Grandi progetti

– È un sistema destinato a fallire.
– È già fallito.
– Per questo siamo obbligati a inventare delle soluzioni.
– E dobbiamo farlo prima possibile, o sarò troppo tardi.
– Siamo qui, spetta a noi cominciare il cambiamento.
– Va prospettato un altro sistema di valori. Dobbiamo dismettere l’impalcatura della società capitalistica, abbandonare il concetto di sviluppo economico e di benessere legato al consumo di massa, sfrenato e compulsivo.
– Liberare la felicità dal denaro. Liberare il tempo dal lavoro. Liberare l’uomo da se stesso.
– E interrompere lo sfruttamento di risorse, di beni, di servizi, di cose, di esseri, di tutto… Crescere in altro modo.
– È questo il punto, la prospettiva di crescita.
– Occorre progettare piani di sviluppo solidale, sviluppo umano, culturale, emozionale… Cambiare completamente rotta. Disinnescare questa spirale di autodistruzione. Cambiare abiti e abitudini. Fermarsi, soffermarsi, meditare un’evoluzione che conduca verso altre realtà.
– Senza barriere, senza muri, senza disuguaglianze, senza competizione, senza interessi privati, senza confini territoriali, senza pregiudizi.
– Una nuova società, dove sia prediletta la concordia alla lotta, l’inclusione all’emarginazione, l’aiuto all’indifferenza, dove ciascun individuo collabori attivamente alla creazione di un mondo nuovo, nel pieno rispetto e in totale armonia con il pianeta che ci ospita.
– Cominciando da subito.
– Trovare il modo per far entrare in contatto l’umanità con se stessa e con la natura che ci circonda. Un legame intimo e profondo, un contatto animista, spirituale, un punto di unione onnicomprensivo.
– Che in fondo c’è già, perché siamo legati a livello biologico, genetico, da qualcosa d’innato.
– Giusto! E qual è l’istinto primordiale che ci accomuna tutti?
– La sopravvivenza.
– Esatto. Il cervello funziona con un meccanismo selettivo che filtra le informazioni privilegiando quelle utili alla nostra sopravvivenza. Il problema è che la realtà è influenzata dai pochi che hanno il potere di imporre la propria di visione del mondo e della vita agli altri, rendendo tutti ciechi. Basterebbe capire questo per dare inizio a un grande cambiamento.
– Pulire e purificare le porte della percezione, come ha già detto qualcuno…
– Spalancarle! Svelare che non c’è differenza tra dentro e fuori, e chiunque può percepire la natura esterna come interna, appartenente al proprio stesso essere.
– E tutto apparirebbe all’Uomo come è…
– Infinito! Proprio così… Si sprigionerebbe un inarrestabile sentimento di condivisione, di unione con la natura e con tutti gli esseri viventi in essa.
– A quel punto sarebbe inevitabile la comprensione dell’altro, a prescindere dalle attitudini di simpatia o antipatia e da ogni giudizio morale. Sarebbe una comprensione naturale, spontanea. Una comprensione simbiotica.
– Ecco! Bisogna costruire qualcosa su queste basi, investire su questi progetti…
– Un ponte empatico! Una grande opera d’interconnessione. Un tempio che sia anche il mezzo, la via stessa per oltrepassare la cortina d’individualismo che ci separa l’uno dall’altro.
– Bello! Un ponte empatico.
– Riscoprire la telepatia!
– Ottima idea! E in questo la tecnologia potrebbe venirci in aiuto. Immagina un mondo in connessione telepatica, qualcosa simile a internet, una rete con libero accesso, di condivisione dei contenuti a livello mentale, un sistema cognitivo aperto e universale, una grande mente collettiva dalla quale ognuno può attingere.
– E al contempo contribuirne alla crescita.
– La comunicazione sarebbe totale, poiché tutti sarebbero emittenti e destinatari.
– Le macchine stesse potrebbero funzionare in empatia con il nostro sistema nervoso. Tu pensi a una cosa e la macchina lo fa per te.
– Geniale!
– Sarebbe tutto più facile. La conoscenza collettiva favorirebbe l’immediata emancipazione, la povertà e l’ignoranza sarebbero spazzate via in un soffio.

Il mozzicone di candela si spense in quel momento. I due rimasero in silenzio. Un buio compatto sigillava la notte. Se fossero stati più giovani e con una bottiglia di whiskey a fargli compagnia, avrebbero continuato a sognare per tutta la notte, aspettando che le prime luci dell’alba estinguessero le loro fantasticherie. Ma erano anziani e, con l’artrosi che li intrappolava, non potevano permetterselo. Si alzarono dal bordo della banchina, a stento, mettendosi prima in ginocchio, poi, una volta in piedi, si voltarono e in pochi passi raggiunsero la loro nicchia di cartoni e pezzi di legno raccattati lungo il fiume. Si ficcarono dentro il sacco a pelo senza aggiungere nulla. Il fiume era quasi immobile. Un ratto risalì la sponda passando accanto al loro giaciglio. Non c’era luna. I due anziani si addormentarono cullati dal ritmico pulsare della notte, il gorgoglio di sottofondo della città, come un enorme gatto che faceva le fusa raggomitolato sopra le loro teste.
Erano convinti che soltanto con la loro immaginazione potessero cambiare le sorti del pianeta. Per questo ogni notte, prima di addormentarsi, inventavano mondi migliori.
Finché avrebbero avuto la forza di sognare si sarebbero sentiti vivi.

 

Diego Leandro Genna

Fonte: www.carmillaonline.com

Link: https://www.carmillaonline.com/2016/12/17/grandi-progetti/
17.12.2016

 

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Holodoc
29 Dicembre 2016 , 18:07 18:07

Non c’è bisogno di essere un clochard per fare certe considerazioni. Saremo sempre schiavi di qualcosa, del consumismo, delle ideologie, della religione, delle nostre paure, delle nostre pulsioni, fino a che non accetteremo la Verità fondamentale: non esiste separazione tra noi e gli altri perché condividiamo lo stesso Mondo.
E non accettiamo che il benessere del Prossimo e del pianeta in cui viviamo è il nostro stesso benessere.

PietroGE
29 Dicembre 2016 , 19:36 19:36

…E i due rappresentanti della sinistra internazionalista e ‘progressive’ si alzarono dalla panchina e si diressero verso i loro lussuosi appartamenti, acquistati a due soldi tramite amicizie, borbottando : “speriamo che qualcuno ci creda ancora a queste cazzate, altrimenti siamo fritti”

Adriano Pilotto
29 Dicembre 2016 , 19:55 19:55

Questa è ganja.

silvano
silvano
Reply to  Adriano Pilotto
29 Dicembre 2016 , 23:47 23:47

Secondo me si avvicina più all’oppio!

GioCo
29 Dicembre 2016 , 23:55 23:55

Mi sembra che siano mescolati un po’ di elementi a casaccio che rendono la scenetta in sé forzatamente squallida. Non so se l’autore voleva condannare le nostre condizioni “moderne”, la povertà latente e finta entro i rituali consumisti, la necessità tutta umana di sognare (a prescindere dalle scuse che poi uno si inventa per sognare) che è poi non meno obbligatoria che respirare, oppure certe questioni sociali complesse (come “l’empatia”) o ancora sfottere un poco l’ideale tecnofrenico mescolandoci a un po’ di new age orwelliana (tipo: “la tecnologia sognata dai barboni”). Non vorrei ripetermi, ma a parte la considerazione tutta oggettiva che il web (la rete del ragno) sta virando deciso verso un adattamento consumistico “cellulare” (perchè sia un bozzolo per vittima) conservando in modo perfettamente integrato deep e surface web (cioè utilizzo militare e di intelligence, ovvero “legalità criminale” e “socio-esclusiva”) abbastanza velocemente da costituire a breve una perfetta “risorsa dei pochi per il dominio di tutti gli altri (fessi)” e che i cellulari sono “la nuova TV di questo millennio”, c’è l’altra banalità: noi non sappiamo nemmeno come funzionano le nostre emozioni. Siamo meno armati di bambini con lecca lecca contro un orda di Mostri Alieni stile Godzilla,… Leggi tutto »

Ronte
30 Dicembre 2016 , 8:22 8:22

Qualcuno ha scritto di meglio. Opere quali, ‘Il Capitale’, ‘Grundisse’, ‘Le Tesi su Feuerbach’, tanto per citarne alcune, che hanno indicato e indicano la strada per il raggiungimento di una vita migliore, senza telepatie estreme o macchine neuro-comandate, bensì nel più concreto ‘senso comune delle cose’. Dimensione raggiungibile allorchè l’uomo si renderà finalmente conto della natura criminale di un Sistema distruttivo e alienante.