Home / ComeDonChisciotte / NESSUN'ATTENUANTE

NESSUN'ATTENUANTE

DI MARCO TRAVAGLIO

Anche questa rubrica si associa allo sdegno delle alte cariche dello Stato, e anche di quelle medio-basse, per il vile attentato a Sua Eccellenza il Cavalier Silvio Berlusconi, tanto più proditorio in quanto l’ha colto mentre era impegnato nella battaglia della grana (la sua), fortunatamente vinta. Analoga riprovazione esprimiamo per le indegne catene di sms che attraversano i cellulari di tutt’Italia irridendo l’augusto ferito che lotta fra la vita e il lifting; o indicendo gare di solidarietà per procurare un nuovo cavalletto all’Enrico Toti mantovano; o addirittura raccogliendo fondi «per un povero treppiedi aggredito da un lifting». Pseudoumorismo disfattista e antipatriottico, che va stroncato sul nascere, proprio ora che dopo cinquant’anni il sole è tornato a splendere sui colli fatali di Roma.

Bene fa Sua Eccellenza Roberto Calderoli, stretto nella virile camicia verde, a stigmatizzare come «vomitevole» la scarcerazione dell’attentatore, non a caso proveniente da Mantova, sede di un sedicente Controfestival della Canzone organizzato un anno fa da tale Dalla Chiesa Fernando e altri sovversivi in contrapposizione al Festival di Sanremo, gloria e orgoglio del belcanto nazionale.

Bene fanno i Cinegiornali a dare per colpevole il lanciatore di cavalletti: la presunzione d’innocenza, anche in caso di condanna definitiva, vale solo per le Loro Eccellenze Dell’Utri e Previti. Per i paria, niente pastoie da rammolliti come indagini, rinvio a giudizio, processo, appello e Cassazione: colpevoli subito, per definizione. E subito in galera.

Qualcuno dirà: ma questo non è il governo che l’estate scorsa, per bocca di Sua Eccellenza Giovanardi, voleva abrogare la custodia cautelare perché «è barbaro arrestare uno prima del processo»? Certo: ma si parlava di un politico tangentaro, mica di un lanciatore di cavalletti. Altri obietteranno: mica si possono arrestare tutti gli aggressori, per un reato perseguibile a querela: infatti, per quel tipo di delitto, non si arresta mai nessuno. Se scattassero le manette a ogni rissa, zuffa, scazzottata, lite di condominio, altro che sovraffollamento delle carceri! La soluzione è chiara e impegnativa per tutti: se l’aggredito è un’Eccellenza, l’aggressore va in galera; se l’aggressore è un’Eccellenza, un parente o un amico di un’Eccellenza, l’aggredito si ritenga fortunato di essere vivo e a piede libero.

Quando Sua Eccellenza Fabrizio Del Noce sfasciò un microfono sul naso dell’inviato di Striscia la notizia Valerio Staffelli, mandandolo al pronto soccorso, nessuno si sognò di arrestarlo: eppure c’era la prova televisiva. E alla vigilia di Natale, quando il cognato di Sua Eccellenza Salvatore Cuffaro, accompagnato da tre amici degli amici, pestò a sangue e spedì all’ospedale il deputato regionale Francesco Forgione che raccoglieva firme contro Sua Eccellenza Cuffaro, urlandogli «Attenti, sappiamo dove abiti», la questura ne coprì l’identità e lo rilasciò immantinente.

Il facinoroso mantovano, invece, merita i ferri e una pena esemplare, senz’attenuanti generiche: casomai dovesse invocarle in quanto incensurato, esse gli andranno negate, a costo di emendare la legge Salvapreviti con un’esenzione speciale per i lanciatori di cavalletti a premier in carica. I fatti a suo carico sono inequivocabili. Informato dalla direzione strategica del Partito dell’Odio sulla statura non eccelsa del Ducetto, egli afferrava un cavalletto di un metro e colpiva la vittima in ciò che ha di più caro: la zona retroauricolare, punto di intersezione fra il lifting e il trapianto bulbare. Anni di restauri e grandi opere vanificati in pochi secondi. Chi ha visto Sua Eccellenza subito dopo, parla di un occhio al posto di un orecchio, una basetta sul naso, una strana lanugine sul collo, in fronte due occhiaie e un boccolo color noisette, e varie narici sparse un po’ ovunque sulle guance (ma una potrebbe essere l’ombelico). Tutto da rifare. Squadre di stuccatori, decoratori e imbianchini son tornate sul luogo del relitto, profittando degli ultimi giorni del condono edilizio, per riaprire il cantiere armati di bigodi, pialle, tiranti e cemento armato. Presente anche Sua Eccellenza Lunardi, per eventuali trafori.

Intanto andranno rafforzate le misure di sicurezza intorno al Ducetto: fino all’altro giorno pareva impossibile perforare lo scudo umano del suo «servizio segreto», sessanta armadi a quattro ante che lo foderano da ogni lato, pronti a gettarsi al salvamento, impacchettarlo e paracadutarlo nel tunnel-bunker di Villa La Certosa, appositamente coperto da segreto di Stato. Per non parlare del sagace poliziotto di quartiere che sicuramente stazionava in piazza Navona travestito da putto della fontana. Ecco: a sgominarli è bastato un cavalletto.

D’altronde non tutti gli attentati sono uguali. Sono a misura di statista. Per il Duce, Reagan e il Papa, le pistolettate. Per Arafat, forse, il veleno. Per Yushenko, la diossina. Per Bush, un salatino. Per Berlusconi e il suo regime mediatico, il treppiedi di una telecamera.

Ora la falla nel Security Sistem va rapidamente rammendata prima che il Partito dell’Odio torni in azione. Perché ci riproveranno, questo è sicuro. Con armi ancor più odiose e letali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Tenteranno di sfracellarlo giù da un marciapiede. Gli urleranno «Arriva Ilda!» da dietro l’angolo. Gli spediranno lettere anonime con la notizia che Previti e Dell’Utri collaborano con la giustizia. E, se ancora non bastasse, lo finiranno con l’ultima prolusione di Adornato alla Fondazione Liberal, integrale e con testo italiano a fronte.

Marco Travaglio
http://banane.splinder.com/
3.12.04

Pubblicato da Davide