandare in galera il pregiudicato Soros, la Clinton, la Nuland ed i neo-con per i crimini contro l’umanità che hanno commesso in Libia ed Ucraina e che continuano a commettere ogni giorno in Siria e Yemen, senza considerare la lunga serie di crimini finanziari di cui si sono resi responsabili in vari Paesi del mondo, dall’Inghilterra, alla Russia, Italia compresa.

  • Toussaint

    Ecco, adesso si sono inventati che Trump non è nato in America, ma è un orfano adottato … indovinate da dove? Dal Pakistan, of course. C’è anche la foto! Se volete, date un’occhiata qui:

    A OGNUNO IL SUO COMPLOTTO! – “DONALD TRUMP? È UN PAKISTANO”. PER LA TV DI ISLAMABAD SAREBBE UN ORFANELLO DEL WAZIRISTAN PORTATO A LONDRA NEI PRIMI ANNI ’50 DA UN UFFICIALE BRITANNICO E ADOTTATO DAI TRUMP NEL 1955 – A SUPPORTO DELLA TESI UNA FOTO DEL PICCOLO DONALD (CHE PER ANNI PROVO’ A DIMOSTRARE CHE OBAMA ERA NATO IN KENYA…)

    Qui il link: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ognuno-suo-complotto-donald-trump-pakistano-tv-135857.htm

  • Zed Er

    si vede che vuole esportare la democrazia anche in America…

  • orazio

    Peccato che il suo vice di Trump, sia un neocon….
    La cosa è alquanto inquietante.

  • Roberto Giuffrè

    Sarà ma a me sembra tutta una farsa…
    Cioè queste persone che muovono le fila del potere rovesciano governi, suicidano personaggi che vogliono cambiare il destino di una nazione (vedi il giovane ministro dell’economia argentino), fanno saltare leader di piccoli stati latino-americani.
    E ora fanno finta di essere contro Trump a livello pubblico?
    Ma non funzionano così i giochi di potere. Organizzi una fine simile a quella di Kennedy.