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Metodo di gestione emotiva: tra percezione e sensazione

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GioCo
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Ho notato ultimamente diversi "nuovi" visitatori che si sono uniti nel contribuire a tenere vivo questo blog. Non può che farmi piacere, ma da vecchio frequentatore non posso non notare che l'aumento di turismo in quest'angolo sperduto delle sterminate praterie virtuali, questa micro-riserva indiana, coincide esattamente con la cuspide di un periodo veramente ma veramente MOLTO oscuro. Cuspide che durerà ovviamente tutto giugno e luglio (sesto e settimo mese dell'anno). Un po' come l'invasione delle locuste o un incendio coincidono con una "migrazione" di altri animali solitamente stanziali (e pigri).

Almeno, questo è quanto possiamo osservare per la parte occidentale del Mondo, quando guidata da personaggi che giudicano il prossimo principalmente perché non riescono a guardarsi allo specchio. Un po' come gli skekses in "Dark Crystal", il famoso film di Jim Henson. Gente come questo dolce visino QUI o quest'altro inoffensivo e disinteressato QUI, tanto preoccupati per il nostro futuro (non per il loro) da spendere tutto il loro tempo e denaro per noi, anche se non glielo abbiamo chiesto, contenti? 🤢 

La maggioranza di questo turismo è destinato ad essere di passaggio. Non sono in molti a trovare confortevole una riserva indiana, non si sta proprio proprio comodi come a casa propria. Non è sufficiente "pestare sulla tastiera" ci vuole poi un po' di materia grigia (=autonomia di pensiero) e quella tende a scarseggiare "nel Mondo". Soprattutto quello virtuale.

Qui voglio quindi offrire un piccolo ritaglio sul problema del metodo. Ad esempio il metodo di indagine che deve comprendere una disciplina ferrea che pochissimi sono in grado di sostenere ed è per questo che in passato spesso ho ricordato che non scrivo per tutti ma solo per quanti "riescono", ben sapendo che non sono molti e che ciò che propongo non è niente di facile da accettare (emotivamente) e dipendente dall'esercizio pratico. Ovviamente non essendoci in me l'intenzione di escludere nessuno tra chi desidera almeno sperimentarsi, rimane un articolo che mi autoimpongo più breve ed efficace possibile, dato che sia nel mondo reale che nel mondo virtuale mi rivolgo a persone con un deficit di attezione mediamente importante, per via della modernità e dalla interazione velenosa con tantissimi dispositivi tecnologici a cui non riusciamo e più spesso non vogliamo rinunciare, praticamente tutti fuori dal nostro controllo. Dispositivi che non faranno che aumentare e diventare sempre più velenosi (e invadenti). Quindi arriverà un momento in cui funzioneranno da spartiacque, tra chi ancora rimane almeno in parte proprietario delle sue proprie facoltà mentali (e si rende conto dell'orrore che governa i tecno-posseduti) e tutti gli altri che saranno convinti di disporne ma senza che ciò si realizzi nel concreto. Cioè tra i posseduti dell'era virtuale, neo-schiavi di un età molto infelice e i neo-liberti che dovranno difendere la loro residua autonomia con le unghie e i denti un po' come i palestinesi della striscia di Gaza, consapevoli che la vita senza non vale niente.

Anticipo subito chi mi dirà "ma @GioCo, guarda che è già così", per dire che quello che vediamo adesso è ancora rose e fiori rispetto quanto previsto nel prossimo futuro. C'è cioè ancora un certo margine (degli appartenenti al magma ribollente della massa indistinta) per "saltare da questa parte" esercitando la volontà per tornare proprietari della mente, almeno in parte. Poi, dopo "il salto", senza aiuto esterno (fisico) non sarà più possibile e allora avrà senso dire che "non c'è più niente da fare" per chi rimane in trappola. Anche se non sarà vero nemmeno per allora, qualcosa si potrà sempre fare ma sarà estrememante più difficile e pericoloso intervenire per chi vorrà provarci. Diciamo senza temere di esagerare, sarà per allora un atto eroico leggendario.

Poi prima di procedere vorrei anche "sfatare un mito", per parafrasare quanti pensano di avere idea (senza averla) di quale sia l'importanza cruciale di un mito per l'umano. Ogni mio intervento, ogni mia parola è parte di un profondo "pensiero pensato", non un pestaggio a caso sulla tastiera che riversa tutto quello che mi passa per la testa. Non ho giudizio da portare nel mondo del tecnoragno verso chiunque a prescindere e non mi interessa coltivarlo (o alimentarlo) per ciò non ho profili social e tendo a commentare poco. Non mi interessa sbertucciare o trollare, non seguo spinte emotive come il "ti ho beccato bastardo!" o "te la farò pagare" che alimenta interminabili discussioni sul nulla in giro per il mondo virtuale. Quando accade, se me ne accorgo, abbondono la discussione e chissene. Potrebbe essere che sia poi colpa mia, dal momento che sono una persona e tendo anche a reagire male se pungolato, ma nella sostanza se si inizia una discussione che vedo non ci arricchisce ma tende a deprimere, preferisco abbandonare.

Il motivo riguarda il principio della possessione. State attenti perché non è niente di esotico, ma qualcosa di molto tecnico e pratico: l'emozione comanda sempre ma non sempre a comandarla siamo noi per noi stessi (volontariamente).

Questo vuol dire che un ente terzo (che NON CE NE FRECA UN CA%%O DI CHI SIA) si può inserire in qualsiasi momento nel governo del processo emotigeno (=che genera emozioni in noi) e strapparcelo "dalle mani" (=dal ns controllo). Anche senza che ce ne rendiamo conto, più o meno come si potrebbe rubare delle caramelle a un bambino.

ATTENZIONE!!! Questo non dipende da quanto siamo "svelti" cioé astuti, non dipende dall'intelligenza artificiale o meno, non dipende da quanto siamo ricchi culturalmente o da quanto ci sentiamo padroni di noi stessi. In genere tutto ciò è indice del poco controllo emotivo che conserviamo, ad esempio dell'insicurezza, ma comunque nel migliore dei casi non è significativo. Dipende da un processo e solo da quello che è proprio dei mammiferi ed è biologico. Il corpo è una macchina biologica che funziona grazie a qualcosa "di aggiunto" che non è biologico ma da cui l'intero processo dipende come fosse "teleguidato". In altre parole è una macchina non-meccanica "posseduta" per principio da qualcosa o qualcuno per poter funzionare. Per ciò i processi che la riguardano non sono semplicemente dati, come una fila di passaggi rigidi di un programma prestabilito, ma costantemente interferiti. Per ciò se da A si passa a B in un normale processo meccanico, in uno biologico non-meccanico tale passaggio potrebbe avvenire, ma non esiste la certezza che accada ed è questo specifico aspetto che rende affasciante la biologia e ci dice che "il terzo incomodo" (l'interferenza esterna che "telecomanda") non è un semplice errore, ma IL mediatore che tendiamo a escludere e rende la biologia (in special modo umana) speciale.

Allora per ottenere maggiore controllo emotivo, è necessario prima di tutto capire qual'è il processo biologico sottostante e dove si può intervenire per interferirlo, in modo da deviarne il risultato verso obbiettivi studiati.

In sistensi il controllo sociale si basa su questo principio che funziona bene tanto in noi quanto verso il nostro prossimo perché se il corpo è una macchina "teleguidabile" dall'esterno non è possibile capire chi la sta manovrando in un dato momento. Tant'é che se imparo a gestire il mio processo emotivo, non è che un altro ce l'ha diverso e quindi automaticamente imparo anche a gestire quello del mio prossimo. Al contempo inizio anche ad accorgermi (per sottrazione) quando l'e. "potrebbe" non essere sotto il mio controllo. Accade normalmente nel processo evolutivo, ad esempio tra madre e figlio, come tante e tante volte ho fatto notare.

Ovviamente come ogni strumento posso poi farne un uso sconsiderato (e l'umanità è maestra nel fare degli strumenti che inventa usi sconsiderati) oppure iniziare a interrogarmi su quale può essere il suo uso etico ed è qui che mi inserisco con quest'opera che perseguo da quando ho iniziato a scrivere su CDC. L'opera che mi impone il mio demone (socratico) interiore.

Per ciò insisto che ci vuole una disciplina ferrea, senza la quale sbroccare e iniziare considerare usi non-etici (come si sta facendo ora praticamente in ogni sede digitale sperimentabile, dalla TV allo smartphone) è un attimo. Poi, ci sono anche vari gradi di padronanza del metodo come in ogni disciplina. Ma questo è un discorso che viene da solo.

La disciplina emotiva include tanto, ma tanto allentamento. Uno a caso: chi di voi considera allenamento "rinunciare" con l'atto di volontà a fare quello a cui è più abituato? Ad esempio, guardare il cellulare quando non sa cosa fare, magari per un giochino che ha iniziato e che coinvolge. Oppure, stare davanti alla TV per rilassarsi con il nostro programma preferito. Chi di voi ha un metodo per farlo? Cioè conosce i meccanimsi sottostanti e li sa sfruttare a suo vantaggio, ben sapendo che quello che fa non è gratuitamente sgradevole per autoafflizione, tipo i flagellanti, ma necessario tanto quando fare sport, per disciplinare un coportamento che altrimenti dipenderebbe dal meccanismo (potenzialmente asservibile agli interessi in mano a terzi incomodi QUALSIASI, estranei alla ns volontà).

Ora, tutto questo preambolo, che spero sia stato utile a chiarire almeno una parte sostanziale del mio retropensiero, cioé di quel "pensiero pensato" di cui spesso scrivo, per aggiungere due righe sulla distinzione tra "percezione" e "sensazione".

I signficiati nella disciplina del controllo emotivo hanno un valore immensamente maggiore delle parole. Le parole sono evocative ed evocano significati, ma noi possiamo caricarle di valore alla bisogna come vogliamo, se sappiamo come fare. La "magia" è così che funziona ed è per questo che spesso vado a pescare dall'esoterismo concetti e principi che altrimenti ci rimarrebbero estranei. Tuttavia da adulti noi abbiamo già pre-caricato emotivamente di valore le parole, certe più di altre. Per ciò facciamo spesso una "guerra delle parole" con chi vorrebbe discutere invece dei significati e della diversa prospettiva che impone il cambio (minimo) di significazione anche di poche (ma) precise parole.

Ne prendo due a caso: Gesù e Amore. Non le ho accostate a caso, ma già vediamo quanto possono due semplici parole essere pre-caricate di valore, indipendentemente da quale poi sia la polarità dello stesso valore. Ma di questo non voglio trattare in questa sede, la polarità con cui pre-carichiamo le parole è un altro aspetto complesso da indagare che per ora terremo in ombra se no questo pezzo viene più lungo di una messa pasquale.

La percezione è legata ai significati che interferiscono con i sensi (poi spiego). La sensazione è legata al disagio (o all'agio) con cui viviamo un certo momento e concepisce opinione. La percezione apparentemente è più meccanica e questo dipende dal suo legame con l'attenzione rispetto ciò che accade all'esterno, rispetto cioé i nostri sensi (di cui alcuni non sappiamo nemmeno di averli). Ad esempio "la sensazione" che qualcuno ci osserva, anche se visivamente davanti a noi non troviamo nessuno che lo sta facendo, ma se ci voltiamo qualcuno effettivamente ci sta fissando, è in realtà una percezione non legata si sensi da noi riconosciuti che viene confermata dall'esperienza sensoriale. Tuttavia questa percezione coinvolge "il disagio" che proviamo ad essere oggetto fissato dallo sguardo di un estraneo, da qui l'opinione (ad esempio di quanto sia "maleducato" il nostro estraneo) che può scivolare facilmente verso una rezione emotiva negativa. Come vediamo in questa disamina, percezione e sensazione non sono sinonimi ma processi interconnessi (distinti) che convivono in noi.

Imparare a tenerli distinti è però fondamentale per la disciplina del controllo emotivo. Facciamo un esempio per capire meglio. Mettiamo che ci troviamo in un meraviglioso campo fiorito, pieno di colori e luce, dove una brezza tiepida che ci accarezza ci fa stare bene. Cosa c'è che può disturbare il nostro "agio"? La percezione che qualcosa non funziona.

Il quadro è incoerente. Se noi sappiamo che nel pieno della fioritura ad approfittarne in un ecosistema sono in particolare gli insetti, l'assenza di insetti potrebbe essere per noi un "agio" (perché ci spaventano o comunque danno fastidio) ma non ci dice niente di buono circa quel bucolico quadretto. Da qui intuiamo subito che una indagine di questo tipo è fortemente antitetica a quella più confortevole. Per ciò senza una disciplina ferrea che ci consenta di mantenere controllo della situazione, niente potrà impedire che "il bucolico quadretto" sia interferito dal rompiscatole (o da qualsiasi analisi logica che interrompa il piacere di goderlo) che non sia una conferma che tutto va bene.

Ecco quindi perché insisto sulla questione della coerenza e del possedere un quadro coerente più ampio che non ci dice nulla sulla verità (non so perché "mancano gli insetti" potrebbe anche essere giusto così, ma senza un indagine approfondita che giustifichi l'incoerenza e la rimetta in linea con i significati più generali vale il principio della prudenza) ma ci aiuta e ci guida entro un Mondo, quello specifico virtuale, liquido e infido più di una palude per i nostri sensi.

Se infatti il mondo virtuale impone un pensiero liquido (ma dovremmo dire "da liquame") noi possiamo rispondere con un pensiero coerente che lo rimette in ordine, imponendo un ordine che può venire a prescindere anche senza bisogno di trovare la verità nell'immediato ma dandoci una resistenza che può fare la differenza. La coerenza è come una diga o un argine per l'acqua.

Non permette che vada dove non dovrebbe la deriva emotiva. Cioé a fare (e farci) danni.


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Violetto
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Scusami GioCo io non condivido il principio della "disciplina del controllo emotivo".

 

Le emozioni non dovrebbero essere "controllate" nel senso di "disciplinate" ma controllate nel senso di "osservate", prima di tutto, per poterne capire la reale natura.

Quando conosci cosa siano, da dove vengono, come si compongono etc.  la "disciplina" non ha più alcun motivo di esistere.

 

Provando a disciplinare ciò che non si conosce sulla base di ciò che si crede di sapere si incorre in problemi e relativa frustrazione.

Viceversa si ha  piena libertà sia di vivere completamente le proprie emozioni che di "gestirle" e solo in rari casi "disciplinarle". (ovviamente relativamente parlando).

Questo post è stato modificato 2 mesi fa 3 tempo da Violetto

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GioCo
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Postato da: @violetto

Scusami GioCo io non condivido il principio della "disciplina del controllo emotivo".

 

Le emozioni non dovrebbero essere "controllate" nel senso di "disciplinate" ma controllate nel senso di "osservate", prima di tutto, per poterne capire la reale natura.

Quando conosci cosa siano, da dove vengono, come si compongono etc.  la "disciplina" non ha più alcun motivo di esistere.

 

Provando a disciplinare ciò che non si conosce sulla base di ciò che si crede di sapere si incorre in problemi e relativa frustrazione.

Viceversa si ha  piena libertà sia di vivere completamente le proprie emozioni che di "gestirle" e solo in rari casi "disciplinarle". (ovviamente relativamente parlando).

Mi riserbo di rispondere meglio, sto uscendo di casa e ho fretta, ma forse stai guardando alla parola "disciplina" dandogli un significato non adeguato al contesto. Prova a dirmi cosa intendi con "disciplina" a poi ne discutiamo.

 


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Violetto
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@gioco
"Disciplina del controllo emotivo" per me significa cercare di controllare le emozioni nel senso di "reprimerle" e provare ad averne il "governo cosciente".

Ovvero, ancora, determinare coscientemente cosa si prova e cosa no, selezionare tra le emozioni positive e negative e disciplinarsi per "eliminare" (reprimere) quelle che si ritengono negative, sconvenienti, dannose etc.

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uparishutrachoal
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Per farla semplice mi sembra di capire che volgarmente bisognerebbe attaccare le emozioni al cervello prima di scrivere..

Ovviamente il cervello è la ragione..che è disciplinata dalla luce interiore chiamata verità..almeno in chi la possiede..

Chi non possiede la ragione ma solo una mente al servizio della pancia..o delle emozioni più sublimi ma sempre irragionevoli..se le può godere..ma non può aspirare a uno scambio verbale..che dovrebbe essere mediato dalla ragionevolezza..come equilibrio tra la freddezza della logica e l'esaltazione del folle..

 

 


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Deheb
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La percezione è legata alla ricezione ed elaborazione primariamente fisica degli stimoli che diventano (o lo sono già) informazioni, con livelli di attenzione variabili che possono determinarne la quantità elaborata, la sensazione dovrebbe rappresentare l’elaborazione psichica dell’informazione precedente con una valenza emotiva (esperienza soggettiva). 

E su questo sono d’accordo con te (se questo intendi), rappresenta la base di partenza per la formazione dei pensieri, opinioni, rapporti interpersonali, personalità personale.

Hai parlato di campo fiorito. 

Questo discorso dovrebbe presupporre che tutti gli interlocutori abbiano la medesima idea del campo fiorito e tutti condividano la stessa immagine e, in teoria, la stessa “sensazione” di campo fiorito. Questo dovrebbe essere possibile se le informazioni di tutti sono coerenti fra loro, oggettive, omogenee.

Nella fase attuale le informazioni da elaborare (“il percepito”) sono tra il falso, travisato, decontestualizzato, tagliato all’occorrenza o decontestualizzato. Inoltre l’informazione grezza non viene “fornita” in forma neutra ma carica di significati emotivi (es. la paura, il sacrificio per ottenere la libertà, la salvezza, la resilienza (cioè?...), andrà tutto bene, il parere dell’esperto).

In queste condizioni formulare pensieri coerenti (non la verità ma neppure fondati su bugie) è molto difficile. 

Calando nel pratico questo discorso: poco dopo l’uscita dei vaccini, non so se hai notato, qui su CDC si sono formate “fazioni” favorevoli al vaccino Sputnik. Per quale motivo? La mia risposta è stata: “Perchè è quello russo quindi buono” senza che i favorevoli sapessero nulla di cosa fosse, come funzionasse, SE funzionasse. E’ buono solo perché in antitesi con gli altri, i cattivi. Non mi sembra una buona cosa formare un’idea sulla simpatia per l’uno o contro l’antipatia rispetto all’altro. 

Percezione e sensazione sono “rispettate” nei canoni descritti, manca la coerenza e/o veridicità dell’informazione primaria, quella su cui si dovrebbe basare il pensiero finale.

Ci sono in circolazione pareri (riferiti al Covid) che contrastano la narrazione mainstream, la criticano ma poi ti portano in una certa direzione, non permettono di portare l’interlocutore verso una propria idea, la portano loro già pronta e chi legge non si accorge (spesso) delle incongruenze che ne derivano. Aggiungi il disorientamento che dovrebbe manifestarsi nel vedere pareri o idee contro la narrazione televisiva ma a loro volta discordanti o contrarie.

Fatte tutte le considerazioni precedenti, preferisco creare le mie opinioni, le mie sensazioni, i miei pensieri, su basi veritiere, oggettive, il più possibile neutre, per quanto io riesca nell’intento. Possiamo chiamare questa disciplina? 

Mi sforzo di fornire informazioni veritiere e neutre, poi ognuno ne faccia l’uso che preferisce. Non credo sia questo un grosso problema, nessun danno arrecato spero.

(Nonostante possano avere la stessa percezione di prato fiorito, un pittore non avrà grande interesse nel vedere o meno se ci sono insetti contrariamente ad un entomologo.)


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GioCo
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Postato da: @violetto

@gioco
"Disciplina del controllo emotivo" per me significa cercare di controllare le emozioni nel senso di "reprimerle" e provare ad averne il "governo cosciente".

Ovvero, ancora, determinare coscientemente cosa si prova e cosa no, selezionare tra le emozioni positive e negative e disciplinarsi per "eliminare" (reprimere) quelle che si ritengono negative, sconvenienti, dannose etc.

Temevo che fosse così @violetto, è una definizione che ho dato anche io per tanto tempo. Ma è fuorviante. La disciplina in sé non reprime proprio un bel niente, se mai è il contrario e senza averla che sei indotto a reprimere.

Guarda la disciplina per esempio sportiva della corsa, ti sembra che serve a reprimere la corsa? Serve a renderla più efficiente possibile. Cioé a parità di spesa energetica rispetto a uno che non si allena, riesci a fare di più e di meglio.

Tutto qui.

Comunque grazie sinceramente per il tuo intervento, le parole sono spesso biforcute e ci tengo che i significati siano presi nel modo corretto.

 


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GioCo
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Postato da: @uparishutrachoal

Per farla semplice mi sembra di capire che volgarmente bisognerebbe attaccare le emozioni al cervello prima di scrivere..

Ovviamente il cervello è la ragione..che è disciplinata dalla luce interiore chiamata verità..almeno in chi la possiede..

Chi non possiede la ragione ma solo una mente al servizio della pancia..o delle emozioni più sublimi ma sempre irragionevoli..se le può godere..ma non può aspirare a uno scambio verbale..che dovrebbe essere mediato dalla ragionevolezza..come equilibrio tra la freddezza della logica e l'esaltazione del folle..

 

 

Per farla semplice, si! 🤗 

 


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GioCo
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Postato da: @sganzo

[...]

Calando nel pratico questo discorso: poco dopo l’uscita dei vaccini, non so se hai notato, qui su CDC si sono formate “fazioni” favorevoli al vaccino Sputnik. Per quale motivo? La mia risposta è stata: “Perchè è quello russo quindi buono” senza che i favorevoli sapessero nulla di cosa fosse, come funzionasse, SE funzionasse. E’ buono solo perché in antitesi con gli altri, i cattivi. Non mi sembra una buona cosa formare un’idea sulla simpatia per l’uno o contro l’antipatia rispetto all’altro. 

Percezione e sensazione sono “rispettate” nei canoni descritti, manca la coerenza e/o veridicità dell’informazione primaria, quella su cui si dovrebbe basare il pensiero finale.

Ci sono in circolazione pareri (riferiti al Covid) che contrastano la narrazione mainstream, la criticano ma poi ti portano in una certa direzione, non permettono di portare l’interlocutore verso una propria idea, la portano loro già pronta e chi legge non si accorge (spesso) delle incongruenze che ne derivano. Aggiungi il disorientamento che dovrebbe manifestarsi nel vedere pareri o idee contro la narrazione televisiva ma a loro volta discordanti o contrarie.

Fatte tutte le considerazioni precedenti, preferisco creare le mie opinioni, le mie sensazioni, i miei pensieri, su basi veritiere, oggettive, il più possibile neutre, per quanto io riesca nell’intento. Possiamo chiamare questa disciplina? 

Mi sforzo di fornire informazioni veritiere e neutre, poi ognuno ne faccia l’uso che preferisce. Non credo sia questo un grosso problema, nessun danno arrecato spero.

(Nonostante possano avere la stessa percezione di prato fiorito, un pittore non avrà grande interesse nel vedere o meno se ci sono insetti contrariamente ad un entomologo.)

Allora, i pareri sullo sputnik li hanno chiesti anche a me e non ho dato quella risposta nonostante "per simpatia" avrei dato proprio quella. Perché prima di farlo mi sono informato su come funziona per capire quanto fosse differente rispetto gli altri. Il vantaggio che ha è che si conserva meglio ed è bastato su tecnologie già note e sperimentate, ma questo non è sufficiente a renderlo "diverso" dal principio con cui poi è sfruttata la terapia genica RNA. Cioé la proteina spike libera che rimane un veleno che procura nel tempo problemi che saranno tutti da verificare.

Per ciò la mia risposta è stata laconica: non cambia niente. Allora mi hanno chiesto cosa avrei scelto se il vaccino fosse diventato obbligatorio. La mia risposta è stata "probabilmente lo sputnik perché è più facile che sia pulito ma solo quando l'obbligatorietà non prevede che debba firmare qualcosa perché qualsiasi cosa succede se vivo li denuncio a partire da chi aveva la siringa in mano". Il motivo è che il processo produttivo "totalmente fuori controllo" degli altri vaccini non è applicabile allo sputnik per ragioni politiche. Non se lo possono permettere. Ma tanto ho aggiunto che in ogni caso non ce lo avrebbero fatto scegliere lo sputnik. Così come non ci fanno scegliere vaccini "tradizionali" ma solo terapie geniche perché l'obbiettivo è quello, far diventare obbligatoria la terapia genica per tutti gli usi futuri per cui intendono applicarla.

Il motivo è semplice, diventa una fonte di ricatto schiacciante e quindi di controllo sociale più rigido. Naturalmente come sempre però questa gente fa le pentole e non i coperchi.

La Cina si è mossa in un altro modo e gli ha rotto le uova nel paniere, per ciò Soros gli ha già dichiarato guerra con l'effetto che adesso si procede in ordine sparso (a livello globale). Sul terreno non contano mai le tecnologie ma "gli scarponi" (le persone e i loro cervelli sani) che certa gente sogna di sostiutire con droni e A.I che si sono già dimostrate ampiamente insufficienti sul campo. Obbligando alla vaccinazione tossica, il rischio è che non ce ne saranno quando suonerà l'ora in cui le milizie sino-russe decideranno di farla finita con questi (ormai) Zombie al governo NATO nei vari teatri in cui già ora si scontrano più o meno apertamente con evindentissimi risultati umilianti.

Spero ti basti per comprendere come una posizione coerente non necessità di verità per essere affermata, ma del quadro più generale a cui fare riferimento. La verità oggi come oggi se presa da sola come riferimento, senza il quadro coerente più generale, diventa piccola, fragile e attaccabile. Come sta succedendo.

 


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Violetto
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@gioco

Se usi il termine disciplina riferito alle emozioni e aggiungi disciplina del controllo emotivo stai parlando di "Migliorare" le tue prestazioni "emotive" come fosse una corsa quindi sottoponi a un "controllo", a una disciplina,  vuoi mettere sotto il tuo controllo le emozioni.

 

E ciò che ho scritto sopra, dunque resta valido.


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Deheb
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La tua posizione coerente arriva anche da questo: “prima di farlo mi sono informato”, la ricerca di un dato oggettivo il più possibile veritiero su cui basare un giudizio, un punto saldo.

“Non se lo possono permettere” dici. Forse vero ma come dicevo l’informazione è falsata o travisata. E’ storia recente la bocciatura di Sputnik da parte delle autorità sanitarie brasiliane, motivo l’adenovirus utilizzato è replicante. Pare, sembra, dicono.

Come ti orienti in questo caso? Hai la tua posizione coerente con un’altra verità rispetto alla tua affermazione iniziale. Una verità vera o una verità creata, questo ancora non lo sappiamo, ma contrasta con la tua posizione (o idea, o sensazione, chiamala come vuoi). 

La posizione coerente può essere benissimo affermata ma rimane zoppicante se non supportata da un dato di verità (verità relativa).


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Simsim
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Postato da: @violetto

@gioco

Se usi il termine disciplina riferito alle emozioni e aggiungi disciplina del controllo emotivo stai parlando di "Migliorare" le tue prestazioni "emotive" come fosse una corsa quindi sottoponi a un "controllo", a una disciplina,  vuoi mettere sotto il tuo controllo le emozioni.

 

E ciò che ho scritto sopra, dunque resta valido.

Secondo me stai perdendo un passaggio.

Quello che Gioco secondo me qui sta dicendo è un'analisi parallela al concetto stra-noto di analfabeta funzionale. L'analfabeta funzionale è tendenzialmente non in grado di operare un'analisi su diversi livelli, fermandosi a quello superficiale e diretto. La realtà comunicata oggi è formata da innumerevoli livelli annidato ed impliciti, gran parte dei quali non vengono percepiti dalla maggioranza delle persone. Chi percepisce solo il livello principale, tenderà a strutturare il suo pensiero su quell'unica base e a reagire a quel singolo input emozionale. Chi riesce man mano ad interpretare, fa un lavoro di elaborazione che ti porta ad edulcorare fino anche cancellare la reazione iniziale, oppure ad accentuarla se il sottostante è coerente con il messaggio superficiale.

L'emozione è una reazione istintiva ad un fatto. Non puoi cancellarla, né tenerla sotto controllo di per sé, su questo siamo d'accordo. Quello che bisogna imparare è come mediare le informazioni per fare in modo che L'emozione si trasformi in qualcosa di più attinente possibile alla realtà.

 

Aggiungo qui un mio pezzettino: dato che la comunicazione di massa oggigiorno non è altro che una manipolazione per ottenere un effetto, ed è ormai quasi sempre orientata a 180° rispetto alla verità, la mia emozione dominante è quasi sempre la rabbia e lo sdegno verso la fonte primaria (chi tira i fili) e secondaria (il giornalista, la testata l'editore) del messaggio, nonché il rafforzamento verso posizioni contrarie a quanto suggerito. Ci sono giorni in cui questo opera una sopraffazione, e sono intellettualmente inutilizzabile. Altri in cui invece ho persino degli eccessi di lucidità. Questa comunicazione è fatta anche per ottenere un effetto di vulnerabilità, per darti l'idea che sei solo contro un mostro a cento teste che fa e disfa a suo piacimento. Una soluzione per gli stati intermedi non l'ho mai trovata, tantomeno per il logoramento a lungo termine di cui non conosco l'entità. Ma tendenzialmente non sono mai arretrato di un passo rispetto alla convinzione che in ultimo questa guerra non possono vincerla, sebbene tutto sembri dire il contrario.


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GioCo
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@gioco

Se usi il termine disciplina riferito alle emozioni e aggiungi disciplina del controllo emotivo stai parlando di "Migliorare" le tue prestazioni "emotive" come fosse una corsa quindi sottoponi a un "controllo", a una disciplina,  vuoi mettere sotto il tuo controllo le emozioni.

 

E ciò che ho scritto sopra, dunque resta valido.

Secondo me stai perdendo un passaggio.

[...]

Grazie!


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GioCo
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La tua posizione coerente arriva anche da questo: “prima di farlo mi sono informato”, la ricerca di un dato oggettivo il più possibile veritiero su cui basare un giudizio, un punto saldo.

“Non se lo possono permettere” dici. Forse vero ma come dicevo l’informazione è falsata o travisata. E’ storia recente la bocciatura di Sputnik da parte delle autorità sanitarie brasiliane, motivo l’adenovirus utilizzato è replicante. Pare, sembra, dicono.

Come ti orienti in questo caso? Hai la tua posizione coerente con un’altra verità rispetto alla tua affermazione iniziale. Una verità vera o una verità creata, questo ancora non lo sappiamo, ma contrasta con la tua posizione (o idea, o sensazione, chiamala come vuoi). 

La posizione coerente può essere benissimo affermata ma rimane zoppicante se non supportata da un dato di verità (verità relativa).

Ahh, finalmente uno scambio davvero bellissimo!!! I Russi sanno benissimo che l'adenovirus è in realtà un vettore sostitutivo della tecnologia a RNA messaggero. Infatti in Russia se ne guardano bene dall'imporre alla popolazione tale prodotto e ne stanno preparando altri alla bisogna (dovessero essere "costretti" a imporlo). Al solito se gli americani fanno un grosso cannone che fa tanto rumore, i russi lo copiano e ne fanno uno che funziona (meglio) cioé funziona come dovrebbe o come era stato promesso doveva (a parole). Questo però non ci dice niente (come dicevo appunto) sulla bontà del principio che rimane scevro dal problema produttivo. La linea di produzione è un problema distinto dal principio di funzionamento della terapia genica che fatta ad adenovirus o con tecnologie specifiche che istruiscono la cellula per sintetizzare una proteina tossica, non cambia. Se uno da problemi autoimmuni, l'altro potenzialmente non li scongiura.

Diverso invece è il problema della "immondizia" data da linee produttive palesemente fuori controllo. Nel senso che non esistono proprio enti che esercitano quel controllo. Si può andare a campionature (coi NAS) e di solito dove coi coi. Nel senso che poi senti della tale partita ritirata perché ha combinato questo o quel danno a certuni. Stranamente però non si risale alla linea produttiva per vedere quali sono le responsabilità, anche per effetto dei famigerati scudi legali, si chiede scusa e si torna subito a produrre come e più di prima gli stessi intrugli, farfugliando qualcosa su "il miglioramento di una produzione approntata in fretta e furia". Ma mentre Pfizer se lo può permettere (in casa NATO Zio Sam fa quel che gli pare) i Russi non possono sgarrare e se venisse fuori una partita difettata, sai quanti lupi ne approfitterebbero saltandogli alla gola?

Certo, sarebbe bene avere un vaccino "vecchio stile" con il virus integro ma inattivato. Peccato che i dati biologici del virus ce li ha solo la Cina, perché l'arma biologica è stata sviluppata in Cina con strumenti diagnostici e dispositivi elettronici (media) di proprietà cinese. Che infatti li ha fatti sparire subito. Credo che questo potrebbe essere uno dei motivi all'origine della specifica incazzatura di gente come Fuci che adesso si sta rivoltando contro la Cina. Se infatti l'accusa sottostante apre all'idea di una arma biologica sviluppata dai cinesi, è perché Zio Sam è nervoso. Come sempre ha fatto i conti senza l'oste. Non che il patogeno isolato biologicamente gli serva a fare un vaccino come quello cinese (o in via di preparazione russo, chiediti il perché) intendiamoci, ma perché Zio Sam non sopporta di non avere il controllo di qualcosa di così pericoloso che tra l'altro a pagato pure molto caro.

No?


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Deheb
Estimable Member
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Gia mettere sul mercato un vaccino come Sputnik potrebbe essere rischioso per la Russia, è una tecnologia che risale alla fine degli anni 90 ma non ha avuto una grande diffusione né testato su un numero significativo di persone (circa 8000 complessivamente gli studi su persona, principalmente contro tumori). Anche gli studi americani con Adenovirus risalgono all’incirca a quel periodo come pure i primi studi con tecnologia ad mRNA. Questo per dire che come livello di conoscenze i due blocchi potrebbero essere teoricamente alla pari. 

Non ho un’idea precisa sulle linee di produzione e sui loro controlli, l’impressione è che controllore e controllati siano un tutt’uno per cui rimane solo da incrociare le dita e sperare, un pò come andare al ristorante cinese.

Il discorso cinese è forse ancora più complesso, sono in via di espansione e colonizzazione del mondo, ancora lontani dal minacciare in maniera seria gli americani ma potenzialmente lo potrebbero diventare in tempi brevi, finanziariamente sono boccati e ad armamenti non ancora competitivi, tranne per il numero di potenziali soldati. Sull’arma biologica e sulla dichiarazione di Fauci…dopo un anno e mezzo si sveglia per dire una cosa banale, sembra la solita sparata americana che fa il paio con le interferenze russe sulle elezioni presidenziali, grandi abbaiate ma poca sostanza. Accuse fittizie tanto pre mettere pressione come hanno fatto con Huawei, il fatto è che dopo l’azione (azioni agite non dichiarazioni) USA i cinesi (e anche i russi in altri ambiti) non danno l’impressione di voler accettare la sfida, o almeno questa è l’impressione che se ne trae dai nostri media.

Quello che a me interessa è un motivo per cui tutti, non solo gli USA, spingono su questi nuovi vaccini, tranne i cinesi che ne hanno due tradizionali, oltre a quelli in via di sviluppo. Oltre all’aspetto economico non saprei cosa ci potrebbe essere. 


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