Steve Bannon, il segugio infernale del trumpismo rampante

logo-informale-di-breitbartDI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Il logo ufficioso di Breitbart News è un animale di inusitata ferocia, un tasso africano ghiotto di miele e il suo motto: honey badger don’t give a shit  (il tasso del miele se ne fotte). Dall’inizio della presidenza Trump il sito destina l’aggiornamento in tempo reale dei primi 100 giorni del presidente, monitorando con assiduità la rivoluzione del trumpismo. Con Steve Bannon il sito Breitbart News è diventato la nuova frontiera della comunicazione della destra americana, dove un gruppo di giovani redattori ha lavorato con passione ideologica alla diffusione delle notizie.

Di lui bloomberg.com dice che è il giornalista politico più pericoloso d’America … ma Bannon ha imparato l’arte del titolo gridato e della caccia allo scoop anti liberal alla scuola di Andrew Breitbart. Il sito infernale farà esplodere gli scandali della Clinton: le e-mail del server privato, le primarie taroccate, gli scandali sessuali di Weiner, il marito di Huma Abedin, ma soprattutto il video divenuto virale Clinton Cash, la False Philanthropy della famiglia Clinton, di proporzioni epiche.

Lo stratega della comunicazione Bannon ha garantito la vittoria a Donald grazie alle sue abilità incendiarie  nel  giornalismo di frontiera, martellante sui principi base della nuova ideologia della destra conservatrice «dio, patria, identità, lavoro e famiglia».

detroits-rust-beltLo ha fatto vincere screditando soprattutto le disfunzioni sociali prodotte dalla globalizzazione: immigrazione selvaggia, delocalizzazione di industrie, perdita di posti di lavoro per gli operai delle città del Midwest e del Nordest statunitensi come Cleveland, Detroit, Flint, Youngstown, Buffalo, un tempo fucine di benessere e speranze, ex capitali industriali della Rust Belt, che oggi vivono un’agonia economica, sociale e demografica di proporzioni gigantesche, dove «le condizioni di vita di popolazioni discriminate, impoverite e marginalizzate» sono state spinte al limite, dove «nei deserti urbani della Rust Belt, curarsi e fare la spesa, studiare e spostarsi, lavorare e andare al cinema è diventato incredibilmente difficile, talvolta impossibile», ci racconta Alessandro Coppola nel suo saggio Apocalypse Town: Cronache dalla fine della civiltà urbana.

E poi la rabbia del sito si fa interprete della crisi dell’identità bianca contro le minoranze etniche che hanno invaso il Paese, contro il potere finanziario che governa incontrastato e danneggia l’interesse dei cittadini, contro la perdita dei diritti sociali e la politica liberal della sinistra, che ha provocato un disastro culturale e sociale.

breitbart-ha-elogiato-la-campagna-di-donald-trump-per-lassunzione-di-stephen-bannonNemico della globalizzazione e della deriva socio culturale della società americana, che ha visto le minoranze conquistare spazi a scapito dei bianchi, Bannon si è convinto che stia nascendo e crescendo «un movimento globale anti establishment contro la classe politica»,  che non è solo americano, ma occidentale, tant’è che riconosce un legame molto profondo anche con i partiti europei che stanno guidando l’avanzata nazional-populista. La presenza di Nigel Farage, leader del partito anti europeo britannico Ukip, tra i primi a incontrare Trump dopo l’elezione, è un significativo segnale. In questo si distingue da quei gruppi neonazisti o Ku Klux Klan, che rappresentano solo iconografie fascisteggianti, e dimostra interesse pragmatico e affaristico.

Infatti più che un ideologo, Bannon è uno stratega, disposto a sottoporre l’ideologia alla funzionalità degli affari politici, e naturalmente è stato abilissimo nel demolire la Clinton e nell’avvicinare un pubblico nuovo, che tendenzialmente non votava per Trump. Lui stesso rifiuta l’accusa di xenofobia e si definisce piuttosto un nazionalista economico. Sostanzialmente Bannon ha moltiplicato i clickbait del suo sito d’informazione, proponendo un valido dibattito e confronto per gli alt-right, gli appartenenti a un pensiero di destra alternativa al Grand Old Party (GOP) dei repubblicani tradizionali.

bannon ledeL’idea di fondo di Breitbart è quella per cui non occorra usare le bufale ma scovare le verità politiche e poi confezionarle in un pacco bomba ad alta intensità esplosiva. Spregiudicati e sfrontati, i redattori di Breitbart impacchettano anche dossieraggi ad personas, come nella  vicenda Weiner, quando, venuti a conoscenza che l’ex marito di Huma Abedin e allora rappresentante di New York in Congresso, faceva  sexting a casaccio, hanno atteso che si smarcasse nel momento in cui mandava un tweet pubblico ad una ragazza … e poi lo hanno distrutto sulle pagine del web.

Bannon stesso ha fondato un centro studi specializzato, il Goverment accountability institute, con il quale produce materiale esplosivo da passare ai giornali. Così nasce Clinton Cash, il libro di Peter Schweizer che denuncia gli intrecci affaristico mafiosi della Clinton Foundation, poi il libro è diventato un video e una graphic novel,  ripreso persino dall’avversario politico New York Times.

Una campagna scandalistica geniale, orchestrata a più riprese e concentratasi negli ultimi mesi della battaglia presidenziale, cui si sono aggiunte proprio nell’ultima settimana, le denunce dell’FBI, poi ritrattate, che hanno definitivamente demolito la Clinton.

(Il presidente Donald Trump nomina Reince Priebus a capo dello staff della Casa Bianca e Steven Bannon come consigliere stratega)

Ora tocca a Trump governare, e le prime mosse in campo economico, promettono bene, almeno per noi europei: il rifiuto dei trattati di libero scambio TPP e TTIP (già moribondo per il Brexit) rappresenta un primo passo verso un cambiamento radicale delle politiche economiche attuali e rimette l’interesse economico nazionale al centro dell’agenda. Trump lo dice chiaramente: “Negozieremo equi accordi commerciali bilaterali che portano posti di lavoro per ricostruire l’industria sulle coste americane».

L’intento è quello di creare le condizioni per far rinascere il tessuto industriale negli Stati Uniti, perché trattati come il TPP  (Asia e America Latina) ed anche il TTIP (Europa) producono effetti devastanti per il piano industriale nazionale e favoriscono l’esportazione di posti di lavoro e di know-how all’estero, con tutte le conseguenze sociali del caso.

Però individuare con accuratezza quali saranno le scelte future di Donald Trump non è facilissimo, sia per la realtà degli equilibri in gioco e degli interessi con cui ci si dovrà confrontare, sia per ragioni opportunistiche, perché in alcuni campi il presidente Usa ha poteri limitati e molte delle decisioni devono passare per il Congresso, che pur essendo a maggioranza repubblicana, su alcune questioni ha delle idee differenti da quelle di Trump.

Egli ha anche dichiarato che cancellerà o chiederà forti cambiamenti al Nafta, il patto commerciale con il Messico e il Canada. Poi ha promesso di mettere dazi all’importazione dei prodotti messicani sino al livello del 35% e di quelli cinesi sino al 45%, ma la Cina potrebbe comunque rivalersi verso numerosi produttori americani quali le case dell’auto (Boeing) e della componentistica, potrebbe inoltre bloccare l’esportazione di alcune materie prime strategiche, nonché annullare l’acquisto di titoli di stato pubblici statunitensi.

bannon-businessweek-cover-bloombergSulle tasse Trump ha promesso drastici tagli delle aliquote sui profitti di impresa, dal massimo del 35%,  al 15% per tutti (Flat Tax). Per quanto riguarda gli utili conseguiti all’estero, sino ad oggi tassati con la stessa aliquota di quelli interni, al momento del rimpatrio verrebbero  tassati soltanto al 10%, dunque circa 2500 miliardi di dollari di profitti arretrati, parcheggiati nei vari paradisi fiscali, segnerebbero un rimpatrio di denaro molto rilevante (Bonus Fiscale).

Ma soprattutto le politiche energetiche ed ecologiche di Trump hanno spaventato il mainstream, per le sue dichiarazioni circa i cambiamenti climatici, che sarebbero «una favola messa in giro dai cinesi per danneggiare le imprese americane». Quindi sembra voler rimettere al lavoro i minatori del carbone e gli operai siderurgici, oppure far ripartire l’oleodotto Keystone che Obama aveva bloccato e favorire l’estrazione del petrolio da scisto, anche se sono arrivate le prime caute smentite da parte dello stesso presidente «disponibile ad un’intesa su clima e accordo di Parigi».

Grave sarebbe il caso di Keystone, perché la battaglia per la sua chiusura è stata vinta da numerose manifestazioni provenienti dalle comunità indigene del Canada, dai contadini del Nebraska, dai ranchers del South Dakota, dagli attivisti di New York … e alla fine Keystone è diventato un simbolo: attivisti e ambiente contro petrolieri e politici.

Un’altra novità è quella della riforma di Wall Street, che vorrebbe annullare o emendare fortemente il Dodd-Frank Act, oppure reintrodurre la Glass-Steagall Act, separazione tra banche commerciali e banche di investimento.

Infatti, con la riforma del Dodd-Frank Act del 2010, Obama non era riuscito a convincere agenzie come la Federal Reserve, perché ogni tentativo di riforma era stato riequilibrato dalla moltitudine tenace dei lobbisti della finanza che si erano opposti spesso con successo, perché finanziati da un’industria con interessi nevralgici e col filo diretto con media, controllori e legislatori.

trump-towerIl Dodd-Frank Reform Act avrebbe potuto contribuire ad evitare un’altra crisi, perché frenava la formazione di gruppi bancari giganteschi,  regolamentava l’uso dei derivati complessi, cercava di reprimere la pratica della finanza casinò, e poi istituiva nuovi organismi di controllo e di tutela per i consumatori.

Però Janet Yellen ora sembra disapprovare la prospettiva di abrogazione della riforma, perché aveva «molti aspetti positivi» e non sarebbe opportuno «portare indietro le lancette della regolamentazione finanziaria», dice la presidente della Federal Reserve durante l’audizione davanti alla Commissione economica del Congresso. Al contrario il neopresidente ha più volte criticato la riforma e accusata Janet Yellen di essere politicizzata, auspicando anche eventuali sue dimissioni, smentite però immediatamente dalla colomba artigliata della FED.

La promessa di ripristinare il Glass-Steagall Act, con la separazione del prestito tradizionale dall’investment banking, invece è ancora in fieri, ma comunque un’ottima scelta.  La legge era entrata a far parte del pacchetto di riforme promosse dal presidente Roosvelt nel 1933, per risollevare l’economia americana dopo la Grande Depressione del ’29, e l’obiettivo primario era l’eliminazione di possibili conflitti d’interesse e del rischio di choc finanziari provocati dalla speculazione.

Per Trump la bassa crescita dell’economia statunitense è il vero nemico, per questo il suo progetto economico punta alla massiccia abrogazione di quella che lui definisce una regolamentazione anti-crescita,  preferendo decisamente un moderno framework regolatorio.

breitbart-antimmigrazioneInsomma The Donald promette cambiamenti drastici nel corso del suo mandato, ed il suo grido di battaglia di voler fare un’ “America Great Again” sembra evocare le epiche espansioni economiche americane dei secoli passati.

Egli dice di voler invertire il processo di delocalizzazione di posti di lavoro americani, di voler far rivivere l’industria manifatturiera, di voler riformulare i termini del commercio internazionale, di voler innescare a tutti i costi la crescita, ma una crescita che sembra decisamente nuova rispetto a quella precedente, ed assomiglia molto di più alla decrescita felice, che Serge Latouche ha descritto nel suo Breve trattato sulla decrescita serena.

Infatti la critica al capitalismo di Latouche merita di essere compresa e contestualizzata, perché non è la solita critica vetero-marxista, ma qualcosa di decisamente diverso, non essendo mossa da elementi ideologici o di rivendicazioni classiste, quanto piuttosto da evidenze socioeconomiche molto realistiche. La crescita illimitata sarebbe dunque un’utopia, e a questo proposito Latouche fa un esempio estremamente convincente: “Con un aumento del PIL pro capite del 3,5 per cento annuo (che corrisponde alla media francese tra il 1949 e il 1959), si ha un fattore di moltiplicazione 31 in un secolo e di 961 in due secoli! E con un tasso di crescita del 10 per cento, che è quello attuale della Cina, si ottiene un fattore di moltiplicazione 736! A un tasso di crescita del 3 per cento, si moltiplica il PIL di venti volte in un secolo, di 400 in due secoli, di 8000 in tre secoli”.

La decrescita non equivarrebbe però ad una minor produzione, sia per le merci che per i servizi, ma proporrebbe un taglio selettivo del PIL, mentre la recessione è invece una discesa rovinosa ed anche una  distruzione sistematica di quei parametri che sono indispensabili al mantenimento di un buon tenore di vita.

Al che subentra il concetto di località, perché nella visione della decrescita le comunità rivendicherebbero  la loro autonomia, quindi sarebbe favorita la produzione interna e invece sarebbero limitate le importazioni. La visione di Latouche è certo estremizzata, ma non impedisce una revisione adattabile alla realtà economica occidentale, segnata da una crisi sistemica senza precedenti, minacciata inesorabilmente dalle sfide della globalizzazione e del liberoscambismo.

Anche la questione delle rinnovabili assumerebbe un’importanza essenziale, perché sarebbero le uniche fonti energetiche inesauribili ed in grado di rendere autonomo anche un Paese che non possiede giacimenti di carbone, di gas, ecc. … quindi di conseguenza diventerebbe fondamentale anche l’utilizzo del riciclo, nell’ottica ecologica dell’assenza  di sprechi.

rust-beltCosì come dice il teorico dell’eurasiatismo Alexander Dugin in una intervista «Dopo la Brexit, Donald Trump. Il mondo unipolare voluto dalle lobbies di potere mondialista sta crollando, i popoli si stanno ribellando alla dittatura globalista e il centro della civilizzazione occidentale situato negli Usa dopo la Seconda Guerra Mondiale è finito. Prepariamoci ad assistere a nuovi scenari nei prossimi mesi e ad una nuova politica, finalmente espressione dei popoli e non delle elites mondialiste e materialiste».

E ancora  «La Brexit è stato il primo, formidabile colpo assestato alle élites dominanti mondialiste – spiega Dugin – un’Inghilterra che non fa più parte dell’Unione europea significa che un’unione continentale basata solo sull’asse franco-tedesco non ha più senso di esistere. Sono state proprio le élites globaliste, con i loro interventi e le loro imposizioni, a rendere possibile la Brexit e questo significa che domani anche la Francia, la Germania, l’Italia potranno uscire dall’Ue».

Però Dugin non crede possibile un ritorno all’Europa degli stati nazionali, sull’esempio del sistema nato dopo il trattato di Westfalia. «Sono convinto che assisteremo a forti convulsioni politiche interne al continente europeo – sottolinea lo studioso russo – anche perché adesso negli Usa è arrivato un uomo che l’establishment, trasversale ai due partiti americani (democratici e repubblicani), non sopporta e di cui lui non fa parte. L’America che ha imposto il suo modello globale sull’Europa dal 1945 ad oggi è cambiata con la vittoria di Trump e i poteri globalisti hanno scelto di puntare sull’Ue e soprattutto sulla Germania di Angela Merkel per resistere a questo forte vento di cambiamento storico. Cercheranno di resistere utilizzando i loro riferimenti politici storici come la Merkel, Hollande e la sinistra in Francia, Renzi e la sinistra in Italia e infatti pochi giorni fa Obama ha fatto il suo tour in Europa per dire loro: resistete, resistiamo».

L’analisi di Alexander Dugin sembra forse troppo ottimistica, ma non c’è dubbio che l’elezione di Trump rappresenti un cambio di prospettiva del capitalismo contemporaneo ed apra scenari imprevedibili, tanto che sembra quasi un paradosso storico quello che invece propone l’ultima provocazione americana vincente, nazionalisti contro globalizzati, da cui soprattutto l’Europa potrà trarre grande giovamento.

Mentre il segugio infernale di Breitbart News ha fatto la differenza …

 

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

24.11.2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

31 Commenti
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Cataldo
Cataldo
24 Novembre 2016 11:04

Oltre ad essere molto ottimista, Dugin è molto sopravvalutato, intanto quando dice che Trump non è parte dell’estabilshment americano è completamente fuoristrada, cosi come la visione della Brexit è strabica.

PietroGE
PietroGE (@pietroge)
Utente CDC
24 Novembre 2016 11:42

Avremmo bisogno anche noi di un sito come Breitbart News invece abbiamo Formigli e Gad Lerner. L’articolo, che trovo molto ben fatto, evidenzia l’importanza di avere una contro informazione ai media di regime che, nel caso della campagna presidenziale americana, hanno veramente toccato il fondo.
«dio, patria, identità, lavoro e famiglia»? Dico solo : finalmente.
Quanto alla analisi di Dugin, condivido il fatto che, per l’Europa, un ritorno al nazionalismo ottocentesco è, più che improbabile, impossibile, e che la prospettiva più realistica è quella di una confederazione di stati indipendenti con una politica commerciale e di difesa comune, anche se quest’ultima mi sembra di difficile realizzazione. Aggiungo solo :
-Il secolo del dominio americano iniziato nel dopoguerra volge al termine.
-La Merkel è il classico gigante dai piedi d’argilla. Persino i giornali da sempre schierati con la CDU hanno storto il naso di fronte alla notizia di una sua ricandidatura. È il classico dinosauro dopo la caduta del meteorite, che in questo caso si chiama Trump.

nota sliemal
nota sliemal
Risposta al commento di  Rosanna
3 Gennaio 2017 21:57

Prima volta che leggo comedonchisciotte da almeno 8 anni. Di passi avanti se ne sono fatti, non mi sarei mai aspettato di leggere un articolo così obbiettivo ma… è qui che ancora sbagliate, non volendo capire che il nazionalismo del futuro, da voi molto condivisibilmente slacciato da dinamiche giustamente definite ottocentesche, ha carattere RAZZIALE e non civico. Il Nazionalismo Bianco, nativista (e non integrazionista) è l’unico nazionalismo che attecchirà nei paesi Europei Bianchi e nei loro derivati, e ne detterà le politiche in ogni campo immaginabile.

Rosanna Spadini
Rosanna Spadini
Risposta al commento di  nota sliemal
4 Gennaio 2017 1:05

In questo credo che tu non colga la verità dei fatti, e non credo nemmeno che tu abbia frequentato molto Breitbart News, che si occupa sostanzialmente di diffondere notizie e di sostenere il neopresidente … quindi è molto diverso dal nazionalismo razzista dell’Alt Right, tant’è che lo stesso Trump se ne è dissociato, dimostrando di essere interessato più alle dinamiche economico affaristiche che a quelle razziali …
https://www.splcenter.org/fighting-hate/extremist-files/ideology/alternative-right

nota sliemal
nota sliemal
Risposta al commento di  Rosanna Spadini
4 Gennaio 2017 15:50

Un buco nell’acqua dovuto alla vostra visione economico-materialista che vi impedisce di comprendere i princìpi di fondo che hanno portato Trump alla vittoria e che continueranno a sostenerne le politiche durante la sua presidenza: il risveglio politico degli Americani di origine europea. L’economia è solo una manifestazione contingente di un’idea che si fa strada anche in Europa, cioè paesi Bianchi per Bianchi.

fastidioso
fastidioso (@fastidioso)
Utente CDC
Risposta al commento di  PietroGE
25 Novembre 2016 14:35

lerner ha chiuso i commenti….

Nicolass
Nicolass (@nicolass)
Utente CDC
24 Novembre 2016 11:47

non credo alla bufala del surriscaldamento del pianeta terra di origine antropica e vorrei brevemente spiegare il perché. Se fosse vero che la terra si surriscalda per le emissioni di CO2 legate alle attività umane, come disperatamente cercano di farci credere scienziati e climatologi, allora la priorità dovrebbe essere quella di limitare le emissione di gas serra in atmosfera. Quale sarebbe il miglior modo per raggiungere questo risultato?? Considerato che gli allevamenti animali (bovini, suini, ovini etc) inquinano più di tutti i mezzi di locomozione (aerei, navi, automobili, treni) messi insieme, allora la priorità dovrebbe essere quella di ridurre drasticamente il consumo mondiale di carne, latte e derivati. Sfortunatamente nessuna campagna di sensibilizzazione è mai stata fatta in tal senso, anzi il problema viene largamente ignorato e sottaciuto dai media e dalla stampa di regime. Qualcuno obietterà che non si può certo impedire alla gente di mangiare bistecche o costolette di agnello. Certo che no dico io, ma basterebbe semplicemente evitare di sovvenzionare massicciamente l’industria della carne da parte degli stati e dei governi per fare della carne un prodotto che molti non sarebbero più in grado di permettersi perché il suo costo lieviterebbe a livelli spropositati. Qualcuno storcerà il… Leggi tutto »

Nicolass
Nicolass (@nicolass)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rosanna
24 Novembre 2016 12:02

non lo dico io lo dice la FAO: gli allevamenti intensivi sono responsabili del 20% delle emissioni di CO2, del 65%del protossido di azoto e del 44% di tutto il metano rilasciato in atmosfera. Molto più delle emissioni di CO2 di tutti i mezzi di trasporto messi insieme. Il problema è che si stima che il consumo di carne raddoppierà nel 2050 e questa è una vera bomba ecologica che nessuno di pone il problema di disinnescare.

Nicolass
Nicolass (@nicolass)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rosanna
24 Novembre 2016 12:40

Rosanna questo potrebbe essere interessante per te
https://www.youtube.com/watch?v=7p0Vs_4VDsY&t=292s

Cincinnato
Cincinnato (@cincinnato)
Utente CDC
Risposta al commento di  Nicolass
24 Novembre 2016 12:38

Ma ci credi o no? Guarda che gli allevamenti di animali sono dal neolitico un’attività umana! Se “la bufala è il surriscaldamento del pianeta terra di origine antropica” allora mangiamoci queste bistecche sensa sensi di colpa! O no?

Nicolass
Nicolass (@nicolass)
Utente CDC
Risposta al commento di  Cincinnato
24 Novembre 2016 12:54

il surriscaldamento del pianeta è reale ma la causa non è legata alle attività umane, ma bensì all’attività del sole. Il pianeta ha sempre attraversato dei periodi più freddi alternati a periodi più caldi nelle varie ere geologiche. Attualmente siamo semplicemente in una fase più calda che tra l’altro secondo alcuni scienziati starebbe per finire e tutto l’allarmismo che ci gira intorno è del tutto ingiustificato e insensato. Qualcuno ha pensato di cavalcare questa cosa per oscure finalità geo politiche, ma la prova che è tutta una montatura è proprio quella che nessuno si pone realmente il problema di arginare la principale causa di emissione di CO2 in atmosfera che sono gli allevamenti intensivi di animali che si reggono in gran parte sulle sovvenzioni statali dei governi. Da una parte ci martellano con l’allarmismo del surriscaldamento del pianeta causato dalle emissioni di CO2 di origine antropica, ma dall’altro sovvenzionano pesantemente l’industria della carne che è la principale causa del problema. Mi dispiace deluderti ma gli attuali allevamenti intensivi di animali non hanno nulla a che fare con la pastorizia del neolitico.. il fenomeno ha raggiunte proporzioni inimmaginabili tanto da mettere a rischio la sopravvivenza del pianeta e questo non ha… Leggi tutto »

Cincinnato
Cincinnato (@cincinnato)
Utente CDC
Risposta al commento di  Nicolass
24 Novembre 2016 16:17

Ognuno può essere tranquillamente in contraddizione con se stesso, ma tu esageri. Se è colpa del sole non c’entrano niente gli allevamenti intensivi. Se gli allevamenti intensivi mettono a rischio la sopravvivenza del pianeta allora il sole è una stella innocente. Per quanto riguarda le ere geologiche appunto di era si tratta necessitano di centinaia e migliaia di anni per avvertire i cambiamenti di temperatura. Qui la situazione è diversa e maledettamente veloce. Il fatto che non a caso si parla di antropocentrica per definire il nostro tempo. Comunque sono d’accordo con te sugli allevamenti intensivi anche se ogni tanto una bistecca me la faccio!

Nicolass
Nicolass (@nicolass)
Utente CDC
Risposta al commento di  Cincinnato
24 Novembre 2016 20:31

forse non hai centrato il mio ragionamento .. io non ho detto che gli allevamenti intensivi non immettono CO2 in atmosfera, lo fanno eccome. Lo fanno pure più di tutti i mezzi di trasporto messi insieme (tram, auto, treni, navi etc.). Non è questo il punto. Il punto è che coloro che fanno allarmismo circa il pericolo del surriscaldamento del pianeta sono in malafede nel momento stesso che rifiutano di considerare gli allevamenti intensivi come la principale causa di rilascio di CO2 in atmosfera. Se davvero la CO2 rilasciata in atmosfera fosse la principale causa del surriscaldamento del pianeta dovrebbero semplice dire: ok fermi tutti l’industria della carne è la principale responsabile dell’aumento della temperatura del pianeta per cui bisogna smettere di sovvenzionare i produttori di carne e latte per determinare un aumento dei prezzi che farebbe calare la domanda. Non ho letto questa cosa da nessuna parte, nessun ente governativo, nessuno stato e nessuno scienziato preoccupato della febbre del pianeta si è alzato una mattina dicendo che bisogna spiegare alla gente che deve consumare meno carne e lattici. Questo semplice ragionamento mi ha portato a credere che l’allarmismo legato alle emissioni di Co2 in atmosfera sia ingiustificato per non… Leggi tutto »

Cincinnato
Cincinnato (@cincinnato)
Utente CDC
Risposta al commento di  Nicolass
24 Novembre 2016 23:50

Dalle mie parti c’è un detto che uso per chiudere questa interessante discussione: dove vai? son cipolle; cosa porti? vado a Pisa.

Nicolass
Nicolass (@nicolass)
Utente CDC
Risposta al commento di  Cincinnato
25 Novembre 2016 0:32

una volta o l’altra ti farò uno schemino così forse ci arrivi… essere duri di comprendonio non è una colpa ma è sicuramente una iattura

fastidioso
fastidioso (@fastidioso)
Utente CDC
Risposta al commento di  Nicolass
25 Novembre 2016 14:42

“gli allevamenti animali (bovini, suini, ovini etc) inquinano più di
tutti i mezzi di locomozione (aerei, navi, automobili, treni) messi
insieme,”

Ho letto che la situazione precedente lo sterminio di milioni di bisonti ed altri animali dell’america del sud dovrebbe smentire la storia dell’inquinamento da deiezioni di questi animali

Tonguessy
Tonguessy (@tonguessy)
Redazione CDC
24 Novembre 2016 12:29

Trump “dice di voler invertire il processo di delocalizzazione di posti di lavoro americani, di voler far rivivere l’industria manifatturiera”. Bisogna vedere se il capitale glielo consente. La crisi postmoderna è esattamente questa: da un lato il capitale si è sviluppato sfruttando la speculazione finanziaria, dall’altro canto ha sviluppato un crescente disagio sociale perchè tale arricchimento è stato finanziato dai popoli (welfare adieu..). Trump (come la Le Pen) si sta assumendo il compito di sistemare le cose, in modo da farle andare comunque bene. Cerchiobottismo, avrebbe detto qualcuno. Ma se “la cultura dominante è la cultura della classe dominante”, allora neanche Trump si salva, dato che fa indubbiamente parte della classe dominante. Quindi si assiste ancora ad una lotta ai vertici, dove una parte (la City, Wall Street) vuole continuare per la strada tracciata, mentre altri si sono resi conto dei rischi connessi e tentano una deviazione (sempre in ottica di mantenimento del capitale come sommo valore). Si tratta di capire se è lotta vera oppure, come nel caso Trump-Clinton, di farsa. Se il valore dello scontro Trump-Clinton viene azzerato a causa del loro asservimento totale al sistema, allora si può affermare che anche questa lotta è in realtà un’opera… Leggi tutto »

Stodler
Stodler (@stodler)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rosanna
24 Novembre 2016 22:34

Credo che Trump sia un sintomo della crisi, quindi anche se lui non riesce a combinare niente o a peggiorare le cose, gli stessi elementi che hanno favorito la sua elezione si ripresenteranno anche più forte fra 2 anni le elezioni di medio termine e fra 4 per le presidenziali, siamo solo all’inizio di un percorso di uscita dagli ultimi 40 anni di neoliberismo. Di certo non si può pensare di uscirne indenni e subito. Se poi ci mettiamo anche la rivoluzione che i robot apporteranno al lavoro nel futuro prossimo… ci sarà da ballare e molto anche.

Mylan Key
Mylan Key (@hylly)
Utente CDC
24 Novembre 2016 21:25

Dividi e impera. Le strategie del capitalismo, disarmano stati e li conquistano per altre vie. Le produzioni sono intasate , il potere d’ acquisto abbassato, e si cresce o si domina, prendendo . E’ questa la politica che paga. Con le armi e la Russia , non piu’ fruttuose ma dispendiose e fallimentari a conquista , si punta a commercio e finanza POLITICA. Il mitico sistema mondiale a moneta unica e via discorrendo , al di la’ dei dettagli, non e’ da escludere. Pace a forza con unioni di interesse , ma sempre con il coltello dietro la schiena, nelle vicende scottanti a giro per il mondo . Dopo tutto, fra pace e conquista mondiale legami economici e produttivi con finanza che comanda, e guerre, sono sempre andati a braccetto. Fatto sta’, che io credo , che mentre i fuochi sotto rimangono accesi e pronti a divampare, tutte le potenze del mondo si immischieranno in un’ unico pasticcio, dove il piu’ astuto aprira’ la botola, e cadranno dentro i piu’ forti . E se non bastasse, il sistema si spostera’ sui vincitori, a modo che, non ci sara’ respiro e possibilita’ per nessuno. Sara’ allora che vedremo questo movimento di… Leggi tutto »

Mylan Key
Mylan Key (@hylly)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rosanna
25 Novembre 2016 11:12

Economist parla direttamente. 1) La riforma da’ potere ai mediatori globalisti del bebito ITALIA , che servendo il globalismo, si ritagliano una fetta di spartizione come potere, tramite il referendum SI . Dicevo che nei trattati Europei e di Lisbona, siamo totalmente LORO , ma manca la firma del popolo Italiano, perche’ ha eletto dei partiti che ostacolano l’ andamento liscio pareggio di bilancio esattori diretti IT . Vincendo il si il popolo italiano, non ha piu’ nessuna scusa . Ecco perche’ la riforma e la situazione politica e’ aggrovigliata . Si da’ per certo il NO, ma mai dire mai a sistema conteggio controllo e a risultato vero . Anche in Europa si pensava di mandare il Movimento con tanto di programma, ma gli Italiani hanno Votato PD . Le elezioni Italiane hanno calpestato I 5S coalizzandosi tutti a maggioranza e svendendosi . Il NO porterebbe ad elezioni, ma se Napolitano ha calpestato pure quelle, e con decisione Mattarella_Napolitano 2 e Europa ( oggi KAUSER contro la Russia ) , l’ ECONOMIST, chiama come soluzione ESATTORI ITALIANI O EUROPEI DIRETTI . Questo e’ l ‘ unico obiettivo che funziona e che imporranno che funzioni. 2.300 miliardi di potere totale… Leggi tutto »

Mylan Key
Mylan Key (@hylly)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rosanna
25 Novembre 2016 15:09

Ok, ma non paragonarmi Grillo con Trump. Con Berlusconi di certo, ha un impero da far fruttare facendo fruttare pure l’ america e lobby varie da armonizzare, perche’ li perdono o vincono tutti . Tranne i mazziati isis.

Grillo non ha bisogno di milioni li ha di suo e non ha velleita in merito. Se urla e’ un urlo dovuto . Se parla male parla ancora bene. Se non riesce a far filare diritto un movimento per ora, e’ perche’ non puo’ essere un tutto fare, anche se potrebbe fare meglio. E potrebbero essere piu’ precisi e chiari, facendo come diceva un certo Pomicino in tv, avere uno statuto piu’preciso, come movimento e non come partito.

Mylan Key
Mylan Key (@hylly)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rosanna
25 Novembre 2016 20:13

E nella confusione caotica, anche Trump ha a che fare con debiti, sospesi fiscali mediati e contestabili via politica favoritismi, azioni giudiziarie, ecc ecc. Se salva lui salva l ‘ America sia come economia che come consenso a non procedere come la clemenza verso la Clinton e sia discorrendo . Fatto sta’ , che, non puo’ rinnegare la struttura Americana, sebbene se ne dica criminale, la puo’ solo migliorare e sotto altri colori. ma deve ottenere risultati migliori sui stessi passi . Non ci sono alternative .

Su pandora ultimo video ho fatto uno scritto alla S Boldrini. Facci un articolo, che merita. E non risparmiarti .