Home / Filosofia / L’era dell’ipercontrollo
la rete 5g

L’era dell’ipercontrollo

DI FIORENZO FRAIOLI

egodellarete.blogspot.com

Il potere è in essenza controllo, e il suo sogno è il controllo totale: delle risorse materiali, ideologiche (cioè delle credenze) e, in ultimo, dello stesso sostrato biologico. Ciò presuppone l’eliminazione della variabilità (e della connaturata imprevedibilità), in primis umana, e la creazione di un modello di uomo standardizzato e transumano, interamente progettato in funzione dei bisogni dell’élite e del mantenimento del suo sistema di potere.

Cardine di questo disegno è – da un punto di vista filosofico- lo svilimento dell’uomo, la sua reificazione e parificazione alla macchina, (che lo assimila trasformandolo in un suo componente); mentre, dal punto di vista delle tecnologie del controllo, è fondamentale la digitalizzazione completa dell’essere umano, la creazione, appunto, di un avatàr completamente controllabile e manipolabile.

Leggete questo stupendo articolo di Fiorenzo Fraioli, appassionante, documentato, inquietante. Prendetevi il tempo che vi occorre, leggete tutti i collegamenti e guardate i video che propone.

Ne vale la pena. E’ per il nostro futuro, ammesso che ce ne sia ancora uno.

Francesco Mazzuoli

 

Project Soli(tudine)

di Fiorenzo Fraioli

Mi ricordo mio nonno che, davanti alle novità che vedeva arrivare, mi diceva di essere contento di essere vecchio. Allora non lo capivo, oggi sì. Seguite questo link segnalatomi dall’amico Francesco Mazzuoli e guardatevi il video del sociologo Massimo De Felice.

Guardate anche questo video su Tw. Vi ricordo anche un mio recente post.

Vi sto chiedendo molto, lo so, ma non è che l’inizio se volete capire. Infatti vi tocca guardare anche questo:

e questo:

Questa dittatura distopica viene presentata dagli avatars del M5S come “Nuova Cittadinanza Digitale“: una cosa tanto figa quanto inevitabile, la versione tecnologica del There Is No Alternative. E così sono contento di essere diventato vecchio perché morirò prima di essere costretto a vivere in un mondo in cui, al condizionamento già presente da tempo, ma al quale sono riuscito (quasi) sempre a resistere, si aggiungerà anche il controllo, ancora più pervasivo.

L’anello di raccordo di questa, come di altre tecnologie hardware e software, è il protocollo IPv6 basato sull’uso di indirizzi IP a 128 bit. Un indirizzo IPv6 a 128 bit è anche chiamato UUID (Universal Unique IDentifier) oppure GUID (Global Unique IDentifier) una cosa che noi programmatori usiamo da tempo per generare chiavi indice uniche per la gestione dei database. Seguite questo link per un generatore online di guid.

What is a GUID?

GUID (or UUID) is an acronym for ‘Globally Unique Identifier’ (or ‘Universally Unique Identifier’). It is a 128-bit integer number used to identify resources. The term GUID is generally used by developers working with Microsoft technologies, while UUID is used everywhere else.

 

How unique is a GUID?

128-bits is big enough and the generation algorithm is unique enough that if 1,000,000,000 GUIDs per second were generated for 1 year the probability of a duplicate would be only 50%. Or if every human on Earth generated 600,000,000 GUIDs there would only be a 50% probability of a duplicate.

Se vi sembra che la probabilità di una duplicazione di GUID sia ancora troppo alta tenete presente che ciò è dovuto alla limitatezza degli algoritmi di generazione, conseguenza del fatto che le serie randomiche su cui essi si basano sono, sui grandi numeri, ben lontane dall’avere uno spettro di rumore bianco [si consultino, sull’argomento, i lavori di Alberto Bagnai: Passeggiata aleatoria (1)Passeggiata aleatoria (1bis)Passeggiata aleatoria (1ter)].

In termini matematici le cose stanno diversamente, per cui ci sono ancora margini estremamente ampi di miglioramento come ci dimostra il birthday paradox di Richard Von Mises. In base alla teoria, per avere il 50% di probabilità di duplicazione è necessario che siano stati generati almeno il 23% di tutti i possibili Guid. Ora il 23% di tutti i possibili guid è 7,8*1037. Generandone 1 miliardo al secondo ci vorrebbero 3,15*2016 anni, che è un numero pari a 165 miliardi di volte l’età dell’universo. Insomma ci siamo capiti: ai fini più che pratici un Guid è unico. Ora, se considerate che la velocità delle comunicazioni digitali si sta avvicinando a 1 Gbis/s, in un solo secondo sarà possibile inviare, da ogni singolo dispositivo, quasi 8 milioni di Guid nelle fauci del mostro Big Data. Il che significa che, quando ogni vostra interazione con un dispositivo digitale risulterà associabile a un Guid, sarà possibile registrare ogni gesto che farete, ad esempio muovere indice e pollice in aria per alzare il volume della televisione. Ecco dunque che aumentare il volume della televisione per coprire gli strilli di vostra suocera mentre le tirate il collo costituirà una prova a vostro carico. Un motivo in più per non farlo.

Sarete completamente connessi e assolutamente soli.

Avete letto 1984 di Orwell?

Mappa del mondo proposta in 1984 di Orwell: si notino le disputed zones

Trama (da wikipedia): «Londra, 1984. Una guerra atomica, scoppiata pochi anni dopo la seconda guerra mondiale, ha diviso la Terra in tre potenze, in lotta fra loro e governate da regimi totalitari: Oceania, Eurasia ed Estasia. Nel superstato di Oceania, la società è controllata da un Partito che basa il suo potere sui principi del Socing, un socialismo estremo, il cui comandante supremo è il Grande Fratello, misterioso dittatore il cui viso compare ovunque nei teleschermi e nei manifesti di propaganda.»

Nel romanzo si parla di una “guerra atomica, scoppiata pochi anni dopo la seconda guerra mondialeche voi credete non esserci stata. Vi sbagliate.

Si noti che i protagonisti del romanzo,  Winston Smith impiegato del Partito Esterno che lavora presso gli uffici del Ministero della Verità, e Julia, vivono in Oceania, che comprende oltre all’Inghilterra tutta l’America, l’Australia  e la nuova Zelanda, il sud Africa. Gli altri due imperi in lotta sono l’Eurasia (Europa e Russia) la cui forma di governo è il neobolscevismo, e l’Estasia (Cina, mezza India e frattaglie di estremo oriente) la cui forma di governo si ispira al colletivismo oligarchico.

Paradossalmente 1984 è conosciuto presso il grande pubblico come una critica al modello sovietico ma, come vedete, Oceania coincide con l’impero anglo-americano. Inoltre George Orwell era un socialista e, semmai, la critica al modello sovietico è presente nell’altro suo libro di grande successo, la fattoria degli animali.

In Oceania (wikipedia) «Il potere è nelle mani di un partito unico, detto semplicemente il Partito, a sua volta diviso in Partito Interno (che comprende leader e amministratori) e Partito Esterno (formato da burocrati, impiegati e funzionari subalterni). I suoi occhi sono i teleschermi, televisori forniti di telecamera, installati per legge in ogni abitazione dei membri del Socing, che i membri del Partito Esterno non possono spegnere, ma di cui al massimo possono attenuarne il volume dell’audio. Questi televisori-telecamere, presenti ovunque, oltre a diffondere propaganda 24 ore su 24, spiano la vita di qualunque membro del Socing, annullando di fatto ogni possibile forma di privacy: in questo modo, il governo può osservare facilmente qualsiasi forma di comportamento, anche inconsapevole, che riveli che un individuo abbia pensieri contrari all’ortodossia del Partito. Tale meccanismo di osservazione è portato avanti continuamente, e su ogni singolo membro del Partito.»

L’universo distopico descritto da Orwell è oggi sul punto di realizzarsi. La tecnologia necessaria, ben più sofisticata e pervasiva di quella descritta in 1984, è già disponibile, nella più totale inconsapevolezza della gran parte della popolazione, che anzi è portata a credere che certi allarmi siano i deliri di una minoranza di complottisti dediti alla produzione continua di fake-news.

In Italia i principali coriferi dell’innovazione tecnologica sono gli oscuri ispiratori della piattaforma Rousseau del M5S. Nel link segnalatomi dall’amico Francesco Mazzuoli potete leggere frasi come queste:

«La cittadinanza digitale è un nuovo tipo di cittadinanza. Non ha niente a che vedere con la cittadinanza com’è stata elaborata, pensata e vissuta all’interno della storia dell’Occidente.

la democrazia occidentale era basata su un’idea di comunità composta soltanto da umani. Dove gli umani scambiavano tra loro opinioni e diversi punti di vista e amministravano la cosa pubblica.

è necessario superare e ripensare anche l’idea di democrazia.

La democrazia non sarà più il potere del popolo. Ma sarà sempre più una forma di “cosmopolitica”…

Un’ecologia all’interno della quale tutti i membri devono entrare in accordo per poter creare delle forme di relazioni, dei modi di esistenza sostenibili e che riescano a creare delle forme di interazione intelligenti. Ossia adattative e capaci di perpetuarsi nel tempo.

Secondo la teoria di Gaia di James Lovelock la terra non è più un pianeta terracqueo, non abitiamo su una sfera che “vaga” nell’universo. Noi siamo parte di un organismo vivo composto da milioni di altri organismi vivi e come tutti gli altri organismi ha un livello di equilibrio. È necessario, quindi, ripensare anche a che cos’è l’umano e ripensare a che cos’è la natura e elaborare “un nuovo passato” viste le qualità delle trasformazioni che stiamo vivendo dovute all’avvento delle reti digitali e di una nuova cultura ecologica.»

Non so voi cosa ne pensiate, ma io trovo tutto ciò assolutamente inquietante, anche perché è a questa visione del mondo che si ispira il M5S, un partito che ha il 32% dei voti, che si è alleato con il nuovo partito della sempiterna cricca liberale italiana, e insieme e in combutta hanno ingannato l’elettorato inducendolo a credere di voler fare cose diverse da quelle che stanno realmente facendo. Per di più appropriandosi, in perfetta coerenza con le tecniche della neolingua, del termine sovranismo!

Addolora e sconcerta, infine, il dover constatare che alcuni ex compagni di strada, i Sollevatori, che pure avevano promosso pochi mesi fa un tentativo (fallito) di aggregazione politica in vista delle elezioni, denominato “Italia Ribelle e Sovrana – IReS“, tardino a prendere atto della realtà oggettiva.

Personalmente credo che la spiegazione sia, banalmente, che se è bene essere poco ottimisti in tempi ordinari,  il pessimismo è d’obbligo quando arrivano tempi straordinari come quelli in cui siamo immersi. Coloro che si rifiutano di “unire i puntini” (cit.) e addirittura insistono nel considerare le dichiarazioni più esplicite degli attuali rappresentanti del polimorfico fronte liberale come sottili strategie basate sulla dissimulazionead esempio le ripetute esternazioni pro Unione Europea degli attuali governanti, oppure le dichiarate visioni distopiche dei misteriosi creatori del M5S – reiterano l’errore di immaginare che gli eventi in corso possano essere una ripetizione non troppo diversa di quanto accaduto in tempi abbastanza recenti. Bisogna invece essere capaci di distinguere le fasi stazionarie della Storia, durante le quali gli equilibri di fondo si conservano, da quelle in cui tutto inizia a muoversi a velocità sempre maggiore, cioè le fasi dinamiche.

Su una sola cosa i Sollevatori hanno invece ragione da vendere, allorché sostengono che il 4 marzo 2018 tutto è cambiato. Tuttavia non perché ci sia stata una battuta d’arresto nell’avanzata del polimorfico fronte liberale ma, al contrario, perché esso è riuscito a vincere una battaglia che sembrava persa, ed oggi dilaga indossando le divise e declamando le parole d’ordine dei pochi patrioti che hanno tentato, con le loro deboli forze, di contrastarlo. Per riuscire in questo capolavoro di strategia politica il polimorfico fronte liberale è ricorso a un sofisticato inganno comunicativo, con un’azione a sorpresa in due tempi. Dapprima ha usato il PD come testa d’ariete per un attacco ai diritti economici dei cittadini, poi, quando questo partito ha cominciato ad arretrare e il sentimento sovranista a dilagare, illudendo molti di avere la vittoria a portata di mano, ha sviluppato l’accerchiamento sulle ali. In ciò è stato fortemente aiutato dal fatto di essere riuscito ad arruolare nelle sue fila alcuni portabandiera dei sovranisti. Pochi si sono resi conto della trappola, mentre tutti gli altri hanno creduto che i vessilli che si scorgevano sulla destra e sulla sinistra fossero di forze amiche ma, ahimè, si trattava della Lega e del M5S!

Questa operazione politica è partita da molto lontano, quando pochi sapevano che ci sarebbe stata una drammatica crisi in Europa necessaria per sbriciolare gli Stati nazionali, ed è stata accompagnata da un’accorto e sagace lavoro culturale che ha preparato il terreno. Era infatti necessario costruire il clima culturale a livello popolare affinché le due colonne che avrebbero effettuato l’accerchiamento potessero rinforzarsi durante la loro avanzata per il tramite dell’arruolamento di due tipologie psicologiche di base, l’una tipica dell’homo destrorso l’altra dell’homo sinistrorso, sì da replicare la classica dicotomia destra-sinistra con cui le cricche liberali dividono il fronte del lavoro dal tempo del loro trionfo sull’ancien régime.

La chiave di volta è stato il politically correct il quale, introducendo un’asimmetria nell’equilibrio simbolico sessuale della popolazione, ha favorito la femminilizzazione di una parte del corpo sociale generando di conseguenza una più che scontata reazione. Grazie a questa asimmetria iniziale – anche l’universo è nato da una asimmetria, sostengono i fisici teorici – è stato fecondato l’humus sociale nel quale si è sviluppato dapprima il M5S e, successivamente e per reazione, la Lega di Salvini.

La lectio magistralis che il polimorfico fronte liberale ci ha impartito non dovrà essere dimenticata. Quello che ora ci aspetta è una lunga dittatura morbida del controllo basata sulle nuovissime tecnologie, come il 5G, ed è inutile sperare in scorciatoie per ribaltare l’esito della disastrosa sconfitta del fronte del lavoro.

Siamo stati sconfitti e dispersi, prova ne è che è diventato perfino difficile parlare tra di noi senza che ci si cominci a rinfacciare la responsabilità di quanto è avvenuto.

Ma nessuna sconfitta, come nessuna vittoria, è mai definitiva. Ci aspettano le catacombe e, di tanto in tanto, qualche persecuzione, quando l’impero liberale si sentirà in pericolo. Poi, verrà il giorno di un nuovo concilio di Nicea.

Sono veramente contento di essere vecchio: non vedrò, o vedrò solo una parte dell’inferno che attende l’umanità.

Fiorenzo Fraioli

Fonte: egodellarete.blogspot.com

Link: https://egodellarete.blogspot.com/2019/01/project-solitudine.html

05.01.2019

Pubblicato da Francesco Mazzuoli

2 Commenti

  1. Il loro scopo (uno dei) è annichilire le emozioni, costruire una realtà alternativa che ci distragga da quella vera. Regredirci.

  2. Grazie dell’articolo