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Lo Stato di Emergenza Militarizzato Vs la Gioia


GioCo
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https://wsimag.com/it/economia-e-politica/65386-le-forze-armate-nostre-alleate

Siamo in emergenza,

non sanitaria, ma ideologica e morale, oltre che umanitaria. L'attacco che stiamo subendo a ogni livello è parte integrante di una strategia ben costruita che ha delle radici storiche e sociali precise da recuperare con attenzione e degli sviluppi prevedibili, anche se non nei dettagli. Chi agisce sa perfettamente cosa sta facendo! Ma non può prevedere con precisione cosa otterrà nel tempo, oltre ciò che gli preme. Un po' come quando fu fatta eplodere la bomba atomica su un obbiettivo per la prima volta.

Come spesso ricordiamo poi a noi stessi "è nei dettagli che si nasconde il demonio" ed è quindi nei dettagli che dobbiamo immergerci per capire quanto margine di manovra ci rimane.

Bene, iniziamo.

Chi è la prima vittima di questo attacco? La Gioia. Non solo perché è più facile da attaccare dell'Amore e non vorrei essere eccesivamente franco ma con i mezzi odierni questa facilità è stata resa imbarazzante, ma perché è la componente primaria di contrasto della disperazione (elevata a sentimento, cioé stato emotivo stabile) l'Asso nella manica dei padroni del discorso. Tramite infatti la disperazione controllata è possibile istruire la società modellando stili di vita e comportamenti a piacere che non rispondono minimamente alle esigenze ambientali, ma fanno parte dei capricci di chi gestisce il discorso, la narrazione sociale condivisa di ciò che ha senso fare (e quindi essere).

Si fa attraverso il mantenimento di un clima di paura e di relativo disagio che ognuno è chiamato responsabilmente a sostenere: il clima di guerra. Un clima sostenuto dal linguaggio dato che è narratologico. Alla fine di questo "laboratorio" delle parole e dei relativi comportamenti etici ridisegnati si concepisce qualcosa come "il barboncino", cioé una bestia che in natura non esiste e nemmeno sarebbe concepibile o sostenibile (a meno di non considerarlo carne da macello) ma che per il capriccio di qualcuno diventa poi un apprezzabile animale domestico scondinzolante con qualche residuo della sua originaria "selvaticità", sublimata in qualcosa di accettabile e persino simpatetica, come l'istinto alla protezione del branco che può tornare comoda in determinati contesti e momenti.

La paura continuamente alimentata espande il periodo di permeabilità all'istruzione ipnotica.

L'ipnosi è tutto tranne una pratica che si fa seduti su un lettino a guardare un pendolo cangiante fatto oscillare da uno psicologo, come ci ha abituati a pensarla la cinematografia (come sempre facendo molta confusione). L'ipnosi (e su questo ci sono veramente pochi dubbi) è uno stato assolutamente naturale dell'essere vivente. Durante una normale giornata chiunque passa continuamente da uno stato "lievemente ipnotico" a uno più presente. Questo stato che un tempo era anche chiamato "incantamento" (non a caso) indicato da una certa fissità dello sguardo o un certo tipo di comportamento meccanico, cioé "robotizzato", è alla base dell'apprendimento acritico. Nello stato ipnotico tante cose che facciamo fatica a fare normalmente diventano molto più snelle e semplici, ad esempio lo studio dei libri, ma al prezzo dell'assenza di un ragionamento che ne filtri i contenuti. Impariamo ma come le macchine, cioé le demenze artificiali. Va però aggiunto un pezzo che è centrale per capire il fenomeno e senza il quale è impossibile definirlo.

L'emozione, la qualità umana più complessa che domina tutta la nostra esistenza e forse anche oltre, in stato ipnotico tende a distaccare l'esperienza sensibile del corpo. Cosa (faccio notare) che accade anche nella meditazione e possiamo anche ribaltare la faccenda: un distacco dalla realtà sensibile voluto dall'esterno (shock) produce uno stato alterato di coscienza sfruttabile per indottrinare chi lo subisce.

L'emozione è bastata su principi molto, molto semplici. Tanto che un bambino può comprenderli persino meglio di un adulto. Infatti l'età migliore per apprendere come funzionano i meccanismi emotivi sarebbe proprio quella infantile, ma non ci troviamo in una società ideale e questa prospettiva è abissalmente distante da quella che oggi è comunemente considerata l'educazione più sensata e opportuna per l'infanzia.

Occuparsi di emozione significa sapere di entrare in uno strano mondo psichedelico dominato dal paradosso e dall'astratto, dove se il principio è talmente banale che chiunque può intenderlo senza fatica, la conseguenza è già subito così articolata da diventare "inaccettabile" (=confusa)  nei primi passaggi logici, esattamente come accade per la matematica dei frattali. Prendiamo ad esempio il principio vegetale della espansione di una foresta: cresci e dividi. Guardando un rametto qualsiasi è evidente come questo procede sempre in questo modo nel diventare un arbusto e poi una pianta. Eppure il risultato (la foresta) è un intrico di rami e di foglie caotico che lascia la mente confusa, incapace di mettervi ordine.

Le emozioni procedono esattamente allo stesso modo, partono con il corpo infantile che esprime tramite il pianto o il gorgheggio lo stato di malessere o benessere per arrivare poi a definire complesse reazioni psicofisiche da adulti, radicate nella nostra realtà quotidiana. Per questo affrontare l'emozione ci lascia spesso perplessi e incapaci di governare le conseguenze, nonostante si basa tutto su meccanismi in origine semplici.

La Gioia è un emozione che polarizza verso la ripetizione del comportamento. Ciò che da gioia attrae e porta l'individuo a voler ripetere l'esperienza. Pensiamo al Luna Park. Viene spesso fruttata per questo commercialmente ma ha un difetto: costruisce una "barriera" naturale contro la terapia dello shock perché da forza alla speranza e disperde la paura. In un Luna Park tendiamo a fare cose anche molto pericolose come salire sull'otto volante ed è proprio questo che ce le rende attraenti: il picco herziale. A questo proposito vi lascio con la brava Lucangeli:

https://www.psicologo-reynoso.it/2018/12/14/apprendere-con-paura/

La Gioia (ci dice la dottoressa) interferisce con il cortocircuito della paura e della colpa: abbracciare quando siamo disperati ci restituisce il conforto e ci permette di produrre ossitocina. La Gioia è quindi necessario per i militari che sia uccisa, come il bambino del Rwanda che per aver fatto la pipì in zona vietata prima che i genitori riuscissero a impedirlo, si vede bruciare la tenda come provvedimento disciplinare da un militare che componeva il personale arruolato dalla caritas in quanto secondo la caritas il colera sarebbe stato peggio. Il colera? Ma non bastava un po' di disinfettante? No, perché le bestie le devi punire, devi mantenere un clima di terrore e insegnare attraverso la schizofrenia punitiva e spettacolarizzata (come quando si bruciavano gli eretici in piazza) come ci si deve comportare e quale stile di vita ti è concesso mantenere.

Le bestie (poi) te ne saranno grate e ti verranno a leccare le mani.


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