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Perché la tecnologia non ha contro-indicazioni?  

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GioCo
Noble Member
Registrato: 12 anni fa
Post: 1096
25 Maggio 2020 , 21:32 21:32  

I prodotti tecnologici che comperiamo ci vengono venduti senza le contro-indicazioni. Se acquisto un farmaco, questo deve avere passato una lunga e complessa procedura di indagine che non solo certifica il beneficio, ma deve rendere chiaro anche ogni effetto indesiderato. Quindi per valutare se ha senso prendere un farmaco si cerca di stare attenti che il potenziale beneficio superi decisamente i rischi a cui ci espone almeno nell'assumere quello specifico principio attivo. Poi magari si scoprono successivamente altri aspetti che non era possibile identificare se non nell'utilizzo prolungato e massivo, ma in generale almeno una conoscenza minima che ci metta al riparo da un uso selvaggio non controllabile ha senso che ci sia. Ottenerla però è tutt'altra faccenda.

Per la casa farmaceutica i passaggi complessi che sono richiesti dalla medicina per arrivare all'approvazione per il consumo, sono molto onerosi e in regime di concorrenza questo è un serio problema. Siccome non c'è modo di valutare il beneficio senza conoscere il rischio, il tentativo costante per qualunque prodotto industriale (non solo per il comparto chimico) è quello di scaricare il rischio sul consumatore finale, esaltando il potenziale beneficio del prodotto.

E' una tecnica di vendita antichissima che volutamente cerca percorsi che mettono il venditore in condizioni favorevoli alla vendita, cioè il più possibile distaccate dagli aspetti indesiderabili della merce e il più possibile concentrate su caratteristiche positive a prescindere dall'oggetto della vendita. Non si tratta quindi di volontà malevola, ma di convenienza nella politica mercantile che poi incidentalmente riguarda anche il profitto. Per esempio al venditore basta sapere che quando si manifesteranno gli eventuali effetti negativi, lui non ne subisca in alcun modo danno, ne direttamente, ne indirettamente. Magari perché risulterà impossibile collegare l'effetto indesiderabile alla sua volontà di nasconderlo quando questo si manifesterà concretamente. Quindi potrà accontentarsi anche di un guadagno risibile purché il suo rischio si riduca e zero. Poi magari ti ha venduto un veleno senza nemmeno sapere di cosa si tratta ma questo lo si scoprirà un giorno, forse, chissà.

Per il farmaco il problema è abbastanza noto almeno da alcuni secoli eppure noi ci troviamo a lottare ogni giorno con la volontà mai sopita del marketing farmaceutico di tralasciare gli aspetti negativi, come per i vaccini, scaricando ogni responsabilità degli “effetti collaterali” ignorati sul consumatore finale che deve rimanere all'oscuro (secondo questa logica). Tuttavia la questione si fa ancora più delicata per tutte le altre realtà che coinvolgono le nuove tecnologie che non fanno parte della più generale produzione chimica. Ad esempio quanti operano nel settore delle telecomunicazioni o delle biotecnologie. In questo caso nascondere l'aspetto negativo diventa molto più semplice.

Ci sono infatti ormai enti in questi settori che godono non solo di una totale autarchia per quando riguarda la determinazione delle linee rosse che stabiliscono i rischi dei prodotti “offerti” per il nostro bene, ma che sono in grado di esercitare pressioni enormi su tutti gli scudi sociali in essere (dalle istituzioni scolastiche alla stampa) in modo capillare e universale rispetto i singoli individui coinvolti, al fine di scaricare ogni eventuale effetto collaterale indesiderabile. Il tentativo nemmeno troppo celato è arrivare a disporre di un controllo totale dei corpi umani che oggi è sempre più strutturalmente obbligatorio, come un tempo la schiavitù.

Tuttavia si farebbe un errore gravissimo se pensassimo che si tratti di momenti storici di natura transitoria. La direzione della spinta sociale più generale è limpida e inequivocabile per una società del benessere basata essenzialmente sul commercio. Non si può avere dubbi per esempio che la rete internet ci è stata offerta per trasformare in un ente organico un complesso sociale ancora in gran parte “libero” e che questo comporti la rinuncia di ogni “diritto” ivi compresa la proprietà privata o l'autonomia procreativa. Se un domani la rete deciderà di assumersi il compito di gestire l'apoptosi sociale, noi moriremo secondo le sue volontà, esattamente come una cellula del nostro corpo. Certamente si tratta di conseguenze strutturali di ciò che la rete significa nella società del mercato. Quindi l'organicità che possiamo immaginare non è ecologica ma mercantile. Allo stesso tempo questa organicità non decreta che l'attuale sistema sociale “vecchio stile” sia disorganico. Per ciò si reagisce rispetto i singoli effetti di questa tendenza, cercando di contrastarli dove avvertiti intuitivamente, con poche idee molto confuse, come aggressivi nei nostri confronti. Da qui gli appelli a unirsi per combatterli. Combattere cosa e chi?

In questo sta secondo me l'errore di fondo di tutti i siti di contro-informazione (e non solo). C'è il problema singolo, come ad esempio il confinamento generalizzato dovuto a un epidemia che procede dal punto di vista medico, oppure il comitato che si oppone all'espansione ad est della NATO, oppure l'azione filantropica sospetta che procura danni in una certa zona del mondo, oppure ancora l'associazione elettrosensibili che ci informa sul 5g e i rischi dovuti al principio di precauzione disatteso. Non ultimo la costituzione del nostro paese che non viene attuata o addirittura viene palesemente tradita nei suoi valori fondamentali da chi ha giurato di difenderla. Tutte cose giuste, corrette, ma infaustamente slegate, private di quella necessaria visione più complessiva in grado di collegarle strettamente, finiscono per apparire ai più come un turbinante caotico uragano di orrori mistici che è facile per la propaganda moderna cavalcare con etichette tipo "complotto".

Se infatti mi trovo davanti a qualcosa di troppo vasto e scoraggiante perché sia affrontabile con i tempi a disposizione, l'effetto immediato che posso ottenere è l'indifferenza, adatta a preservare il sistema nervoso almeno nel breve termine. Ogni altra risposta “organizzata” si perderà per ciò nell'indifferenza e vedrà il nemico nell'indifferenza. Di sicuro se sono l'indifferente non vorrò sentire ragioni e ogni tentativo di riportare l'attenzione dove istintivamente non voglio che vada (cioè verso gli orrori “inconsciamente” rifiutati) produrrà una reazione correttamente aggressiva, rendendo fallimentare in partenza ogni opposizione. Di contro se non mollo mi troverò scagliato in una dimensione emotiva senza speranza, isolato socialemente, dove cioè domina la disperazione e l'effetto immediato sarà perdere il controllo con il rischio a medio termine di coltivare qualche grave psicopatologia che (anche in questo caso) non mi aiuterà ad affrontare meglio la situazione successivamente. In pratica questo comporta di rimanere alla mercé degli eventi in corso con la prospettiva per nulla attraente di subirne poi gli effetti più atroci. Tipo passione e crocefissione.

L'altro errore di fondo (sempre secondo me) è collegare tutto tramite l'economia. Certamente l'economia è strettamente correlata alla realtà di tutti i giorni e quindi per noi è di comprensibilità più immediata, grazie al tipo di educazione mercantile che ci ha formato una certa mentalità, nel bene e nel male, ma allo stesso modo di come può esserlo la difesa e di conseguenza la mentalità militare se abbiamo una formazione di quel genere. Abbiamo in questo caso una concorrenza di sorgenti e quindi di principi, ne più e ne meno che al delta di un fiume: di nuovo non viene individuata la radice comune ma ci si trova intrappolati nella necessità di decidere qual'è la sorgente più importante.

Se si pone come radice il fenomeno strutturale e quindi sistemico e culturale di una società a carattere mercantile, sia l'economia che la difesa si allineano per semplice conseguenza. A questo punto analizzare dal punto di vista geopolitico società molto diverse tra loro come la Cina e l'America diventa più semplice. Se l'interesse delle forze coinvolte è strutturalmente identico, fin giù giù all'ultimo degli individui coinvolti, che lo ricordo è preservare la natura mercantile ideologica, la necessità di nascondere gli aspetti negativi delle merci e di esaltare quelli positivi, diventa naturale e il problema per ogni attore (rispetto la sua posizione relativa) si sposta dal condividere all'ignorare. Tutti noi, singolarmente ci comportiamo esattamente nello stesso modo, solo che figure come Bill Gates o Soros, solo per citarne due a caso tra i più noti, sono in posizioni di forza maggiore e possono quindi agire in modo più efficace per ottenere lo stesso risultato (su una scala demografica di tutt'altro respiro) che noi replichiamo comunque nel nostro piccolo, ad esempio quando andiamo a comperare il nostro nuovo giocattolo tecnologico o la merendina di cui andiamo golosi.

Ecco che quindi tutte le nuove tecnologie diventano nemiche, non tanto perché vanno usate in modo corretto, ma perché diventa complesso anche solo avere un idea di quale debba essere questo uso corretto, dal momento che il dogma è trascurare volutamente gli aspetti negativi e allo stesso tempo contrastare con forza ogni tentativo in contro-tendenza perché percepito socialmente pericoloso, per ciò tendezialmente inaccettabile. Prendiamo lo smartphone come metro per capirci. Il suo design è appositamente concepito perché sia possibile metterlo comodamente nella tasche dei pantaloni come le pubblicità e la moda suggeriscono o hanno suggerito all'incoscienza del consumatore finale. Possiamo certamente collegarli ai programmi eugenetici pubblicamente dichiarati dai filantropi impegnati nella campagna di salvaguardia demografica del mondo. Ma più prosaicamente possiamo collegarlo alle sigarette, dove sui pacchetti oggi compare la scritta “nuoce gravemente alla salute”. Mettere lo smartphone acceso a contatto continuo con il corpo in area pelvica (dove si trovano le tasche dei pantaloni) praticamente sappiamo che sterilizza, cioè riduce il soggetto alla totale impotenza, dopo circa un paio di anni di esposizione continua. Traguardo non difficile per un adolescente oggi la cui preoccupazione è di rimanere “connesso” dal momento che la socialità si è spostata in rete. Questa impotenza recede se si allontana lo smartphone dal corpo dopo qualche mese ma da quel momento in poi il patrimonio genetico ereditabile da quel soggetto sarà compromesso per sempre con effetti del tutto impredicibili generazione dopo generazione. Per sempre non vuol dire che poi si risolverà, significa mettere un grosso punto di domanda sul futuro genetico di tutta l'umanità. Facilmente però possiamo immaginare che si moltiplicheranno le malattie genetiche e le deformazioni, non i poteri alla X-Man. Collegate tutto ciò all'apoptosi sociale e vedrete che questa funzione della rete diverrà un giorno una necessità prevedibile.

Un altro problema noto è la rottura degli equilibri omeostatici. Una bruttissima faccenda di cui praticamente non si discute ma che dovrebbe essere oggi al centro del dibattito della sicurezza a tutti i livelli, quindi al centro delle discussioni militari ben prima dell'economa, della politica o dell'inquinamento per esempio dei gas a effetto serra. Questa “rottura” è totalmente trasversale ai sistemi coinvolti e minaccia direttamente qualunque difesa presente o futura in forme interconnesse così gravi che nessun altra minaccia è più imortante. Può riguardare indifferentemente l'ecologia, l'agricoltura e la zootecnia come la telecomunicazione. Qualunque sistema. Ciò rende quindi questa faccenda se possibile infinitamente più perniciosa e complessa di come possiamo immaginarla, prevederla o controllarla. Eppure, nei nostri radar non ne troviamo traccia. Peggio che gli UFO.


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