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Nel pianeta delle scimmie imbavagliate


Primadellesabbie
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Dopo due articoli sull'"alchimista" Giovagnoli, a infondere fiducia, e una storia plurimillenaria delle catene di potere, ricostruite da Bizzi, oggi 9/11 o 11/9, a seconda del continente su cui ci troviamo, libreidee ospita un articolo di Giorgio Cattaneo:

Dall’11 Settembre, demolizione controllata dell’umanità

 Te la ricordi, quella vecchia storia? Gli aerei che picchiano contro i palazzi? L’America indifesa, il mondo attonito. L’inferno del fumo, le vittime, i soccorritori intossicati e sepolti dalla cenere. Quanto tempo è passato, da allora? Vent’anni. Cioè niente, in teoria, per i tempi della storia. In questo caso, invece, vent’anni sono tutto. Perché ci sono eventi che forgiano il presente, lo rifondano. Sono avvenimenti esiziali, rispetto ai quali esiste un dopo e un prima. Come si viveva, prima? Si era relativamente liberi, mediamente infelici oppure allegri, spensierati, ordinariamente annoiati o magari indignati dalla contabilità delle ingiustizie. La sensazione era che ogni avversità fosse comunque affrontabile, ogni opinione esprimibile e ogni soluzione discutibile, e che le conseguenze non fossero immediatamente globali. Buoni e cattivi recitavano insieme, nell’avanspettacolo della geopolitica, cioè ai piani bassi dove conta davvero il soldo, la paga del mercenario, il cospicuo fatturato occulto dei mandanti.

Tutto era già infinitamente corrotto, con il nostro tacito consenso. Il demiurgo era al lavoro, come sempre, ma al pubblico meno assonnato restava l’illusione della presenza di un sindacato dell’umanità, qualcuno o qualcosa che avesse ereditato l’impegno di una promessa. Poi c’è stato il crollo, l’infarto senza preavviso: il precipitare convulso in cui il tempo non esiste più, la terra ti manca sotto i piedi. Illustri cassandre non avevano lesinato avvertimenti: Giulietto Chiesa evocava la caduta dell’Impero Romano. L’impossibile, che diventa possibile. Frana tutto, cadono le colonne, avviene l’impensabile. Frana da un giorno all’altro, un maledetto martedì: sfogliando i petali della settimana, l’alba guerriera di Marte. Come per un mostruoso, sinistro rito propiziatorio. Un’orgia di terrore, perfettamente speculare all’altro 11 settembre, quello cileno, giusto per firmare in modo leggibile lo spaventoso replay, appositamente programmato in modo da sprofondare tutti nella paura.

Poi sarebbero venute anche le guerre asimmetriche, come da copione: la farsa spudorata dei vari casus belli, i barbari feroci e le loro armi inesistenti, le stragi di civili, il fosforo e l’uranio dei bombardamenti a tappeto. Sapeva, il demiurgo, che il grosso del pubblico non si sarebbe accorto della sua presenza, dietro le quinte: si sarebbe bevuto tutto, anche le frottole più spassose. Già dal preambolo, l’anno prima, si poteva immaginare come sarebbe finita, la faccenda: allestita dalla solita, sapiente regia. Qualcuno aveva taroccato le elezioni, in Florida, volendo insediare a tutti i costi l’omino della guerra: il tipo giusto per recitare la parte, scritta da altri e destinata – per la prima volta, forse – all’intera ecumene terrestre, appena uscita (con sollievo) dall’altra grande fiction, durata mezzo secolo: quella del pericolo rosso annidato nell’Est, con tutti i suoi missili. Morto un Papa, se ne fa un altro: non era più adatto, il pensionato Gorbaciov, per le stagioni che sarebbero venute, grandinando lutti.

Vent’anni in cui è finito quasi tutto: la politica, l’informazione. La giustizia: sparita anch’essa nel cimitero della verità trasformato in discarica, insieme a molta arte, molto cinema, molta letteratura, molta musica. La colonna sonora si è fatta monotona, piatta: come se il regista, sempre lui, avesse abbassato il volume del grande cuore che, da qualche parte, nel mondo deve pur battere ancora. Sembra pulsare persino oggi, vent’anni dopo, nel pianeta delle scimmie imbavagliate e traumatizzate dal panico televisivo, dalla lingua metallica e post-umana dei decreti che si vanno succedendo, tra obblighi e divieti, firmati dai tradizionali figuranti a cui ormai si è fatta l’abitudine. Vent’anni in cui  si sono scoperchiati verminai, sono state portate alla luce le trame più subdole: il profilo criminale del grande show, del programma che qualcuno definisce zootecnico, squisitamente agroindustriale, concepito e condotto per allevare animali docili e dimentichi di sé, della loro antica dignità.

Riesce a vederlo, tutto questo, l’immenso vivaio delle cavie? Riesce a capire in mezzo a quale lordura è costretto a sopravvivere, oggi, nell’inferno burocratico delle deliranti prescrizioni quotidiane basate sulla falsificazione sistematica della realtà? Statistica: uno su tre, dicono gli ottimisti. Un essere umano su tre, persino nella sciaguratissima Italia – epicentro europeo della tragedia, avamposto del peggio – ormai afferra il senso profondamente fangoso di questa lunga stagione interminabile, inaugurata schiantando velivoli contro le altissime colonne del tempio civile di New York, l’amatissima capitale insonne del vecchio mondo, per cento anni vera e propria fabbrica di sogni. Il film, poi, lo si è visto: dove finiva New York, cominciava la polvere delle bombe. Un povero vecchio decrepito, oggi, ancora si domanda com’è che sia toccata proprio a lui la sciagurata sorte di finire a Washington, nell’anno in cui la Macchina stritolava tutto e spegneva impunemente qualsiasi voce non intonata al coro, compresa quella del presidente ancora in carica.

Non veniamo dalla Luna, ammettiamolo. Veniamo dai telegiornali, dal calcio, dalla malora indecente dei partiti italiani. Veniamo dagli annunci religiosi, uno sull’altro: gli stregoni dello spread e gli scienziati dell’Onu pagati per riscrivere il clima, le treccioline della bambina svedese, le flotte politiche che traghettano africani defraudati e derubati di tutto. E poi le barbe nere dei tagliagole sbucati da un medioevo immaginario, l’eterno sventolio di vesti bianche dalle parti di Roma, il silenzio tombale della segregazione domiciliare e del coprifuoco, la persecuzione dei medici ancora impegnati a fare i medici, fino all’ultimo, anche rischiando la pelle. E infine, il lasciapassare. E il siero universale destinato allo zoo, in cambio della libertà condizionata. La violenza del sopruso è tale da cancellare ogni possibile intermediazione dialettica: l’inglese e l’italiano, ormai, sembrano lingue morte. Stanno finendo di cadere proprio oggi, le Torri Gemelle. Stanno ancora crollando, non hanno mai smesso di crollare.

Noi siamo ancora qui, per il momento: assistiamo allo spettacolo. Uno su tre: qualcuno avrebbe contato i sopravvissuti, quelli cui spetterà – per forza di cose – la ricostruzione. Se e quando sarà possibile. Ma non più come prima, come ieri. C’è chi si arrovella su una possibile via d’uscita, azzerando (per decenza) l’ugola umanoide di chi ancora blatera di Pil, di Ripartenze e Resilienze, e di tutte le altre proiezioni aliene della nuovissima zootecnia ultradigitale al grafene, dipinta di verde e amministrata da remoto, governata dalle antenne e dai satelliti codificando e registrando ogni singolo respiro. Numeri: le cavie sono numeri. Vivono l’incubo soffrendo, ma con differenziati livelli di consapevolezza. Nulla sarà più come prima, dice il muezzin. E com’era, prima? In fondo, niente si ripete mai in modo identico. Il gregge rassegnato che attende l’assestarsi del regime, quello della nuova normalità, probabilmente non sospetta che gli altri – i dissonanti, i reprobi – avessero in uggia anche la vecchia normalità: quella che, nel sonno generale, fece crollare un giorno anche le torri più indistruttibili.

Per la loro eventuale demolizione controllata, il Comune di New York aveva ufficialmente previsto niente di meno che il ricorso all’atomica, attraverso mini-cariche da collocare nelle fondamenta. Per i burloni, invece, sarebbero bastati due aerei di linea: tutti cretini, gli ingegneri di New York? E’ più complicata, in effetti, la demolizione controllata dell’umanità. Si procede per gradi, alternando scossoni e lusinghe, violenti traumi e narrazioni consolatorie. L’intero tessuto decisionale va meticolosamente corrotto, oliato con denaro, abilmente scoraggiato laddove mostri sacche di resistenza, ampiamente prevedibili anche quelle. Voci neutralizzate con l’aiuto incessante delle redazioni, dei talk, della carta straccia che ancora arriva in edicola e che quasi più nessuno legge. E’ nudo, ormai, il supremo devastatore: è uscito allo scoperto, non si nasconde più. E sembra avere una gran fretta di finire il lavoro: come se lo muovesse una paura inconfessabile. Qualcosa all’improvviso potrebbe andargli storto? Non è uno scherzo, la demolizione controllata dell’umanità.

(Giorgio Cattaneo, 11 settembre 2021)

Da qui:


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gix
 gix
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Sono andato al memorial delle torri gemelle per vedere...curiosità mista a perplessità e stupore, si cammina tra fondamenta spaventosamente enormi, tutt'ora pressochè integre, travi di acciaio altrettanto enormi piegate come burro, e fogli di carta miracolosamente intatti e sopravvissuti al fuoco, e poi la scala rimasta indenne, sotto la quale si sono salvati una ventina di superstiti, dal crollo dei 110 piani sopra di loro. Il primo pensiero, da forestieri, è che gli americani sono capaci di creare business sulle loro stesse menzogne (non hanno  vergogna storica evidentemente, ma non è che noi in migliaia di anni abbiamo fatto di meglio...), ciò anche se però non risulta che i parenti dei morti vedano di buon occhio il memorial stesso, operazione evidentemente cinica e insopportabilmente buonista per una discreta parte degli americani, almeno il 30% (percentuale ormai ricorrente...) e forse più, che non crede a nulla di quello che gli è stato raccontato. Il secondo pensiero è che si può valutare con chiarezza che se c'è gente capace di fare questo davanti al proprio popolo e al mondo intero, in un'epoca dove gli occhi a guardare sono molti di più che in passato, e con mezzi ben più sofisticati a disposizione di tutti, questa gente effettivamente è capace di fare qualunque cosa. Anche se non abbiamo la prova provata dei colpevoli, sia delle torri che dell'attuale sceneggiatura mondiale, si può dire che più o meno si tratta degli stessi poteri, magari aggiornati e forse appena un pò più preoccupati che le masse comincino a sospettare qualcosa. Intanto i Talebani non sono molto cambiati da allora, si presentano più o meno allo stesso modo, e, probabilmente, gli tocca sopportare ancora le scemenze americane sul terrorismo, facendo buon viso a cattivo gioco, tanto hanno i cinesi di riserva. Insomma, la verità è ancora lontana, anche se fa capolino di tanto in tanto fra le crepe della menzogna; magari un giorno uscirà fuori anche la scienza utilizzata per abbattere le torri, per esempio secondo la dott.ssa Judy Wood, ovvero quella fantomatica energia diretta di cui si favoleggia anche da noi con le vicende misteriose di Majorana. Dopo venti anni, più di mille vittime sono ancora tali solo sulla carta, non essendo stato possibile ritrovare nulla, almeno così dice la narrazione, anche se poi si scopre che migliaia di frammenti di resti umani sono tutt'ora conservati nel memorial. Che dire, occorrerà avere pazienza per sapere, ma la buona notizia è che più la menzogna è grande ed insistente, maggiori possibilità ci sono che con il tempo inizi a sgretolarsi. Alla fine, forse, non è altro che un problema di tempo, anche oggi; noi, purtroppo (o giustamente, dipende dai punti di vista), non ne abbiamo molto. 


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Fedeledellacroce
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@gix

"magari un giorno uscirà fuori anche la scienza utilizzata per abbattere le torri, per esempio secondo la dott.ssa Judy Wood, ovvero quella fantomatica energia diretta di cui si favoleggia anche da noi con le vicende misteriose di Majorana"

 

Pienamente d'accordo con te.

l'11 sett é stato un colpo di stato planetario per usurpare e preparare il mondo a una nuova tecnlologia. Ma prima devono eliminare le guerre (governo mondiale) e ridurre la popolazione.

Per far questo stanno usando tutte le armi a loro disposizione, dalla stampa ai virus, la politica, la scienza, il controllo digitale dell'individuo con steroidi etc...

Fino a qualche giorno fa ancora mi sentivo vittima e spettatore di questa situazione.

Oggi invece so che bisogna prendere in mano almeno la nostra vita e di chi ci é vicino e vivere fuori da questa realtá imposta. Piú a contatto con la terra e la natura.

Sento la necessitá di creare una vita dignitosa cercando pian piano di  poter rinunciare al conto in banca, alla patente di guida, al contratto di lavoro e via dicendo, mantenendo il dinamismo e la gioia di realizzare progetti volti a questo fine.

Il nostro pianeta é fantastico, l'universo ci ha creato e ci sostiene con la sua immensa energia e impertubabilitá. E io mi sento parte di questo, non del green pass o del virus o delle proteste

 


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oriundo2006
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Cito: ''..Ma prima devono eliminare le guerre (governo mondiale)..''. DOPO vorresti dire: una guerra, SE PIANIFICATA, serve egregiamente allo scopo di un governo mondiale, suggerito anzi imposto dalle devastazioni e sopratutto dai precedenti storici della Societa' delle Nazioni e dall' Onu, quest' ultima oggi un mero apparato burocratico pleonastico ed assolutamente superfluo a realizzare i suoi fini, primo tra tutti un equo regolamento 'civile' delle controversie tra stati.

Aboliti un giorno gli stati, rimarranno i popoli, soggetti peraltro a quella 'gabbia d'acciaio' in cui oggi gia' viviamo: popoli che sono TROPPI insieme alle bocche da sfamare. Dunque, cosa di meglio, Malthus ne sarebbe entusiasta, di una guerra ex false flag, limitata ma terribile, con la auspicabile scomparsa dei 9/10 dei deplorables ? Ed e' esattamente questo a cui puntano oggi i circoli un tempo detti 'imperialisti', ma che piu' esattamente sono i circoli da indicare come 'elitisti supremi': si servono del 'capitale' ( che e' un' arma ) come della manipolazione climatica o anche della modificazione mentale ( qui un articolo di Pecchioli da leggere:

): un plagio su scala mondiale ( il reato di plagio, molto significativamente e' stato ABOLITO ).

Sappiamo chi sono, anche se non ci consola questo nostro sapere, sappiamo anche che qui e la' emerge questa prospettiva come la sintesi finale di una 'storia segreta' che si dipana nei secoli, sappiamo anche che siamo alla merce' delle loro azioni, anche se il loro potere e' comunque incompleto proprio perche' ha origine e sopratutto finalita' maligne.

Mai dimenticare che se forze criminali, quando addirittura apertamente sataniste, sono all' opera, forze spirituali e materiali ben maggiori sono a contrastarle. Qui come sempre occorre scegliere il campo in cui stare. E qui come sempre, le 'religioni', specie se 'monoteiste' paiono complici occulte, disvelate nei loro obiettivi sapientemente congruenti, e dunque assolutamente inservibili a fare la scelta se di opposizione. Sono semplicemente la vecchia maniera di esercitare il controllo sociale, oggi ben piu' pervasivo e obbligativo perche' 'scientifico': il 'nuovo mondo' e' il mondo in cui l'autonomia del pensiero e della riflessione e' bandito come crimine supremo...e gia' oggi e' cosi'. 


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Primadellesabbie
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@oriundo2006

Un altro articolo su Huxley, ma finalmente ben fatto questo.

Ho scoperto questo autore, grazie a un amico, negli anni '60, e il fenomeno che la fantastica, affascinante, morbosa "irrealtà" che ne costituisce l'ispirazione si sia oggi trasformata concretamente in un futuro possibile, se non addirittura probabile, è la mia testimonianza, vissuta con crescente sorpresa, che mette a repentaglio anche i pochi punti fermi parsimoniosamente stabiliti dalle riflessioni di una vita. 


oriundo2006 hanno apprezzato
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oriundo2006
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Ciao Prima, tieni conto che Huxley era massone di livello, dunque in possesso della road map concordata con i cabalisti, anzi da loro preparata in quanto conoscitori esperti di quanto il loro 'signore e dio' vuole per l' Umanita', da loro negletta a favore del demone.

La conoscono in quanto l'hanno chiesta ed ottenuta, la preparano con le lettere sacre, e la porgono al demone per l' approvazione e la realizzazione finale. Nessun volere in cielo ( il sesto cielo, numero gia' significativo, secondo Nichiren ) se non e' attuato su questa Terra da attori umani.

Che problema c'e' ?

Nessuno a ben vedere dal loro punto di vista. Dal nostro evidentemente tutto. Huxley ne e' venuto a conoscenza e ne ha fatto un outing mascherato, non potendo dire con evidenza la fonte del suo sapere. Onore a uomini cosi'.

E non e' stato l'unico, anche Hubbard era in possesso di cognizioni 'riservate' ( ma lui era un extra piovuto sulla Terra da tempo ) anche se non tutti hanno avuto successo nel mettere in guardia l' Umanita'.

Devo aggiungere che quanto fa il sito libreidee.org/, di fonte massonica 'diversamente orientata' ( il termine farebbe piacere a Magalli ) e' pregevole nel farci capire qualcosa dei Piani Superiori.


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oriundo2006
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Ah, dimenticavo: quanto viene ordito cabalisticamente poi riceve il Sigillo come se fosse stato voluto dal Signore Infinito. E l' inganno viene perpetuato.  


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Primadellesabbie
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@oriundo2006

Huxley faceva parte, per parentela stretta, del gruppo di intellettuali che hanno predisposto la narrazione che si è imposta, sulla base della quale veniamo istruiti, lavoriamo e viviamo, e che resiste ancora nonostante cominci a fare acqua da tutte le parti.

Ho altre informazioni, rispetto alle tue, sui rapporti all'interno della massoneria, delle correnti che la compongono di come e quando si sono formate e, per il momento, queste sono sufficienti a spiegarmi egregiamente ciò che sta accadendo.

Siccome non trovo utile polemizzare e non ho intenzione di convincere nessuno, mi tengo le fonti che ho individuato decenni or sono, imparato a conoscere, a capire da che parte pendono e chi vi si ispira e che, nel bene e nel male hanno fatto la storia degli ultimi secoli, e lascio a chi crede di aver individuato l'origine di tutti mali, negli ebrei piuttosto che nei comunisti o nei rivoluzionari o negli illuministi o nei globalisti o nei gesuiti, le rispettive convinzioni e il piacere di suggerire fantasiose soluzioni e coniare vocaboli irridenti a identificare i presunti colpevoli.

Libreidee è un sito molto interessante e ha avuto una sua evoluzione.

Ti ringrazio comunque per il commento.


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