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L'indentificazione e il Mondo Specchio  

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GioCo
Noble Member
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30 Agosto 2020 , 21:42 21:42  

Il predatore naturale non è il parassita. Voglio iniziare così quest'altro contributo, parte di un ciclo che noto non suscita molto entusiasmo (quando mai?) nonostante so perfettamente quale sia il suo potenziale. Il relativo insuccesso mi suggerisce infatti che va nella direzione corretta di non suscitare interesse anche se l'argomento è interessante. Vedremo più avanti che il successo di questi argomenti non è per nulla un buon segno, nonostante ci sia un bisogno tremendo di ascoltare "qualcosa di nuovo" e di più coerente (oggi più che mai).

Per me rappresenta più un esercizio ginnico oltre che una verifica e anche un modo per indurre a riflettere il mio prossimo "eroico" che dovesse seguirmi, al fine di allentare lo sguardo per orientarlo verso orizzonti sempre nuovi. Per ciò per i soliti 4 gatti che mi seguono in questo sperduto angolo della tela del tecnoragno, vorrei riprendere dall'ultimo contributo da me lasciato, dedicato al concetto di "predatore naturale", detto così non perché sia il nostro predatore ma perché è il predatore della natura, intesa come biosfera terrestre (non cosmica).

Chiaro che si sta parlando di "nemico" unicamente nel momento in cui a noi sta a cuore la conservazione di tale biosfera. Se non ce ne frega niente della biosfera, questo ente può tranquillamamente presentarsi a noi come un amico, senza mentire. Sempre più avanti, questo aspetto della sincerità particolare nell'inganno più generale verrà ripresa.

Però però, mi è stato chiesto ultimamente se questo predatore è il parassita di cui parla ad esempio Castaneda (non solo, la tradizione popolare e le credenze di tutto il pianeta sono ricchissime di parassiti che disturbano la quiete energetica umana, dai vampiri alle larve eteriche) e quindi mi sento chiamato a precisare che non sto descrivendo un essere vero, ma un concetto, un principio che in quanto tale reinserito nel nostro quotidiano rende il quadro complesivo coerente, senza semplificarlo (sullo stile "è la volontà Dio" oppure la sfiga).

La mia miserabile condizione non mi consente di più che la pretesa di un indagine orientativa che metta a nudo le nostre risibili miserie nel valutare oggettivamente il mondo che ci circonda, non già "scoprire verità" o sostenerle, dato che mi ritengo del tutto inadeguato per qualcosa di così importante. Tuttavia l'indagine di coerenza non è meno importante, così come mantenere in esercizio l'attenzione e capire quale significato stiamo dando alle cose, non è meno importante che avere le informazioni corrette.

Nalla matematica della verità 2+2=4. Nella matematica della coerenza può fare qualcosa che va da 3 a 5 e solo in un caso su infinite possibilità può fare esattamente 4. Diciamo che la biosfera tende a restituire 5 e il predatore naturale 3. La biosfera è come il neonato nel grembo materno, si sviluppa nell'abbondanza e nella prosperità ambientale vitale in via esplosiva, il predatore naturale è l'ente che all'opposto si sviluppa riducendo nella mestizia e nella miseria l'ambiente vitale in via implosiva. La forza della biosfera è centrifuga, tende a invadere tutti gli spazi che la circondano, la forza del predatore è centripeta, tende a concentrare.

Nonostante la sua azione sia fortemente deprimente, il predatore naturale non è esattamente il Male. Lo è nella misura in cui ci identifichiamo nella sua preda che per un ordine più generale della cose comprende il nostro corpo biologico. Esiste anche una forma perversa di adorazione (più o meno consapevole) che elegge il predatore naturale a propria immagine e somiglianza. Questo è coerente con un intervento di questa volontà predatrice sulla nostra storia evolutiva. Niente male, se non fosse che senza moderazione (un problema per il predatore naturale) l'istinto predatorio va fuori controllo, come l'istinto di mordere per lo squalo, per i piranha o per una qualsiasi specie aliena invasiva. Poter usare l'automobile, le risorse idriche, quelle elettromagnetiche, quelle digitali o qualsiasi cosa vi venga in mente, senza freni inibitori (funzionalmente organici all'ambiente) e senza misura se non quella mercantile, ci rende di fatto schiavi della Mente del Predatore Naturale. Cioé ci fa svalvolare esattamente come un drogato. Che siano pochi o che siano tanti a svalvolare in qesto modo, non ha esattamente nessuna importanza, dal momento che è il principio a governare. Liberalizzare l'azione predatoria (il solo desiderio coerente conscio e inconscio del predatore naturale che è in noi) è tutto ciò che ci da piacere fisico profondo. Se parlo di piacere orgasmico forse a qualcuno riesce meglio comprendere, però non intendo minimamente riferirmi alle energie sessuali e ai chakras o al concetto orgonico di Reich. Mi sto riferendo a qualcosa di molto più grezzo. Se mai dovremmo parlare di energie eteriche più generali sottostandi gli ordini cosmici o di energia e materia oscura, ma il discorso si farebbe complesso e decisamente fuori dalla mia portata. Diciamo semplicemente che (per fare un esempio pratico più alla nostra portata) muoversi a ritmo di una musica, magari in una discoteca è un piacere fisico legato chiaramente a un ritmo e il ritmo è sempre energia pulsata. Sballare è esattamente l'obbiettivo e il desiderio di chi si muove in quel modo. Il resto non ci interessa.

Non ci interessa giudicare, non ci interessa la verità (in questo discorso) ma solo la coerenza che è l'unica cosa che insisto nell'indicare.

Se il discorso è chiaro e fila, va da se che l'identificazione è un aspetto del quadro generale lasciato a se stesso. L'identificazione si concretizza nell'autoreferenzialità che ha delle differenze importanti rispetto all'egoismo (dal mio punto di vista). Per me tutte le manifestazioni emotive sono corrette a prescindere e questo comprende l'egoismo che nel bambindo è fondamentale. Non esiste ad esempio una "rabbia sbagliata" esiste la rabbia ed esiste un meccanismo che può porla fuori dal nostro controllo, ma la rabbia in sé non è mai "sbagliata", come l'egoismo o comq qualsiasi altra emozione (paura inclusa). Lo dico in un altro modo: esistono i piedi ed esiste un meccanismo che può farci incespicare, ma non esiste "un piede sbagliato" perché incespichiamo, al massimo è la posizione del piede ad essere sbagliata. Al netto di problemi genetici, il piede in sé per come è stato progettato dalla natura rimane corretto e svolge benone le sue funzioni originarie.

Allo stesso modo non esistono "emozioni negative", al netto di semplificazioni eccessive che tendono poi a snaturare il senso coerente della nostra espressione emotiva. Esistono emozioni che espresse nel momento sbagliato e nel modo sbagliato, tendono ad essere negative. Questo vale tanto per l'amore quanto per la rabbia, anche se capire cosa si sbaglia con la rabbia, l'egoismo o qualsiasi emozione "negativa" ci viene più facile. Le emozioni quindi sono sempre corrette e mantengono al pari delle spie di una plancia di comandi una funzione cruciale per la vita anche quando sono espresse male. Esse fanno parte di una risposta talmente straordinaria del nostro essere vivente da metterlo in grado di guidare se stesso. Basta sapere dove e come guardare questa "plancia comandi emotiva", cioé interpretarla in modo coerente. Un esempio per tutti è il "senso di colpa" che indica semplicemente che la nostra risposta emotiva non è in armonia e quindi va corretta. Ovviamente il senso di colpa è un mezzo poi anche per alterare quella risposta emotiva, quando stimolato opportunamente in via educativa. Facciamo due esempi per chiarire: se in un contesto selvatico insegno al bambino come muoversi affiché possa interagire con l'ambiente nella caccia e nella sopravvivenza, riducendo al minimo il pericolo e aumentando al massimo il vantaggio, sarà egli stesso che attiverà il senso di colpa in modo autocorrettivo e questo sarà funzionale alla sua crescita emotiva (sicurezza) e alla sua disciplina. Se lo faccio in un ambiente urbano e per via scolastica tutto ciò che possono ottenere è una specie di perpetua frustrazione incancellabile dovuta all'impossibilità di adeguarsi unita a una richiesta ossessiva di adeguamento. L'adeguamento rimarrà sempre approssimativo e momentaneo e darà adito a un linguaggio paradossale, ad esempio la richiesta costante di "flessibilità" e "adattamento" in contesti che sono rigidi tanto quanto un penitenziario o un campo di addestramento militare. Più manchiamo l'adeguamento più il linguaggio degli obblighi fisici si farà sentire e diventerà una classica profezia autoavvernate: siccome non ti adegui il mondo va male e siccome va male il mondo è necessario obbligare i rivoltosi con la forza.

Il problema quindi nasce dall'identificazione che è in origine un emanazione della mente del predatore naturale. Ma non del parassita. Il parassita agisce un po' come la cocinella, ci fornisce alcuni vantaggi per simbiosi, in particolare rispetto la dipendenza dalla mente del predatore naturale (lo sbrocco). In altre parole mitiga un poco lo sbrocco, più o meno come farebbe un farmaco con azione lenitiva e rilassante. In particolare il parassita agisce su un principio che chiamo "prurito". Pensiamo alla zanzara. Quando punge usa un cocktail di sostanze chimiche che tra le altre cose rendono indolore la puntura. Poi però queste sostanze (che rappresentano la saliva dell'animale) fanno reazione e dopo anche prurito. Più grattiamo più l'infenzione peggiora generando il ponfo che tutti conosciamo. C'è chi arriva a grattarlo via come un foruncolo provocandosi ferite e chi si è trovato alle prese con una rezione da shock anafilattico. Sfido chiunque a resistere al prurito: difficile vero? Il parassita di cui parliamo è un ente che agisce con lo stesso principio: ci fornisce un aiuto parziale al problema della sopportazione della disarmonia ma al prezzo del prurito che ci induce il comportamento ossessivo compulsivo.

Il predatore naturale ha schifo di chi si fa divorare dai parassiti (e non teme di esternarlo) come noi avremmo schifo ad accogliere un animale pieno di pulci e zecche in casa. Questo relativo schifo tiene lontano il predatore naturale e illude la vittima che ciò sia (in fondo) un bene o un potere superiore di qualche genere, per ciò chi vive questa condizione tende a pensarsi nel giusto e a sostenere le proprie ragioni con puntiglio. Tuttavia generalmente chi vive una vita divorata dai parassiti appare (coerentemente) insopportabile a chiunque perché coltiva ossessivamente le stesse idee anche quando riconosce che sono sbagliate. Quindi riassumendo: il predatore naturale è la mente ancestrale che abbiamo ereditato nel suo funzionamento predatorio incontrollato, quella del parassita è una deviazione ossessiva di quella mente predatoria che fa schifo al predatore.

A questo punto abbiamo un quadro interiore relativamente omogeneo. Ci manca il riflesso esteriore. Il mondo dello specchio.

In un costesto di questo genere il mondo dei significati che si riproduce poi fuori da noi è in stile grottesco, paradossale e disaccoppiato con qualsivoglia buon senso vogliamo cercare. Solo che noi non lo vediamo così, lo percepiamo sbagliato ma non lo vediamo sbagliato. Se dovessi chiedervi ad esempio cosa c'è di sbagliato ad avere una casa, una famiglia (più o meno tradizionale non importa) e una vita anche modesta da famiglia medio-borghese cosa vi viene in mente? A me viene in mente che la richiesta costante di chiunque consideriamo mediamente sano è di poter vivere una vita serena e confortevole, peccato che quel tipo di vita medio-borghese che in fondo tutti abbiamo idealmente in mente come meta idilliaca (alla "mulino bianco") così come l'ideologia industriale ce la consegna è del tutto fuori luogo rispetto qualsiasi armonia, fuori o dentro di noi.

Per ciò parola coerente per descrivere questa condizione è "surreale".

Nessuna ideologia concepita nel contesto produttivo industriale può adattarsi a qualcosa anche solo di vagamente ispirato alla "vita naturale" armonica. Non c'è niente di naturale nella perversione costante del rapporto tra l'ambiente e la nostra "necessità di vivere" funzionale all'esercizio della mente del predatore naturale. Perché è intrisecamente anti-biologico. Se volessimo davvero una vita armonica, ogni animale intorno a noi dovrebbe essere proficiente all'ambiente e noi con loro e quindi direttamente o indirettamente a soddisfare il nostro bisogno e noi il loro, non perché domesticato ma perché in simbiosi con la biosfera e coerente alla relativa nicchia ecologica occupata che gli richiede per la sua stessa sopravvivenza di agire proprio in quel modo lì, proficente a tutti gli altri appartenenti a quell'ecosistema. Noi non pensiamo e non agiamo per costruire armonia ecosistemica anche quando riempiamo gli ambienti di fiori di bach (cioè rimedi erboristici) colori atossici di origine vegetale e incensi orientali. La semplice coltivazione che ci è necessaria per sostenere le nostre economie alimentari è già strenuamente disarmonica anche se "biologica" al top, al pari di una colonizzazione di una specie invasiva fuori controllo o di una metastasi cancerosa: più ne facciamo uso più ne abbiamo bisogno.

Qualcuno mi ha chiesto furbamente se a me sta bene che gli animali selvaggi girino liberi di divorarci in un ambiente letale, come quando vivevamo nelle grotte. Messo e non concesso che noi nelle grotte ci abbiamo mai vissuto, erano comunque indicati animali pericolosi tipo le tigri o i lupi. Ecco, il punto è che per noi il significato predatorio di questi animali è in rapporto squilibrato con la nostra mente: siccome è lei ad essere fuori controllo lo sarebbero anche le condizioni salvatiche immaginabili di queste "belve": non possiamo comprenderle se non come spaventose e inconciliabili con i nostri bisogni veri, proprio perché armoniche e totalmente opposte all'identificazione o emanazione della mente del predatore naturale.

Questa discussione è stata modificata 2 mesi fa 8 tempo da GioCo

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