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Di Maio Conte e Salvini

Quando l’élite inventa “il popolo contro l’èlite”

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Dalla Brexit alla nascita dei gilets jaunes in Francia, passando per l’elezione di Trump e la nascita del governo pentaleghista, il dibattito pubblico è dominato dal tema “il popolo contro l’élite”: gli stessi media avvalorano la tesi di una ribellione “nazional-popolare” contro le élite trans-nazionali ed il loro sistema socio-economico, ormai insostenibile per l’elettore medio. Assodato che la storia è scritta delle élite, i leader populisti rappresentano una “nuova élite” contro la precedente? Sono “il meglio” del popolo che sfida il vecchio ordine? No, semplicemente l’élite angloamericana ha “inventato” una ribellione del popolo contro se stessa e ne ha scelto persino i capi: la funzione dei “populisti” è quella di demolire un sistema internazionale che non fa più gli interessi di chi l’ha costruito.

E crearono i populisti a loro immagine

Correva l’ottobre 2016: la Brexit era già cosa fatta e, di lì a poco, Donald Trump avrebbe conquistato la Casa Bianca. Uscimmo allora con un articolo dal sintomatico titolo “Populismo: quando l’oligarchia perde il controllo della democrazia”, dove anticipavamo di circa uno o due anni un tema che avrebbe poi dominato il tema politico successivo : “la rivolta del popolo contro l’élite”. Allora eravamo giovani ed inesperti e commentavamo le ombre sul muro della caverna: ricorrevamo a valide argomentazioni e brillanti spunti, ma commentavamo pur sempre ombre. A distanza di due anni, è tempo di tornare sull’argomento e correggere gli errori, tanto più che il dibattito “popolo contro élite” domina ancora la scena e sembra ingannare la maggior parte dell’opinione pubblica.

Partiamo dai concetti validi del nostro precedente articolo: qualsiasi forma di governo (monarchico, oligarchico, democratico) si basa su un’élite e, di conseguenza, lo scontro tra diversi Stati non è nient’altro che uno scontro tra élite diverse. L’élite esprime una linea politica di medio-lungo termine, sceglie il modello di sviluppo economico, stabilisce persino ciò che è buono e bello. Il popolo si può definire come uno “strumento al servizio dell’élite”, che teoricamente avrebbe interesse al benessere delle masse non soltanto per “usarle” nello scontro contro le altre élite, ma anche per conservare il potere. Nulla vieta, infatti, che in seno al popolo si formi “una nuova élite” che, sfruttando le debolezze della precedente, si lanci alla conquista del potere: illuminanti, a questo proposito sono “avanguardie del proletariato” di leninista memoria.

Posto che la storia la storia è fatta dall’élite, possiamo quindi smontare (come peraltro avevamo già iniziato a fare nel 2016) la teoria del “popolo contro l’élite”: il popolo segue, l’élite avanza. La domanda successiva è: i populisti rappresentano una nuova élite, in netta opposizione a quella precedente? Si può parlare di uno scontro tra élite? I brexiters, Trump, i pentaleghisti ed i gilets jaunes sono le nuove “avanguardie del popolo”? Beh, se così fosse, se rappresentassero davvero una nuova élite, dovremmo osservare un qualche cambiamento nel loro approccio in politica estera: lungi dal fare l’interesse del popolo, le “nuove élite” sembrerebbero portare avanti la stessa politica di potenza di quelle precedenti: opposizione alla Cina, contenimento della Russia, sfida alla Germania. Tra “l’Occidente” e gli “sfidanti” non si registra nessun cambiamento, lasciando pensare che i rappresentati del popolo siano soltanto un camuffamento della vecchia élite.

È davvero così? E, se la riposta è affermativa, perché l’élite ha dovuto camuffarsi, creando la falsa (poiché priva di qualsiasi fondamento storico) dialettica del “popolo contro l’élite”?

Una risposta avventata ed errata sarebbe quella affermare che l’élite ha concesso al popolo quel minimo di cambiamento necessario per tenerlo sotto controllo: dopo anni di impoverimento della classe media e di politicamente corretto, era necessario “raddrizzare” un po’ la rotta per evitare di schiantarsi contro gli scogli del malessere popolare. Niente di più errato: purtroppo i mezzi di manipolazione/repressione sono tali che l’élite avrebbe potuto proseguire indisturbata le proprie politiche. E allora perché inventare i populisti e la “guerra all’élite”? La riposta è: perché all’élite serviva distruggere l’attuale ordinamento internazionale, che non rispecchia più i suoi interessi. Ne è derivata la creazione della dialettica “popolo contro élite”, per radere al suolo ciò che la stessa élite aveva edificato negli ultimi settant’anni. I brexiters, Trump, i pentaleghisti ed i gilets jaunes sono strumenti dell’élite per archiviare “il Nuovo Ordine Mondiale” consolidatosi dopo il collasso dell’URSS nel 1991.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica, l’oligarchia atlantica instaurò un sistema socio-economico, basato sulla libertà di spostamento di persone, merci e capitali, che, ideato per avvantaggiare in primis Londra e Washington, ha finito col beneficiare soprattutto Cina (tramite l’export di prodotti finiti), Germania (sempre tramite l’export di prodotti finiti) e Russia (tramite l’export di materie prime). L’élite atlantica era, in sostanza, “il garante” di un sistema internazionale dove gli altri prosperavano: il progressivo assottigliamento del vantaggio degli angloamericani sui contendenti, ha indotto l’élite atlantica a staccare la spina all’ordinamento costruito negli ultimi decenni. UE, NATO, libero scambio, organismi sovranazionali: niente si salva dalla furia distruttrice dell’élite atlantica che, per il lavoro di demolizione, si serve dei “populisti”.

La rivolta del “popolo contro l’élite” è così, in Europa, soprattutto anti-tedesca: la Brexit, il governo pentaleghista ed i gilets jaunes mirano alla distruzione dell’Unione Europea, considerata un “moltiplicatore” della potenza tedesca. La “rivolta dal “popolo contro l’élite” è, negli USA, soprattutto anti-cinese: la guerra dei dazi imposta da Trump punta all’indebolimento dell’economia cinese, nella speranza che il Dragone entri in recessione. In nessun luogo, infine, il “popolo contro l’élite” si è tramutato in apertura alla Russia, prolungando l’accerchiamento economico-militare iniziato durante l’amministrazione Obama. Anzi, sembra che il “populista” Trump abbia deciso di aumentare la pressione sul colosso euroasiatico ritirando gli USA dal trattato sui missili nucleari tattici del 1987.

Se il confronto tra le potenze marittime e quelle continentali dovesse acuirsi, nulla impedisce che l’oligarchia atlantica trasformi gli attuali populismi in fascismi/nazionalismi che, oggi come negli anni ‘30, si definirebbero come antagonisti dell’élite pluto-guidaico-massonica.

Chiudiamo con una breve parentesi sull’Italia, l’unico grande Paese europeo storicamente carente di un’élite degna di questo nome. I piemontesi smisero di costituire l’ossatura dello Stato con la fine del periodo liberale; il fascismo affiancò ai (modesti) capitani d’industria del Nord Italia una struttura amministrativa basata sull’IRI; dal matrimonio partecipate statali-Democrazia Cristiana uscì l’ultima élite italiana, poi spazzata via da Tangentopoli. L’Italia è senza classe dirigente da circa 30 anni, tanto che la FIAT ha potuto trasferire nel 2014 sede fiscale e operativa all’estero senza sollevare nessuna protesta: impensabile per qualsiasi Paese europeo dotato di un’élite nazionale. Fa quindi ridere che in Italia proliferi il dibattito “popolo contro l’élite”: in Italia c’è solo popolo, amministrato a piacimento da un’élite che sta oltre Oceano.

Federico Dezzani

Fonte:http://federicodezzani.altervista.org

Link: http://federicodezzani.altervista.org/quando-lelite-inventa-il-popolo-contro-lelite/

11.02.2019

Pubblicato da Francesco Mazzuoli

4 Commenti

  1. Comincio ad essere stanco delle tautologie di Dezzani: “Posto che la storia la storia è fatta dall’élite…”è il suo postulato sempre per lui dimostrato.
    Giusto a titolo di esempio chiederei: che vantaggi aveva la cosiddetta elite a fare in modo che l’Italia bloccasse il riconoscimento del golpista Guaidò come presidente autoeletto del Venezuela?
    In generale è un vecchio discorso di un secolo fa, quando Michels postulava la “ferrea legge dell’oligarchia” e un certo Antonio Gramsci leggeva in carcere queste sue mirabolanti affermazioni e restava perplesso.
    Già da parecchio tempo mi sembra di notare che la teoria gramsciana del principe come partito politico, l’egemonia raggiunta tramite la cultura, sono concetti del tutto estranei agli elitisti. Anche quando hanno letto Gramsci sono riusciti a ritrovare solo ciò che volevano vedere (una elite mimetizzata, credo). Preferivo gli antichi greci, i quali sapevano che gli dei accecano coloro che sono destinati alla perdizione.

  2. Boh, non mi sembra che le elite siano cosi’ timide nella loro opposizione all’espansione economica di Cina o Germania da dover nascondere la mano che ha tirato il sasso dietro il populista di turno.

  3. Una tesi, quella di Dezzani, che, secondo me, non sta in piedi. La nuova leadeship populista cooptata dalla vecchia per cambiare il NWO? E l’opposizione a Trump da parte di tutto il deep state americano, della lobby ebraica con i mezzi di comunicazione di massa e parte del proprio partito politico sarebbero una farsa? E sarebbe una farsa il tentativo di criminalizzare l’opposizione di destra (AfD) in Germania, o di combattere con tutti i mezzi la Le Pen in Francia, Wilders in Olanda, Orban in Ungheria ecc. ecc.? E il tentativo di far fuori Salvini tramite Magistratura democratica? Anche questo una farsa? No, non ci siamo proprio.
    Le élite populiste sono nate da problemi reali sentiti dalla popolazione e in particolare dal suo strato più numeroso e decisivo : la classe media e medio bassa. La globalizzazione e l’immigrazione di massa, queste si sostenute dalle élite, hanno provocato l’impoverimento massiccio della classe media. Inoltre, in Europa, l’inizio di una crisi di rigetto degli immigrati ha catapultato partitini che facevano qualche percento alle elezioni al ruolo di partiti di massa. Che cosa vogliono i Gilet Gialli, i sostenitori del governo 5S-Lega in Italia, di Trump della Le Pen ecc.? La protezione del loro lavoro e del loro potere d’acquisto e la fine dell’immigrazione. Della politica estera che non incide su questi due problemi se ne fregano.

  4. Alcune precisazioni, la democrazia e l’ordinamento giuridico degli stati non parla di “governo delle elité”, il fatto che esistano delle élite che fanno e operano politiche sociali come per esempio decidere trend di mercato, finanziare think tank che decidano trend sociali, istruzione e alla bisogna decidano sostituzione etnica e/o il genocidio dei popoli attraverso l’infiltrazione dei sistemi democratici, la corruzione a vari livelli, la manipolazione dell’economia non significa che questo sia legittimo anzi ci riporta esattamente ai fasti medievali con però l’enorme potenza che l’accentramento della tecnologia loro concede.
    Tutto questo però avviene derubricando e prevalicando le carte nazionali ed internazionali dei diritti fondamentali, questo dovrebbe essere il nostro riferimento culturale come popolo e la nostra pietra miliare per mantenere un patto sociale dignitoso dal sistema di politica di “rappresentanza”, altrimenti finiamo come sta avvenendo in un tranquillo e silente genocidio contornato da buone e consolanti prospettive.
    La “rappresentanza” è fondamentalmente una cagata di dimensioni colossali ed è irrealizzabile se supera il pugno di individui, nessun può rappresentare qualcun altro dato che ciascuno è diverso, unico e irripetibile, figuriamoci cosa significa rappresentare sessanta milioni di persone se non una ipocrisia psicopatologica. Questa idiozia può funzionare alla meno peggio solo ed esclusivamente nel rispetto totale dei principi dettati dalla costituzione dei diritti fondamentali che come un setaccio fa la cernita di cosa può è non può essere permesso al “rappresentante” ma spesso ciò non avviene causa “elité economica”
    È con questa idiosincrasia colossale che siamo entrati nel tunnel dell’omologazione, del qualunquismo, del radicalismo ideologico destrorso e sinistronzo, della miriade di falsità fondate sui buoni propositi del bene comune, dell’econocentrismo debitorio, consumismo, arrivismo et..etc…
    Tutta questa perversione sociale si manifesta a causa del delirio di onnipotenza delle élite che è considerato qualcosa di normale o di tutto sommato accettabile. In realtà si tratta di una vera e propria sciagura collettiva che sta distruggendo tutto. Cercare come si fa in questo articolo o in molti casi di ricondurre tutto e sempre ad una lotta tra élites stile “partita del pallone” è un disperato tentativo di dare una “ragione” al caos ma una ragione vera a questo punto io penso proprio che non ci sia, siamo ancora quindi ad un devoto credo, non il credo pagano antecedente i monoteismi variegato e per molti versi stimolante e creativo ma un credere nella parte più agiata della società come riflesso condizionato dal disagio sociale, una malattia mentale collettiva.