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Perché The Economist (disperato) vota “no” al referendum

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Se Renzi fa troppa cagnara, meglio il “no”

Ha creato non poco scalpore l’editoriale pubblicato il 24 novembre dal settimanale inglese The Economist. Un editoriale dal titolo chiaro, netto, quasi brutale: “Why Italy should vote no in its referendum”, “Perché l’Italia dovrebbe votare no al referendum”.

Undici paragrafi, asciutti e concisi, dove il settimane spiega le ragioni che dovrebbero indurre gli italiani a bocciare la riforma costituzionale: possibili derive autoritarie, una camera alta non eletta, senatori scelti tra le istituzioni più corrotte del Paese, rischi che i principali beneficiari della riforma sia il Movimento 5 Stelle (ma stiamo parlando della stessa formazione fondata dall’ex-responsabile per l’Italia del colosso britannico Logica plc, tal Gianroberto Casaleggio?), etc. etc. Alcuni investitori sostengono che la vittoria del “no” al 4 dicembre potrebbe innescare un effetto domino sull’eurozona ma, dice sempre The Economist, “gli italiani non dovrebbero essere ricattati” (!) e, nonostante tutte le gravi incognite, il “no” è pur sempre la scelta migliore.

L’ultimo paragrafo contiene il pizzino per le alte cariche dello Stato italiano1:

“What, then, of the risk of disaster should the referendum fail? Mr Renzi’s resignation may not be the catastrophe many in Europe fear. Italy could cobble together a technocratic caretaker government, as it has many times in the past. If, though, a lost referendum really were to trigger the collapse of the euro, then it would be a sign that the single currency was so fragile that its destruction was only a matter of time.”

L’addio di Matteo Renzi, il premier che fino a poco tempo fa era definito dalla City come “l’ultima speranza per l’establishment italiano”, non sarebbe quindi una catastrofe. Si potrebbe, consiglia (o sollecita?) il settimanale inglese, mettere insieme il solito governo tecnico, come già fatto tante volte in passato. Se, nonostante tutto, la vittoria del “no” dovesse innescare il collasso dell’eurozona, bé, significherebbe che la moneta unica era così debole che, presto o tardi, sarebbe comunque implosa.

Che è successo? Perché The Economist consiglia di votare come i populisti del M5S che il settimanale finge di temere e chiede agli italiani di affossare la riforma costituzionale? Non è stata la riforma Boschi dettata dall’alta finanza, JP Morgan in testa, e caldeggiata dalla Troika, UE-BCE-FMI? La mossa è apparentemente incomprensibile.

Il settimanale The Economist è spesso citato nei nostri articoli, perché contiene “les lettres de cachet” che l’oligarchia bancaria anglofona, quella che da sempre si prodiga per la federazione dell’Europa, invia ai vari governi del mondo: basti da ultimo ricordare, a testimonianza dell’influenza del settimanale inglese, la copertina di fine marzo in cui troneggiava la scritta “Time to go” sopra la foto di Dilma Rousseff, seguita a distanza di cinque mesi dalle effettive dimissioni della presidentessa brasiliana sull’onda di uno scandalo massonico-giudiziario. Tra i suoi maggiori azionisti del settimanale figurano i Rothschild e gli Schroder, cui si sono affiancati i (parvenus) Agnelli-Elkann: finire nel mirino dell’Economist significa quindi avere una muta di cani famelici alle calcagna, come già sperimentò a suo tempo Silvio Berlusconi.

Per Renzi, insomma, è arrivato il benservito da parte dell’alta finanza.

Ed è un benservito clamoroso, perché cade in una congiuntura drammatica per l’oligarchia euro-atlantica: a giugno, la vittoria del “leave” al referendum inglese sulla permanenza nella UE, a novembre, l’affermazione alle presidenziali americane del candidato populista Donald Trump, un vero e proprio choc per l’establishment liberal e la tecnocrazia europea (si ricordi la reazione scomposta, per non dire isterica, di Jean-Claude Juncker). Ci deve essere qualche seria ragione se, in contesto già così deteriorato ed instabile, la City consiglia di bocciare il referendum costituzionale, a costo di innescare una reazione a catena potenzialmente letale per la moneta unica.

Il motivo, senza troppi giri di parole, è che la bocciatura del referendum costituzionale e la conseguente caduta (o perlomeno il dimezzamento) di Matteo Renzi, sono oggi considerati il male minore, preferibili ad una vittoria del “sì” ed al proseguimento della destabilizzazione a bassa intensità condotta dall’ex-sindaco di Firenze con la sua deriva “populista”. Renzi è, in sostanza, una piccola cancrena in uno Stato periferico dell’eurozona: una cancrena da amputare velocemente, per impedire che diffonda ulteriori infezioni al corpo già gravemente malato dell’Unione Europea. La bocciatura del referendum e la formazione di un governo tecnico sono, paradossalmente, più utili all’oligarchia finanziaria che la permanenza del premier-cazzaro a Palazzo Chigi. Perché?

Innanzitutto, come abbiamo sempre evidenziato nelle nostre analisi, Matteo Renzi non è propriamente un esponente dell’establishment anglofono liberal, né, a differenza di Mario Monti e Mario Draghi, appartiene all’esclusiva e blasonata massoneria inglese.

L’ex-sindaco di Firenze, si pensi a figure a lui vicine come Marco Carrai e Michael Ledeen, appartiene (come Silvio Berlusconi) ad un ramo secondario del sistema atlantico: quello israeliano/neoconservatore. Tale è la sua origine e tale rimane la sua affiliazione: poco importa se si è schierato pubblicamente per Hillary Clinton ed ha sempre assecondato la volontà di Barack Obama. Come nel caso di Silvio Berlusconi, è poi quasi certa una sua affiliazione al Grande Oriente di Francia (storicamente molto radicato in Toscana) e ciò spiega una seria di mosse del suo governo: i favori concessi alla francese Total nel campo petrolifero Tempa Rossa, il pezzo di mare ceduto ai francesi davanti alle coste sarde, la posizione dominante assunta dai francesi in Telecom Italia negli ultimi mesi col placet del governo, etc. etc. Renzi, quindi, non è un “uomo della City”, come possono essere Draghi e Monti.

Tuttavia, non è certo un improvviso dissapore tra logge ad aver indotto l’Economist a scaricare il presidente del Consiglio. Il vero motivo è l‘irritante condotta assunta da Matteo Renzi nell’ultimo anno e, specialmente, negli ultimi mesi: Renzi sta facendo troppa cagnara in Europa, in una fase di delicatissime tornate elettorali durante cui, soprattutto Angela Merkel, avrebbe bisogno che nessuno fiatasse in Italia , così da non aumentare i malumori tra i falchi del rigore e lo stesso elettorato tedesco. Un governo tecnico, o persino un governo Renzi II reso mansueto dalla sconfitta referendaria, sarebbero più graditi nell’odierna tesissima situazione europea.

Che sia questa la volontà della City, è facilmente comprensibile dalla recente intervista rilasciata da Mario Monti, “l’illuminato” contro cui Matteo Renzi si era già scagliato all’inizio dell’anno durante un battibecco sull’Europa. Dice Monti2:

Voterò “no” perché gli svantaggi delle nuove norme costituzionali superano i vantaggi. Ma per quanto riguarda Renzi, non c’è nulla nella legge o nella prassi consolidata, che gli imponga di dimettersi nel caso che la riforma venga bocciata. Qualunque cosa accada il 4 dicembre, mi auguro che Renzi rimanga e riprenda con rinnovato vigore il lavoro che ha lasciato a metà. Nel caso Renzi voglia comunque lasciare, non c’è alcuna ragione di andare al voto anticipato né tanto meno vede la necessità di un governo tecnico. Al contrario, il presidente Sergio Mattarella potrà chiedere a qualcuno del governo in carica di formare un nuovo governo fino alle prossime elezioni nel 2018”.

Quello che preme all’oligarchia finanziaria è quindi la bocciatura del referendum e la conseguente formazione di un governo, docile e malleabile, che raggiunga il 2018, consentendo così di affrontare le decisive elezioni in Francia e Germania senza alcuna cagnara nel meridione europeo.

L’ultimo desiderio della City è invece che Renzi vinca il referendum e, uscitone rafforzato, cerchi disperatamente una riconferma a Palazzo Chigi, magari con elezioni anticipate nel 2017, portando avanti la strategia “populista” degli ultimi mesi. È il Matteo Renzi che toglie le bandiere dell’Unione Europea dall’ufficio della Presidenza del Consiglio, è il Matteo Renzi che imposta la campagna referendaria in chiave anti-Bruxelles, è il Matteo Renzi, soprattutto, che ha disperato bisogno di spendere denaro pubblico per accattivarsi gli elettori, attirandosi così le ire della Commissione Europea: “non si può dire che questa Commissione continui le politiche di austerità, se lo si dice me ne frego” è stata la sconcertante risposta di Juncker alla richiesta di maggiore flessibilità avanzata da Renzi3.

Come l’europeista Angela Merkel può pensare di essere rieletta alla prossime elezioni legislative, se l’elettorato tedesco vede che le “cicale” meridionali si ostinano a rifiutare il rigore? Ogni attacco di Matteo Renzi a Bruxelles ed all’austerità, è bene sottolinearlo, si trasforma in Germania in un voto contro la Merkel ed a favore degli euroscettici di Alternative für Deutschland.

Ecco quindi spiegato le ragioni del clamoroso “no” alla riforma costituzionale, pronunciato da The Economist: meglio sacrificare Renzi ed accettare tutti i rischi del caso, piuttosto che consentire al premier-cazzaro di continuare la sua destabilizzazione a bassa intensità dell’Unione Europea, una destabilizzazione che la debole Angela Merkel, “the Liberal West’s Last Defender”, l’ultimo baluardo del mondo liberale secondo il New York Times, non può assolutamente reggere in questo momento (il sostegno alla CDU-CSU è crollato ai minimi storici nei sondaggi di ottobre4).

Sia chiaro: l’Economist non sposterà un solo voto e saranno gli italiani, per ben altri motivi rispetto a quelli elencati dal settimanale inglese, a decretare con alta probabilità la vittoria del “no” al referendum del 4 dicembre. Come non è neppure certo che Matteo Renzi, uscito sconfitto dal voto, accetti la formazione di un governo tecnico o di una grande coalizione: se radunasse un numero sufficiente di parlamentari, potrebbe vendicarsi del benservito bloccando il Parlamento e rendendo così obbligatorie le elezioni anticipate. Come non è certo che, dopo una vittoria del “no”, gli improcrastinabili aumenti di capitale di Monte dei Paschi di Siena ed Unicredit riescano a concludersi con successo.

Il clamoroso pronunciamento dell’Economist in favore del “no” è, soprattutto, l’ennesima spia del caos che regna ai vertici del sistema dopo la Brexit: è tale il caos che la più blasonata rivista finanziaria inglese invita a bocciare la riforma scritta dalla stessa Troika pur di mettere a tacere il Renzi “populista”, è tale il caos che un’eventuale uscita dell’Italia all’eurozona è ormai apertamente contemplata dalla City (si veda a questo proposito anche l’editoriale “Italy’s referendum holds the key to the future of the euro” apparso sul Finacial Times il 20 novembre5), è tale il caos che si sta accantonando l’idea di salvare l’intera Unione Europea e ci si accontenterebbe del nocciolo franco-tedesco, è tale il caos da indurre l’Economist a scrivere che se l’euro implodesse il 5 dicembre, bé, è perché comunque non sarebbe durato ancora lungo!

Come concludere, se non con la massima di Mao Tse-tung?

“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima.”

 

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Federico Dezzani

Fonte: http://federicodezzani.altervista.org

Link: http://federicodezzani.altervista.org/perche-the-economist-disperato-vota-no-al-referendum/

26.11.2016

NOTE

1 http://www.economist.com/news/leaders/21710816-country-needs-far-reaching-reforms-just-not-ones-offer-why-italy-should-vote-no

2 http://www.huffingtonpost.it/2016/11/25/monti-financial-times-_n_13222994.html

3  http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Juncker-Italia-ci-attacca-a-torto-beneficia-di-flessibilita-9aae5f68-2c95-4362-9536-260f8c54fd5a.html?refresh_ce

4 http://www.politico.eu/article/angela-merkels-conservatives-sink-to-all-time-low-in-poll-germany-elections-afd-cdu/

5 https://www.ft.com/content/7ea6837a-ad83-11e6-ba7d-76378e4fef24

Pubblicato da Davide

  • PietroGE

    Condivido l’analisi. Per l’élite mondialista le elezioni che contano sono quella francese e quella tedesca più l’elezione del presidente austriaco che potrebbe influenzare gli elettori tedeschi bavaresi. Al cane che abbaia da Palazzo Chigi gli si da una bella bastonata e via.

  • Scimmia

    la caciara del bomba è solo di facciata e temporanea, concordata con bce e soci per catturare qualche consenso in più.
    finito il teatrino del referendum tornerà a miti e docili atteggiamenti per purgare gli italiani.
    tra un anno comunque, sarà definitivamente passato di moda e ricordato come cattiva macchietta espressione di un popolo di imbecilli

  • natascia

    Tutta questa sicurezza nei confronti del NO risulta altrettanto sospetta. Un crollo del valore dell’euro o una fuoriuscita dell’euro da parte dell’Italia son i veri contenuti del contendere. In ogni caso il valore dei titoli di stato italiani, in possesso dei non solidali soci fondatori farebbero tremare non pochi ottusi investitori. Ben venga.

  • Toussaint

    L’establishment è alla frutta. Non sa più che pesci prendere. Sarebbe questo il momento di agire, se avessimo dei bravi generali … (o generali in gamba ma con truppe adeguate al seguito). Comunque, fra referendum e crisi bancaria in Italia, elezioni in Austria, Francia e Germania, i movimenti anti euro sempre più forti in Olanda e Finlandia (referendum in entrambi i paesi?), le tensioni nel Gruppo di Visegrád … insomma, sembra che manchi solo la scintilla.

    • Mylan Key

      Generali nel senso ARMA ? Hanno budget miliardari a occhi chiusi senza domanda di programma, e dipendono tutti da Usa e Nato, e il capocchia, e’ asservito convinto . E poi, sono le burbe della coda armata per il mondo .

      • Toussaint

        Generali nel senso di leaders. Truppe adeguate nel senso di militanti consapevoli in numero sufficiente alla bisogna.

  • BIGIGO

    Non sono affatto d’accordo, la mossa di THE ECONOMIST arriva solo ora a pochi giorni dal voto, solo perchè ora sono certi della vittoria del NO, e quindi cercano di gestire la situazione a venire spingendo per un governo tecnico, quando fino a pochi giorni fa parlavano di una catastrofe se vinceva il NO. Hanno paura delle libere elezioni in Italia, hanno paura della Democrazia

  • gix

    Sembra anche a me in gran parte una analisi valida a parte alcune fissazioni dell’autore, che ripete fino alla noia l’idea del M5S eterodiretto dalle elite angloamericane. Per l’autore persino il povero Casaleggio continua nella sua opera doppiogiochista anche da morto. Ma se si ammette che le elite massoniche possano essere in confusione e risultare meno infallibili di quanto si creda, con lo stesso Renzi di fatto meno asservito di quanto le elite stesse speravano, non si vede perché il M5S debba per forza essere sotto il totale controllo delle stesse, nella sua azione sotto mentite spoglie a favore, in ultima analisi, dei poteri forti. Cioè, secondo l’autore, Renzi può al limite anche essere considerato populista, l’M5S no perché come maggiore esponente del populismo sarebbe un falso, in quanto eterodiretto e doppiogiochista. A parte i due pesi e le due misure, mi pare in se una scemenza affermare che un movimento che ormai ha un seguito di milioni di persone, sia in realtà del tutto asservito alle politiche decise altrove. Queste cose vanno analizzate con meno superficialità e strumentalizzazione.

  • PersicusMagus

    La frase più significativa dell’articolo dell’Economist è alla fine:

    “Se in ogni caso la sconfitta al referendum dovesse innescare il collasso dell’Euro, allora sarebbe il segno che la moneta unica era così fragile che la sua distruzione sarebbe stata solo una questione di tempo”

    Sembra quasi che diano per scontata la fine della moneta unica.

    • Mylan Key

      Puo’ anche finire cosi’, ma e’ sempre una via anche migliore. Cambia pure il tuo Eruo in moneta sovrana nazionale, verra’ prezzata al ribasso, ma il debito rimane, e i riscossori non cambiano linea. Verranno direttamente da te. farai la fine della Grecia in meno tempo della medesima , dovendo dipendere da prestiti e materie e commercio primario. Chiunque governera’ , sia per la gente che per loro, avranno lavato ogni dubbio e pretese che oggi ci poniamo, e andranno direttamente al sodo. O pomi’ o cosi’, se vuoi pane e cipolla garantito.

      • natascia

        Le Sue sembrano asserzioni impositive. Pur condividendo le Sue analisi, trovo che i crediti vantati dalla Germania non siano cosi pacifici. Le imbarazzanti ricchezze virtuali, frutto di abominevoli truffe contabili verranno smascherate in queste interessanti tornate elettorali. Che bellezza.

        • Mylan Key

          E sapessi che filtro di tutto ci sara’ se ci sara’ . Politicizzare su eventi e movimenti , e’ come tentare di riprendersi il borsellino sul tavolo del boss, quando sulla tua mano ci sono una decina di coltelli puntati . Politica, corti internazionali , e contenziosi giuridici, saranno affogati e oscurati dalla giustizia di stato e di potere, fino ad annichilirli. Saranno peggio del Renzi pentolaio . Non la spunti .

          E poi, rimane il potere che c’e’ . Inamovibile se non solo dopo rivoluzioni o guerre. A meno che, non accetti di ritirarti a intelligenza e unita’ nazionale, a sovranita’ e con frontiere chiuse . Perche’ questi, dal dare, vorranno il prendere . Una Cuba due, praticamente , a unita’ italiana unica. Facciamo prima a risolverci noi e lasciare il paese interamente a loro, dalle mazzate che ci daremo, e dallo spopolamento che gli daremo . Meglio il danno e la beffa che il peggio . Ma se ci fosse un paese unito, con la costanza e l’ erosione , potremmo anche tenerceli fuori . Ma guarda che razza che abbiamo in IT .

  • Mylan Key

    Se l’ Economist scende in campo e’ perche’ e’ l’ Economist del Globalist dei banchieri lobby che hanno il debito IT in saccoccia.
    Il SI da’ troppi poteri agli intermediari della politica Italiana, che si eleggono senza votazioni da soli . E sarebbero mediatori con tempi lunghi da recupero. L’ hanno gia’ fatto ( Monti e a seguire ) e detto tante volte ( Ue germania a capo ) , e il tempo e’ scaduto , ci sono 2.300 miliardi da rendere, un paese ancora ricco come tutto e sostanza privata e di stato , e l’ egemonia che gli aspetta dai trattati vari firmati .
    O un governo ad libitum con obbedienza totale senza tanti influssi della popolazione a contenimento e influssi partitici, o arriveranno loro .
    Al di fuori di questo, non ci sono altre considerazioni da fare . E ancora, gli USa stanno sull’ Ue come la Germania Bce sta’ sui Piigs.
    E il prossimo Piigs a traslocazione Grecia, e’ proprio il piu’ vulnerabile e appetibile, l’ Italia.
    In mano hanno tutto : sistema bancario telematico, moneta, banca centrale, spread, manovre della finanza , prestiti, ed esecutori direttamente dall’ Europa o dagli Usa ( vedasi Ucraina ) . Che vinca il Si o che vinca il NO cosi’ rimane ed e’ destinata la storia Italiana.
    A meno che, non ci sia un’ ultima possibilita’, anche se la strada non cambia, ma almeno da toglierci la soddisfazione e provarci e soccombere con onore delle armi : riuscire ad andare al voto ed eleggere il movimento a stra grande maggioranza.
    Sia per la situazione interna sia per una voce in Europa e nel mondo.
    Non ce ne sono altre vie. Ma hanno gia’ detto, decidera’ il presidente , e noi non ci togliamo .
    PS = Dall’ articolo di DEZZANI prima di questo, sembra che nella cabala degli eventi, pure Grillo e il movimento pilotato, sia una pedina per demolire potentati cosi’ non fedeli e determinati, per comando diretto . Puo’ anche essere, se alla fine, sovrastano loro con tutto avendo tutto in mano, cellerini ed esercito compreso, e dictat a occhi chiusi, con migliori imbonitori direttamente dal loro magazzino , senza se e senza ma .
    Ci resta qualche altra soluzione ? Nessuna. Prima solo cosi’, e poi si vedra’, se sara’ e si potra’ . Se pensiamo che a carte scoperte hanno tutti gli assi loro, alla fine, e’ facile concludere il gioco chi lo vince . Ma e’ tutto da vedere . Sul piatto, ci sono tante altre situazioni europee e mondiali, che influenzeranno non poco il tutto . Poi, un destino sembra gia’ segnato, a mala o buona parata che sia.
    E basta aprire gli occhi, per sapere cosa possa essere.

    • Toussaint

      Giuro, negli ultimi tuoi commenti nun c’ho capito una mazza. Perché non ti ri-esprimi in modo più chiaro?

  • Adriano Pilotto

    Tema e discussione con grave squilibrio tra acidi e basi.

  • pingus

    Dopo aver letto questo articolo penso:
    -Ma allora Renzi da davvero fastidio alla elite?
    -Ma allora io che voto no temendo una deriva autoritaria faccio il gioco dei miei nemici?
    -Ma se Renzi da fastidio alle elite e la vittoria del no mette su Monti forse sarebbe meglio votare si?
    -Il Si da potere a Renzi, ma se Renzi da davvero fastidio alle elite, il
    No glie ne da ancora di piu’, perche’ testimonierebbe la scarsa
    affezione degli italiani a questa Europa. Che lui potrebbe utlilizzare
    come arma di ricatto
    Non e’ che Renzi quasi quasi preferirebbe il No? Gli darebbe piu’ consenso contro l’elite europea…

    Mah! Molte altre volte concordo con le analisi di questo Dezzzani, ma stavolta no, mi pare che si arrampichi sugli specchi.
    Non e’ possibile che Economist abbia semplecemnete scritto un pezzo di buon giornalismo, basato su una decente analisi politica che, mi pare, cerca di vedere le cose come stanno, tra l’altro rispecchiando, pare, l’opinione della maggioranza dei votanti?

  • Nicolass

    io credo più semplicemente che l’ economist stia cercando di tirare la volata a Renzi paventando il rischio di un governo tecnico di montiana memoria… ormai siamo alla guerra psicologica

  • pingus

    Dall’articolo di Dezzani:
    “è tale il caos che si sta accantonando l’idea di salvare l’intera Unione
    Europea e ci si accontenterebbe del nocciolo franco-tedesco”

    si evince che l’autore, come conferma infatti alla fine, ha le idee un po’ confuse.
    Confondere “elite euro-atlantiche” e “nocciolo franco-tedesco” in questo momento e’ una pecca imperdonabile per chi si propone come fine analista politico.
    Come gli sfugge che
    -Il “ramo israeliano/neoconservatore” e’ Trump.
    -il NO e’ antieuropa, ma non scalfira’ l’Europa, e molto probabilmente neanche Renzi
    – il quale Renzi sta con i piedi in due scarpe pronto a saltare da un treno in corsa all’altro, pronto a sfruttare un NO antieuropeista per fare ancor piu’ caciara, se si trova nella scarpa giusta e gli danno luce verde.