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Un piano inclinato: dalla follia controllata al controllo della follia


GioCo
Noble Member
Registrato: 14 anni fa
Post: 1665
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Il concetto di "follia controllata" viene direttamente dalle pagine dei libri di Carlos Castaneda. Prendo un brano tratto dal libro con omonimo titolo:

 

 

DON JUAN: «È possibile insistere, insistere in modo conveniente, anche se sappiamo che ciò che stiamo facendo è inutile» disse sorridendo. «Ma dobbiamo sapere prima di tutto che le nostre azioni sono inutili e tuttavia dobbiamo procedere come se lo ignorassimo. Questa è la follia controllata dello sciamano. (...) Sono felice che tu, alla fine, mi abbia chiesto della mia follia controllata dopo così tanti anni, e tuttavia non mi sarebbe importato se non me lo avessi chiesto. Ma ho scelto di essere felice, come se fosse importante il fatto che tu me l'abbia chiesto, come se fosse importante il fatto che ci tenga. Questa è la follia controllata! »

La follia controllata è una tecnica molto sofisticata di controllo delle emozioni. Senza un allenamento specifico e senza "intento" porta sempre verso una fine tragica, anche in senso non comune (come gli "antichi stregoni" che rimasero vittime del loro stesso potere e della loro superbia).

Un capitolo a parte è poi l'intento che non ha niente a che vedere con l'intenzione umana, come invece suggerirebbe questa interpretazione QUI, ma riguarda un modo specifico in cui si muovono le energie interiori verso "l'infinito esterno" o ignoto e che ha tutta una serie di ricadute e pericoli che riguardano più la possessione (o l'autopilota nella declinazione più neutra) che l'intenzione umana di prendere "la cloche" o barra dei propri comandi emotivi e iniziare a volare dove/come vogliamo "senza meta". Quel movimento energetico sottende una specie di "accordo" che si prende con qualcosa.

Se è complesso capire bene cos'è la follia controllata e ancor di più padroneggiarla, sapere cos'è l'intento è incredibilmente più complesso ma indispensabile e la mia è solo una constatazione, dal momento che lo stesso Carlos arriva a definire cos'è una follia controllata solo dopo anni e anni di pratica. Per gli shamani toltechi l'intento è definito come "volontà dell'aquila" intendendo come "aquila" non il nobile volatile, ma una sorta di complesso energetico normalmente invisibile ai più che ne ricorderebbe l'aspetto secondo le visioni degli shamani (quando padroneggiano una qualità specifica che viene chiamata "seconda vista") a cui tutti gli uomini sono agganciati e che determina le nostre sorti energetiche, sia in vita che dopo la stessa in un rapporto che ricorda molto da vicino quello tra noi e le nostre cellule. Questo ente non viene mai descritto come vivente, ma di fatto come dotato di una propria coscienza che oltrepassa le ragioni umane al punto da essere praticamente indifferente rispetto ai nostri drammi quotidiani. Per quanto riguarda "l'allentamento all'intento" c'è tutto un capitolo che riguarda il rapporto con "gli altri esseri" ad esempio quelli di luce (che a me pare centrale) che possono portarti via con loro a farti vedere il luogo da cui provengono perché è quello che desiderano di più, ma proprio questo rende l'atto più che mai pericoloso per il guerriero, perché (parole testuali) "ci si può perdere".

Ok, perdonate tutto sto citazionismo e torniamo coi piedi per terra. Da subito viene messo in chiaro dagli stessi autori che ciò che dicono "è falso" ma utile a una certa ricerca interiore (cosa che viene ripetuta spesso da molte cosiddette "guide spirituali" di tutte le correnti mistiche umane) in quanto "tutto è falso", imbrigliando così una specifica visione del Mondo "che non lascia scampo" se non la via indicata dal mistico di turno nelle cui mani devi metterti, che pedissequamente veicola sempre "l'unica via" (e in quelle condizioni non potrebbe essere altrimenti per il discepolo) gettando così le basi per una religione futura (tutte ste deviazioni che assumono per "vere" impressioni e immagini che hanno lo scopo unico di tenere fissa l'attenzione sulle emozioni le chiamo "l'embolo... che parte" e di emboli a trattare ste robe ne partono a iosa per via dell'identificazione, un processo che adesso definiremo bene bene).

Ciò che a me interessa di tutto sto complesso sistema di credenze e pratiche che abbiamo capito a questo punto non avere niente a che vedere con l'intenzione umana, come invece sembra dirci questa versione QUI, è unicamente porre in modo critico (in pieno stile occidentale) l'attenzione sull'emozione, su come la interpretiamo, su quali significati gli diamo, su come agisce su di noi e di riflesso anche sugli altri. Non mi spingerei oltre, anche perché sbroccare poi è un attimo e lo abbiamo visto troppe volte (tipo Nietzsche?!). Poi, lo so che "il bambino che è in noi" vuole tutto subito, ma deve prevalere il vecchio e il saggio a tutti i costi per pura e semplice coerenza verso noi stessi.

Anche perché le parole sono un ostacolo, potente e ammaliante sempre confuso, perché hanno il potere primo di confondere (=babele dei linguaggi) e poi di chiarire "qualcosa" meccanicamente e a prescindere dal buon esito della comunicazione. Quindi tutto ciò che è veicolato dalle parole non fa che aumentare la confusione e per ciò difficilmente potrà chiarirci qualsivoglia cosa, tanto più su temi così delicati inerenti pratiche e non idee astratte.

Riprendiamo quindi il concetto di "follia controllata" e decliniamone un senso più pratico (seguendo la logica) che è quello di "prendere il controllo delle nostre emozioni". Operazione più che mai disperata e disperante, dal momento che qualsiasi tentativo di prendere il controllo emotivo richiede l'intervento di emozione (=l'emozione comanda sempre). Come dice giustamente Castaneda "Un Uomo di Conoscenza vive agendo, non pensando all’agire, né pensando a quello che penserà quando avrà terminato di agire. Un Uomo di Conoscenza sceglie un sentiero che ha un cuore e lo segue; poi si rallegra e ride", sta parlando di programmazione emotiva. Un concetto che non esiste nel nostro vocabolario. Ma sospetto che esista e sia ben compreso nel vocabolario dei plutocrati.

La programmazione emotiva è semplicemente la scelta consapevole "di una strada che ha un cuore", cioè emotivamente determinata e con scopi e ragioni che non hanno niente a che vedere con ciò che poi faremo o ciò che ci piace e che vogliamo veramente, ma con ciò che "vogliamo provare emotivamente a controllare". Siccome questa pratica rimane agganciata all'emozione (si programma mentre si vive emotivamente la stessa pratica del programmare) è bene programmare per prime delle "motivazioni sottostanti" che fungono da strato d'appoggio per le altre e verranno per ciò nascoste agli altri. In accordo con quanto troviamo nei libri di Castaneda queste motivazioni rimangono "di natura energetica". Il guerriero quindi dovrebbe dimenticare tutto e immergersi nel vissuto delle emozioni programmate con quel "bios" (QUI) -termine quanto mai indicativo- precaricato, cioè dimenticare tutto tranne le sue motivazioni "più profonde" di natura energetica e poi quando riemerge dall'esperienza valutare quanto accaduto sempre emotivamente. L'obbiettivo finale dello stregone è sempre quello di "ottenere quid di energia" dall'esperienza da spendere poi per fare altro.

Ciò che a noi interessa di questo estratto è la valutazione contraria: se si ottiene energia da un esperienza emotivamente programmata (Gioia!) quella è indicativa che la programmazione ha avuto successo, ma non necessariamente che per noi era quella auspicabile, "giusta". Cosa significa? Banalmente che si può ricavare energia "in senso predatorio" (cioè parassita) o in senso costruttivo (cioè inclusivo). Entrambi i sensi delineano poi delle ripercussioni proprie che hanno punti di contatto e quindi non è difficile confonderle (purtroppo) soprattutto all'inizio. Ma anche qui i segnali sono chiari se ci stiamo attenti e tendenzialmente se le emozioni che lasceremo al nostro passaggio sono positive, anche dopo turbolenze, il nostro "nemico" diverrà l'attaccamento (viceversa diverrà "l'isolamento spirituale", una specie di "depressione" nel senso di "maledizione inestinguibile", pensiamo al "vampiro" classico per intenderci).

L'attaccamento ha a che fare con l'identificazione e se siete arrivati fino qui e mi avete seguito in questo percorso tortuoso abbiamo fatto bingo. 😋 

Pensate cosa succede quando guardiamo un film. Il pensiero che fine fa? "Dimentichiamo" e tutto ciò che ci circonda, la realtà in cui sono immersi i sensi (fino a poco prima) "finisce", iniziamo così "un viaggio" che risucchia l'immaginazione negli eventi del film che darà significato a ciò che ci accade dentro. In altre parole, emotivamente siamo "nel film" e tecnicamente in un leggero stato ipnotico proprio di quello ipnagogico/ipnopompico (veglia-sonno, sonno-veglia) che potremmo definire "crepuscolo" o passaggio tra uno stato e l'altro del nostro corpo e della nostra Mente (che mente). In quello stato il film di fatto ci fa vivere una serie di emozioni "false" ma che lasciano una traccia energetica che non è difficile individuare dal momento che noi usiamo spesso questa pratica "per rilassarci".

Il motivo è semplice. Non abbiamo "programmato" prima la nostra esperienza del/nel film e di conseguenza non possiamo averne controllo. Però facciamo attenzione che questo non riguarda "il film" ma ogni santo attimo della nostra quotidianità.

Qui veniamo quindi al problema rovesciato: se la follia controllata pone l'accento sul fatto che non abbiamo controllo delle nostre emozioni (e nemmeno sappiamo di quanto ciò è cruciale per avere un controllo su noi stessi) il controllo della follia diventa un tema centrale per chi è più preoccupato di controllare gli altri che se stesso.

Follia che a questo punto è quella degli altri, non la nostra!

Questo quindi concerne la programmazione della follia altrui e ci riporta alla mente l'idea diffusa che "il Mondo viva di follia e nella follia", tipico dell'immagine del giullare (o del Jocker se preferite la versione negativa dei fumetti) o del bagatto, carta zero delle "lame astrali" del tipico mazzo dei tarocchi. Cioè ci riporta alla mente un tipico "esercizio di potere" non centrato su se stessi ma nel Mondo.

Programmazione che per quanto detto, per forza dovrà passare per la componente emotiva umana.


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