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Trump: United States of Goldman Sachs

FONTE: ICEBERGFINANZA (BLOG)

Una premessa è necessaria prima che qualche anima candida e ingenua incominci ad agitarsi dopo aver letto la nostra analisi. Noi di Icebergfinanza le pulci le facciamo a tutti, nessuno escluso, che si chiami Obama o Trump, Monti o Renzi, non importa, dalle nostre parti abbiamo a cuore la verità figlia del tempo,

Abbiamo incominciato raccontandovi come Trump abbia scelto un giornalista come Larry Kludow a capo del Council Of Economic Advisor, uno che nel 2007 suggeriva che non ci sarebbe stata nessuna crisi immobiliare o recessione e che prospettava miracoli economici in piena tempesta subprime.

Abbiamo proseguito con la nomina di una vecchia volpe come Jay Clayton, un avvocato di Wall Street a capo della Sec, che farà di tutto per smantellare ogni regolamentazione nei confronti delle banche d’affari americane, spesso e volentieri i suoi migliori clienti.

Ora è arrivato il momento di fare le pulci a questo falso eroe della classe media americana, uno che per fare di nuovo grande l’America si è rivolto a tre miliardari e altri sei plurimilionari, scegliendo i suoi due principali consiglieri tra gli uomini della banca di dio, Goldman Sachs, si quella che è stata inviata sulla terra per promuovere la prosperità della volpi.

Un suggerimento, non provate a ciurlare il manico nel pentolone del “Trickle-down ” con il sottoscritto perchè perdete il Vostro tempo, tenetevele per Voi queste fesserie come quelle delle aspettative razionali e tutti la spazzatura intellettuale che circonda queste teorie idiote.

Insieme a Machiavelli vi abbiamo già dato un assaggio smontando tutte le illusioni che circolano nei mercati sulla “trumpeconomics” nel prossimo appuntamento andremo ancora più in profondità demolendo definitivamente ogni speranza.

Ma torniamo al Paese delle meraviglie, al team di miliardari e finanziari di cui si è circondato Trump, senza dimenticare che ci sperava che le minacce messe in atto nella fase pre-elettorale restassero lettera morta resterà profondamente deluso dalle nomine di uomini che non mancheranno di trascinare l’America in una nuova guerra commerciale e probabilmente in una nuova Grande Depressione.

Un piccolo aneddoto per i nostri cari lettori, in arrivo direttamente dalla storia.

Gli unici due presidenti/ imprenditori della storia degli Stati Uniti furono Harding e Hoover, due presidenti che amministrarono il Paese a cavallo dei favolosi anni ruggenti e la sua naturale conclusione, il crollo di Wall Street e la Grande Depressione.

Ma di questo vi parleremo in dettaglio nel nostro prossimi manoscritto, perchè la storia non si ripete mai ma ama maledettamente fare la rima. A noi interessa principalmente che i nostri lettori riescano a compredere quali sono i rischi sociali ed economico finanziari di determinate scelte, anche se aspettiamo i canoni 100 giorni per esprimerci compiutamente.

Siamo pronti a lasciarci stupire dalle scelte buone scelte economiche di un uomo che ha risvegliato bene o male lo spirito nazionalistico della più importante nazione al mondo, ma per il momento continuiamo a mostrare il  nostro scetticismo, soprattutto dopo le scelte di consiglieri e responsabili-

Steve Mnuchin è il nuovo segretario al Tesoro americano, proveniente ovviamente da Goldman Sachs, uno che si è fatto la fama di feroce esecutore di sfratti alle famiglie americane  …

…accusato di aver speculato sulla crisi finanziaria, acquistando nel 2009 per pochi spiccioli la fallita IndyMac, piccola banca californiana specializzata in prestiti ipotecari, rivenduta poi nel 2015 al doppio del valore. Il tutto – attaccano i detrattori – a scapito di risparmiatori e piccoli investitori.  Le sue prime parole da ministro del Tesoro in pectore sono più che eloquenti. La volontà esplicita è quella di ‘rottamare’ alcune delle regole e norme varate dopo la crisi, dopo il collasso di Lehman Brothers. (Ansa)

State tranquilli è solo una sintesi perchè se vi racconto tutta la storia di questi personaggi, sono convinto che prenotate il prossimo volo su Marte per non assistere alla prossima esplosione della deregulation.

Ma non è finita proseguiamo! Trump si è scelto come top adviser Gary Cohn, ex presidente e CEO della banca di affari Goldman Sachs, nominandolo direttore del National Economic Council.

Un ambiente «tossico e distruttivo», dove l’etica viene accantonata e i profitti continuano ad essere messi al di sopra di tutto, anche degli interessi dei clienti. Così Greg Smith – dimessosi da direttore esecutivo di Goldman Sachs (…) Poi l’attacco ai vertici di Goldman Sachs, il ceo Lloyd Blankfein e il presidente Gary Cohn: «Quando i libri di storia saranno riscritti su Goldman potranno mostrare come hanno lasciato cadere la cultura dell’impresa mentre loro tenevano le redini del gruppo. E un declino dello spessore morale dell’impresa – avverte Smith – nel lungo termine rappresenta una serissima minaccia per la sua sopravvivenza».(Sole24Ore)

Quindi mettetevi il cuore il pace, le promesse di Trump di ripulire l’America dalla spazzatura finanziaria resteranno lettera morta, la spazzatura è stata messa direttamente ad amministrare il pollaio.

Ci mancava pure Wilbur Ross, come segretario al commercio, uno che ha quasi 80 anni, contrario da sempre agli accordi di libero scambi e nemico giurato della Cina che  secondo lui ha causato enormi perdite di posti di lavoro nelle aziende degli Stati Uniti.A lui il compito di rifondare l’industria manifatturiera americana.

Per carità tutti gli accordi di libero scambio in questi anni sono stati fatti più nell’interesse delle lobbies che per quello dei cittadini basta pensare alla ciofeca che intendevano rifilarci con il TTIP, ma noi stiamo solo esponendovi i rischi che questa nomina insieme a quella dell’economista Navarro, uno che ha scritto un libro dal titolo ” Morte per mano della Cina”, i rischi che comportano per il ritorno del protezionismo, come suggerito più volte nel nostro libro dai sintomi della Grande Depressione.

Mentre aspettiamo l’indipendenza energetica dell’America come farci mancare uno come Rex Tillerson, ceo di ExxonMobil in ottime relazioni con Putin, nominato segretario di Stato. Per carità è meglio che America e Russia vadano d’accordo, ma si poteva tranquillamente scegliere qualcun altro senza tirare fuori dal cilindro un altro conflitto di interesse.

Tralasciamo la nomina a “chief of staff” di Priebus e quella a “chief strategist” di Steve Bannon di cui vi abbiamo già parlato, presentandovi James Mattis, detto anche “cane pazzo” uno che non vede di buon occhi il recente accordo sul nucleare con l’Iran, scelto come responsabile del Pentagono. Alla Cia ci mettiamo Pompeo uno che non vede l’ora di poter controllare tutte le conversazioni degli americani e non sopporta l’Iran.

Naturalmente alla guida della Sanità americana non poteva che mettere Tom Price, uno che non ha mai digerito la famigerata “Obamacare” riforma sanitaria e al dipartimento delle politiche abitative un chirurgo Ben Carson, contrario all’edilizia popolare e ai programmi di sicurezza sociale.

E giusto per fare un dispettuccio alla Cina come non farsi mancare miss Chao, nata a Taiwan e moglie dei Mitch McConnell come nuovo segretario ai Trasporti.

Ma veniamo alla ciliegina sulla torta della classe media, si quella che ha fatto vincere Trump, al dipartimento al lavoro ci va un certo Andrew Puzder, uno che non ne vuole sapere di salario minimo , oltre ad aver criticato la riforma di  Obama che ha esteso il pagamento degli straordinari.

Scott Pruitt invece uno che nega qualunque rischio ambientale o cambiamento climatico è stato scelto come capo dell’Epa, Environmental Protection Agency, agenzia per la protezione dell’ambiente.

Che figata Ragazzi, ce ne abbastanza per divertirsi per 4 lunghi anni!

Michael Flynn a combattere l’Isis, consigliere per la sicurezza nazionale, Jeff Session alla Giustizia, uno con spiccate simpatie razziste sembra, “Quelli del Ku-Klux-Klan? Inizialmente mi erano simpatici, poi ho scoperto che fumavano marjuana”, uno che si è opposto  a tutte le leggi di riforma del sistema migratorio per  la cittadinanza USA.

E ancora , Ryan Zinke teorico della indipendenza energetica, promotore della campagna contro la moratoria sul carbone  e favorevole a nuove concessioni per gas e petrolio  insieme a Rick Perry ex governatore del Texas uno all’Interno e l’altro all’Energia.

Ci mancava solo il celebre speculatore  Carl Icahn,  altro figlio di Wall Street,  consigliere sulla  “deregulation” in materia economica, un piccolissimo ed insignificante conflitto di interesse come farsi suggerire da uno che detiene milioni e miliardi di partecipazioni e azioni nelle principali società americane, dove togliere ogni impedimento per fare soldi o aver qualche credito di imposta per costruire ponti o aereporti, magari aiutando la società nella quale sei azionista.

“Non è solo un negoziatore brillante, ma anche una persona con una capacità innata a predire il futuro, specialmente per quel che riguarda le finanze e l’economia”

Vedremo visto che l’altro genio Kudlow, non ne ha imbroccata una nel 2008!

Per ultimo lasciamo lo stesso Trump la cui ricchezza stimata è ben inferiore alle cifre che lui annualmente dichiara, gente abituata a spararle grosse…

A sentire Donald Trump, il suo patrimonio si attesta su dodici miliardi di dollari. Secondo il Billionaires Index di Bloomberg, invece, la ricchezza del candidato repubblicano che ha vinto le elezioni 2016 alla Casa Bianca si aggira su 2,9 miliardi di dollari, mentre Forbes stima il patrimonio a quota 4,3 miliardi. Perché è così difficile conoscere l’entità effettiva del patrimonio? Trump non possiede aziende quotate e, una volta l’anno, si limita a rilasciare una breve dichiarazione non certificata della propria ricchezza. Gli unici dati su cui ci si può basare, dunque, sono quelli contenuti nella documentazione rilasciata alla Federal Election Commission in occasione della candidatura per le presidenziali e una stima del suo patrimonio immobiliare – che spazia da Manhattan a San Francisco, dalla Florida alla Scozia e all’Irlanda – in cui figurano grattacieli e campi da golf e che, secondo alcuni analisti, sono stati sovrastimati fin dall’inizio.

A proposito del suo patrimonio immobiliare, l’economista Hyman Minsky, in una lezione del 1990 rilanciata in questi giorni da Slate, ha evidenziato i fattori che rendono unica la storia di Trump. Mentre il padre ha fatto fortuna costruendo modeste abitazioni a Brooklyn, Trump junior ha puntato su immobili di valore a New York. Il suo patrimonio, come evidenzia l’economista, è stato costruito in un periodo in cui gli interessi erano alti e la maggior parte delle proprietà di Trump era caratterizzate da flussi di cassa negativi. Secondo Minsky, Trump è riuscito a guadagnare dal fatto che il valore di mercato stimato dei suoi immobili cresceva più velocemente del tasso di interesse e gli immobili, dunque, garantivano una linea di credito. Quindi, fino a che i prezzi delle proprietà continuavano a salire più velocemente del costo del denaro, a Trump conveniva mantenere questa strategia analoga, per la verità, a quella di chi  sottoscriveva mutui subprime e che aveva scommesso sulla crescita del mercato immobiliare per rifinanziare costantemente il proprio prestito. A differenza di chi è rimasto intrappolato dalla bolla immobiliare, Trump è uscito per tempo dallo schema, riuscendo a capitalizzare una parte del proprio business prima dell’inevitabile crash. Trump: ecco le vere dimensioni del suo patrimonio

Ora non resta che comprare qualche giornalista o televisione per far digerire agli americani questi volti nuovi, gente comune che guadagna miliardi di dollari, facendoli passare per gli artefici della rinascita del sogno americano.

Dopo Yes we can non poteva certo mancare America First, e quando qualcuno fa di tutto per essere primo, con le buone o con le cattive,  di solito va a finire che qualcuno finisce secondo… Buon consapevolezza, Ragazzi, Make America Great Again!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com

Link: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/01/09/trump-united-states-of-goldman-sachs/

9.01.2017

Pubblicato da Davide

  • PersicusMagus

    Il blog si chiama ICEBERG, non ICEMBERG

  • Pedro

    In ogni caso a fatti siamo a ZEROOOO, e pensa te che caso non ancora insediato ha già creato solo con qualche tweet, vedi ford che ha chiuso 700 posti di lavoro in messico e li ha trasferiti in USA. Poi vedremo.

  • Tizio8020

    Tutto bello.
    Ma vogliamo analizzare allo stesso modo 8 anni di Obama?
    Sicuramente, eleggendo la Clinton, avremmo avuto 4 anni di prosèerità!

  • mau

    Ma le aspettative su Donald Trump non si traducono nello smantellamento degli USA come potenza economica, nessuno può pretendere l’autolesionismo, bensì in una politica estera di intese antiglobaliste e non di guerra o destabilizzazione

  • Luigi za

    Ringrazio la Redazione di DonChischiotte per aver pubblicato l’articolo del Mazzalai sul Trump, ma dai primi commenti constato che purtroppo anche su questo blog come altrove son tutti Fox Mulder, vogliono credere che andrà come a loro accomoda.

    Vabbè saremo dei poveri stupidi il sottoscritto ed il Mazzalai, perchè altri che la pensino allo stesso ns. modo ancora devo incontrarli nelle sezioni Commenti sul web.

    • Pedro

      Non mi sembra che qualcuno le dia a lei o a Mazzalai del stupido anzi, però giudicare senza fatti mi sembra inopportuno.
      Se però non trova nessuno di suo gradimento nella sezione commenti se ne faccia una ragione, provi a farmi cambiare idea o ci lasci.

    • Cataldo

      Mi sembra una conclusione molto approssimativa, e affrettata, vista
      anche la natura generica dei commenti, segui le discussioni un minimo
      prima di tranciare giudizi, se sei interessato ad un confronto.

  • Adriano Pilotto

    Spero che Iceberg finanza riesca a leggere la finanza un pò meglio di come dimostra di leggere la politica.

  • Bassanio

    Non metto in dubbio quanto affermato dall’articolo, tuttavia ravviso nell’enfasi critica una sorta di autocompiacimento vagamente fastidioso.

  • Cataldo

    Iceberg finanza è una fonte buona, la seguo dal suo inizio, ed ha avuto un riscontro nel tempo positivo.
    Il problema di base è che è una fonte che guarda da una prospettiva specifica, che è quella della metastasi finanziaria del capitalismo, che è ovviamente fondamentale per capire la realtà del 2017, ma non è esaustiva.
    Trump non è collocato fuori dall’estabilshment, ed è ovvio che ha anche un partito a cui dare conto, e nel quale è in corso una lotta interna profonda, nessuno che conosce un minimo Trump poteva aspettarsi nomine molto diverse.
    Se si dice che la politica è cinghia di trasmissione della finanza vuol dire che anche Sanders avrebbe avuto problemi, nell’ipotesi lunare di una sua elezione, ma la contingenza storica ha una componente che iceberg sottovaluta, per sua natura, non per incapacità critica.
    Non è possibile esaurire in un commento la problematica, per dirlo con uno slogan il problema più urgente al momento è evitare che il capitalismo predatorio scateni guerre catartiche per completare l’asservimento del popolo. Trump al momento sembra fuori dal nichilismo apolide che dal 2001 fino ad oggi ha sostenuto la visione strategica degli USA, è almeno un movimento interno alla leadership che può aprire crepe nella torre d’avorio.