La bolla di Donald Trump

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DI MIKE WHITNEY

counterpunch.org

Donald Trump ha un piano per contrastare la bolla borsistica. Ingigantirla.

Prima che Trump criticasse aspramente il Governatore della Federal Reserve Janet Yellen per aver mantenuto i tassi di interesse troppo bassi, e per troppo a lungo, solo per mantenere l’economia artificialmente in vita mentre Obama era in carica. Il presidente-eletto ha accusato la Yellen  di essere politicamente motivata, suggerendo che le politiche della FED hanno messo il paese a rischio di un’altra bolla del mercato borsistico analoga al crash del 2008.

“Se i tassi salgono, ce la vedremo brutta”, Trump ha dichiarato a Fox News nel corso di una intervista in Settembre: “E’ tutta un’ enorme bolla”.

Yellen, chiaramente, ha negato quanto sostiene Trump, replicando che: “Non discutiamo di politica nei nostri incontri e la politica non è un fattore che prendiamo in considerazione nel valutare le nostre decisioni”.

Come vedremo più avanti in questo articolo, Yellen mentiva per quanto riguarda il ruolo della FED nel portare avanti politiche governative, a dimostrazione di ciò, una dichiarazione della FOMC (Federal Open Market Commitee, Comitato per il libero mercato Federale) della settimana scorsa individua senza ambiguità nella FED una istituzione essenzialmente politica che persegue una agenda che serve un gruppo molto piccolo di potenti interessati, il consueto 1%. E se servire gli interessi di un particolare gruppo contro quelli di tutti gli altri non sarebbe politica, allora che cos’é?

Il problema attuale è che Trump non sono di certo le sue critiche alla FED o del mercato. Il problema è il rimedio che si delinea se proviamo a comprendere il suo piano economico. Trump vuole abbassare le tasse a individui e imprese in modo da iniettare più soldi nell’economia per stimolare gli investimenti produttivi, l’occupazione, la crescita.

Sfortunatamente il suo piano di tassazione non può portare nessuno di questi risultati.

Innanzitutto, forti tagli alle tasse dei ricchi non stimolano la crescita. Lo sappiamo benissimo. Non funziona. Punto e basta. Diamo una occhiata a questo estratto da un articolo della CNBC:

“Uno studio del Servizio Ricerche del Congresso, il servizio di ricerca imparziale del Congresso, mostra come ci siano “scarse prove negli ultimi 65 anni del fatto che tagli alle imposte per le aliquote più alte si associno a risparmio, a investimento, o producano crescita”

Al contrario, lo studio ha evidenziato come maggiori tasse per le fasce di reddito alte siano statisticamente associate a livelli di crescita maggiori.

Lo studio del CRS ha esaminato i tassi di imposizione fiscale e alla crescita economica dal 1945. L’aliquota più alta nel 1945 era superiore al 90%, scendendo al 70% negli anni ’60, fino a un minimo del 28% nel 1986. L’attuale tasso massimo di imposizione è del 35%. Le soglie di imposizione relativamente ai guadagni capitali era del 25% tra gli anni ’40 e ’50, innalzata fino al 35% nel corso degli anni ’70, prima di scendere al 15% di oggi, tasso più basso in oltre 65 anni.

Abbassare questi tassi a beneficio dei più ricchi, secondo lo studio, non si allinea a nessun miglioramento significativo nelle aree esaminate.

C’è una parte dell’economia che, al contrario, è decisamente modificata dai tagli fiscali ai ricchi: l’ineguaglianza.

La fetta dei redditi totali che vanno allo 0,1% è gravitata attorno al 4% per gli anni ’50, ’60, ’70, salendo poi al 12% a metà degli anni duemila. Durante questo periodo il tasso di imposte medie pagate dallo 0,1% è sceso da oltre il 40% a meno del 25%. (Studio: le detrazioni fiscali ai ricchi non stimolano la crescita, CNBC).

Il piano fiscale di Trump è destinato a aumentare le diseguaglianze rendendo i ricchi più ricchi. Vuole ridurre l’aliquota massima da 39,6% a 33%, vale a dire che “coloro che guadagnano 3,7 milioni di $ o oltre in un anno, riceveranno 1 milione di $ in minori imposte pagate” (USA Today). Il piano è cattivo per l’economia , cattivo per il deficit, cattivo per i lavoratori che assisteranno ad attacchi ancora più feroci allo Stato Sociale per compensare i mancati introiti fiscali.

In secondo luogo, l’enorme condono fiscale che Trump intende offrire alle grandi multinazionali responsabili di enormi evasioni del fisco, nascondendo soldi in paesi esteri, non sarà certamente utilizzato per dare stimolo alla crescita o investire in nuove imprese commerciali, ma semplicemente per poter distribuire maggiori dividendi agli azionisti o aumentare la frequenza dei buy-backs (ricomprare le proprie azioni sul mercato allo scopo di tenerne artificialmente elevato il prezzo, NdT) per pompare i prezzi sul mercato azionistico. Si può trovare un interessante articolo sul sito web Intercept che trae perfettamente le conclusioni di quanto sopra accennato. Eccone un breve estratto:

“La posizione ufficiale delle multinazionali basate in USA è che se ottengono consistenti sconti fiscali riporteranno a casa i vari milioni di miliardi di dollari nascosti all’estero e utilizzarli per assumere Americani a milioni.

Ma adesso che Trump è stato eletto, e di conseguenza questo potrebbe realmente accadere, gli amministratori delegati delle multinazionali dicono agli analisti di Wall Street per cosa useranno veramente quei soldi: arricchire i loro azionisti e comprare altre compagnie.

Intercept ha esaminato decine di conferenze aziendali a vario titolo, avvenute da quando Trump ha vinto le elezioni, notando che molti amministratori delegati stanno dicendo agli analisti delle grandi banche che non vedono l’ora di prendere i soldi per alzare i dividendi e aumentare i buybacks e scavalcare i competitori. E dimostrano molto meno, o nessun entusiasmo, rispetto a una ondata di assunzioni in patria…

“I ricchi creeranno ottimi lavori espandendo le loro compagnie”. Trump ha dichiarato nel corso del primo dibattito presidenziale. “Porteranno 2500 miliardi indietro dall’estero che affluiranno per le nostre città e per tante altre cose, sarà bellissimo”. Nel corso del terzo dibattito ha dichiarato “Faremo ripartire le assunzioni riportando i 2500 miliardi all’estero nel paese. Faremo ripartire il motore” (Corporations Prepare to Gorge on Tax Cuts Trump Claims Will Create Jobs (Le multinazionali si preparano ad abbuffarsi sui tagli alle tasse che Trump sostiene creeranno lavoro, Jon Schwartz, The Intercept)).

Trump sa che la sua cosiddetta “vacanza fiscale” è un mucchio di balle. Per quale motivo le compagnie dovrebbero voler espandere le loro operazioni, assumere più lavoratori e generare più prodotto quando la domanda si trova ancora nei peggiori 7 anni dopo la Grande Recessione?

Non lo faranno mai. Faranno esattamente quello che si aspettano gli attivisti, inseguire le aree di investimento che promettono i migliori ritorni possibili. In tal caso significa buybacks azionari, l’inganno di ingegneria finanziaria che sarà così destinato ad agggiungere altri 2000 miliardi di valutazioni azionarie e mandare la bolla di Trump in orbita sulla Luna.
La gente che crede che Trump difenderà l’Uomo Normale contro gli interessi particolari, i lobbysti delle multinazionali, l’elite oligarchica che governa il Paese, resteranno parecchio delusi. Oltre questa campagna di pubbliche relazioni iper-gonfiata mirata a convincere i suoi sostenitori che è determinato a fare restare il lavoro negli USA, Trump sta lavorando a tutti i livelli per assicurarsi che i soldi grossi continuino ad andare nella stessa direzione degli ultimi 30 anni. Verso l’alto.
Mentre secondo la Yellen, la dichiarazione FOMC della settimana scorsa ha reso chiaro che se Trump tentasse qualsiasi cosa per deviare l’attuale corso predatorio neoliberale avviato, sarà rapidamente schiaffeggiato con tassi di interesse più alti. Diamo una occhiata ai suoi commenti successivi a una conferenza stampa:
 
“Stiamo operando in una nebbia di incertezza al momento. Alcuni partecipanti hanno notato che se il mercato del lavoro continua a contrarsi in misura significativamente maggiore rispetto alle attese, potrebbe divenire necessario adeguare le comunicazioni del Comitato relativamente al percorso dei tassi Federali previsto, coerentemente alla possibilità che un ritmo meno graduale di incrementi potrebbe essere appropriato”
In altre parole, se i salari riescono ad uscire dai loro 7 anni di stagnazione piatta grazie a una imprevista impennata di crescita, la FED estinguerà immediatamente il miglioramento attraverso un rialzo dei tassi e riduzione dell’attività economica. La dichiarazione della Yellen non fa che confermare il pregiudizio anti-lavoratori insito nella FED.
 Esattamente la ragione per la quale crediamo che la FED sia essenzialmente una istituzione politica.

Mike Whitney

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2017/01/06/the-trump-bubble-3/

6.01.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONZI

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