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UN GULAG GLOBALE

Un carcere planetario per nascondere gli sporchi segreti della guerra.
Bush pensa ora di costruire prigioni all’estero per trattenervi i sospettati a vita.

DI JONATHAN STEELE

La promessa di un imminente rilascio di quattro detenuti inglesi trattenuti nella famigerata prigione statunitense di Guantànamo Bay è ovviamente accolta con favore, ma è solo una piccola eccezione nell’elenco delle cattive notizie sul fronte dei diritti umani cui l’amministrazione Bush ci ha abituati. E già i primi giorni di questo 2005 ci hanno scioccato con l’arrivo di allarmanti novità.

Una è che il governo Bush vede gli USA non solo come l’autoproclamata polizia globale, ma anche come il secondino carcerario mondiale. Si sta pensando di creare prigioni in paesi esteri, per lo più nel totale disconoscimento dei diritti umani, in cui trasferire detenuti (condannati da nessun tribunale) per il resto della loro vita, una specie di gulag planetario oltre il controllo del Comitato Internazionale della Croce Rossa, o qualunque altra organizzazione indipendente di osservatori o di legali.

L’altro orrore è lo spiraglio aperto sulla visione politica di Alberto Gonzales, il direttore dell’ufficio legale della Casa Bianca (in pratica il ministro della giustizia). Nel corso della sua conferma in Senato, la settimana scorsa, ha dichiarato non solo di non poter escludere l’uso della tortura, in determinati casi, ma anche di aver negli ultimi anni preso parte a diverse discussioni, in qualità di consigliere della Casa Bianca, in cui si analizzavano vari metodi di interrogatorio.

Come Edward Kennedy ha sottolineato, e Gonzales non ha negato, i metodi includevano seppellimento da vivi e giochi d’acqua, in cui il detenuto veniva legato ad un tavolaccio e spinto con violenza sott’acqua, avvolto in un asciugamano umido, per fargli credere che sarebbe annegato.

Dalla sua inaugurazione, dopo l’11 settembre, il campo USA per stranieri di Guantànamo Bay è divenuto un baluardo della illiberalità, una specie di macabro spettro al contrario delle Statua della Libertà e come Lei simbolo di un’immagine dell’America nel mondo. Il piccolo flusso di rilasciati dalle sue gabbie ha portato una diretta testimonianza degli orrori perpetrati in esse. Niente di strano che l’amministrazione Bush voglia trovare posti più “tranquilli” per i suoi detenuti speciali e tenerceli lì per sempre, cosicché essi non possano infastidire il mondo raccontando storie scabrose.

I prigionieri di Guantànamo sono trattenuti del Dipartimento della Difesa, ma sotto il nuovo progetto, la maggioranza dei detenuti stranieri dovrebbe essere sotto la giurisdizione della CIA, che è soggetta ad un minor controllo da parte del Congresso ed è impenetrabile ai controlli della Croce Rossa. Centinaia di persone arrestate recentemente in Falluja e altre città irachene sarebbero i primi a beneficiare di questa disposizione.

Secondo il Washington Post, che presentò la storia la scorsa settimana, il progetto è di costruire prigioni statunitensi in Afghanistan, Arabia Saudita e Yemen. Gli ufficiali di questi paesi gestirebbero i prigionieri ma permetterebbero al Dipartimento di Stato Americano di controllare che i diritti dei detenuti non siano disconosciuti.

E’ una proposta ridicola, visto che lo scopo di tutto è minimizzare il controllo esterno. Gli agenti della CIA avrebbero diritto di interrogare i detenuti, con o senza l’ausilio degli agenti locali, come già fanno in prigioni di “confine” come la base aerea di Bagram in Afghanistan, sulle loro navi in mare, in Giordania ed Egitto e a Diego Garcìa.

La politica americana di “prestare” detenuti ai secondini e torturatori di altri paesi, conosciuta come rendition (traduzione, n.d.t.), iniziò durante la “guerra alle droghe” come modi di arrestare i presunti narcotrafficanti e ammorbidirli per il processo che si sarebbe tenuto in USA. Pratica che è stata enormemente incrementata nella “guerra al terrore” attuale. Come ha detto un agente CIA al Washington Post: “l’intera idea è una perversione del termine, non è fare giustizia: è rapimento.”

Avrebbe potuto aggiungere che è rapimento a vita. Un veterano statunitense ha detto al New York Times che tre quarti dei 550 prigionieri di Guantànamo Bay non hanno informazioni rilevanti o di valore, ma essi sono trattenuti ugualmente perché sono dei potenziali nemici delgli Stati Uniti d’America. “Devi tenerli lontani dal campo di battaglia, e sfortunatamente in una guerra al terrorismo, il campo di battaglia è ovunque” ha concluso.

Dall’attacco a Falluja, gli USA trattengono 325 non iracheni in custodia, molti di loro siriani e sauditi. Interrogatone sul motivo dal Comitato Giudiziario del Senato, Gonzales ha risposto che il Dipartimento della Difesa crede che i non iracheni catturati in Iraq non siano da ritenersi garantiti dalla Convenzione di Ginevra, che proibisce il trasferimento di prigionieri dal paese in cui sono stati fermati.

E’ stato rivelato che l’anno scorso, Donald Rumsfeld, il segretario alla difesa americana, ha approvato un articolo segreto per l’Iraq detto “detenuti fantasma”. Non li si è iscritti in registri ufficiali di modo da tenerli invisibili alla Croce Rossa e a chiunque potesse reclamarne i diritti minimi. Ora molti altri nuovi “detenuti speciali” sono candidati a una maggiore invisibilità essendo spediti in prigioni segrete nascoste in paesi sconosciuti.

Mentre faceva gentili affermazioni al Senato sul suo aborrire le torture, Gonzales non ha dato alcuna chiara assicurazione che la pratica sarebbe stata fermata. Come consigliere governativo, Gonzales ha approvato un memorandum contro la tortura nell’agosto 2002 che era così scarno da riuscire a definire tortura semplicemente come “trattamento che provoca la morte con tormento”. In parole povere, se la vittima sopravvive, non può dirsi torturato!

Il documento pretende anche che la tortura è solo quando si vuole procurare dolore gratuito. Se il dolore è causato con lo scopo di guadagnare informazioni o una confessione, allora non è tortura. Grazie a questa gretta definizione su cosa è proibito, gli ufficiali USA hanno usato sistematicamente trattamenti inumani sui prigionieri, molto oltre le cose intraviste nelle foto di Abu Ghraib, sempre che quella sia considerabile tortura.

Alcuni giorni prima delle dichiarazioni in Senato di Gonzales, il Dipartimento di Giustizia ha velocemente riscritto il documento cosicché una più ampia categoria di tecniche interrogatorie viene definita tortura, e perciò proibita. Ma nel suo colloquio col Senato, Gonzales ha rifiutato di dare una chiara assicurazione sulla questione se le truppe americane usino o useranno la tortura in certe circostanze.

Uno dei momenti più tesi del dibattito è stato l’intervento di Douglas Johnson, direttore del Centro per le Vittime di Tortura. Egli ha protestato che il documento non dà per nulla una chiara indicazione su quali siano i corretti metodi per interrogare un detenuto. Ha inoltre sottolineato che la tortura non è mai un metodo che fa avere più informazioni ma solo che corrompe chi lo perpetra.
Psicologicamente poi, la tortura è più dannosa ancora che fisicamente, ha continuato; le interviste con delle vittime hanno mostrato che depressione e incubi ricorrenti le tormentano per anni, con disagio fortissimo per le umiliazioni subite ancor più che per le percosse fisiche.

Che questi fatti abbiano colpito l’uomo che Bush vuole come massimo esponente della giustizia americana, non c’è da aspettarselo. E nessuno in Washington si aspetta che il Senato gli rifiuti la fiducia. Buona Guerra Nuova al Terrore 2005!

Jonathan Steele
[email protected]
Fonte:http://www.guardian.co.uk/comment/story/0,3604,1390096,00.html
14.01.05

Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Andrea C.

Pubblicato da Davide