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E’ lo squilibrio il motore del progresso?

 

DI MARCELLO FOA

Il Cuore Del Mondo

Come si sviluppa l’umanità? Gianfranco La Grassa in un breve saggio –“Tarzan vs Robinson” – propone un’analisi originale sulle dinamiche che caratterizzano i rapporti umani e lo sviluppo delle società. Oggi la teoria dell’equilibrio è dominante. Il prezzo sul mercato si determina al punto di incrocio fra domanda e offerta, dunque nella creazione di un equilibrio, le società “felici” sono quelle stabili, statiche. Dunque la ricerca di un modo perfetto presuppone il perseguimento di questo equilibrio e la tendenza, tipica, di molti pensatori, di cristallizzare una situazione o di ritenere una formula economica o sociale valida per sempre. Trovare una Verità assoluta e eterna, in fondo, è da sempre un’ambizione umana. E da sempre è fallace: nessuna civiltà fino ad oggi è riuscita a mantenere una tensione morale e intellettuale tale da permetterle di resistere all’usura del tempo.

Dunque lo studio del modo in cui l’uomo si comporta dovrebbe contemplare un presupposto diverso: non è l’equilibrio il mantra della felicità e nemmeno la lente per leggere la realtà che ci circonda , bensì il suo opposto, lo squilibrio, che è innato nell’uomo sia in quanto individuo sia in quanto essere sociale.

La Grassa è uno studioso del marxismo, intellettualmente  libero, e in quanto tale critico sia nei confronti della maggior parte degli economisti di sinistra sia di quelli liberali. In estrema sintesi il messaggio che si ricava dal suo breve saggio è che il capitalismo nella sua fase odierna stia generando nuovi ampi squilibri, che le élites al potere tendono a ignorare o a relativizzare, nel presupposto che l’attuale configurazione economica non abbia alternative. Ma proprio questo presupposto rischia di essere fallace, perché i rapporti sociali si basano sul conflitto, sulla tendenza dei diversi soggetti sociali a conseguire una supremazia e dall’incapacità di mantenerla.

Scrive La Grassa: “Chi si batte per il rovesciamento del vecchio equilibrio e per il conseguimento del nuovo tende, malgrado possa essere avvertito del pericolo, a presentare quest’ultimo come un punto finale, come “il migliore dei mondi possibile“.

E qual è il pericolo? Quello, una volta conquistato il potere, della “cristallizzazione e del possibile invecchiamento precoce del pensiero e dell’azione“.

Così, in fondo, è caduta l’Unione Sovietica, così sono crollati tutti i grandi imperi della storia.

A mio giudizio questo è il rischio che corrono oggi gli Stati Uniti, la cui classe dominante si sta dimostrando sempre più pericolosamente inadeguata per effetto di un rapido processo di ossidazione.

Ne consegue una domanda: anche il capitalismo, anche l’economia di mercato corrono questo pericolo?

 

Marcello Foa

Fonte: http://blog.ilgiornale.it

Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2016/09/25/e-lo-squilibrio-il-motore-del-progresso/

25.09.2016

Pubblicato da Davide

  • PietroGE

    Il motore del progresso è la tecnologia, non lo squilibrio. A volte, come nel caso della bomba atomica, è la tecnologia che determina l’ordinamento strategico tra le potenze. Anche la potenza economico finanziaria deriva indirettamente dalla tecnologia.

  • gix

    Prima di tutto bisogna intendersi su cosa si vuole indicare con il termine progresso. Se per progresso si intende un semplice miglioramento delle condizioni di vita dal punto di vista pratico e non spirituale, allora forse la tecnologia può essere uno strumento, non però il motore però del progresso stesso. Ma ciò che per qualcuno può essere progresso, per altri può essere un peggioramento, oppure uno scadimento degli aspetti più spirituali e morali dell’esistenza. Se invece per progresso si intende un semplice divenire della società o di una comunità, non necessariamente migliorativo, allora non è chiaro che valore dare allo squilibrio. Forse in generale, per essere più chiari, si potrebbe dire che quello che conta di più è la scarsità di risorse, di qualunque genere, la differente disponibilità di risorse fra persone, comunità, aggregazioni di qualunque tipo. E’ la scarsità di risorse che muove le contrapposizioni, quindi in questo caso gli squilibri, tra queste categorie.
    Comunque per essere ancora più chiari, che ci facciamo con il telefonino di ultima generazione se poi questo è uno strumento per causare indirettamente il suicidio di una giovane vittima devastata a livello spirituale?

  • Adriano Pilotto

    risposta: SI!

  • SpadaccinoNero

    ultimamente gli articoli inconcludenti come questo si sprecano…

    • Davide

      Vuoi proporre qualche articolo tu ?

      • SpadaccinoNero

        Caro Davide, lo farei volentieri…

        • Davide

          Bene, il nostro indirizzo mail lo conosci. Segnalaci pure quello che trovi d’interessante. Anche articoli dall’inglese e francese.

          • SpadaccinoNero

            ho provveduto, controllate la posta.

          • Davide

            Visto, grazie.Spero che non si fermi però solo a una segnalazione

          • SpadaccinoNero

            sarò lieto di segnalarvene altri…
            alla prossima e grazie per l’attenzione

  • AlbertoConti

    Gli uomini sono mortali, e questo è un grande motore d’innovazione, proprio a partire da questo grande squilibrio che la morte rappresenta nell’esistenzialità di ognuno, senza eccezioni. Al contrario una vita piena e appagante richiede, prima, e domanda, poi, equilibrio e stabilità per potersi svolgere serenamente. Equilibrio ed evoluzione sono quindi relativi al tempo individuale, la dimensione naturale di una vita e, in prospettiva, delle prossime generazioni. Questo dovrebbe essere l’evoluzione naturale dell’esistenza umana, se non fosse turbata dagli squilibri sociali che, come la morte, sono motori di cambiamento, si spera evolutivo per i più fortunati. A questo punto dello sviluppo tecnologico, in piena fase esponenziale, sarebbe ora però di risolvere una buona volta gli squilibri sociali, per dare spazio a generi di evoluzione ben più interessanti degli storici rapporti di forza interni ed esterni ai popoli. Più che una scelta intelligente questo diventa un imperativo categorico, altrimenti gli squilibri da costosi motori evolutivi, attraverso guerre distruttive, diverranno certamente fatali ragioni d’estinzione di massa.

  • ilsanto

    Da ragazzo pensavo che l’equilibrio fosse la norma , poi compresi che la vita non è statica ma dinamica, ovvio che gli squilibri siano la base dei processi dinamici quindi la tesi è corretta ma mentre gli squilibri sono il motore quello a cui tendiamo è l’equilibrio.
    Salvo poi ricrederci e dire che noia e cercare di differenziarci , insomma credo che oscilliamo tra i due poli. Originalità e conformismo senza saperci decidere o meglio un certo grado di differenziazione è accettato poi quando si supera una certa soglia ….La saggezza delle classi dominanti è quindi quella di non tirare troppo la corda norma semplice ma spesso dimenticata.

    • Primadellesabbie

      “…oscilliamo tra i due poli…”.

      E credo sia saggio accettare di viverci in mezzo.

      La ricerca di certezza, che per una persona viva*, prima o poi, si rivela inesorabilmente illusoria, e la ricerca dell’equilibrio su altre basi che deriva da questa constatazione.

      * “Lascia che i morti seppelliscano i morti”, secondo alcune letture, si riferisce a coloro che cedono alle certezze.

  • permaflex

    L’Impero Romano si vedeva come l’apice della civilizzazione possibile, basandosi sulla schiavitù degli individui e delle nazioni e sulla pratica della violenza, cose che oggi abbiamo in parte superato eppure per arrivarci siamo passati per l’abbattimento del vecchio ordine costituito ed i secoli bui per arrivare ad oggi all’odierno nuovo stato di equilibrio. Che l’avvertimento di La Grassa sia che l’equilibrio è un disvalore in quanto freno a forze che vengono rilasciate in maniera esplosiva se trattenute?

    • ga950

      Si legga la “finestra di Overton” soprattutto in relazione all’altro mio commento.

      • permaflex

        Magari parliamo di Overton quando esce un articolo su di lui che ne dice?

        • ga950

          Sono d’accordo e la cosa l’avevo già proposta agli amministratori, dato che il forum non è attivo.

  • GioCo

    Ni,
    lo squilibrio è il motore dell’economia che non riesce a trovare in se stessa il carburante per il suo sostentamento. Oggi sostanzialmente le tendenze disgregative sono date da un insieme ristretto (selezionato dalla società moderna) ma non omogeneo di soggetti portatori di interessi dotati di particolari privilegi e accessi a risorse non comuni che forniscono alle loro decisioni un impatto sulla massa umana anche a livello globale, come fosse un operazione “normale”. Questi individui sono poi sostanzialmente monadi che agiscono sotto la pressione di una struttura che ne inquadra l’intento, più raramente per accordi. In altre parole sono individui che per essere ciò che sono e fare ciò che fanno devono farsi guidare principalmente dall’avidità. Questo li preserva da spinte ideologiche esterne alle regole della mercificazione e li rende più “scientifici” (in senso di “prevedibili”) ma anche (per certi versi) più cinici e spietati.
    La questione centrale è che l’economia ha bisogno di controllo sulla politica per registrare il suo successo, ma il dominio della regola economica su quella politica adatta la struttura governativa all’azione distruttiva (non umanamente desiderabile) perchè banalmente è quella che permette a un ristretto numero di interessi di cumulare più rapidamente controllo sulle risorse. Questa azione di dominio è portata nella politica da forze che per costituzione strutturale sono tra loro in competizione e quindi le pressioni centripete in politica non fanno che moltiplicare strutture governative che sono per ciò ridondate nelle funzioni, succhiano forza sociale vitale e frammentano l’azione politica, certamente “pulita” da una visione ideale comune, ma proprio per questo incapace di fare qualcosa che non sia “prendere decisioni a caso” o comunque “quelle che si ritiene soddisfino meglio specifici interessi”. Se ad esempio fare la guerra in Iraq ed eliminare Saddam soddisfa certi interessi, il problema non è quanto costa o chi materialmente perde la vita, ma solo “come” realizzare l’affare e se i costi si possono “esternalizzare” (per esempio scaricandoli sulle spalle degli iracheni e dei contribuenti americani) in modo da trasformare una sicura perdita economica in un guadagno, ma solo per i portatori di quell’interesse.

    Lo squilibrio quindi è contingente (che tocca, tangente, contiguo) l’azione propria economica (intesa come necessità di concentrare il controllo delle risorse attorno pochi interessi) ed è la sola cosa che abbiamo fin’ora conosciuto. Se le forze dell’avidità si coaguleranno in un unico interesse concentrato, idealmente avremo un governo unico mondiale che potrà essere stabile e relativamente meno distruttivo. Ma il lupo non perde il vizio e chi è nato dalla concorrenza ne creerà una per scommessa pur di continuare a giocare. Quindi quella è un utopia per nascondere la foglia di fico che non si realizza nessun ordine per tramite dell’avidità. L’unico ordine è dato dalla parsimonia, dalla saggezza, dall’amore per la vita, che però è per natura contraria alla dipendenza, quanto è contraria alla delega. Per ciò non ci si realizza nessuna struttura economica, governativa, industriale o tecnologica, nel senso che non sono queste a rimanere centrali nei significati che diamo alla società. Sono queste a diventare contingenti e a rimanere subordinate al bisogno dell’uomo che si identifica nel bisogno di non limitarsi a sfruttare per se stesso l’ambiente, ma essere in grado di agire sempre per conto dell’interesse più ampio possibile, cioè tutta la vita nel suo complesso.

    • Primadellesabbie

      Quando si sviluppa la coscienza…la scienza viene relegata al posto che le spetta, senza stridori o fatica apparente.

      Molto bravo.

  • ottavino

    Un’altra teoria? Ottimo, ma non saprei dove metterla, non ho più spazio in magazzino