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Nel mondo della misura, il "pensiero unico" bacato


GioCo
Noble Member
Registrato: 13 anni fa
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"Nel mondo della misura IL MEGLIO è dato dall'insime degli equilibri in armonia tra loro, senza i quali, la parzialità della misura fa prevalere l'esagerazione".

Cosa significa la frase che ho scritto? Semplice che se misuro qualcosa, mettiamo un treno e dico che è meglio di qualcos'altro perché me lo dice la misura (per esempio la velocità) questo non mi dice niente sui rapporti di equilibrio tra la misura in questione e tutti gli altri aspetti non misurati e non presi in considerazione, sia internamente al treno, sia nell'ambiente. Un ghepardo quindi può essere migliore di un treno ad alta velocità o di un auto sportiva anche se va "solo" a 100 Km/h e per un tempo relativamente breve e non solo perché spende un millesimo dell'energia necessaria, ma perché un treno o un automobile non hanno senso nella savana, non possono cacciare, ne costituire un elemento di equilibrio della biosfera in quell'ambiente o in qualsiasi altro, compreso quello urbano.

Se guardo quindi al modello di una macchina, non importa se è un intelligenza artificiale con un corpo biomeccanico alla terminator capace di uccidere MEGLIO di un qualsiasi killer biologico (anche umano) misure alla mano, per esempio nel numero di successi, dal momento che alla macchina (per esempio) di uccidere o di stare ferma a godersi il sole e il paesaggio di un bellissimo pomeriggio, non gli freca NIENTE.

Allo stesso modo, questo infinito INUTILISSIMO cianciare sulla macchina che è migliore dell'Uomo ai fini della produzione industrale, non risolve un problema di fondo cruciale: che se ne fa una macchina di ciò che produce? NIENTE. Quindi se dovessero rimanere solo le macchine a produrre qualsiasi bene o servizio su sto pianeta, non è l'Uomo che diverrebbe inutile ma la macchina.

Questo discorso non ve lo fa nessuno. Eppure adesso, anche un bambino può comprendere come ci sia un difettuccio di fondo in un ideologia (come quella transumanista o darwinista) che parta dall'idea che "l'Uomo è difettoso" o anche solo "MIGLIORABILE".

O no?

Quindi forse, ma forse, il CONCETTO di Uomo è anche quello di PERFEZIONE. Certo, poi a partire dall'ideale avremo da calcolare gli infiniti difetti di sviluppo e incidentali che potrebbero essere compensati, anche da arti meccanici, perché no? Ma, se mi venite a dire che "l'Uomo bionico" è meglio perché corre come Superman e nessun umano può fare altrettanto, allora rispondo che gli infiniti disagi che l'ovvio scompenso di poter correre così veloce procurerebbe, sottolinea solo che è venuto a mancare l'equilibrio, non solo interno al corpo, ma anche esterno, dato che la domanda vera potrebbe anche essere: che ca%%o mi serve correre in quel modo se ne abbiamo fatto a meno fino adesso? Per far vedere agli amici quanto sono fico? Per servire qualcuno che potrà sfruttarmi meglio in mansioni non meglio precisate?

Forse quindi è un miglioramento, forse una fregatura. Ma se guardo SOLO a un aspetto e non all'insieme, non lo capirò mai. Poi, siccome è facile per la mente fissarsi su dettagli e trascurare il resto, è chiaro che scatta il meccanismo del "se non basta vuol dire che ce ne vuole di più".

Un po' come i farmaci: se non guarisco da questa malattia, allora aumento la dose sperando che funzioni, un film visto spesso in tempi come questi dove la sperimentazione farmacologica finisce per farla il paziente.

Tipo (a caso) un vaccino da poco inventato?

A questo punto a Voi l'ardua sentenza, se sia meglio cambiare farmaco, servizio digitale, gingillo elettronico o proprio mentalità.

P.S.

Per riflettere aggiungo. L'Uomo con il QI più alto mai registrato fu un certo Sidis (254 QI) ebreo nato a New York il 1º aprile 1898 e figlio di un apprezzato psichiatra ritenuto anche lui molto intelligente (QUI). Praticamente un pesce d'aprile biologico che morirà nel totale anonimato e se consideriamo per confronto che una intelligenza umana straordinaria (tipo Einstein) si aggira sui 180 QI, iniziamo a comprendere che forse qualcosa in questi numeri non funziona. Sorvolando sul fatto che la misurazione del QI ha subito diversi rimaneggiamenti  dagli inizi del '900 e oggi non c'è un solo modo di concepirla, questa "mania" di misurare ci racconta più qualcosa sul paradosso di voler dare materia a un concetto, come fosse un tavolino o la pressione in un tubo, piuttosto che la meraviglia dell'intelletto umano. Come se essere nati in un luogo urbano piuttosto che selvatico, avere un buon controllo emotivo piuttosto che no, un fisico atletico o gracile, una certa esperienza, un ceto sociale basso o alto e una attività sessuale fertile o scarsa, non abbia proprio alcuna relazione con la produzione di un intelletto umano dal momento che queste cose non vengono misurate, anche perché non sempre è possibile metterle in relazione con un numero confrontabile con altri. Per esempio, come si fa a "misurare" un esperienza?

Questa discussione è stata modificata 2 settimane fa 6 tempo da GioCo

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