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In difesa dell’“Antropomorfismo”

DI JEF COSTELLO

counter-currents.com

Credo che tu stia “antropomorfizzando”, mi disse il veterinario. Gli avevo portato la gatta per una visita di routine e stavo descrivendo qualcosa di carino che aveva fatto. Non ricordo cosa fosse (è successo qualche anno fa). Ma non era la prima volta che me lo diceva, e mi era già capitato di sentire questa critica fastidiosa da altri.

Il contesto era solitamente quello in cui stavo parlando di quelle che io interpretavo come manifestazioni di emozioni da parte della gatta, oppure manifestazioni di affetto. E ho continuato ad “antropomorfizzare” dopo che la gatta è morta e ho vissuto per un paio d’anni con un coinquilino che aveva un cane – a cui (prevedibilmente) mi sono affezionato davvero tanto. Nella mia vita sono stato posseduto da due gatti e tre cani, se contiamo quello che è stato mio “coinquilino”. Ho condiviso così tanto della mia vita con gli animali che adesso mi sembra strano non averne intorno (sono incerto sul prendere un altro animale domestico, perché vorrei viaggiare un po’).

In generale, preferisco la compagnia degli animali a quella degli umani. Trovo che sia molto più facile avere a che fare con loro e per loro provo molto più affetto. Quando incontro persone con figli tendo a dimenticare il nome dei bambini, ma se hanno un cane mi ricordo sempre come si chiama. E nelle amicizie di lunga data ho l’abitudine di chiedere alla gente come stanno i loro animali, e di chiedere solo in un secondo momento come stanno i figli. Vado matto per gli innumerevoli video di animali carini che la gente posta su Facebook. Se si rendesse necessario, penso che potrei mandare a morte milioni di esseri umani e poi dormire come un bambino. Ma non posso sopportare di veder soffrire un animale.

Contrariamente a ciò che starete pensando, non sono uno tutto “appiccicoso” con gli animali (come direbbe la Principessa Anne). Credo, ad esempio, che trattarli come se fossero dei bambini o viziarli eccessivamente non faccia bene ai cani, e che abbiano bisogno di essere educati. I cani, come i bambini, si sentono più a loro agio se hanno dei limiti ben definiti (per quanto possano lamentarsene). Non si aiuta un cane spaventato, per esempio, abbracciandolo e soffocandolo di attenzioni, dicendo con uno sciocco risolino “Oh, povero piccolo!” Questo non fa altro che confermare la percezione del cane che c’è qualcosa di cui essere impaurito. È molto meglio rassicurarlo con calma e fermezza.

Niente mi sembra più ovvio del fatto che cani e gatti mostrino emozioni “umane”. Non so dire se sia vero anche per altri animali. Ho avuto molti pochi contatti con cavalli, uccelli e altre creature addomesticate – sebbene abbia speso diverso tempo con il mezzo lupo di un amico, al quale ero affezionatissimo. (Quando è morto ho mandato alla famiglia un biglietto di condoglianze). Ma c’è un problema insito nel porre la questione come ho appena fatto – un problema intrinseco nel parlare degli animali come se avessero “emozioni umane”. Il problema sta nell’implicita affermazione che sono solo gli umani a provare emozioni.

Il vero problema riguardo all’“antropomorfismo” è che di fatto crea una netta discontinuità tra gli umani e tutti gli altri animali. Troviamo l’idea fissa di questa discontinuità nella tradizione filosofica occidentale e in quella giudaico-cristiana. Ci insegnano, per esempio, che solo gli esseri umani sono dotati di “ragione”, o che solo gli umani hanno un’“anima”. Cartesio (un dualista, che credeva che la mente sia incorporea e indistruttibile) insisteva che gli animali non fossero niente di più di automi ricoperti di pelliccia. Chiaramente, Cartesio non ha mai avuto un gatto o un cane.
La maggior parte delle persone che mi dicono che sto “antropomorfizzando” sono materialisti riduttivi che hanno qualche formazione scientifica o credono di averla. Tuttavia, la moderna biologia ci insegna che non ci sono nette discontinuità nella scala evolutiva. In altre parole, certi organi, comportamenti e abitudini di vita si trovano prefigurati negli organismi che sono esistiti prima. O, per spiegarlo all’inverso, negli organismi che sono venuti dopo troviamo evoluzioni di certe funzionalità che erano già presenti in precedenza in forma embrionale. Perciò la critica di “antropomorfismo” e l’asserzione di una netta discontinuità tra gli umani e tutto il resto è in effetti incompatibile con una visione naturalistica ed evoluzionistica di noi stessi. È un retaggio della tradizione giudaico-cristiana (che il vecchio Cartesio stava solo motivando razionalmente).

Se consideriamo tutto ciò che è vivo, inclusi noi stessi, come parte di un continuum della vita, allora ci rendiamo conto che non esistono cesure nette. Piuttosto, le creature e i loro tratti caratteristici sfumano gradualmente in altri. Ciò premesso, ci sarebbe da stupirsi se cani e gatti non mostrassero “emozioni umane”. In effetti, essi esprimono semplicemente “emozioni” e nessuno dovrebbe essere sorpreso che abbiano molto in comune con le nostre. Le nostre sono più complesse, forse, e nel caso di alcune persone più raffinate. Ma in fondo sono le stesse. Gli animali manifestano rabbia, felicità, solitudine e tristezza. E perfino un minimo di senso dell’umorismo. Lo vediamo quando sono giocosi e quando ci sorprendono con dei piccoli scherzi. E, certamente, gli animali provano amore. Di tutte le cazzate pseudo-scientifiche riduzionistiche e anti-antropomorfiche che sono costretto a sopportare, la peggiore è: “La tua gatta non si accoccola a te perché ti ama, sta solo cercando di scaldarsi”. Le persone che dicono questo dovrebbero essere scorticate vive. Come fanno a saperlo? Sbalordirete il vostro veterinario se gli risponderete con una tale domanda. Sono abituati che la loro autorità venga accettata senza interrogativi. Ma, davvero, come fanno a saperlo? Si potrebbe interpretare il comportamento del gatto come una ricerca meccanica di calore se si partisse dall’idea cartesiana del robot coperto di pelliccia. Ma considerato il “modello del continuum” molto più moderno, scientifico e darwiniano che sto proponendo, è molto più ragionevole interpretare le coccole del gatto come derivanti da un impulso non diverso da quello da cui derivano le coccole dell’uomo: in altre parole, reali sentimenti d’amore.

Naturalmente, non tutti i veterinari e gli scienziati sono così duri. Una volta ho avuto una lunga conversazione sull’argomento con un biologo che aveva molti cani. Egli ha riassunto le cose in modo molto deciso, in tre parole: “Loro ci amano”.

Il numero di video di animali teneri nel web è probabilmente ormai nell’ordine di milioni e ne trovo almeno uno al giorno nei miei feed di Facebook. Li guardo quasi tutti e spesso li condivido con gli amici. Perché sono così invitanti? Ciò che spesso è apprezzato è che, a parte le emozioni ovvie che generano, questi video ci riempiono di stupore. Molti di essi sono catalogati come animali che si comportano “come esseri umani”: come questo, ad esempio. Chiunque abbia postato questo video ci racconta che mostra due husky che discutono “come sorelle umane”. Ma in realtà non è questo che il video mostra. Ciò che mostra sono due sorelle che discutono come sorelle. (Credo infatti che i due cani siano imparentati). E tra i vertebrati più evoluti le sorelle bisticciano (ed esprimono amore e affetto), che siano umani o cani.
Forse alcuni di noi ne hanno abbastanza del fenomeno dei video di animali teneri (Sean Tejaratchi di liartownusa.tumbl.com ne fa una geniale parodia qui). Ma questi video e la nostra risposta sono davvero importanti. Proviamo stupore quando gli animali fanno cose così “umane” perché siamo dei robot programmati da nerd “esperti” pieni di rancore, teste a proiettile col moccio al naso che odiano meravigliarsi, odiano la bellezza, anime piatte che odiano l’amore e che in realtà non sanno un cazzo. Stiamo scoprendo che si sbagliano; che gli animali ci assomigliano molto più di quanto pensassimo (e che, peraltro, noi assomigliamo molto a loro).

Certo, ci sono grandi differenze tra esseri umani e animali. Ma sono differenze di grado, più che di specie. Gli animali hanno la ragione? Sì, ma una sorta di ragione molto rudimentale. Anche questo è un continuum (guardate un corvo che fa un puzzle qui). La differenza potrebbe stare nel fatto che gli uomini hanno consapevolezza di sé e gli animali no? Beh, anche questo è un continuum. Gli animali devono avere una sorta di rudimentale consapevolezza di sé, almeno per quanto riguarda i loro corpi, altrimenti non potrebbero sopravvivere. Per esempio, perché il cane reagisca quando qualcosa gli tocca la coda, egli deve avere una tacita percezione del fatto che “questa è la mia coda”. E se non avessero la tacita cognizione che “io sto facendo qualcosa di sbagliato”, non potrebbero cambiare più volte tattica mentre cercano di risolvere un problema.

Essi amano, odiano, sorridono (sì, i cani sorridono davvero), desiderano compagnia e affetto, provano gratitudine, si deprimono, diventano prepotenti, parlano (o almeno ci provano) e piangono la perdita di uno del branco, o la nostra. Non sono robot o giocattoli: sono creature che provano sentimenti molto simili ai nostri. E ho la netta sensazione che sappiano più di quello che noi crediamo (chiedetelo a Rupert Sheldrake). Perciò, quando il vostro cane vi farà le feste oggi, mettete giù la spesa e fate le feste a lui (o lei) anche voi. Quando inciampate nel gatto, dite “scusami” (è educazione).

Amici, io canto le lodi dell’antropomorfismo!

Eccetto quando è applicato ai neri.

 

Jef Costello

Fonte: www.counter-currents.com

Link: http://www.counter-currents.com/2017/02/in-defense-of-anthropomorphism/

6.02.1017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELEONORA FORNARA

Pubblicato da Davide

33 Commenti

  1. La vera questione non e’ che noi antropomorfiziamo gli animali, ma piuttosto che “de-animaliamo” l’umano. Noi siamo come loro. E, nella nostra evoluzione, abbiamo “ereditato” anche gran parte del bagaglio intellettivo e dei sentimenti di tutti gli altri animali. Per me, che ho avuto a che fare con tantissimi animali, dai topolini agli elefanti, dalle iguane agli uccelli, non esiste alcun dubbio che siano persone non-umane con un complesso mondo interiore, in molti casi capace di contenere sentimenti profondi, contemplazione, senso estetico ed empatia, perfino verso altre specie.

    Purtroppo, per quanto lo studio del comportamento animale faccia progressi giganteschi, a grande velocita’, molti etologi, avendo compiuto i loro studi su testi antiquati (e oggi si possono considerare antiquati anche testi di 10 anni fa), non sanno liberarsi da certi schemi della loro formazione e parlano di antropomorfizzazione perche’ sono dei conservatori coi paraocchi.

  2. ” Al peggio non ce’ limite ‘ dice qualcuno . In mancanza di intelligenza , e di Etica , effettivamente , l’uomo degrada senza freni . Rinunciando persino ai suoi doveri nei confronti dei suoi simili . Occore , come minimo , una legge che autorizzi a difendersi , efficacemente , da chi immerda i nostri marciapiedi .

  3. La differenza tra noi e gli animali è la presenza del pensiero astratto.
    Infatti gli esperimenti fatti con primati superiori quali scimpanzé e gorilla hanno dimostrato che possono usare un linguaggio, non vocale ovviamente, tramite il quale esprimere i loro bisogni e sensazioni.
    Quello che nessun animale può esprimere, a differenza di noi, sono le domande.
    L’animale non concepisce che un altro essere può avere una visione del mondo diversa dalla propria. Sono coscienti di loro stessi e di noi, ma non possono immaginare che noi possiamo sapere qualcosa che loro non sanno. E per questo non hanno necessità di porre domande.
    I nostri bambini iniziano a parlare ad un anno circa, ma la loro intelligenza supera quella degli animali solo verso i 3 anni di età, proprio quando iniziano a bombardarci di “perché”.

    Sintetizzando, quello che ci differenzia dagli animali è la capacità di immaginare quello che pensano gli altri.

    Un simile “potere” è sicuramente utile, ma possederlo comporta un prezzo da pagare. Questo prezzo è il dubbio. Infatti ci porta a dubitare degli altri, a non fidarci di loro.
    Come Adamo ed Eva non ci fidiamo più neanche di “Dio”, cioè della Natura che ci ha creati. La vediamo come avversa, come qualcosa da piegare alla nostra volontà.
    Ogni avvenimento viene giudicato positivo o negativo a seconda che lo vediamo a nostro favore o sfavore.
    Questo modo di pensare si chiama “dualismo”, in quanto ci porta ad immaginarci separati da tutto e da tutti, e a perseguire i nostri desideri incuranti degli altri.

    La nostra intelligenza è certamente la fonte della nostra Civiltà, ma finché non impareremo ad usarla consapevolmente continuerà ad essere anche la causa della nostra infelicità.

    • Lei sta nella mente degli animali? Sono perfettamente in grado di “porre domande” e, a volte, ho la netta impressione che siano anche in grado di leggere nel pensiero (chi ha dei cani sa di cosa parlo).
      La cosa peggiore di noi umani e’ quella di sentirci sempre uncici e superiori, solo perche’ abbiamo imparato a usare le mani, con le quali costruiamo cio’ che pensa il nostro cervello (e non sempre si tratta di cose utili o buone) e con le quali distruggiamo egregiamente il mondo. Questa e’ l’unica vera differenza.

  4. Articolo ricco di interessanti spunti di riflessione.

    Possiamo spingerci oltre, per chi vuole….
    Si può valutare il fatto che antropomorfizziamo l’uomo? 🙂

    Puo essere un esercizio interessante: viene spontaneo guardando un animale chiedersi cosa gli passa per la testa, se gli passa qualcosa per la testa e tutte gli spunti dell’articolo(emozioni istinti etc).

    Ma a me piace estremizzare, andare oltre!

    Spunto di riflessione:
    Guardate un cane, una lucertola…quello che vi è a tiro, persino vostra moglie o voi allo specchio e “sforzatevi” di verde per ciò che è. Soffermatevi sull’occhio, la parte che mostra di piu la VITA, e vedetelo per ciò che è: un “cieco” globo quasi meccanico,guardate la pelle del viso per ciò che è: una distesa, un panorama, come un campo di grano. Guardate una persona per ciò che è: un assemblaggio di parti, un intero ambiente, come una foresta, un oceano………senza “personalità”.
    Da dove viene allora la “personalità”, ovvero il fatto di essere una “persona”?

  5. ce anche un po’ di misantropia che nella nostra societa’ sta aumentando : oggi siamo un ammasso di rincretiniti viziati senza valori

  6. Condivido quasi tutto quello che ha scritto l’autore, a parte alcune frasi fuori luogo (“potrei mandare a morte milioni di esseri umani e poi dormire come un bambino”, “Le persone che dicono questo dovrebbero essere scorticate vive”, “Eccetto quando è applicato ai neri.”)

    Ho tre gatte (Miss, Baffina, Cloe): hanno tre personalità diverse in modo più che evidente: Miss è l’Alfa del gruppo, rimprovera le altre due se all’ora del pasto non arrivano in orario, affronta gli intrusi nel territorio, ha un portamento lento e compassato, ama mia moglie; Baffina è una lazzarona, corre sempre, va a caccia di uccellini, ama me; Cloe è selvatica (anche nel senso Tassonomico: coda corta e tozza, portamento scattante, sembra una molla che cammina) e romantica, ama le canzoni tipo napoletane e “la vie en rose”.
    Tutte mi salutano quando le faccio entrare in casa (Cloe sembra che imiti la voce umana per dire Ciao), mi ringraziano quando gli do il cibo, Miss si mette a piangere quando capisce che la lascerò da sola per lungo tempo.
    Pensiero astratto: stavo zappettando nel giardino antistante casa, arriva Baffina e inizia a miagolare in un modo strano, mi avvicino lei si sposta di alcuni metri e ricomincia a miagolare, mi avvicino e lei si sposta e cosi via fino a quando non ci troviamo di fronte al cancello del giardino che si trova sul retro della casa; a quel punto entriamo entrambi e lei si mette a fianco ai miei piedi; arriva Miss e la fulmina con uno sguardo di rimprovero;
    che era successo ? Baffina aveva combinato qualche maracella e Miss l’aveva cacciata; allora lei è venuta a chiamarmi ed è rientrata trionfante; ha elaborato due pensieri astratti:
    una strategia affinché io la seguissi e una classificazione: Miss è un’Alfa e quindi la comanda, ma io sono un umano e comando un gatto alfa, e quindi se io la perdono anche Miss la deve perdonare. Mica male.
    L’autore si ferma al mondo animale, io includerei anche quello vegetale: sono stati di coscienza differenti, ma sempre di coscienza si tratta.
    Un ultimo appunto; l’autore parla di anima, secondo me avrebbe dovuto parlare di Spirito; l’anima è il collegamento tra la mente e il corpo: pensi “voglio afferrare quell’oggetto”, l’anima traduce il pensiero in azione (letteralmente anima il corpo).
    Lo Spirito non muore; la mente, l’anima, il corpo si.

  7. Sicuramente gli Anima-li, anche le belve più feroci, se non più intelligenti di sicuro non saranno mai malvage quanto l’ultimo idiota rappresentante della nostra razza con però un bottone nucleare in mano.

  8. Ernerst Hemingway: Identificazione con gli animali e crudeltà verso gli esseri umani

    “Secondo le mie osservazioni direi che la gente potrebbe venir distinta in due gruppi generali: coloro che, per usare un termine del gergo della psicologia, s’identificano con gli animali, vale a dire si pongono al loro posto, e coloro che s’identificano con gli esseri umani.
    Io sono persuaso per esperienza e osservazione che coloro i quali s’identificano con gli animali, vale a dire gli innamorati quasi professionisti di cani e altre bestie, sono capaci di una maggiore crudeltà verso gli esseri umani, di coloro che stentano a identificarsi con gli animali.
    Pare che ci sia una scissione fondamentale tra la gente, su questa base, anche se la gente che non s’identifica con gli animali può essere capace, pur senza amare gli animali in genere, di sentire un grande affetto per un animale singolo, per esempio un cane, un gatto o un cavallo…”

    • Si possono anche amare gli animali e (a differenza dell’autore dell’articolo) amare gli umani. Non solo una cosa non esclude l’altra, ma nella vita quotidiana le assicuro che chi ama gli animali e’ rispettoso anche delle persone e del mondo che ci circonda, mentre molto spesso proprio chi non li ama, non ama e non rispetta niente.

      • ma sai qui non si parla di amore per gli animali ma di identificarsi ad essi ed umanizzarli questo per me è sbagliato
        giusto ieri ho visto un cane che indossava una pelliccia …
        ora dico secondo te è normale questo???’
        un cane od un gatto non sono esseri umani ,

      • In generale si, ma se vedo in azione gli animalisti 100% mi viene proprio da pensare che qualsiasi forma di amore viscerale verso un’altra razza nasconde un latente odio verso la propria. La realtà è più vicina a quella di Wal78, cioè è più comodo rapportarsi con chi è tuo vassallo piuttosto che scontrarsi con un tuo pari. Gli umani saranno sempre in vantaggio sugli animali perché sono sulla vetta della scala evolutiva, con buona pace di tutta l’intelligenza (io dico istinto o empatia) di questi ultimi. Chi non ci crede può sempre chiedere al proprio Fido di progettare una nave spaziale, se ci riesce cambio opinione.

  9. Un’altra persona con seri disturbi esistenziali che scambia l’istinto naturale e i comportamenti ingenui degli animali come “emozioni di stampo umano”. E’ facile amare chi puoi controllare e non ti può mettere in discussione mai

    • Occhio. Non diamo sempre tutto per scontato. Guarda bene le emozioni umane. Ci troverai molto più istinto di quanto pensi.

      • infatti ho parlato di emozioni di stampo umano. Ovvio che anche gli animali provano emozioni come rabbia, paura, gioia…queste sono emozioni istintuali che sono innate in tutti gli esseri e servono come parte della programmazione per la sopravvivenza. Ma mancano di tutte le emozioni secondarie che sono prerogative delle relazioni umane (come ansia, speranza, rimorso, delusione, rassegnazione, vergogna) e che hanno bisogno di più elementi esterni ed un pensiero eterogeneo per potersi manifestare

        • Si. Ma ne parli in senso positivo. Mentre le emozioni secondarie, come le chiami tu, sono una proiezione psicologica e inconscia, una sorta di virtualità, un distacco dalla realtà che sono causa di conflitto e stress. È la malattia mentale dell’umanità. Non rappresentano una piena eovluzione ma piuttosto un blocco nellaevoluzione (emotivo/sociale)

        • Concordo con Gino. Quelle emozioni che chiami “secondarie” sono frutto del nostro rifiuto ad accettare la realtà che ci porta sempre a pensare o al passato o al futuro o al giudizio degli altri e che ci fa dimenticare di vivere la vita istante per istante. Non so se ci hai fatto caso ma sono tutte negative. Anche la speranza lo è, perché porta inevitabilmente alla delusione e alla sofferenza.
          Sono quelle che nello Yoga Sutra vengono definite “modificazioni della mente” da rimuovere per avere una mente sana.

          • Scusate ma entrambi avete dato risposte che non c’entrano nulla con l’oggetto dell’articolo e con la mie affermazioni. Il mio concetto era riferito al fatto che solo chi ha autocoscienza di sé può vivere le emozioni secondarie. Per quanto riguarda il fatto che siano emozioni negative quelle citate questa è una vostra personale valutazione. La crescita di una persona passa per l’oscillazione tra estremi ed è un vostro giudizio personale quello di definire queste emozioni come negative o limitanti. E per quanto riguarda i Sutra mi sembra che hai fatto una semplificazione forzata poichè nello Yoga l’obiettivo è è la soppressione di tutti gli stati psicomentali (tutti)

          • Non sono d’accordo. Lo Yoga ti libera da quelli generati dal pensiero egoico (lui è meglio di me = invidia, mia moglie deve fare quello che voglio perché è mia = gelosia) e dalla credenza che la felicità si trovi raggiungendo obbiettivi accettati socialmente (matrimonio, figli, carriera, denaro, etc).
            Mai lo Yoga si sognerebbe di liberarti dai sentimenti non egoistici quali affetto e compassione verso il prossimo.
            Ora però mi devi spiegare cosa ci sia di positivo nell’ansia (sensazione di paura cronica generata dal pensare ad avvenimenti futuri che potrebbero anche non accadere mai).

          • MI permetto di contribuire: Lo Yoga che significa “unione” mira a liberarti solo da una cosa: L’illusione!
            Quale illusione? Per essere estremamente breve:
            L’illusione che benessere e felicità derivino da qualcosa di diverso da ciò che sei già!
            Ci si può liberare dall”illusione solo tramite l’auto conoscimento.
            Studiando a fondo se stessi scoprendo i meccanismi dell’inconscsio e poi ancora più giù ci si libera da attaccamenti e alla fine da ogni illusione.
            Le emozioni non sono nè negative nè positive. Sono quello che sono ma senza autoconoscimento non si sa cosa sono o non sono, gli si da un significato scontato, esterno, preso da libri, aforismi morale, etica religione etc.
            L’autoconoscenza è uno studio meticoloso e approfondito, giu sempre più giù…..

            Questo si lega all’articolo perchè per poter parlare della differenza tra emozioni umane e quelle degli animali dovremmo conoscere le emozioni animali…direte voi…..
            Invece intanto si deve consapevolizzare di non conoscere le nostre, emozioni, cioè cosa è l ‘emozione in sè e per sè.
            Quando si sarà scoperto questo sarà lampante cosa è l’emozione dell’animale anche senza essere nella sua testa. (e tante altre cose)

          • l’obbiettivo dello yoga non è la soppressione di nulla. E’ la rimozione dell’illusione che sei separato (yoga =unione) dalla divinità ovvero dalla pace e felicità. E’ la rimozione dell’illusione che bisogna fare e avere qualcosa (materia e no) per essere felici e completi,, totali, finiti!
            La soppressione degli stati psicomentali di cui parli è in realtà un processo spontaneo di “distaccamento” da tutti gli stati psicomentali, cioè un decondizionamento. Non si può forzare, per cui non è soppressione, ma solo “favorire” tramite lo studio e l’analisi degli stati psicomentali stessi.

  10. L’articolo andrebbe letto in parallelo all’altro relativo alla intelligenza (la tecnosingolaritá, la biosingolarità, ecc.). Si avrebbe contezza di come il genere umano, a dare ascolto alle idee più strampalate, è prossimo alla fine.
    In meno di 24 ore c’è un tizio che mi prospetta una intelligenza senziente globale (solaris), a un altro che afferma in sostanza l’inutilità dell’intelligenza.

  11. Quindi questo individuo non riuscendo ad avere rapporti umani armonici con altri suoi simili preferisce gli animali perché prevedibili e sinceri nei loro sentimenti.

    Non posso dargli torno. Ma quello dell’inaffidabilità degli umani è una costante della società moderna, dove avviene la reificazione degli individui, ossia gli altri sono oggetti coi quali tenere una qualche relazione solo fintanto che ci servono per uno scopo utilitaristico.

    È una caratteristica di psicotici come i vari narcisisti patologici, borderline, bipolari, e anche di schizofrenici ed altre belle patologie, quella di reificare la vita umana.
    Questo individuo preferisce rinchiudersi in una posizione depressiva e paranoica con unica fonte di amore quella dell’animale, invece che di altri esseri umani.

    Tutto ciò che scrive sia degli uomini che degli animali è vero, non lo metterei mai in dubbio.
    Io per esempio piuttosto che tenere animali ai quali darei poco accudimento dato che hanno bisogno di molte cure, preferisco non averne. Ma nel contempo sono molto selettivo con le mie amicizie, proprio per non incappare in delusioni e problemi con l’umano, ma poter godere di rapporti umani pieni e soddisfacenti.

  12. Ma quali animali!?! Ormai il miglior amico dell’uomo è il telefonino!
    E comunque, ma solo io ho notato il finale dell’articolo dove l’autore si permette una battuta razzista?

  13. Se ti interessa, io ho vissuto 13 anni con una gallina. Obbediva ai comandi, ad esempio, se fischiavo accorreva, e mostrava vero affetto soprattutto per mio marito. Se lui si sedeva in giardino correva a saltargli sulle ginocchia e gli dava beccotti al viso, tipo baci. Quando tornavamo dal lavoro correva intorno festosa e saltellava felice. Quando è morta, le abbiamo fatto un vero funerale. Da allora fatico a mangiare pollo.

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