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Oops! Una Guerra Mondiale!

DI DMITRY ORLOV
Club Orlov

Più o meno per tutta l’ultima settimana ho continuato a ricevere un flusso costante di e-mail dove mi si chiedeva se una guerra nucleare totale era sul punto di scoppiare fra Stati Uniti e Russia. Stavo seguendo gli sviluppi della situazione abbastanza attentamente e, in privato, ho risposto brevemente, fornendo la mia opinione, con grande sollievo di pochi; ora tenterò di diffondere l’allegria in lungo e in largo. In breve, da una parte, un olocausto nucleare totale continua ad essere abbastanza improbabile, incidente a parte. Ma, dall’altra, un incidente di questo genere non è affatto impossibile perché, quando si tratta di politica estera americana, “Oops!” sembra essere un termine più appropriato.

Uno dei motivi per essere allegri è che ogni piano di attacco alla Russia è destinato ad impantanarsi nella burocrazia. I piani di battaglia sono preparati dal personale di medio livello all’interno della gerarchia militare americana, approvati ed inoltrati su per la catena di comando da ufficiali di grado superiore, ed infine firmati dai massimi papaveri del Pentagono e dai loro omologhi politici civili. I vertici militari e i politici possono anche essere deliranti, megalomani e potenzialmente suicidi ma i personaggi di medio livello che sviluppano i piani di guerra hanno di rado tendenze suicide. Se un particolare piano non ha una ragionevole possibilità di vittoria, ma è destinato con tutta probabilità a vaporizzare loro e le loro famiglie in una esplosione nucleare, è assai difficile che essi possano promuoverlo.

Un’altra ragione per essere allegri è che la Russia ha accuratamente limitato le opzioni del Pentagono. Un piano che, nell’immaginazione popolare, potrebbe portare ad una guerra totale con la Russia sarebbe l’imposizione di una no-fly zone [zona di non-volo] sulla Siria. Quello che molta gente non riesce a capire è che non è possibile imporre una no-fly zone ad una nazione con sistemi di difesa aerea sufficientemente efficaci, come nel caso della Siria. Come primo passo, bisognerebbe rimuovere i sistemi di difesa antiaerea e la campagna di bombardamento, volta ad ottenere questo risultato, sarebbe molto dispendiosa e subirebbe perdite massicce, in uomini e materiali. Ma poi i Russi hanno complicato ulteriormente questa fase con l’introduzione del loro sistema S-300. Questo è un vettore autonomo, mobile e cingolato, che può abbattere qualunque cosa voli sui cieli di quasi tutta la Siria e parte della Turchia. E’ molto difficile localizzarli perché usano la tattica dello “spara e scappa”, fatto l’attacco se la filano in qualunque direzione, anche su terreno impervio.

L’ultima, nel mio elenco di ragioni per cui una guerra con la Russia resta improbabile, è che non c’è proprio ragione per iniziarne una, dando per scontato che gli Stati Uniti si comportino in maniera razionale. Attualmente, il motivo principale per iniziare una guerra è il fatto che l’esercito siriano sta vincendo la battaglia di Aleppo. Una volta che Aleppo sia nuovamente in mano governativa e gli Jihadisti appoggiati dagli Americani in fuga, la guerra civile siriana sarà praticamente finita ed inizierà la ricostruzione. Questo risultato appare sempre più inevitabile e il progetto americano di vedere una bandiera nera sventolare su Damasco è in frantumi. Ora, siccome gli Americani sono gente che non sa perdere, bisogna mettersi in quest’ottica e, dal momento che chi non sa perdere può talvolta commettere azioni casuali ed autodistruttive, questa situazione può sfociare in qualche gesto folle nel tentativo di salvare il progetto, ormai quinquennale, di rovesciare Assad. Certo, prove che gli Americani non sappiano perdere ce ne sono: basta guardare al mezzo secolo di embargo che hanno mantenuto su Cuba. Ma un po’ di uva acerba non li ha ancora fatti diventare dei ritardati completi con tendenze suicide.

La ragione più comune che la gente sembra fornire quando pensa che una guerra con la Russia sia probabile, o anche inevitabile, si riduce alla frase “isteria anti-russa”. Certo, se vi prendete la briga di leggere la stampa mainstream degli Stati Uniti (cosa che faccio ormai solo di rado) noterete che le grida isteriche hanno iniziato a sopraffare il normale tanfo della disinformazione. A me sembra però che l’isteria anti-russa sia un effetto collaterale dell’isteria anti-Trump. La stampa corporativa è tutta a favore della Clinton, vedete, e la strategia della Clinton, anche se patetica, è affermare che Trump è il fattorino di Putin, perciò la strategia è demonizzare Putin e sperare che un pò di questa demonizzazione ricada su Trump. Questo non funziona: i recenti sondaggi di opinione negli Stati Uniti mostrano che Putin è più popolare sia della Clinton che di Trump. Questo fatto indica chiaramente quale sia il problema negli Stati Uniti: con le immortali parole dell’inimitabile Vladimir Zhirinovsky, leader dei Liberali Democratici della Russia, la Clinton non sarebbe qualificata neanche per gestire un bagno pubblico, mentre Trump ha ancora meno esperienza nel governo di una nazione di quanta ne abbia lei. D’altro canto, Trump potrebbe fare molto meglio della Clinton delegando tutte le responsabilità presidenziali a qualche cespuglio di rose particolarmente grazioso del giardino della Casa Bianca.

Tirando le somme, le ragioni per cui è improbabile una guerra con la Russia sono:

1. Gli esperti militari americani non hanno tendenze suicide
2. Non c’è nessuna strategia militare che possano seguire
3. Gli Stati Uniti non hanno nessuna ragione impellente per andare in guerra contro la Russia
4. La Russia non è il nemico, l’Alzheimer sì.

Ma la preoccupazione che la guerra con la Russia possa scoppiare per un incidente rimane. Vedete, quando si parle della politica estera americana, il termine più pertinente sembra essere “Oops!”.

Facciamo un breve viaggio lungo il viale della memoria. Gli Americani contrastarono con successo gli sforzi dell’Unione Sovietica in Afghanistan armando ed addestrando estremisti mussulmani (all’epoca chiamati Mujahidin, o combattenti per la libertà). Questo è solo un esempio di dove il “terrorismo americano per interposta persona” ha avuto successo. Inventato per l’occasione da Zbigniew Brzezinski e Jimmy Carter, fu un piano per distruggere l’Afghanistan allo scopo di salvarlo e, in pratica, funzionò, ma solo per la parte che riguardava la distruzione dell’Afghanistan. Da allora in poi ha fallito tutte le volte, a tutti i livelli, ma questo non ha impedito agli Americani di perseverare nei tentativi di utilizzarlo.

Ci hanno provato in Cecenia, finanziando ed armando i separatisti ceceni, ma lì la Russia ha avuto il sopravvento ed ora la Cecenia è una parte pacifica della Federazione Russa. E naturalmente ci hanno provato in Siria, nel corso degli ultimi cinque anni, con gli stessi, scarsi risultati. Se la Siria seguirà l’esempio ceceno, nel prossimo decennio sarà una repubblica riunificata, secolare, con elezioni libere e democratiche, ricostruita con l’assistenza russa e cinese e con i grattacieli di Aleppo che rivaleggeranno con quelli della ricostruita Grozny, in Cecenia. Nel frattempo gli Americani senza dubbio continueranno con i tentativi di usare altrove il loro “terrorismo per interposta persona”.

Si potrebbe pensare che, dopo il loro fallimento nel sostenere i “combattenti per la libertà” in Cecenia, gli strateghi americani abbiano imparato la semplice lezione: il “terrorismo per interposta persona” non funziona. Ma non imparano quasi mai dai loro errori, e così non lo hanno fatto. Invece hanno continuamente raddoppiato la posta in gioco di questa tattica fallimentare. Mentre usavano i terroristi per contrastare i Sovietici in Afghanistan, hanno accidentalmente creato i Talebani, poi hanno invaso l’Afghanistan e hanno combattuto i Talebani per tutti gli ultimi 15 anni, ogni volta sempre con meno successo.

Dal momento che il “terrorismo per interposta persona”, inteso come strategia contro i propri nemici, è fallito, gli Americani hanno poi deciso di usarlo contro sè stessi. Un attacco terroristico, presumibilmente commesso l’11 settembre dalle stesse persone che essi avevano addestrato ad equipaggiato in Afganistan, rinominate al-Qaeda, li spinse ad attaccare l’Iraq. All’epoca non c’erano terroristi in Iraq, ma gli Americani risolsero subito il problema. Prima di tutto smantellarono l’esercito iracheno, imprigionarono molti dei suoi ufficiali superiori, e tentarono di formare un nuovo esercito iracheno, che inavvertitamente chiamarono NIC, da “New Iraqi Corps”, beatamente ignoranti del fatto che “nic”, nell’idioma locale, vuol dire “fottere”. Intanto, agli ufficiali iracheni da loro imprigionati veniva data ampia opportunità di esasperarsi, di creare una rete di collegamenti e di confrontarsi a vicenda; dopo il loro rilascio fondarono l’ISIS, che a sua volta si prese una bella fetta di Iraq, poi di Siria… Potrei andare avanti ad elencare in dettaglio le infinite avventure americane con il terrorismo; il punto è che questa è tutta una commedia degli errori e il termine operativo sembra essere “Oops!”.

Gli Americani in questo momento sono senza una leadership nazionale (né Obama, né la Clinton, né Trump contano), senza un piano (il Piano B per la Siria non è affatto un piano) e vengono cautamente confinati e contrastati da altre nazioni che hanno capito, che anche nella loro senescenza e decrepitezza, gli Stati Uniti rimangono (comunque) pericolosi. Come tutta risposta, gli Stati Uniti continueranno senza dubbio a far danni minori in tutto il mondo, cercando di continuare ad usare il “terrorismo per interposta persona”, anche se periodicamente si faranno male da soli e diranno che è stata tutta colpa dei terroristi, così da poter fare le vittime. E’ probabile che questi tentativi risultino controproducenti come i precedenti, ma qualcuno di essi potrebbe accidentalmente scappare di mano e scatenare un conflitto maggiore.

Perciò penso che si possa tranquillamente dire che l’ultima e più importante causa per una grossa guerra fra Stati Uniti e Russia è ancora un altro “Oops!” americano. In ogni caso, i diplomatici russi, gli esperti di politica estera e i militari di carriera sono dei validi professionisti, e il loro lavoro è quello di prevenire proprio questo tipo di incidenti. Rimangono coinvolti in negoziati con gli Americani a molteplici livelli, mantenendo sempre aperti i canali di comunicazione. Anche se alcuni hanno in qualche modo avuto la sensazione che gli Stati Uniti abbiano rotto le relazioni diplomatiche con la Russia, quello che in realtà è successo è che gli Stati Uniti hanno sospeso i negoziati bilaterali con la Russia sulla Siria, mentre i dialoghi multilaterali continuano.

Ma gli Americani non dovrebbero operare basandosi sull’equivoco che i Russi restino accomodanti all’infinito. Di recente, i Russi hanno reagito a muso duro con gli Americani, dopo il loro “accidentale” bombardamento delle truppe Siriane a Deir-ez-Zor, chiaramente coordinato con l’ISIS, che, immediatamente dopo l’attacco, è passato all’offensiva. Questo incidente, una palese violazione dell’accordo di cessate il fuoco, ha indotto i Russi a chiamare gli Americani con un termine russo particolarmente offensivo: “недоговороспособные”, incapaci di onorare un accordo. Alcuni osservatori hanno fatto notare che il fiasco di Deir-ez-Zor fa capire come l’amministrazione Obama non abbia più il controllo del Pentagono, e che giri a vuoto, come una gallina senza testa nell’aia. Questa ipotesi si è rafforzata quando gli Americani, o i loro terroristi mercenari, hanno bombardato un convoglio umanitario e hanno tentato di scaricare la colpa sui Russi.

I Russi hanno anche cancellato un accordo (l’unico trattato sulla riduzione delle armi che Obama era riuscito a negoziare in tutti i suoi otto anni di incarico) sulla riduzione dell’eccesso di plutonio, perché gli Americani non sono riusciti a smaltire la loro quota di plutonio in un reattore autofertilizzante veloce, che avrebbe dovuto essere appositamente costruito sul fiume Savannah, in Georgia. I reattori autofertilizzanti veloci sono brutte bestie e la maggior parte delle nazioni con capacità nucleari non sono riuscite costruirli o a mantenerli operativi. Economicamente non hanno senso e, come i reattori a fusione, rimarranno per sempre “una risorsa energetica del futuro”. Con tutto ciò, gli Americani avevano firmato per costruirne e renderne operativo uno: si vede com’è finita.

Gli Americani hanno accettato la loro punizione senza neanche un minimo accenno sulla stampa nazionale, che probabilmente era troppo impegnata a fare l’isterica. Forse questi sono modi inefficaci per insultarli. Io comunque preferisco prenderlo come un segno positivo, sul fatto che il paziente possa rimanere in qualche modo almeno razionale.

E per quanto riguarda i gravi problemi medici dell’isteria anti-russa… sono sicuro che ci sono psicologi e psichiatri russi di grande esperienza in grado dare una mano anche su quello.

*****

Articolo pubblicato su Club Orlov l’11 ottobre 2016

Tradotto in italiano da Mario per Sakeritalia.it

Pubblicato da Davide

  • Lorenzo

    é da sistemare l’impaginazione , l’articolo a sbordato ed in parte non leggibile.

    • WM

      Grazie, fatto.

    • toctus

      mi sembra il minimo

  • Corvo

    Articolo che ignora la realta’ dei fatti sul campo.
    Dmitri sta gravemente sottovalutando la guerra fin dal 2012 quando avemmo la prima conversazione sull’argomento.
    D’altro canto lui, a differenza della maggior parte, vive su una barca e vela e attualmente sta in sud America, lontano da qualunque pericolo.

  • Adriano Pilotto

    E dopo Orlov, Alceste: un’autentica montagna russa intellettuale.

  • GattoMaculato

    Applausi all’autore, non avrei potuto descrivere meglio la situazione attuale. Perché questo articolo sta qui invece che su tutti i quotidiani, al posto delle sciocchezze e delle veline USA che vi vengono scritte da scribacchini venduti indegni di essere chiamati giornalisti?

  • adestil

    certo contano le elezioni…però tutta l’importanza data a renzi qualcosa tradisce..
    se vince il SI,basta telefonare a Renzi(che ricordiamolo è il più antiputin e filosanzioni,nei fatti non nelle parole,dl’europa non è un caso che ci siamo risparmiati gli attentati!)
    ed ordinare lo stato di guerra e partecipazione totale e completa dell’Italia senza dover passare per farraginosi voti al parlamento poi al senato e di nuovo al parlamento..
    senza dover tener presente eventuali niet di corte costituzionali….
    ecco spiegata tutta sta bagarre per il si…
    ecco perchè sono tati riformati due articoli nel silenzio quasi di tutti
    il primo afferma che il caso di guerra decide il parlamento e poi incarica il governo(e che deve mai decidere un parlamento di nominati?)
    e che in caso di guerra non si scoglie il parlamento manco dopo 5anni..
    non è un caso che questi due articoli siano stati cambiati…

    quello che dice Orlov è vero,la burocrazia ,anche militare,salva dalla guerra motivo pin più per tenerci senato e parlamento cosi’ come sono…