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LA VERITA’ SUL REFERENDUM

DI RANIERO LA VALLE
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Cari amici,
poiché ho 85 anni devo dirvi come sono andate le cose. Non sarebbe necessario essere qui per dirvi come sono andate le cose, se noi ci trovassimo in una situazione normale. Ma se guardiamo quello che accade intorno a noi, vediamo che la situazione non è affatto normale. Che cosa infatti sta succedendo?Succede che undici persone al giorno muoiono annegate o asfissiate nelle stive dei barconi nel Mediterraneo, davanti alle meravigliose coste di Lampedusa, di Pozzallo o di Siracusa dove noi facciamo bagni e pesca subacquea. Sessantadue milioni di profughi, di scartati, di perseguitati sono fuggiaschi, gettati nel mondo alla ricerca di una nuova vita, che molti non troveranno. Qualcuno dice che nel 2050 i trasmigranti saranno 250 milioni.
E l’Italia che fa? Sfoltisce il Senato.E’ in corso una terza guerra mondiale non dichiarata, ma che fa vittime in tutto il mondo. Aleppo è rasa al suolo, la Siria è dilaniata, l’Iraq è distrutto, l’Afganistan devastato, i palestinesi sono prigionieri da cinquant’anni nella loro terra, Gaza è assediata, la Libia è in guerra, in Africa, in Medio Oriente e anche in Europa si tagliano teste e si allestiscono stragi in nome di Dio.
E l’Italia che fa? Toglie lo stipendio ai senatori.Fallisce il G20 ad Hangzhou in Cina. I grandi della terra, che accumulano armi di distruzione di massa e si combattono nei mercati in tutto il mondo, non sanno che pesci pigliare e il vertice fallisce. Non sanno che fare per i profughi, non sanno che fare per le guerre, non sanno che fare per evitare la catastrofe ambientale, non sanno che fare per promuovere un’economia che tenga in vita sette miliardi e mezzo di abitanti della terra, e l’unica cosa che decidono è di disarmare la politica e di armare i mercati, di abbattere le residue restrizioni del commercio e delle speculazioni finanziarie, di legittimare la repressione politica e la reazione anticurda di Erdogan in Turchia e di commiserare la Merkel che ha perso le elezioni amministrative in Germania.
E in tutto questo l’Italia che fa? Fa eleggere i senatori dai consigli regionali.E ancora: l’Italia è a crescita zero, la disoccupazione giovanile a luglio è al 39 per cento, il lavoro è precario, i licenziamenti nel secondo trimestre sono aumentati del 7,4 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo 221.186 persone, i poveri assoluti sono quattro milioni e mezzo, la povertà relativa coinvolge tre milioni di famiglie e otto milioni e mezzo di persone.
E l’Italia che fa? Fa una legge elettorale che esclude dal Parlamento il pluralismo ideologico e sociale, neutralizza la rappresentanza e concentra il potere in un solo partito e una sola persona.

Ma si dice: ce lo chiede l’Europa. Ma se è questo che ci chiede l’Europa vuol dire proprio che l’istituzione europea ha completamente perduto non solo ogni residuo del sogno delle origini ma anche ogni senso della realtà e dei suoi stessi interessi vitali.
Ma se questa è la distanza tra la riforma costituzionale e i bisogni reali del mondo, dell’Europa, del Mediterraneo e dell’Italia, la domanda è perché ci venga proposta una riforma così.

La verità è rivoluzionaria, ma se si viene a sapere

E’ venuto dunque il momento di dire la verità sul referendum. La verità è rivoluzionaria nel senso che interrompe il corso delle cose esistenti e crea una situazione nuova.
Il guaio della verità è che essa si viene a sapere troppo tardi, quando il tempo è passato, il kairos non è stato afferrato al volo e la verità non è più utile a salvarci.

Se si fosse saputa in tempo la bugia sul mai avvenuto incidente del Golfo del Tonchino, la guerra del Vietnam non ci sarebbe stata, l’America non sarebbe diventata incapace di seguire la via di Roosevelt, di Truman, di Kennedy, e avrebbe potuto guidare l’edificazione democratica e pacifica del nuovo ordine mondiale inaugurato venti anni prima con la Carta di San Francisco.

Se si fosse conosciuta prima la bugia di Bush e di Blair, e saputo che le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein non c’erano, non sarebbe stato devastato il Medio Oriente, il terrorismo non avrebbe preso le forme totali dei combattenti suicidi in tutto il mondo e oggi non rischieremmo l’elezione di Trump in America.

Se si fosse saputa la verità sul delitto e sui mandanti dell’uccisione di Moro, l’Italia si sarebbe salvata dalla decadenza in cui è stata precipitata.

Dunque la verità del referendum va conosciuta finché si è in tempo.
Ma la verità del referendum non è quella che ci viene raccontata. Ci dicono per esempio che la sua prima virtù sarebbe il risparmio sui costi della politica, e che i soldi così ottenuti si darebbero ai poveri. Ma così non è: secondo la Ragioneria Generale dello Stato, il cui compito è di verificare la certezza e l’affidabilità dei conti pubblici, il risparmio si ridurrebbe a cinquantotto milioni che si otterrebbero togliendo la paga ai senatori, mentre resterebbe il costo del Senato, e i poveri non c’entrano niente.

L’altra virtù del referendum sarebbe il risparmio sui tempi della politica. Ci dicono infatti di voler abolire la navetta delle leggi tra Camera e Senato. Ma così non è. In realtà si allungano i tempi della produzione legislativa; infatti si introducono sei diversi tipi di leggi e di procedure che ricadono su ambedue le Camere: 1) le leggi sempre bicamerali, Camera e Senato, come le leggi costituzionali, elettorali e di interesse europeo; 2) le leggi fatte dalla sola Camera che entro dieci giorni possono essere richiamate dal Senato; 3) le leggi che invadono la competenza regionale che il Senato deve entro dieci giorni prendere in esame; 4) le leggi di bilancio che devono sempre essere esaminate dal Senato che ha quindici giorni per proporre delle modifiche; 5) le leggi che il Senato può chiedere alla Camera di esaminare entro sei mesi; 6) le leggi di conversione dei decreti legge che hanno scadenze e tempi convulsi se richiamate e discusse anche dal Senato. Ciò crea un intrico di passaggi tra Camera e Senato e un groviglio di competenze il cui conflitto dovrebbe essere risolto d’intesa tra gli stessi presidenti delle due Camere che configgono tra loro.

Ci dicono poi che col referendum si assicura la stabilità politica, e almeno fino a ieri ci dicevano che al contrario se perde il referendum Renzi se ne va. Ma queste non sono le verità del referendum. Finché si resta a questo la verità del referendum non viene fuori.

Non è la legge Boschi il vero oggetto del referendum

La verità del referendum sta dietro di esso, è la verità nascosta che esso rivela: il referendum infatti non è solo un fatto produttore di effetti politici, è un evento di rivelazione che squarcia il velo sulla situazione com’è. È uno svelamento della vera lotta che si sta svolgendo nel mondo e della posta che è in gioco. Il referendum come cunto de li cunti, potremmo dire in Sicilia, il racconto dei racconti, come togliere il velo del tempio per vedere quello che ci sta dietro, se ci sta Dio o l’idolo. Il referendum come rivelatore dello stato del mondo.
Ora, per trovare la verità nascosta del referendum, il suo vero movente, la sua vera premeditazione, bisogna ricorrere a degli indizi, come si fa per ogni giallo.

Il primo indizio è che Renzi ha cambiato strategia, all’inizio aveva detto che questa era la sua vera impresa, che su questo si giocava il suo destino politico. Ora invece dice che il punto non è lui, che lui non è la vera causa della riforma, ha detto di aver fatto questa riforma su suggerimento di altri e ha nominato esplicitamente Napolitano; ma è chiaro che non c’è solo Napolitano. Prima ancora di Napolitano c’era la banca J. P. Morgan che in un documento del 2013, in nome del capitalismo vincente, aveva indicato quattro difetti delle Costituzioni (da lei ritenute socialiste) adottate in Europa nel dopoguerra: a) una debolezza degli esecutivi nei confronti dei Parlamenti; b) un’eccessiva capacità di decisione delle Regioni nei confronti dello Stato; c) la tutela costituzionale del diritto del lavoro; d) la libertà di protestare contro le scelte non gradite del potere.

Prima ancora c’era stato il programma avanzato dalla Commissione Trilaterale, formata da esponenti di Stati Uniti, Europa e Giappone e fondata da Rockefeller, che aveva chiesto un’attenuazione della democrazia ai fini di quella che era allora la lotta al comunismo. E la stessa cosa vogliono ora i grandi poteri economici e finanziari mondiali, tanto è vero che sono scesi in campo i grandi giornali che li rappresentano, il Financial Times ed il Wall Street Journal, i quali dicono che il No al referendum sarebbe una catastrofe come il Brexit inglese. E alla fine è intervenuto lo stesso ambasciatore americano che a nome di tutto il cocuzzaro ha detto che se in Italia viene il NO, gli investimenti se ne vanno.

Ebbene quelle richieste avanzate da questi centri di potere sono state accolte e incorporate nella riforma sottoposta ora al voto del popolo italiano. Infatti con la riforma voluta da Renzi il Parlamento è stato drasticamente indebolito per dare più poteri all’esecutivo. Delle due Camere di fatto è rimasta una sola, come a dire: cominciamo con una, poi si vedrà. Il Senato lo hanno fatto così brutto deforme e improbabile, che hanno costretto anche i fautori del Senato a dire che se deve essere così, è meglio toglierlo. Inoltre il potere esecutivo sarà anche padrone del calendario dei lavori parlamentari. Il rapporto di fiducia tra il Parlamento ed il governo viene poi vanificato non solo perché l’esecutivo non avrà più bisogno di fare i conti con quello che resta del Senato, ma perché dovrà ottenere la fiducia da un solo partito. La legge elettorale Italicum prevede infatti che un solo partito avrà – quale che sia la percentuale dei suoi voti, al primo turno o al ballottaggio – la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera (340 deputati su 615). Il problema della fiducia si riduce così ad un rapporto tra il capo del governo e il suo partito e perciò ricadrà sotto la legge della disciplina di partito. Quindi non sarà più una fiducia libera, non sarà una vera fiducia, sarà per così dire un atto interno di partito, che addirittura può ridursi al rapporto tra un partito e il suo segretario.

Per quanto riguarda le altre richieste dei poteri economici, i diritti del lavoro sono stati già compromessi dal Jobs act, il rapporto tra Stato e Regioni ha subito un rovesciamento, perché dall’ubriacatura regionalista si ritorna a un centralismo illimitato, mentre, assieme alla riduzione del pluralismo politico, ci sono delle procedure che renderanno più difficili le forme di democrazia diretta come i referendum o le leggi di iniziativa popolare, e quindi ci sarà una diminuzione della possibilità per i cittadini di intervenire nei confronti del potere.

Questo è il disegno di un’altra Costituzione. La storia delle Costituzioni è la storia di una progressiva limitazione del potere perché le libertà dipendono dal fatto che chi ha il potere non abbia un potere assoluto e incontrollato, ma convalidato dalla fiducia dei Parlamenti e garantito dal costante controllo democratico dei cittadini. E’ questo che ora viene smontato, per cui possiamo dire che la democrazia in Italia diventa ad alto rischio.

Ma a questo punto è chiaro che quello che conta non è più Renzi, ed è chiaro che quanti sono interessati a questa riforma gli hanno detto di tirarsi indietro, perché a loro non interessa il sì a Renzi, interessa che non vinca il no alla riforma.

Il secondo indizio è il ritardo della data della convocazione, che non è stata ancora fissata dal governo; ciò vuol dire che la partita è troppo importante per farne un gioco d’azzardo, come ne voleva fare Renzi, mentre i sondaggi e le sconfitte alle amministrative sono stati inquietanti. Perciò occorreva meno baldanza da Miles Gloriosus e più preparazione. E occorreva alzare il livello dello scontro, e soprattutto ci voleva il riarmo prima che si giungesse allo scontro finale. Il riarmo per acquisire la superiorità sul terreno era l’acquisto del controllo totale dell’informazione, non solo i giornali, di fatto già posseduti, ma radio e TV, ciò che è stato fatto in piena estate con le nomine alla RAI.
Se davvero si trattava di scorciare i tempi e distribuire un po’ di sussidi ai poveri, non c’era bisogno del controllo totale dell’informazione.
Inoltre bisognava distruggere il principale avversario e fautore politico del No, il Movimento 5 Stelle. Questo spiega l’attacco spietato e incessante alla Raggi. E poi ci volevano i tempi supplementari per distribuire un po’ di soldi con la legge finanziaria.

C’è poi un terzo indizio. Interrogato sul suo voto Prodi dice: non mi pronunzio perché se no turbo i mercati e destabilizzo l’Italia in Europa. Dunque non è una questione italiana, è una questione che riguarda l’Europa, è una questione che potrebbe turbare i mercati. Insomma è qualcosa che ha a che fare con l’assetto del mondo.

Lo spartiacque non è stato l’11 settembre

A questo punto è necessario sapere come sono andate le cose.
Partiamo dall’11 settembre di cui si è tanto parlato ricorrendone l’anniversario in questi giorni.

Il mondo è cambiato l’11 settembre 2001? Tutti hanno detto così. Ma il mondo non è cambiato quel giorno: quello è stato il sintomo spaventoso della malattia che già avevamo contratto. L’11 settembre ha mostrato invece il suo volto il mondo che noi stessi avevamo deciso di costruire dieci anni prima.
Nel 1991 con dieci anni di anticipo sulla sua fine fu da noi chiuso il Novecento, tanto che uno storico famoso lo soprannominò “Il secolo breve” [1] e così fu dato inizio a un nuovo secolo, a un nuovo millennio e a un nuovo regime che nella follia delle classi dirigenti di allora doveva essere quello definitivo, tanto è vero che un economista famoso lo definì come la “fine della storia” [2].

Quello che avevamo fatto dieci anni prima dell’11 settembre è che avevamo deciso di rispondere alla fine del comunismo portando un capitalismo aggressivo fino agli estremi confini della terra; avevamo deciso di rispondere alla cosiddetta fine delle ideologie trasformando il capitalismo da cultura a natura, promuovendolo da ideologia a legge universale, da storicità a trascendenza; avevamo preteso di superare il conflitto di classe smontando i sindacati, avevamo deciso di sfruttare la fine della contrapposizione militare tra i blocchi facendo del Terzo Mondo un teatro di conquista.

La scelta decisiva, che non si può chiamare rivoluzionaria perché non fu una rivoluzione ma un rovesciamento, e dunque fu una scelta restauratrice e totalmente reazionaria, fu quella di disarmare la politica e armare l’economia ma non in un solo Paese, bensì in tutto il mondo. Non essendoci più l‘ostacolo di un mondo diviso in due blocchi politici e militari, eguali e contrari, l’orizzonte di questo regime fu la globalità, la mondialisation come dicono i francesi, si stabilì un regime di globalità esteso a tutta la terra.

Quale è stato l’evento in cui ha preso forma e si è promulgata, per così dire questa scelta?

C’è una teoria molto attendibile secondo cui all’inizio di un’intera epoca storica, all’inizio di ogni nuovo regime, c’è un delitto fondatore. Secondo René Girard all’inizio della storia stessa della civiltà c’è il delitto fondatore dell’uccisione della vittima innocente, ossia c’è un sacrificio, grazie al quale viene ricomposta l’unità della società dilaniata dalle lotte primordiali.
Secondo Hobbes lo Stato stesso viene fondato dall’atto di violenza con cui il Leviatano assume il monopolio della forza ponendo fine alla lotta di tutti contro tutti e assicurando ai sudditi la vita in cambio della libertà.
Secondo Freud all’origine della società civile c’è il delitto fondatore dell’uccisione del padre.

Se poi si va a guardare la storia si trovano molti delitti fondatori. Cesare molte volte viene ucciso, il delitto Matteotti è il delitto fondatore del fascismo, l’assassinio di Kennedy apre la strada al disegno di dominio globale della destra americana che si prepara a sognare, per il Duemila, “il nuovo secolo americano”, l’uccisione di Moro è il delitto fondatore dell’Italia che si pente delle sue conquiste democratiche e popolari.
Ebbene il delitto fondatore dell’attuale regime del capitalismo globale fondato, come dice il papa, sul governo del denaro e un’economia che uccide, è la prima guerra del Golfo del 1991.

La guerra come delitto fondatore e il nuovo Modello di Difesa

È a partire da quella svolta che è stato costruito il nuovo ordine mondiale. E noi possiamo ricordare come sono andate le cose a partire dal nostro osservatorio italiano Non è un punto di osservazione periferico, perché l’Italia era una componente essenziale del sistema atlantico e dell’Occidente, ma era anche il Paese più ingenuo e più loquace, sicché spifferava alla luce del sole quello che gli altri architettavano in segreto.
Questa è la ragione per cui posso raccontarvi come sono andate le cose, a partire da una data precisa. E questa data precisa è quella del 26 novembre 1991, quando il ministro della Difesa Rognoni viene alla Commissione Difesa della Camera e presenta il Nuovo Modello di Difesa.

Perché c’era bisogno di un nuovo Modello di Difesa? Perché la difesa com’era stata organizzata in funzione del nemico sovietico, che non c’era più, era ormai superata. Ci voleva un nuovo modello. Il modello di difesa che era scritto nella Costituzione era molto semplice e stava in poche righe: la guerra era ripudiata, la difesa della Patria, intesa come territorio e come popolo, era un sacro dovere dei cittadini. A questo fine era stabilito il servizio militare obbligatorio che dava luogo a un esercito di leva permanente, diviso nelle tre Forze Armate tradizionali. Le norme di principio sulla disciplina militare dell’ 11 luglio 1978, definivano poi i tre compiti delle Forze Armate. Il primo era la difesa dell’integrità del territorio, il secondo la difesa delle istituzioni democratiche e il terzo l’intervento di supporto nelle calamità naturali. Non c’erano altri compiti per le FF.AA. La difesa del territorio comportava soprattutto lo schieramento dell’esercito sulla soglia di Gorizia, da cui si supponeva venisse la minaccia dell’invasione sovietica, e la sicurezza globale stava nella partecipazione alla NATO, che prevedeva anche l’impiego dall’Italia delle armi nucleari.

Con la soppressione del muro di Berlino e la fine della guerra fredda tutto cambia: non c’è più bisogno della difesa sul confine orientale, la minaccia è finita e anche la deterrenza nucleare viene meno. Ci sarebbe la grande occasione per costruire un mondo nuovo, si parla di un dividendo della pace che sono tutti i soldi risparmiati dagli Stati per le armi, con cui si può provvedere allo sviluppo e al progresso di tutti i popoli del mondo; servono meno soldati e anche la durata della ferma di leva può diventare più breve.

Ma l’Occidente fa un’altra scelta; si riappropria della guerra e la esibisce a tutto il mondo nella spettacolare rappresentazione della prima guerra del Golfo del 1991, cambia la natura della NATO, individua il Sud e non più l’Est come nemico, cambia la visione strategica dell’alleanza e ne fa la guardia armata dell’ordine mondiale cercando di sostituirla all’ONU e anche di cambiare gli ideali della comunità internazionale che erano la sicurezza e la pace. Viene scelto un altro obiettivo: finita la guerra fredda, c’è un altro scopo adottato dalle società industrializzate, spiegherà il nuovo “modello” italiano, ed è quello di “mantenere e accrescere il loro progresso sociale e il benessere materiale perseguendo nuovi e più promettenti obiettivi economici, basati anche sulla certezza della disponibilità di materie prime”. Di conseguenza, si afferma, si aprirà sempre più la forbice tra Nord e Sud del mondo, anche perché il Sud sarà il teatro e l’oggetto della nuova concorrenza tra l’Occidente e i Paesi dell’Est. Alla contrapposizione Est-Ovest si sostituisce quella Nord-Sud.
Tutto questo precipita nel nuovo modello di difesa italiano, è scritto in un documento di duecentocinquanta pagine e il ministro Rognoni, papale papale, lo viene a raccontare alla Commissione Difesa della Camera, di cui allora facevo parte.

E’ un dramma, una rottura con tutto il passato. Cambia il concetto di difesa, il problema, dice il ministro, non è più “da chi difendersi” (cioè da un eventuale aggressore) ma “che cosa difendere e come”. E cambia il che cosa difendere: non più la Patria, cioè il popolo e il territorio, ma “gli interessi nazionali nell’accezione più vasta di tali termini” ovunque sia necessario; tra questi sono preminenti gli interessi economici e produttivi e quelli relativi alle materie prime, a cominciare dal petrolio. Il teatro operativo non è più ai confini, ma dovunque sono in gioco i cosiddetti “interessi esterni”, e in particolare nel Mediterraneo, in Africa (fino al Corno d’Africa) e in Medio Oriente (fino al Golfo Persico); la nuova contrapposizione è con l’Islam e il modello, anzi la chiave interpretativa emblematica del nuovo rapporto conflittuale tra Islam e Occidente, dice il Modello, è quella del conflitto tra Israele da un lato e mondo arabo e palestinesi dall’altro. Chi ha detto che non abbiamo dichiarato guerra all’Islam? Noi l’abbiamo dichiarata nel 1991. L’ho dichiarata anch’io, in quanto membro di quel Parlamento, anche se mi sono opposto.

I compiti della Difesa non sono più solo quei tre fissati nella legge di principio del 1978 ma si articolano in tre nuove funzioni strategiche, quella di “Presenza e Sorveglianza” che è “permanente e continuativa in tutta l’area di interesse strategico” e comprende la Presenza Avanzata che sostituisce la vecchia Difesa Avanzata della NATO, quella di “Difesa degli interessi esterni e contributo alla sicurezza internazionale”, che è ad “elevata probabilità di occorrenza” (e sono le missioni all’estero che richiedono l’allestimento di Forze di Reazione Rapida), e quella di “Difesa Strategica degli spazi nazionali”, che è quella tradizionale di difesa del territorio, considerata però ormai “a bassa probabilità di occorrenza”.

A seguito di tutto ciò lo strumento non potrà più essere l’esercito di leva, ci vuole un esercito professionale ben pagato. Non serviranno più i militari di leva; già succedeva che i generali non facessero salire gli arruolati come avieri sugli aeroplani, e i marinai sulle navi; ma d’ora in poi i militari di leva saranno impiegati solo come cuochi, camerieri, sentinelle, attendenti, uscieri e addetti ai servizi logistici, sicché ci saranno centomila giovani in esubero e ben presto la leva sarà abolita.

E’ un cambiamento totale. Non cambia solo la politica militare ma cambia la Costituzione, l’idea della politica, la ragion di Stato, le alleanze, i rapporti con l’ONU, viene istituzionalizzata la guerra e annunciato un periodo di conflitti ad alta probabilità di occorrenza che avranno l’Islam come nemico. Ci vorrebbe un dibattito in Parlamento, non si dovrebbe parlare d’altro. Però nessuno se ne accorge, il Modello di Difesa non giungerà mai in aula e non sarà mai discusso dal Parlamento; forse ci si accorse che quelle cose non si dovevano dire, che non erano politicamente corrette, i documenti e le risoluzioni strategiche dei Consigli Atlantici di Londra e di Roma, che avevano preceduto di poco il documento italiano, erano stati molto più cauti e reticenti, sicché finì che del Nuovo Modello di Difesa per vari anni si discusse solo nei circoli militari e in qualche convegno di studio; ma intanto lo si attuava, e tutto quello che è avvenuto in seguito, dalla guerra nei Balcani alle Torri Gemelle all’invasione dell’Iraq, alla Siria, fino alla terza guerra mondiale a pezzi che oggi, come dice il papa, è in corso, ne è stato la conseguenza e lo svolgimento.

Il perché della nuova Costituzione

E allora questa è la verità del referendum. La nuova Costituzione è la quadratura del cerchio. Gli istituti della democrazia non sono compatibili con la competizione globale, con la guerra permanente, chi vuole mantenerli è considerato un conservatore. Il mondo è il mercato; il mercato non sopporta altre leggi che quelle del mercato. Se qualcuno minaccia di fare di testa sua, i mercati si turbano. La politica non deve interferire sulla competizione e i conflitti di mercato. Se la gente muore di fame, e il mercato non la mantiene in vita, la politica non può intervenire, perché sono proibiti gli aiuti di Stato. Se lo Stato ci prova, o introduce leggi a difesa del lavoro o dell’ambiente, le imprese lo portano in tribunale e vincono la causa. Questo dicono i nuovi trattati del commercio globale. La guerra è lo strumento supremo per difendere il mercato e far vincere nel mercato.

Le Costituzioni non hanno più niente a che fare con una tale concezione della politica e della guerra. Perciò si cambiano. Ci vogliono poteri spicci e sbrigativi, tanto meglio se loquaci.

E allora questa è la ragione per cui la Costituzione si deve difendere. Non perché oggi sia operante, perché è stata già cambiata nel ‘91, e il mondo del costituzionalismo democratico è stato licenziato tra l’89 e il ’91 (si ricordi Cossiga, il picconatore venuto prima del rottamatore). Ma difenderla è l’unica speranza di tenere aperta l’alternativa, di non dare per compiuto e irreversibile il passaggio dalla libertà della democrazia costituzionale alla schiavitù del mercato globale, è la condizione necessaria perché non siano la Costituzione e il diritto che vengono messi in pari con la società selvaggia, ma sia la società selvaggia che con il NO sia dichiarata in difetto e attraverso la lotta sia rimessa in pari con la Costituzione, la giustizia e il diritto.

Raniero La Valle
Fonte: http://temi.repubblica.it/
Link: http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-verita-sul-referendum/

26.09.2016

[1] Eric Hobsbawm, Il Secolo breve (1914-1991: l’era dei grandi cataclismi), Rizzoli, Milano, 1995.
[2] Francis Fukuyama, La fine della storia e l’ultimo uomo, Rizzoli, Milano, 1992.

* Discorso tenuto il 16/09/2016 a Messina nel Salone delle bandiere del Comune in un’assemblea sul referendum costituzionale promossa dall’ANPI e dai Cattolici del NO e il 17/09/2016 a Siracusa in un dibattito con il prof. Salvo Adorno del Partito Democratico, sostenitore delle ragioni del Sì.

Pubblicato da Davide

  • Primadellesabbie

    Non conosco abbastanza l’autore per sapere da quanto tempo sia su queste posizioni, ma noto che cominciano ad apparire visioni che, come questa, tengono evidentemente conto di rivelazioni che, solo qualche mese fa, suscitavano incredulità.

    Posizioni che fanno intravvedere possibili linee di resistenza alla corsa verso il baratro, tirata da legioni di puri incoscienti (che frequentiamo quotidianamente).

  • PietroGE

    Raramente ho letto un articolo così confuso e sconclusionato.
    “Il referendum come rivelatore dello stato del mondo”???
    Il referendum è la classica arma di ‘distrazione’ di massa. Serve a non parlare dell’invasione in corso, del declino economico terminale, del debito pubblico che non fa che aumentare e del welfare che è sempre più difficilmente finanziabile. È il solito intrigo di una classe politica corrotta, mafiosa e incompetente.

    Che cosa c’entra con i problemi di migrazione che sono dovuti all’esplosione demografica o con la destabilizzazione del MO condotta dagli USA allo scopo di eliminare i nemici di Israele o alla globalizzazione e finanziarizzazione del capitalismo? Boh.

    E poi i delitti eccellenti che definiscono o fondano un periodo storico e i cambiamenti di paradigma : Cesare, Kennedy, Matteotti, Moro (“delitto fondatore dell’Italia che si pente delle sue conquiste democratiche e popolari.”), il parricidio freudiano. Manca solo Caino e Abele e Romolo e Remo per completare la lista.
    Quanto al “Nuovo Modello di Difesa”, l’Italia è sempre stata, dal dopoguerra ad oggi, una nazione a sovranità limitata. lo si vede anche oggi dagli intervanti dell’ambasciatore USA in Italia. Figuriamoci se non seguiva le avventure militari USA nel MO!

    Se è vero che abbiamo dichiarato guerra al Sud del mondo (e all’islam nel 1991!!!!), mi guardo attorno quando sono sull’autobus e concludo che il Sud (insieme all’islam) sta vincendo.

  • Camillo

    Letto tutto. Mi sembra un gran calderone dove si é voluto buttare di tutto e di piu; tanto per inspessire il minestrone.
    Sicuramente ci sono spunti interessanti su politica estera, interna e difesa; ma, rimescolando tutto si perde il bandolo di ognuno degli spunti.
    Torniamo al referendum (tirandolo fuori dal minestrone generale); bisogna votare NO a queste modifiche per una sola e semplice ragione: sono mal fatte e non produrranno i risultati sperati. Punto.
    Se, poi, votando NO, si rompono le uova nel paniere ai “poteri forti” (siano chi siano, sempre che esistano) sará un effetto collaterale che potrebbe anche essere benvenuto.

  • Adriano Pilotto

    Ringrazio Davide per la pubblicazione di un testo che, seppur qua e là ha un pò di polvere, si vede che è il lavoro di una nobile testa.

  • SpadaccinoNero

    mentre leggevo questo calderone con la solita spolverata di retorica sinistrata mi chiedevo : “da dove hanno preso sta roba?”
    e alla fine leggo : repubblica
    bene, adesso sono certo di aver buttato 13 minuti del mio tempo

  • ga950

    Chissà perché questo signore non i è manifestato prima?
    L’unica cosa degna di nota, a mio avviso, è il cambio di modello di difesa.
    Io sto aspettando il plotone d’esecuzione per i traditori.

  • marcopa

    Avevo gia’ letto l’ articolo di Raniero La Valle, e’ bellissimo e La Valle e’ anziano ma con una esperienza eccezionale da inviato di Avvenire, o altro giornale della Santa sede, al Concilio Vaticano Ii all’ elezione nelle liste del PCI. Il pezzo merita lettura attenta e grande diffusione.In questo momento Dalimonte dalla gruber sta sbroccando con grandi cavolate sul referendum del 4 novembre.

  • aNOnymo

    Qualcosa non torna.
    Una domanda mi nasce spontanea.
    Ma se cio’ che andremo a votare ha un’importanza vitale per questi signori allora perche’ ci lasciano votare.
    Sappiamo tutti che questa democrazia e’ fittizia. Abbiamo fatto cambiamenti indecenti perche’ chiesti dalla finanza e ora vengono a chiederci il nostro parere.
    Mastricht, Lisbona, L’euro, lo SME e il tasso di cambio fisso, Banchitalia, le pensioni della Fornero, Monti e fiscal compact, politica immigrati, l’IVA, eccetera eccetera.
    Solo solo alcuni passi che sono stati fatti senza il nostro consenso.
    E’ ora ci vengono a chiedere di esprimenrci in un referendum?
    Evidentemente c’e’ qualcuno nell’elite “che conta” che vuole un NO grande come una casa. Stessa storia col BREXIT.
    La seconda domanda e’ perche vogliono un NO?

    • SpadaccinoNero

      la vittoria del si o del no è relativa…
      l’inganno affinchè perduri nel tempo necessita la partecipazione del popolo…

      • aNOnymo

        Purtroppo e’ cosi’!!!
        Pero’ mi continuo a chiedere se tutta l’elite compatta non avesse voluto il BREXIT allora perche’ hanno permesso il referendum?
        Stesso discorso in Italia.
        Non credo che costoro necessitino dell’approvazione o di una legittimazione da parte del popolo.
        Insomma fanno quel che vogliono.Perche’ lasciarci esprimere su un punto cosi’ importante per loro?
        Credo che l’instabilita’ dell’Italia portera’ benefici ad altri paesi.
        Concludendo, penso ch La gente in generale e’ diventata apatica e vuota di spirito senza piu’ valori per cui combattere. Tutto cio’ per quanto mi riguarda viene scaturito da un vuoto nelle coscienze e nel profondo dell’animo umano.
        La causa e’ da attribuire per me alla lontananza da un Dio oramai rinnegato e addirittura “perseguitato”.
        Diciamoci la verita’ la gente e’ diventata individualista e ognuno si crede il dio di se stesso.
        L’umanita’ e’ alla deriva
        Ciao

    • rossland

      Forse è necessaria la scenografia, la rappresentazione sulla scena di un atto dove è il “popolo” a chiedere ciò che è già deciso.
      Qualcuno dietro le quinte vuole il No?
      E’ possibile: energie contrapposte sono all’opera, nulla è mai solo bianco o solo nero: c’é questo e c?è quello. Serve a rendere più credibile la rappresentazione, così che i dubbi su ciò che succede davvero fiacchino le coscienze a immobilizzino le azioni.
      Poi, come è già successo in altre due storiche occasioni (Referendum Repubblica/Monarchia e Referendum AcquaBeneComune), i risultati non sono né verificabili al 100% né incidono sui programmi decisi a monte.
      Vinca il Sì o vinca il No, conta ciò che succederà dopo.
      E conta, e molto, che buona parte della popolazione difenda convinta le decisioni che il potere prenderà sulla testa di tutti,.
      Sono piccole schiere di difesa gratuita della farsa, sostenitori per lo più inconsapevoli di essere ciechi e usati non solo contro il fronte del No, ma pure contro se stessi.

  • riefelis

    Che cagate di argomentazioni. Grandissima confusione di concetti, fattis torici e situazioni. Pessimo

  • sfruc

    Non ho mai sopportato quella congrega di cattocomunisti, come Raniero La Valle, eletti a suo tempo come “indipendenti” – ossia come inutili orpelli – nelle liste del PCI d’antan.

    Eppure devo ammettere che la sua è una disamina (inaspettatamente) ammirevole: partendo dalla sua esperienza diretta – come parlamentare – di una modifica UFFICIALE ma passata volutamente sotto silenzio del Modello di Difesa, mette in fila tutti i puntini di un PROGETTO di dominazione globale turbocapitalista (la c.d. “legge del mercato” è solo la selvaggia legge del più forte) di cui l’imperialismo atlantista è lo spudorato braccio armato.
    La Valle fa un’opera meritoria nel dimostrare – in un quadro che appare confuso solo ai gretti – come tutti i provvedimenti presi su “suggerimento” del sistema bancario (da JP a BCE) e corportaivo-multinazionale spalleggiato dalla struttura atlantista-imperialista (dalla NATO al servo Bruxelles) sono tessere di un unico mosaico di dominazione planetaria dei popoli, in favore di una élite neofeudale.

    E, come tutti i provvedimenti in questione, anche la modifica costituzionale rientra in tale progetto sciagurato.
    Perciò va abbattuta, per il DUPLICE motivo che:
    a) essa è intrinsecamente irricevibile (cosa che La Valle dice esplicitamente, sintetizzandone le ragioni specifiche) perché erode clamorosamente le garanzie democratiche;
    b) essa è un tassello di un più ampio piano esplicito e devastante.
    La Valle non vaneggia affatto nel tratteggiare questo DUPLICE motivo. E chi (come me) ha un’idiosincrasia nei confronti di quei cattocomunisti deve farsene una ragione.

    PS: se “ci hanno permesso” di votare il referendum non è perché le élite tifano segretamente per il NO, come qualche anima bella suggerisce; la loro spudorata pressione per il SI è chiarissima.
    Se ci hanno “concesso” di votare un referendum confermativo è SOLO perché in Parlamento non avevano la maggioranza di 2/3 per evitarlo, nonostante quel Parlamento sia stato eletto con il Porcellum riconosciutamente anticostituzionale. E, guarda caso, quella maggioranza “qualificata” mancava loro non per le bizze della cosiddetta minoranza del PD – un altro orpello fatto da gente in cerca di poltrone (tanto è vero che uno perbene come D’Attore se n’è andato infine) ma poi sempre prona al richiamo all’ordine del voto di fiducia. Quella maggioranza “qualificata” mancava:
    a) perché c’era ancora il Senato (ma guarda un po’ che casualità!) dove il PD non aveva potuto prendere la maggioranza assoluta dei seggi con il solo 25% dei voti, come invece alla Camera;
    b) c’era il M5S a votare contro; anche qui, quelli che (come me) guardano con gran sospetto o addirittura reputano indigesto il M5S se ne facciano una ragione.

    PS2: per la Brexit il discorso è molto più complesso: sembra che alcune élite britanniche siano consapevoli del rischio d’implosione del sistema atlantista-neocon e perciò tentino di smarcarsi finché in tempo, allacciando rapporti privilegiati con la Cina etc che permettano loro di salvarsi in caso di crollo del sistema atlantista-imperialista neocon. Ma qui si apre una scatola di vermi sulle lotte intestine alle élite, su cui è magari utile leggere Magaldi – pur prendendolo con le pinze riguardo alla presunta “luminosità” (ma davvero, dai?) della sua parte.

  • fuffolo

    Siamo quello che consumiamo.
    Per questo contano di più i grandi gruppi economici che i parlamenti o i governi.
    Nessun ideale o sogno solo oggetti da consumare da individui che pensano solo alla propria sopravvivenza. .
    Rassegnati e sconfitti perchè il “sistema non si può mica cambiare, che vuoi tornare al tempo del baratto e delle candele”?
    E così diamo pure ragione a chi ci sfrutta e ci sottomette.
    Loro sono sempre stati uniti, noi sempre divisi.
    Se non passa la versione nostrana della “primavera araba” ho anche paura della conseguente punizione perchè di solito il padrone è molto severo e poco umano.

  • rossland

    Una gran bella lettura, in alcuni passaggi si avverte uno spirito all’opera che forse ormai solo ancora si trova in chi, per età ed esperienza del mondo, intuisce la verità anche là dove è occultata da fatti che fanno a pugni con la logica.
    Grazie di averlo riportato…