PERCHE’ LA LETTERATURA FA INCAZZARE

DI GIANLUCA FREDA

comedonchisciotte.org

“Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. […] Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti”.

(Umberto Eco, Fenomenologia di Mike Bongiorno)

Negli Istituti Tecnici, l’evento più drammatico che possa capitare ad un insegnante di italiano all’inizio di un anno scolastico è vedersi assegnato ad una terza superiore. Finché si insegna nel biennio, se si sorvola sulle esuberanze degli allievi appena graziati dalle medie, tutto fila relativamente liscio. Si rifrigge un po’ di analisi logica e del periodo, già salmodiata in tutte le tonalità alle elementari e alle medie, si assegna qualche emozionante temino sulla droga, sulla fame nel mondo o sull’emancipazione-della-donna-nella-moderna-società-occidentale e ci si ritrova in un battibaleno a maggio, con un corpo studentesco equamente suddiviso tra secchioni e citrulli senza speranza, ma serafico e pago.

Qual mormorio soave, si propaga nei cerebri studenteschi l’insana persuasione che l’italiano sia una materia “facile”: che basti analizzare il complemento di termine e la proposizione concessiva in un po’ di balbe frasette, innalzare qualche straziante melopea in puro inchiostro BIC al lavoro minorile dei miserandi negretti dell’Africa© (di quale nazione dell’Africa, esattamente, non si sa: gli allievi tendono a ridurre la specifità geografica a categoria kantiana) per vedere materializzarsi tra le dita, quale sacra Vibhuti, la sufficienza agognata. Dopo di che resta solo matematica da recuperare.

Ma quando si arriva in terza, ove la ministerial barbarie impone lo studio della storia della letteratura, la musica cambia. Luttuosamente, gli allievi realizzano che il dolce far niente è finito. Ora occorre leggere opere di autori veri, non piagnucolose storielline su miserrime femmine musulmane dagli occhi pesti, corredate di queruli arpeggi antologici. Occorre parafrasare Dante, Petrarca, Guinizzelli, Jacopone, analizzarne il lessico, soppesarne la struttura rimica, metrica e strofica, determinare la funzione delle specifiche scelte fonetiche, identificare le figure retoriche e la loro valenza nell’economia complessiva del testo, distinguere ipotassi e paratassi, ipàllagi e anastrofi, comprendere il legame storico e culturale del componimento con la sua epoca, infine collegare le scelte stilistiche e contenutistiche di ogni autore ad altre opere, tentando di ricostruire la collocazione dell’opera stessa nella catena testuale.

Qui cominciano i pianti, gli alti lai, il gemente cordoglio, il compianto de’templi acherontei. Gli alunni diligenti allibiscono, quelli somari ragliano in coro, con fragoroso strepito, la loro indignazione. Torme di genitori in tenuta da guerra o, a fasi alterne, da pellegrinaggio a Pietralcina, giungono a schiere, recando velate minacce o plorazioni accorate. I più cialtroni (o “ribelli”, come li chiamano i cialtroni loro simili) danno il via al boicottaggio delle lezioni, all’assenteismo pianificato, al sabotaggio delle verifiche. I più fessi pensano di cavarsela scopiazzando analisi precotte dall’immancabile telefonino e vengono regolarmente sgamati. E’ la fase in cui è più semplice distinguere i docenti ignoranti e calabrache, che cedono alle pressioni e tornano al piagnucolìo sui burqa e sull’infanzia rubata, dai docenti veri, che dicono: si fa così e punto.

Ma se il terrore degli allievi usi alla nullafacenza è comprensibile, più difficoltoso è capire perché, come recentemente sperimentato proprio su questo sito (qui e qui) anche nei forum telematici la letteratura e i letterati producano effetti assai simili. Finché si cazzeggia in libertà, tra un bicchierino e l’altro, di simboli fallici in Shakespeare, finché si rimestano col ramaiolo, in un’unica broda, Petronio e Catullo, spruzzandoli con fiotti robusti di Caravaggio e Velazquez, fino a ridurli a una pappetta indistinta di simboli grafici senza referente, allora la letteratura e l’arte sono tollerate. Ma nel forum come in classe, l’apparizione inopinata di un’analisi letteraria ponderata, o peggio, di un docente di letteratura non improvvisato, scatenano dapprima la pietrificazione stupefatta, poi lo sconcerto, infine l’ira più ferina tra gli astanti. Come mai accade questo? Perché la letteratura, ove non annacquata dalla blàtera sciolta, fa incazzare così tanta gente? Mi sono dato le seguenti risposte, che ho riunito, per comodità, in decalogo numerato.

1) La letteratura non è per tutti: l’ascesa del proletariato e dei ceti medi, realizzatasi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, aveva portato i ceti popolari a sfruttare la forza acquisita con le lotte per impadronirsi di quelli che, per secoli, erano stati gli odiati vessilli e simboli del nemico: la letteratura, l’arte, la cultura, le scuole, le università. Tutto ciò che era stato visto come segno distintivo della classe borghese, era ora in potere delle masse contadine e operaie. Le quali, tuttavia, non sapendo né maneggiare la letteratura, né innovarla, né tantomeno crearne una propria che fosse presentabile, si sono limitate a giochicchiare con il suo pregevole tessuto, a ridurlo a citazionismo becero, a ricavarne nastrini e volant da indossare sul vestitino della festa per farsi ammirare dagli amici. Ora che la carrozza fatata del proletariato è tornata ad essere una zucca, la fata borghese torna a riprendersi il suo bel vestito. L’insegnante di letteratura è il funzionario incaricato di dire ai ceti popolari che non possono più utilizzare i testi letterari come strofinaccio: o studiano e acquisiscono le alte competenze necessarie a portarli addosso con la dovuta eleganza e il dovuto rispetto, o tornano a indossare i sacconi di tela e gli zoccolacci di sambuco che hanno rimarcato per millenni la loro storia. Non deve stupire, dunque, che tali funzionari siano bersaglio di odio feroce.

2) Un vero testo letterario è un meccanismo complesso: la sua densità semantica, le sue possibilità interpretative, le informazioni in esso contenute, i diversi significati di cui esso è capace di colorarsi attraverso le epoche, la sua capacità di offrire al lettore uno scorcio su visioni della realtà profondamente differenti dalle consuete, i dati che esso ci fornisce sulla realtà storica, sociale, economica, politica, ecc. in cui è stato prodotto, non possono essere colti attraverso una lettura distratta. Si può coglierli solo attraverso un’opera attenta e faticosa di analisi, che non tutti sono in grado di compiere o disposti a compiere. L’occhio allenato dell’insegnante di letteratura distingue agevolmente gli abili all’opera dagli inabili, relegando esplicitamente o implicitamente questi ultimi in una classe intellettiva secondaria. Da ciò nasce, prorompente, la sua fama di negriero e l’odio dei meno dotati nei suoi confronti.

3) La letteratura non ammette superficialità: a causa della sua complessità, il testo letterario deve essere oggetto di un giudizio critico motivato per esteso, nel dettaglio e con estrema precisione e chiarezza. Ciò rende furente il proletariato dei social network, abituato ad esprimere con la mera dicotomia “mi piace” – “non mi piace” la propria prospettiva sull’universo (e senza nemmeno dover scrivere queste poche lettere di proprio pugno). L’esistenza di una sfera dello scibile sottratta al giudizio sommario istantaneo della comare e del pescivendolo e che richieda la trasformazione di questi ultimi in esseri raziocinanti per poter essere pronunciato, rappresenta una limitazione intollerabile di sovranità, alla quale la comare e il pescivendolo reagiscono con vano furore guerriero.

4) Il testo letterario ci pone a confronto con un’alterità spesso radicale: esso ci costringe a dialogare con culture, visioni del mondo, categorie di pensiero, strutture sistemiche, riferimenti etici, completamente diversi dagli attuali. La nostra prospettiva ne risulta profondamente relativizzata: il nostro sistema, i nostri valori, la nostra configurazione sociale, dunque, non rappresentano l’unico mondo possibile. Sono esistiti ed esistono altri mondi e altre prospettive che, per avere un proficuo rapporto col testo, dobbiamo imparare a conoscere. Ogni anno devo spiegare alle mie studentesse che il Boccaccio non dedica il Decameron alle donne perché desideri “emanciparle”; che il concetto di “emancipazione della donna” scaturisce da contingenze produttive e non etiche ed è stato elaborato per ovviare alla carenza di manodopera nelle fabbriche, dopo la rivoluzione industriale. Al contrario, Boccaccio è convinto che le donne stiano benissimo dove sono (relegate nelle loro stanzette a leggere e filare); vuole soprattutto sfruttarle come “target” ideale della nuova letteratura borghese, della quale egli è, se non l’iniziatore, almeno il codificatore. Ciò genera nelle mie allieve perplessità e differenti reazioni: comprensione nelle più intelligenti, indignazione berciante nelle oche mestruate.

5) La letteratura decentralizza: essa ci rivela che non siamo il momento più alto, luminoso e assiomatico dell’evoluzione umana, bensì un momento qualsiasi, i cui connotati etici di riferimento sono legati a contingenze politico-economiche in continuo mutamento. Se prestiamo attenzione, scopriamo che tali connotati hanno più a che fare con la configurazione economica e produttiva del periodo storico in corso che con pulsioni o ideali connaturati all’indole umana. E’ un principio banalissimo per chi ha letto e digerito Marx, ma che coglie spesso di sorpresa il fruitore sonnacchioso dell’informazione giornalistica e televisiva. Costui, se è un tipo sveglio, si rende conto ben presto che valori etici e sociali creduti immutabili vengono in realtà generati e diffusi dai sistemi d’indottrinamento propagandistico che le elite dominanti di ogni epoca storica approntano e gestiscono per i propri scopi; uno legge ad esempio “Germinal” di Zola e inizia a chiedersi perché certe “repubbliche” siano fondate sul lavoro, e perché, per che cosa e per chi si dovrebbe lavorare. Se trova la risposta, l’incazzatura è inevitabile. E’ una fortuna per l’ordine sociale che siano in pochi a porsi domande o anche soltanto a saper leggere. O forse non è una fortuna, ma solo l’ennesimo progetto ben attuato.

6) La letteratura è memento dell’impermanenza: prima che ci pensasse la stessa geopolitica, sarebbe bastato un qualsiasi testo letterario a ridicolizzare l’illusione di “fine della storia” propugnata da Francis Fukuyama. Leggendo un testo, scopriamo che non solo l’uomo e le sue strutture materiali, ma anche le configurazioni di potere, le reti di relazioni economico-sociali, tutta la complessa elaborazione della mente che siamo soliti chiamare “realtà” è soggetta ad alterazioni e mutamenti profondi. La mente umana è fluida e in continuo divenire e con essa si trasforma la realtà che da essa scaturisce. Ogni testo è prova che il mondo in cui viviamo non è fatto di sola materia, ma è un palazzo le cui mura sono composte in gran parte di idee. Di tanto in tanto, nuove idee poderose, veicolate dalla narrazione, sconvolgono il nostro modo di pensare al mondo e a noi stessi, distruggendo le vecchie strutture mentali e riconfigurandole su nuovi parametri. Lo stesso testo letterario è impermanente e assume valenze, significati, contenuti completamente cangianti col variare delle epoche e del pensiero. La letteratura è un messaggero dell’Apocalisse: annuncia nuove visioni della realtà affinché vecchi mondi scompaiano tra le fiamme e nuovi ne prendano il posto. Chi potrebbe non averne paura?

7) La letteratura costringe a crescere: nessuno può accostarsi ad un’opera strepitando, come un moccioso, la sua percezione del mondo e tentando d’imporla sulla lettera del testo. Ogni testo è un’entità che insegna il rispetto verso l’altro: esige di essere ascoltato con attenzione, in ogni sua parola, prima che l’atto ermeneutico sia possibile. Esso strappa l’uomo della strada alla sua illusione puerile di compiutezza. A differenza del Mike Bongiorno della “Fenomenologia” di Eco, ogni opera letteraria ricorda al suo interlocutore che egli non è Dio, che non è perfetto, che non è eterno, che non è al centro dell’universo e nemmeno del suo ristretto habitat sociale. Lo spinge a confrontarsi con la propria mortalità, con l’incompletezza delle proprie conoscenze, con la necessità di un percorso malagevole, doloroso e prolungato perché sia possibile, forse, pervenire un giorno ad una qualche maturità epistemologica. La letteratura ci costringe ad abbattere le strutture mentali candide e rudimentali della nostra infanzia e ad elaborarne continuamente di nuove e più complesse, abituandoci, strada facendo, alla mutevolezza incessante delle cose. Ci costringe ad imparare a parlare e ad esprimerci con proprietà per poter interloquire con lei. Essa esige lo svezzamento dell’individuo: la capacità di staccarsi per sempre dal seno dell’autorità e della propaganda e di acquisire capacità autonome di comprensione del mondo, fondate sull’attenzione all’altro, sul rispetto, sull’ascolto. In due parole, accostarsi alla letteratura impone a chiunque un salto verso la maturità.

C’è da stupirsi che in un mondo di adulti senza ormai altro desiderio che quello di restare bambini, essa sia la più detestata delle maestre?

Gianluca Freda

Fonte: www.comedonchisciotte.org

6.06.2016

143 Commenti
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Tanita
Tanita
9 Giugno 2016 20:07

"La geopolitica e gli sviluppi internazionali" non pensano, professore.
Gli esseri umani, sí. Siamo quindi noi coloro che facciamo la
geopolitica e diamo vita agli sviluppi internazionali.

Proprio
perché la Letteratura é strumento cosí formidabile per stimolare il
pensiero, per elevarlo, é che dev’essere fatto raggiungibile per tutti i
nostri allievi.

Riguardo le "fuffologie", esse non sono parte di
quanto le ho manifestato nei miei interventi, e Lei lo sa bene.
Comunque se é di sua preferenza, torniamo alle origini. Faccio ricorso a
pensieri elevati e celebri, ellaborati molto prima che sorgessero le
diverse discipline che a Lei non piacciono, per illustrare la mia
posizione:

Socrate
"L’insegnante mediocre racconta.
Il bravo insegnante spiega.
L’insegnante eccellente dimostra.
Il maestro ispira".


Socrate
“Io ho questo unico, straordinario bene che mi salva:
non mi vergogno, infatti, di imparare, ma faccio domande e sono molto grato a chi mi dà risposta.”

Dal Dialogo di Platone “Ippia minore”, se non sbaglio.

totalrec
totalrec
9 Giugno 2016 23:32

Sarà forse perché insegno letteratura e non filosofia, ma l’immagine di Socrate che ho nella testa non è quella del sapiente descritta nei dialoghi di Platone, bensì quella delle "Nuvole" di Aristofane: un insopportabile scocciatore che si dedica ad attività astratte e inessenziali, come stabilire metodi efficaci per misurare il salto di una pulce o per stabilire la provenienza del ronzio delle zanzare.
In ogni caso, avrei voluto proprio vederlo il buon Socrate a insegnare la sua filosofia all’Istituto Tecnico Leonardo Da Vinci, anziché infastidire con essa i passanti frettolosi sull’agorà. Scommetto che si sarebbe convertito alla mia weltanschauung in men che non si dica.
(GF)

RicardoDenner
RicardoDenner
10 Giugno 2016 0:22

Bè..quello che vogliamo insegnare va incarnato..e certi insegnamenti possono anche non essere oggetto di materia di esame..soprattutto nella scuola pubblica..ma soprattutto possono risultare non in sintonia con i tempi e quindi sottoposti all’esilio..oppure ignorati semplicemente..e penso alla metafisica tradizionale o al pensiero iniziatico…espressi in forma guenoniana..quindi formalmente ineccepibili nei modi di pensiero occidentale.. La cultura profana ..che si muove avendo per confine il mentale..è solo una deviazione moderna ..occidentale..lontana dalla realtà..e per alcuni..l’approfondimento .. può essere solo tempo perso.. L’insegnamento..sotto qualsiasi forma..ha per presupposto l’interesse dell’allievo..frutto di una naturale disposizione assecondata..mancando la quale è solo nozione volta al fine pratico del diploma..quindi ..secondaria rispetto al fine..che è passare agli esami.. Quale insegnamento serio può essere impartito a chi studia per compiacere la propria ansia di promozione sociale..? E ciò vale al giorno d’oggi per quasi tutte le professioni..slegate da un senso di utilità oggettiva ma solo impieghi al servizio dell’abominio..che poi è la produzione di materia inutile e anche molesta alla salute del mondo e degli uomini.. Comunque non ho nulla da contestare.. tutte le cose che esistono hanno il loro scopo rispetto al progetto universale…ed è bene che ognuno svolga il suo compito..per quanto molesto possa essere..che tutto concorre… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
10 Giugno 2016 0:41

Allora. Questo testo debutta con una assolutizzazione soggettiva (l’assegnazione ad una terza superiore come l’evento più drammatico…) enfatizzando il rancore personale introducendolo in termini universali. "Tutto fila relativamente liscio" (nel biennio) minimizza la presa di posizione espressa dopo nel banalizzare in forma infantile temi importanti: La droga, la fame di miliardi di persone ("fame nel mondo" e’ un classico da cabaret) e l’emancipazione-della-donna-nella-moderna-società-occidentale. (con i trattini, e questo discorso lo riprendo dopo riguardo alle citate "contingenze produttive"). La chiusa finale del primo paragrafo "corpo studentesco di secchioni e citrulli senza speranza" non e’ nemmeno commentabile. Il concetto successivo riguardo all’ingenuità dei giovani, capaci di commuoversi, viene senza motivo valido stigmatizzato con rabbia, come fosse un sentimento sbagliato a priori e inteso come verità oggettiva (con la colorita fraseologia sul "lavoro minorile dei miserandi negretti dell’Africa"). l’associazione della inesperienza di sapere geografico con le categorie Kantiane e’ senza senso, tranne forse come rinforzo retorico al rancore espresso di cui sopra. Il "dolce far niente" dei primi due anni e’ una ulteriore assolutizzazione di giudizio semplicistica, unita all’altrettanto semplicistico giudizia personalistico su quali siano, o meno "autori veri", con tutto il rispetto degli autori del passato, denigrando la consuetudine giovanile di commuoversi… Leggi tutto »

totalrec
totalrec
10 Giugno 2016 0:53

Poffarbacco, Georgejefferson ha studiato il mio articolo riga per riga e ne ha tirato fuori un’esegesi dettagliata e argomentata, più lunga dell’articolo stesso! Nemmeno alla Bibbia è mai stata dedicata tanta attenzione! Non mi permetterò certo di sciupare questo momento magico con una replica piccata. Come si fa a detestare uno che dedica a un tuo scritto un’intera giornata?

Grazie delle sue parole, Mr. Jefferson (anche se non sono riuscito ad arrivare alla fine) e complimenti vivissimi per la gran dovizia di tempo da perdere.
(GF) 
Bertozzi
Bertozzi
10 Giugno 2016 0:58

Ho avuto lo stesso pensiero, giuro.

Georgejefferson
Georgejefferson
10 Giugno 2016 1:48

La passione per qualcosa (quando non diventa mania ed ecceso di ego, e puo succedere se non ci si disciplina) nel mio caso la filosofia politica,non e’ tempo perso. Rileggendo in riposo noto molti refusi ed errori che cambiano il senso di alcune frasi (anche se se ne intuisce facilmente il giusto intendimento).E’ un peccato e per renderlo meglio leggibile domani ci dedico la mezzora necessaria. Se deciderai di pubblicarlo sul tuo sito (che ho inserito in attesa di moderazione) aspetta, per cortesia, la versione corretta.

Georgejefferson
Georgejefferson
10 Giugno 2016 1:53

Nel complesso ci ho messo 3 o 4 ore (scaglionate). La critica l’avevo gia fatta mentalmente alla prima lettura. Spesso si tratta solo di stendere quello che gia hai formulato, che a mente e’ azione agile (non badi agli errori di scrittura e forma letterale) ma scritta necessita di tempo e concentrazione.

totalrec
totalrec
10 Giugno 2016 2:11

Non c’è pericolo. Se non corregge grammatica e sintassi (e possibilmente snellisce un po’) sul mio sito non lo pubblico di certo.

(GF)
Tanita
Tanita
10 Giugno 2016 5:18

A proposito dei testi semplici o complessi, George Jefferson, mi vengono in mente i versi che Quasimodo scelse dal suo "Solitudini"…

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di Sole:
ed è subito sera.

Piú semplice di cosí… Ma quale potenza!

Il pezzo del professore potrebbe servire da spunto – ed esempio – per ellaborare una spiegazione di buona parte dei problemi del mondo contemporaneo partendo dalla configurazione del suo pensiero. Me lo tengo… E speriamo di evolvere, noi, "le umane genti".

Georgejefferson
Georgejefferson
10 Giugno 2016 7:29

He he. Non avevo dubbi. Snellire non si puo, anche se non appare evidente, e’ gia snello, in relazione alla mole di argomenti utili alla critica. La correzione sara’ limitata ai miei limiti (che sicuramente lo renderanno piu leggibile, ma probabilmente "non perfetto").

neroscuro2014
neroscuro2014
10 Giugno 2016 8:47

Lei confonde la scuola pubblica con la scuola dell’obbligo. Se certi discorsi fino ad un certo punto reggono nella scuola dell’obbligo (non per le mie convinzioni, ma questo è un altro discorso), nell’istruzione superiore no e a ragione perché nessuno vorrebbe dei "professionisti" o dei "tecnici" squalificati che si nascondono dietro un titolo. Le conseguenze di un’istruzione "per tutti" come vorrebbe lei, sarebbe lo scadimento progressivo della società nel suo complesso, fino a rendere irrilevante un titolo di studio e l’istituzione che lo eroga. Tanto varrà a quel punto chiudere le scuole pubbliche e affidare l’istruzione e la selezione ai privati. Un bell’orizzonte classista che si prospetta innanzi, grazie a idee così apparentemente democratiche.L’altro errore che fa, di impostazione metodologica, è ritenere che gli alunni non necessitino di sforzarsi di apprendere perché c’è l’insegnante che invece deve trovare la via ai loro cervelli. Non so come lei abbia fatto la studentessa, ma io, prima di diventare insegnante, sono ovviamente stato studente e ho dovuto adattarmi alle richieste e alle difficoltà che gli insegnanti mi ponevano davanti con l’obiettivo di migliorarmi. Se fossi partito dall’idea che loro dovevano fare qualcosa, sarei rimasto un bambino capriccioso e mai avrei potuto apprezzare né… Leggi tutto »

natascia
natascia
10 Giugno 2016 9:05

Così a braccia, ritengo che in ogni caso non sarà pubblicato. Certi Io, certi Ego  sono difficili se non impossibili da contattare.

Georgejefferson
Georgejefferson
10 Giugno 2016 12:08
Non si capisce bene la distinzione forzosa tra scuola dell’obbligo e primaria secondo livello a quale merito ti riferisci, professori squalificati? Ma questa e’ una presunzione tua che induci a ritenerla come parte contrapposta dell’altro, quando invece hai fatto tutto da solo.
Facile poi, retoricamente collegare il giudizio soggettivo (Prof. squalificati) non condiviso per tutti al presunto:
"scadimento progressivo della società nel suo complesso ecc.."
Non e’ una critica seria, con l’aggiunta poi della critica (senza contenuto) colorandola enfaticamente come "orizzonte classista" e "democratico".
Figuriamoci reclamare "il metodo" con queste premesse (neroscuro, tu insegni davvero?) che accusano l’altro di elevare il mancato impegno (non necessitino di sforzarsi) senza chiarire la misura e le cause (quanto? sempre? perchè succede a volte?) tout court. E’ una calunnia.
Non e’ dimostrazione il singolo aneddoto tuo personale che "hai dovuto adattarti", specie per il rancore che ti porti appresso, estremizzando problemi reali e da distinguere caso per caso, con l’esempio generico e semplicistico del "bambino capriccioso".
Diversità dei vari metodi di insegnamento non sembra proprio, data la tendenza a classificare a senso unico verso le sue preferenze di giudizio.
neroscuro2014
neroscuro2014
10 Giugno 2016 12:35

GJ hai la straordinaria capacità di non capire quello che è scritto e di non saper scrivere quello che vuoi dire, eppure scrivi. Cercherò di spiegarmi anche alla tua mente fino a ridurmi al lapalissiano.Squalificati sono gli studenti che escono da una scuola che non chiede loro di sapere e quindi mancano delle basi per svolgere le professioni o per essere dei tecnici, causando danni a sé stessi e agli altri, ma da uno che scrive "primaria secondo livello" tra i mille altri strafalcioni, non mi posso aspettare un discorso sensato perché non sa nemmeno come si suddividono gli ordini scolastici e dove si ferma la scuola dell’obbligo.Mi accusa anche di attaccare la persona di Tanita, quando in realtà ne critico il pensiero: sei tu che testualmente scrivi un attacco alla mia persona: [cit.:] "Non e’ dimostrazione il singolo aneddoto tuo personale che "hai dovuto adattarti", specie per il rancore che ti porti appresso, estremizzando problemi reali e da distinguere caso per caso, con l’esempio generico e semplicistico del "bambino capriccioso"."Ti consiglio di non scrivermi più e se proprio devi scrivere, evita di usare parole che non conosci in frasi sconnesse e senza senso alcuno. Spero di esserti stato molto… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
10 Giugno 2016 12:58

Ma, forse "non capisco", ma ridurre l’interlocutore a preferire Acriticamente "professori squalificati", che elogiano il NON impegno, associando senza presupposti seri "scadimento" della scuola come accusa da parte tua fa ridere, specie se ti attacchi al non saper scrivere fingendo di non capire quello che ho inteso. Qui hai lanciato una accusa "generica" portando poi il tuo giudizio su come dovrebbero essere "qualificati" gli studenti. E vediamolo allora questo giudizio. Perche una scuola dovrebbe chiedere agli studenti di "non sapere"? Intendi ripetizione a pappagallo per "sapere"? Non e’ chiaro. Se ti riferisci all’apprendimento a memoria di nozioni specialistiche per scopi tenici di lavoro non vedo quale scuola lo nega a priori. Anzi il giusto della scuola e’ proprio la varietà tra quello e sapere inteso come riflessione e giudizio concernente i rapporti umani, relazionali e umanistici. Poi ci sara la scuola "piu tecnica" e quella piu "umanistica", ben consci che sono semplificazioni per capirci. A me sembra invece che denigri senza serietà l’educazione umanistica in quanto tale, estremizzando in forma infantile le accuse, parlando di "danni" a se stessi ed altri ma potrei sbagliarmi. Attaccarsi alla frasetta "secondaria di secondo livello" per darti ragione si commenta da sè, commenta nel… Leggi tutto »

neroscuro2014
neroscuro2014
10 Giugno 2016 13:25

Proprio non ce la fai: gli squalificati sono gli studenti usciti dalla scuola e i loro titoli senza valore. Sai capire un contesto? Nella primo paragrafo, alla seconda frase, mi riferisco chiaramente a quanto scritto da Tanita sulla "scuola per tutti", ne è una prova la terza frase, quella sulle conseguenze, che chiarisce ulteriormente che non intendo "professori squalificati" ma "studi e studenti squalificati". Se poi uno non capisce nemmeno quando descrivo come diverrà inutile la scuola pubblica rispetto ad un contesto di lavoro e di vita, allora ci sono dei seri problemi.

Georgejefferson
Georgejefferson
10 Giugno 2016 13:38

"Scuola per tutti" tu lo interpreti come "studenti che escono senza valore" (per semplificare)…con l’aggiunta delle frasi accusatorie senza contenuto reale di critica, ma riflettente solo paure tue.

Questo e’, nero scuro. E’ come se mi mettessi a fare una ricerca su tutti i casi disperati (che ci saranno sicuramente) di persone uscite da istituti "tecnici" (per semplificare) perfettamente robotizzati, ad usare una metafora, al servizio del lavoro di sfruttamento (in tutto il mondo) delle classi dominanti per concludere: Scuole tecniche specialistiche di nozioni Uguale brutto.

Vedi che e’ una bambinata? La specializzazione tecnica e nozionale e’ di ovvia importanza, io potrei anche considerare i fondamenti di verita e critica alla scuola che vuoi intendere, ma tu non vuoi ragionare e ti chiudi dietro ad un muro.

Georgejefferson
Georgejefferson
10 Giugno 2016 13:43

Mi e’ piaciuto nel complesso questo intervento, avrei varie cose da dire e anche criticare (specie sul tema teologico) ma nel complesso tocca certi temi anche giusti. Non ho tante energie adesso e tempo, magari la prossima volta se ne puo riparlare.

neroscuro2014
neroscuro2014
10 Giugno 2016 18:43

Mi fai il piacere di rivelarmi che titoli hai per parlare di scuola? Solo uno che non sa il linguaggio che si usa per comunicare dell’argomento scuola può capire quello che capisci tu di ciò che scrivo. Il mio messaggio era CHIARAMENTE rivolto a Tanita e non a te, che asserisce d’essere insegnante, quindi dovrebbe conoscere questo linguaggio e non cadere negli stessi errori di comprensione tuoi. La scuola è pubblica e questo la rende già per tutti. Quello che chiede Tanita e che io contesto come pure Freda è che la scuola dia un titolo a tutti a prescindere dai risultati e dall’impegno degli studenti, un po’ come certe correnti di pensiero politico e anche scolastico credono sia giusto fare. Mi spiace che tu non capisca che il ruolo dell’insegnante è doppio (a volte pure triplo o quadruplo): 1) conoscere e spiegare la materia (didattica), e ti assicuro che non è banale perché gli insegnanti hanno normalmente a disposizione un certo numero di strategie utili allo scopo di cui conoscono i pro e i contro; 2) valutare l’apprendimento dell’alunno (aspetto docimologico) e anche qui i criteri sono molteplici e sfaccettati. Siccome per quanto ci si sforzi di insegnare e… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
10 Giugno 2016 20:24

Alla tua richiesta di titoli rispondo pernacchie. Un modo elegante come il tuo di fuorviare il merito del discorso. Il giudizio (sempre personale anche se puo essere condiviso) esiste al di la del linguaggio. Le accuse pregiudiziali sono li da vedere, nessun errore di comprensione, al limite ognuno decide con la sua testa se il pregiudizio senza contenuto tuo sia reale, o immaginario. Cit."La scuola è pubblica e questo la rende già per tutti" e’ uno slogan buono per idealisti romantici ingenui che pensano che una paroletta (scuola pubblica) sia sostanza in sè. Cit."la scuola dia un titolo a tutti a prescindere dai risultati e dall’impegno degli studenti" e’ un’altra barzelletta, uno slogan che accusa non si sa bene chi (solo un pirla puo desiderare una scuola cosi, infatti) Porta le citazioni precise dell "correnti di pensiero" che si esprimono in quei termini, ed ammettendo che due aneddoti li trovi, dimostrano l’inconsistenza dell’assunto ideologico (2 pirla che dimostrerebbero il tutto). Il ruolo dell’insegnante innanzitutto non e’ mai un qualcosa di "fisso" immutabile a priori, come un "oggetto" immobile da dimostrarne l’esistenza, ma al massimo definito piu, o meno in modo condiviso. Il triplo ed il quadruplo stanno ad indicare la… Leggi tutto »

neroscuro2014
neroscuro2014
10 Giugno 2016 23:02

Mi chiedi le citazioni?! Perché, tu hai prodotto citazioni? Tu stai dicendo cose che pensi vagamente o stai riportando il frutto di autorevoli figure della scuola? In altre parole, ma chi credi di trollare?Cercati gli interventi della Senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD. Intanto eccoti un link [www.orizzontescuola.it] per iniziare e tappati bene la bocca mentre leggi. Hai finito di leggere? Bene. Stammi a sentire attentamente: se non dichiari che cosa fai nella vita per vivere (ma un’idea me la sono fatta a giudicare dalla mole di interventi a qualsiasi ora),  significa che NON SEI TITOLATO A PARLARE DI SCUOLA. Il fatto di averne frequentata una, magari fino ad ottenere la fatidica terza media o anche un diploma superiore non ti autorizza a discuterne con cognizione di causa, come se tu dopo essere entrato in un ospedale da paziente, pretendessi di uscirne da medico laureato oltre che guarito. I tuoi ragionamenti sono inconsistenti, stupidamente pieni di termini che usi a sproposito e come ti si risponde nel merito, usi subito l’insulto e l’insinuazione. Chi sei tu per dire cosa provo io o cosa sono io? Sciacquati la bocca, totale analfabeta. La scuola non è l’assistente sociale di chi non… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
11 Giugno 2016 0:46

Non e’ che sbroccare come un bambino inviperito riporta a ragione le semplificazioni qualunquiste che hai espresso. E nemmeno il richiamo alla grammatica dimostra un valore di giudizio buono da condividere. Da piccoli aneddoti, estremizzati dal tuo rancore, (probabilmente, ma potrei sbagliarmi), hai indotto piu volte conclusioni e intendimenti generali, assoluti, agli altri, che fanno ridere, e lo sai benissimo, questa e’ la mia critica. Pensando di apparire pure serio nella foga di attribuzione di tesi ovviamente assurde (riassumiamo il tutto con : i maestri che si compiacciono di chi non si impegna, e la scuola che premia i maleducati e bambini…ma si potrebbe elencare frase per frase). Questa e’ la tua serieta di dialogo ed argomenti. Un professore proprio, ma e’ comunque capibile nel senso di sfogo non ragionevole e sensibile del momento di rabbia per dei rancori non bene elaborati. Non ti ho troppo offeso, e quel poco non dovevo. Ti leghi ai "titoli" e aggressivo attaccamento all’oggetto in quanto tale, negando il libero arbitrio potenziale di giudizio alle persone.Tranne quelle che vuoi decidere tu, a priori, identificandoti col rango fasullo a cui credi di appartenere, o quelle sole persone che ti comandano i superiori di elogiare con gli "ordini"… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
11 Giugno 2016 1:45

Il sapere non e’ tutto comparabile come contenuto. Il sapere umanistico, di scienza sociale, per es. le motivazioni alla base di eventi storici.. le motivazioni di giudizio nella storia filosofica.. le motivazioni di scopo delle scelte economiche, le motivazioni iniziali inconscie della psiche nello sviluppo delle scelte di tutti i giorni, le motivazioni di fondo sentimentali di narrative poetiche ecc..ecc.. non sono un "oggetto" fisso e "scoperto" in tutto da insegnare, ritenendo la ripetizione a pappagallo come "il sapere". Non sono saperi come quelli riguardanti l’operativita tecnica in se stessa (semplificando il "sapere" come avvitare una vite nel bullone, fino alla competenza specialistica misurabile con l’esperimento) Sono "saperi" che esprimono giudizio di altri nel passato, e ripetere a memoria altre interpretazioni di altri ancora (l’autorita’) non e’ garanzia di verita’, l’unica garanzia di verita’ e la nostra convinzione interiore, da esprimere e cercarne condivisione, eventualmente, democraticamente. Ma una persona, e considerata tale dal principio con dignita verso il suo potenziale (alto o basso che sia), deve essere libera. Libera di decidere con il suo giudizio spontaneo e autonomo. E l’insegnamento in questo e’ proprio trasmettere fiducia in se stesso e sua liberta di giudizio.Quando questo viene negato dal principio, con esagerata disciplina… Leggi tutto »

neroscuro2014
neroscuro2014
11 Giugno 2016 10:44

Tu ha litigato con la lingua italiana e questo mi è chiaro da un pezzo. Non hai un lavoro o ti vergogni del lavoro che svolgi, anche questo è chiaro (poi se mi va ti spiego perché). Non hai umiltà. Uno discute di criteri e tu vedi critiche alla cultura umanistica (dove mai ho espresso tale critica? Boh. Fa solo il paio con la tua scarsissima capacità di comprendere un testo). Uno parla di discrimine tra chi ha desiderio di apprendere e chi no e tu capisci "nozionismo". Questa è la parte migliore: nozionismo. Sarebbe interessante per me sapere cosa intende un analfabeta come te, ben supportato da presunzione, per "nozionismo". Come esperimento antropologico però, perché in realtà ho già capito che non conosci un granché di nulla. Usi solo dei termini "colti" in un penoso tentativo di metterti al pari di chi ha studi molto più solidi alle spalle. Per te la conoscenza di qualcosa è "nozionismo", come se per poter avere delle idee libere bisognasse avere la mente sgombra, come una stanza vuota, da riempire di volta in volta con "informazioni" prese qui e là (sennò che cazzo di tuttologo saresti?) magari da Wikipedia o da un libro*.… Leggi tutto »

Tanita
Tanita
11 Giugno 2016 20:29

Oh, no, io sono molto tranquilla, professore.
It’s all right.
I’m sorry for your students and for yourself. Io can’t enjoy teaching and you’re failing at it – it’s evident – because of the way you think. Open up, professor free your mind. It’s never too late!

Tanita
Tanita
11 Giugno 2016 20:49

Errore grave, ci vuole un po’ d’ermeneutica, perbacco! Io non ho mai sostenuto – né sosterrei – che la scuola deva dare un titolo a tutti a prescindere dai risultati! Ma come l’é venuta in mente una conclusione del genere, se ha letto con attenzione quanto ho scritto? Io ho sostenuto, e lo ribadisco, che un vero Insegnante, un Maestro, dev’essere capace di tornare i contenuti, gli oggetti di studio, accessibili a tutti (fermo restando che non parliamo di ragazzi e ragazze con qualche handicap o malattia che possa costituire un’impedimento aldilá delle possibilitá degli insegnanti). Quel che decidano di fare con quanto imparato, é poi un’altra cosa. Ma noi abbiamo l’obbligo di far sí che i saperi possano essere costruiti e ricostruiti da tutti gli alunni. Perché la scuola sia accessibile a tutti non basta con aprire le porte degli edifici. Gli insegnanti sono parte integrante e sostanziale dell’Educazione, della Scuola, quindi determinanti della qualitá dell’accesso all’Educazione. Il ché é molto diverso da quanto da Lei interpretato e quindi, contestato. Lo stesso errore – forse intenzionale per scappare la questione di fondo? – che ha commesso il professore Freda nel valutare i (e rispondere ai) miei argomenti. Peccato. Una… Leggi tutto »

Tanita
Tanita
11 Giugno 2016 21:00

E’ un vero peccato che tanto Lei quanto il professore Freda facciano ricorso all’insulto e alla squalifica personale nel considerare gli interventi degli altri foristi.

Si tratta di una mancanza di etica e deontologia professionale che dovresti riesaminare intanto vi diminuisce nella vostra qualitá d’insegnanti.

Lo fate anche con i vostri allievi? Freda, almeno in questo suo articolo, lo fa, e con tanto disprezzo!

Considerando i preconcetti e pregiudizi che mettete in esibizione, e la evidente mancanza d’autocritica, é veramente difficile stabilire una dialettica costruttiva. Mi auguro che riusciate a migliorare, per il bene dei vostri studenti.

Tanita
Tanita
11 Giugno 2016 21:03

Vero. Troppo in alto per i comuni mortali. Mi dispiace per loro, sono accecati dalla propria luce.

Tanita
Tanita
11 Giugno 2016 21:12

Non si preoccupi, Georgejefferson, Lei é stato fin troppo eloquente e chiaro.  Cristal clear. Riceva il mio saluto e considerazione per il modo in cui si é preoccupato di esaminare le "tesi" proposte dall’autore dell’articolo e i suoi sostenitori, e di rispondere a coscienza.

Siccome questi professori sembrano cosí abbagliati dalla loro propria luminositá, ho paura che hanno grosse difficoltá per interpretare le risposte che vengono loro offerte (non soltanto le nostre, ma anche quelle di studenti e i loro genitori) e per stabilire qualsiasi esercizio dialettico.

Georgejefferson
Georgejefferson
11 Giugno 2016 21:26

Ha ha…per me la conoscenza di qualcosa e’ nozionismo…cosi, tout court. Ecco cosa concludi. Come le tue accuse precedenti. (es. per semplificare):  tu ritieni che lanciare pomodori e noccioline al gorilla che si crede forte sia un bene.   Questa la "qualita" delle tue critiche. E poi l’ oggetto sacro (connessioni nervose che arricchiscono), come fossimo robot automi senza cuore (Ps. cuore e’ una metafora, che simboleggia il senstimento, che battutina potresti trovarci? le bamboline e le roselline?)  …poi le parolaccie dei bambini (analfabeta anale imbecilli profittevole moda) che va bè, sorvoliamo. Il cervello funzionante del servo e’ spento, non e’un "cervello". Le idee originali in se non e’ sinonimo di qualità, sinonimo di qualità e’ il giudizio, quale giudizio ? riguardo al giusto e sbagliato, quello fa il cervello acceso.  Fisicalizzi tutto l’universo mondo e nemmeno ti rendi conto, cosa sta dietro all’imitazione degli altri, la paura di venir escluso, discriminato? Cosa sta dietro a queste coercizioni psichiche millenarie? L’oggetto? Il neurone specchio? O i "motivi organici"? Quale trasmissione "amorevole"? Quella che solo trasmette e non vuole ricevere per infantile senso (indotto) di superiorità bambinesca? Pero dimmelo da "tecnico" che ci facciamo crasse risate. E’ si, intendevo proprio che… Leggi tutto »

totalrec
totalrec
11 Giugno 2016 22:02

"Lo fate anche con i vostri allievi? Freda, almeno in questo suo articolo, lo fa, e con tanto disprezzo!"



Modestamente sì. Disprezzo profondamente gli imbecilli e gli ignoranti che desiderano restare tali e nemmeno si accorgono della loro condizione. Generalmente so distinguerli dalle persone di valore o almeno in grado di evolversi positivamente nel corso del tempo. A differenza di lei, penso che questa capacità di discernere il pane dalla merda non rappresenti un handicap per un docente, bensì la quintessenza della sua professione.
(GF)
neroscuro2014
neroscuro2014
11 Giugno 2016 22:08

Vedo che è sua abitudine intervenire quando le fa più comodo per dimostrare quel che le pare "collega". Normalmente io leggerei gli interventi precedenti dove questo pezzente mi ha insultato in continuazione con le sue insinuazioni prima di puntare il  ditino e fare la maestrina, ma evidentemente io sono di una classe diversa dalla sua. Ah poveri i suoi studenti di sicuro non possono fidarsi di una persona così superficiale come lei. Vede? Anche io posso estendere un giudizio dal forum al suo ambiente lavorativo, che ci vuole? Ma no, lei è di sicuro una brava insegnante, mica unai paracula come sembra. Spero vivamente che si integri nella scuola italiana: è sulla buona strada.

neroscuro2014
neroscuro2014
11 Giugno 2016 22:17

Scusa, hai proprio ragione. La mia mente ristretta dagli studi e dalla professione deve inchinarsi di  fronte al vero genio di uno che si esprime violando sistematicamente l’italiano e la logica. Che ci posso fare se non sono in grado di comprendere cos’è il cuore o l’anima? Sono qui per programmare gli studenti come robot. Ti prego, diventa insegnante e non privare la scuola del tuo contributo. Non sottrarci la tua presenza: abbiamo bisogno di te.

Georgejefferson
Georgejefferson
11 Giugno 2016 23:02

Immancabile, l’anima.Gli angioletti pero anche.

Fermo restando che l’esercizio di memorizzazione ha la sua ovvia utilita’, secondo me se scrivi a memoria una formula matematica, dimostrando la tua diligenza nel memorizzare "la logica", che ti hanno fatto credere sia un oggetto staccato dal giudizio umano (ps. i simbolini in matematica fanno molto effetto), riesci a distrarre i lettori dalle pirlate che hai accusato (per semplificare: premiare la svogliatezza e maleducazione a priori uguale bello…Maestri che promuovono tutti per principio di giustizia ecc..).E alcuni ne verranno suggestionati dimenticando le stronzate scritte per rancore, dimostrando che "hai studiato", e scoperto che l’essenza delle persone sta nei riflessi pavloviani e neuroni specchio.

neroscuro2014
neroscuro2014
11 Giugno 2016 23:24

Non faccia la furba, questo lo ha scritto lei:Se Lei insegna nella scuola pubblica, il suo dovere é far sí che la Letteratura (e qualsiasi altra disciplina di cui é titolare o che pretende insegnare) sia per tutti. Lo Stato italiano non Le paga lo stipendio per selezionare gli allievi piú bravi o meglio preparati o che vengono con le migliori condizioni di partenza e di vita – almeno non é cosí secondo le leggi riguardanti l’Educazione, la Pubblica Istruzione. Le paga per insegnare a tutti. Per far sí che i contenuti sotto la sua responsabilitá, possano essere costruiti e ricostruiti da tutti i suoi studenti e le sue studentesse. E mi creda, si puó. In un’unica frase riesce ad essere supponente su come il collega lavori e comprensiva nei confronti dei suoi alunni. Come faccia a sapere cosa accada nella classe del collega, quale relazioni si siano instaurate, che tipi di persone siano i suoi alunni è per me un mistero. Chissà come lei definisce una persona che pensa di sapere cosa accade da qualche parte lontana. Nello stesso commento infila anche delle fantasie su quelle che sarebbero le leggi italiane. Non male per sole 5 righe e ce… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
11 Giugno 2016 23:25

Off topic: Quel meccanismo di imitazione che affonda la sua storia a ritroso nel tempo, deriva dalla paura.Quella paura in origine era comune a tutti in un mondo cosi spaventoso nella sua brutalita e pericolo, ma veniva un po attenuata con la forza dell’insieme, dell’appartenenza e condivisione di quel sentimento drammatico, che faceva apparire meno soli, con la probabilita di minor pericolo. Ben presto "i sacerdoti" piu riflessivi capirono come sia possibile sfruttarla e ancora oggi i meccanismi sono gli stessi. E’ il sentimento della paura che ci spinge a cercare di stare insieme agli altri, ma anche il sentimento di affetto, rispettoso voler bene. Ma la paura viene esasperata con messaggi subliminali continui che per effetto imitazione la moltiplicano, imponendo ai legami di essere tali quasi solo su quei presupposti.E cosi si cerca "la gente"..nei centri commerciali, su internet. E ci terrorizza venire giudicati come diversi, Anormali, ben sapendo nel nostro intimo che il concetto di normalita e’ molto aleatorio e mutevole. Quando la personalita fin da piccolo subisce repressione indotta della propria sensibilita’, alcuni nel loro intimo, ne soffrono di piu di altri, ma crescendo "naturalizzano" il fatto e quindi…scoraggiati e incazzati neri per questa ingiustizia, ma dando per… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
11 Giugno 2016 23:47
La critica ("seria") accusatoria sarebbe: non si deve riprendere i chiacchieroni e disturbatori. Lo si aiuta a casa Gratis, la coscienza deve "mordere" e l’insegnante si deve dare la colpa tourt court. La colpa non e’ mai dello studente che e’ un santo per definizione, aiutarlo non costringendolo a legger un libro equivale ad ucciderlo. Ascoltare una persona erudita ecc.. e’ peccato e si sentirebbe inferiore o annoiarsi, non bisogna bocciare mai e bisogna dargli la senzazione che sia indispensabile. Bisogna insegnare poco e dare un 6 a tutti.
A parte l’ offesa finale (paracula)…una critica cosi e’ senza dubbio giusta. Quale stupido insegnante puo intendere questo come educazione ed insegnamento?
Solo dei fuffologi pedagogici che servono a dare lavoro a qualche figlio di barone universitario. Si, saranno sicuramente fuffologi pedagogici che servono a dare lavoro a qualche figlio di barone universitario.
Non e’ una critica seria. Puoi negarlo ma e’ li da leggere, è solo espressione di rancore derivante da spiacevoli aneddoti personali cui avranno anche fondamento di ragione nella loro contingenza, ma ne ricavi giudizio verso l’universo mondo, derivante solo da qualche parola letta che ti ricorda quegli episodi.
Georgejefferson
Georgejefferson
11 Giugno 2016 23:50

E’ una falsa critica con argomenti "frase ad effetto" (sempre colpa degli altri, biosogna promuovere tutti ecc..)

Non dissimile da qualunque critica di mercato semplicistica che estremizza il vittimismo come forma retorica.
neroscuro2014
neroscuro2014
12 Giugno 2016 0:03

Hai mai provato a scrivere dopo aver smaltito la sbornia?

neroscuro2014
neroscuro2014
12 Giugno 2016 0:03

Hai mai provato a scrivere dopo aver smaltito la sbornia?

castagna
castagna
13 Giugno 2016 0:50

Estraggo una parte come spunto e non come frattale esaustivo: “ connotati etici di riferimento sono legati a contingenze politico-economiche in continuo mutamento. Se prestiamo attenzione, scopriamo che tali connotati hanno più a che fare con la configurazione economica e produttiva del periodo storico in corso che con pulsioni o ideali connaturati all’indole umana. E’ un principio banalissimo per chi ha letto e digerito Marx ….. …..Lo stesso testo letterario è impermanente e assume valenze, significati, contenuti completamente cangianti col variare delle epoche e del pensiero “ La considero una interpretazione debole; non già errata, bensì recessiva: è valida ma in misura piccola. So che ci vuole un minimo di sforzo per interpretare i riferimenti espressivi, miei in questo caso, di un interlocutore che si muove con concezioni leggermente divergenti; ma non è così difficile, e per chi non ci riesca…. meglio. La letteratura non è il memento dell’impermanenza, cosa che è pur vera ma solo come accessorio, bensì principalmente è il memento della continuità di idee e sentimenti tra individui di epoche e situazioni differenti: ecco perché ci piace, perché risuona sulle stesse note che già abbiamo dentro. Scienza, nel senso di sapienza e non di tecnologia, significa trovare… Leggi tutto »

Tanita
Tanita
13 Giugno 2016 3:47

Errata: Dove dice "Io can’t" leggasi "You can’t". Grazie.