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Hanno ottenuto quello che volevano...


GioCo
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Molte volte ho detto e scritto che avrebbero ottenuto quello che volevano e che proprio questo era il problema.

Il mio demone mi ha esplicitamente proibito di dire però "cosa" volevano perché secondo lui certi passaggi "storici" non devono essere "disturbati" da chi non può comprenderli. Per ogni cosa c'è un tempo.

Ad esempio, differentemente da "adesso", presto potremo parlare liberamente di entità aliene che ancora fanno sorridere quanti imbevuti di propaganda secolare respingono l'intera faccenda dei non umani nonostante la retroingegneria sia il nerbo su cui si poggiano gran parte delle scoperte più importanti degli ultimi 70anni. Questo "salto cognitivo di massa" porterà come inevitabile un certo subbuglio, perché ad oggi non siamo ancora del tutto preparati psicologicamente a un simile impatto. Sarà un salto più importate di quello che ha compiuto Armstrong in TV per le generazioni del '69 e lascerà certamente un segno più profondo di quello che hanno lasciato gli hippie, la generazione capostipite degli "abbracciapiante".

Oltretutto arriva in un momento di congiutura politica, economica e sociale globale estremamente fragile, soltanto in parte prevista "dai padroni del discorso". Lo possiamo notare dai tanti, troppi "cambi repentini di narravita" compiuti all'ultimo, manco fossimo in un lunapark a goderci le incredibili acrobazie di un immenso otto voltante propagandistico... suicida.

Ancora, arriva in un momento in cui l'umanità in generale, turbata dalla "shock doctrin" persistente che non lascia passare mese senza un qualche evento di risonanza globale, non potrebbe essere più lontana e indifferente di come è ora con il cuore e i desiderata. Per ciò la massa verrà colta di sopresa e il passaggio sarà abbastanza scioccante per tantissimi. Poi in tanti, dato che la vita continua, faranno finta di niente e non vorranno saperne nulla, come sempre accade in questi casi.

Notiamo quindi tra le righe e in traslucito quel non detto, cioé tante evidenze evidenti che ci suggeriscono che nella pentola c'è davvero tanto che bolle. Forse troppo. Come la volontà precisa di tenerci distratti mentre veniamo eruditi sull'inaccettabile e nel contempo veniamo preparati a non reagire anche quando ci verranno a dire che ci hanno preso palesemente per il culo in via colossale per sett'antanni almeno.

Così che tutto sembri normale o almeno venga preso come lo fosse.

L'incredibile, l'indicibile, l'assurdo, l'impossibile, sembraranno ricorrersi mentre dovremo faticare a seguire una specie di "corso rapido di aggiornamento storico scientifico globale" come se ci fossimo persi in un sonno criogenico e un malfuzionamento ci avesse per sbaglio "svegliati" in una realtà estranea. Questo mentre il senso di ciò che ci circonda si "scioglierà" (letteralmente) dentro una specie di allucinazione, più simile a un trip di acido che alla realtà relativamente "stabile" che fin'ora abbiamo conosciuto, scontrandosi con tecnologie che possono alterare quella realtà "stabile" in molti modi diversi.

Dato che non scrivo nulla che riguarda la verità, non so se questo è vero. So che è coerente con il tentativo di modellare una realtà sempre più virtuale, sempre più distante da tutto quello che poi è il Mondo che ci circonda oltre che con la fretta di impiantare una nuova forma di tecnocrazia cibernetica transumanista, sempre più confusa e centrata su un unica fonte che rimane indiscutibile, anche se si contraddice di continuo come se "lo volesse apposta".

Allora cosa hanno ottenuto da questa "emergenza sanitaria"? Molto semplicemente che le imposizioni schizofreniche finissero per non essere messe in discussione tanto nel metodo quando nel merito. In altre parole, la massa non discute sulla necessità di mettere ad esempio le mascherine, ma al massimo "chiede" al legislatore di poterle togliere "quando inutili" senza discutere più di tanto sulla controindicazione. Certo c'è sempre il bastian contrario che dice "faccio come coscienza mi suggerisce" sfidando l'autorità e la società sapendo bene che la mascherina come ogni altro provvedimento è intrisecamente controproducente per combattere l'epidemia. Ma nemmeno lui sospetta che la richiesta suicida resa obbligatoria (prima) moralmente e (poi) legalmente sia progettata apposta per impedire che sia praticato l'anticonformismo su larga scala. Di fatto la mascherina è diventata un simbolo di responsabilità collettiva, proprio come per il medico prima di entrare in sala operatoria, ma con un valore aggiunto: per toglierla devi godere di un "permesso speciale" che deve essere concesso.

Per ciò adesso tutto quello che era un diritto sarà una concessione.

Inutile dire oggi che un chirurgo potrebbe e dovrebbe operare senza mascherina per il bene stesso del paziente, dato che la ricerca ci dice che la carica virale nella stanza aumenta dopo appena 20 minuti ed il motivo è semplice: la mascherina crea un perfetto ambiente "protetto" per culture di agenti patogeni, riscaldato, lontano dall'ossigeno ambientale e dal sistema immunitario del corpo. Qualunque cretino ci arriva, ma è inutile, la logica non penetra la gomma dell'indottrinamento. Come inutile è stato per sett'antanni parlare a chi non voleva ascoltare di UFO e alieni se non per commentare storie di fantascienza.

Ma gli esempi si sprecano, dall'11 settempre e "l'infinita guerra al terrore", ai movimenti che cercano di rimettere al centro i diritti.

Veniamo presi continuamente per il culo anche apertamente e con una facilità imbarazzante e l'unica nostra difesa è la continua negazione "di somigliare alle bestie" mentre veniamo tirati per cavezza alla disperata ricerca di un argine, di una qualche appiglio che ci rassicuri d'essere un po' meglio, se non proprio più bravi o intelligenti, almeno un poco più scaltri della media indistinta. Ma la realtà è che per ogni "anticonformismo" che sognamo di seguire ci sono almeno altri cento atti perfettamente conformi che facciamo, spesso senza nemmeno farci caso, tanta è l'abitudine. Siamo immersi in una realtà che non ci da scampo ed è per questo che alla fine in via perfettamente conforme se scendiamo in piazza a protestare lo facciamo per disperazione chiedendo col cappello in mano al nostro stesso aguzzino di allentare le restrizioni, di tornare a vivere, di poter riprendere a lavorare, senza mettere in discussione un solo rigo della narrativa dominante di interesse del manovratore.

Cioé che tutta questa messinscena, con l'uso mirato di biotecnologie (tra cui armi biologiche) serve a trasformare in men che non si dica una società indottrinata dalla "teoria per la difesa dei diritti" di cui mai ha potuto davvero godere, perché privata dei mezzi e dell'educazione necessaria per esercitarli davvero, in una dominata dalla "responsabilità di non sognarseli nemmeno" quei diritti, per il bene di tutti.

Non funzionerà del tutto certo e il manovratore lo sa benissimo, troppe sono le assurdità e le discrepanze, ma questo non farà che creare delle nuove fratture insanabili che in qualche modo dovremo poi affrontare, perché in quelle fratture inevitabilmente si faranno alla fine poi strada nuovi orrori per ora inimmaginabili, tanto più difficili quanto più profonde saranno le linee di faglia.

Come sempre, secondo me. Come sempre se dovessi essere smentito dagli eventi sarei il primo ad esserne felice.


Hospiton e Primadellesabbie hanno apprezzato
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Primadellesabbie
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Il cambiamento del quadro generale é già rilevante, la percezione di aver fatto i conti senza l'oste é palpabile fin dal crollo delle torri di NY, questa emergenza sanitaria consente di valutare la capacità operativa dello sconosciuto oste, in un prossimo futuro capiremo forse se costui sia padrone dell'osteria o dipendente.

Ad ogni modo chi si fosse sentito fiero delle proprie conoscenze e certezze é servito. 


Hospiton hanno apprezzato
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esca
 esca
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Shock doctrin

Mi gusta, lo adottero' nel mio vocabolario personale.


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oriundo2006
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''..Il mio demone mi ha esplicitamente proibito di dire però "cosa" volevano perché secondo lui certi passaggi "storici" non devono essere "disturbati" da chi non può comprenderli. Per ogni cosa c'è un tempo..''. Suggerirei di lasciarlo perdere...o di cambiarlo !


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GioCo
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@oriundo2006, mi aspettavo un commento del genere. L'ignoranza (ciò che non conosciamo) fa dire cose così strane, surreali. Ma lo comprendo perché è il medesimo tipo di reazione che avrei avuto solo 20 anni fa e non sai quanto me ne vergogno adesso. Il demone o per altre fonti "maestro interiore" non fa complimenti e se ne fotte allegramente dei pensieri, delle parole o delle azioni. Quel che dice si svela sempre disgraziatamente esatto e proprio per questo da fastidio a chiunque prova ad ascoltarlo. Nel tempo impari a non contraddirlo e a stare in silenzio col capo chino e il rispetto che (capisco fin troppo bene) non può essere preteso da tutti.

Banalmente perché lo riconosci e con questo atto riconosci anche ciò che significa.

Come riconosci che è il Mondo in cui viviamo che ci condiziona e impedisce di portargli rispetto.


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Simsim
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Postato da: @gioco

@oriundo2006, mi aspettavo un commento del genere. L'ignoranza (ciò che non conosciamo) fa dire cose così strane, surreali. Ma lo comprendo perché è il medesimo tipo di reazione che avrei avuto solo 20 anni fa e non sai quanto me ne vergogno adesso. Il demone o per altre fonti "maestro interiore" non fa complimenti e se ne fotte allegramente dei pensieri, delle parole o delle azioni. Quel che dice si svela sempre disgraziatamente esatto e proprio per questo da fastidio a chiunque prova ad ascoltarlo. Nel tempo impari a non contraddirlo e a stare in silenzio col capo chino e il rispetto che (capisco fin troppo bene) non può essere preteso da tutti.

Banalmente perché lo riconosci e con questo atto riconosci anche ciò che significa.

Come riconosci che è il Mondo in cui viviamo che ci condiziona e impedisce di portargli rispetto.

Dipende.
L´ignoranza (intesa come il non sapere) fa dire cose sbagliate perché ti mancano degli elementi per dirle giuste.
L´ignoranza (intesa come il non sapere unita a povertá d´animo) ti fa dire stupidaggini che diresti anche se avessi tutti gli elementi a disposizione.

Non so cosa tu intenda per demone, se é una tua riflessione interna o chissá cos´altro, ma su tante cose resto silente anche io. Io so cosa accadrá, perché una visione complessiva  ce  l´ho, non so certamente in che modalitá, tantomeno so se avverrá fragorosamente o meno.

Quanto al rispetto del Mondo: il Mondo é la base dell´esistenza, una base trasparente quasi impercettibile su cui si proietta il colore oscuro dei tempi che viviamo. Io non so se lo rispetto, perché a malapena ne percepisco l´esistenza. Ma so di essere di passaggio, e sebbene determinati dispiaceri e sentimenti non siano evitabili con la pura concezione di questo tipo di realtá, so che nell´ultimo anno ho sperimentato forte il senso di distacco tra il mio destino e quello di questo Mondo. Forse questa é giá una forma di rispetto verso di esso.


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GioCo
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@simsim,

l'ignoranza di cui parlo forse non è quella che hai inteso. Prendendo in prestito la versione che dovrebbe essere di una certa tradizione Yaqui, secondo i testi di Castaneda, l'uomo di conoscenza è quello che ha sconfitto i suoi 4 nemici (QUI). Il primo è la paura, dal momento che se si sconfigge la paura si accede a uno stato di consapevolezza lucida, perché la paura (viene ripeduto anche negli scritti di Frank Herbert) uccide la mente, cioé ottunde, confonde il processo razionale. In tempi come quelli attuali ci è dato di vedere gli effetti in modo chiaro e limpido. Putroppo la chiarezza è il secondo nemico, perché costringe l'uomo a non dubitare di se stesso offrendo in cambio l'illusione di poter fare qualsiasi cosa. Ad esempio condannando le miserie umane e iniziando a fare distinzioni tra "omini e ominicchi" (QUI) cioè persone di sere A e di serie B. Per ciò un esempio classico alle nostre latitudini di uomo che ha combattuto e sconfitto la paura è un capo mafioso.

Se però l'uomo sconfigge questo secondo nemico, la lucidità di pensiero, accede al vero potere e inizia effettivamente a esercitarlo. Ma il potere è il terzo nemico, il più forte. Esso restituisce all'uomo il comando (non pensiamo a Gates che è una figura miserabile, ma ai grandi condottieri del passato ad esempio, quelli che formavano spontaneamente seguiti di fedeli e fedelissimi). Egli comincia a correre rischi calcolati e finisce per creare regole, perché è un padrone.

Se però riesce a superare anche questo nemico, riconoscendo la sua propria miserabile esistenza, cioé l'impotenza che si cela dietro la promessa del vero potere, egli incontra l'ultimo suo nemico, il più crudele, la vecchiaia (=stanchezza) che non potrà sconfiggere, ma solo allontanare per qualche tempo. Tuttavia se l’uomo si spoglia della sua stanchezza e affronta il proprio destino, può essere allora detto uomo di conoscenza, pur se soltanto per il breve momento in cui riesce a sconfiggere il suo ultimo e invincibile nemico.

Questo momento di lucidità, di potere e di conoscenza, è sufficiente.
 
Per quanto mi riguarda più modestamente, intendo l'ignoranza come uno stato di incoscienza emotiva. Cioé il non avere chiaro come agiscono le emozioni e quale ruolo hanno nel nostro processo decisionale. Non vedere come agiscono, corrisponde a subirne i dettami che sono congenti in via ferrea. Quindi non sapere corrisponde a non poter partecipare al processo della conoscenza governandolo almeno in parte. Credi di avere quel governo ma non ce l'hai. Quindi chiunque può prenderti "per la cavezza" e portarti dove vuole senza che tu possa anche solo rendertene conto.
 

 


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Simsim
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@gioco quest'ultimo è un problema anche per me. Non perché non sia in grado di leggere tra le righe, forse a volte lo faccio anche troppo. Ma perché mi rendo conto di non aver mai fondamentalmente trovato pace interiore e di non aver mai sviluppato del tutto una scocca emozionalmente resistente alle contrarietà della vita. Non so se ne verrò mai a capo, so di aver incrociato nel mio percorso dei nodi in cui tutto apparentemente fluiva nel modo giusto, ma non è mai durata a lungo. Un periodo tempo addietro, avevo trovato nel processo di gioco del Texas hold'em gratuito online una palestra in questo senso. Ma quello è fondamentalmente un gioco in cui devi impersonare lo squalo fino all'ultimo secondo, e quello non sono io. Nella vita, sotto certi aspetti e con alcuni limiti, è fondamentalmente lo stesso. E credo di aver capito che sotto tanti aspetti, non è il tipo di atteggiamento che mi interessa avere. Ne pago le conseguenze, spesso compenso con un carisma positivo naturale e con la capacità innata (ci riuscissi anche su di me avrei risolto) di innescare reazioni positive in chi mi è intorno, ma di fondo è come se resettassi le mie certezze ad intervalli regolari.

Questo mi porta spesso a dover soffocare reazioni di pancia che invece avrei più che volentieri. Per comunicare calma, devi avere calma, non la puoi simulare. E devo reiterare il pensiero per fare in modo che trovi l'ordine e il punto giusto, perché al primo giro il mio modo di pensare basilarmente lineare mi porta sempre altrove.


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GioCo
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@simsim, quante cose (straordinarie) tiri fuori in così poco spazio. Bene, redersi conto di certi meccanismi è già aver cominciato a superare il dominio che l'emozione ha su di noi.

Ognuno è fatto a modo suo, per ciò ognuno deve percorrere la sua strada, non ci sono strade uniformabili. Credo però di poterti dare qualche piccolo aiuto, valuta tu con estrema attenzione, senza fretta. Come sempre, non ho verità da distribuire, solo coerenza rispetto a un quadro più generale in aggiornamento costante.

L'emozione "non si controlla", deve quindi essere lasciata scorrere, ma si può evitare che lei controlli te nel lasciarla scorrere. L'apparente paradosso si "disbriga" con la pratica quotidiana e l'osservazione: l'emozione agisce sempre in via indiretta e controintuitiva. Quindi non è possibile controllare direttamente un bel nulla. Vediamo un esempio in quello che chiamo "il paradosso del cavallo". Il cavallo è uno splendido animale che ha un rapporto di potere (stallone) con il suo ambiente di riferimento (la prateria). Quindi è una figura simbolica di potere, metaforicamente è l'esercizio della forza. Pensiamo ad esempio a "Furia cavallo del west" tanto per citare un icona cara a Hollywood. L'uomo ha da sempre un atteggiamento ambiguo rispetto al potere: lo desidera ma non vuole subirlo. Per ciò è costantemente alla caccia (per lo più incosciente) di soggetti "addomesticabili", in modo da illudersi che sia possibile esercitare il potere ma non subirlo. L'addomesticazione (dominio o predominio, cioé il dominio sia esercitato che desiderato) è una forma di legame tra uomo e animale apparentemente buona, giusta, che offre vantaggi di reciprocità. In verità è solo il risultato dell'esercizio del potere che passa sempre tramite la paura e il ricatto... di chi? Cioé chi è che viene colpito dalla paura e dal ricatto? La componente che noi etichettiamo in questa generazione come "selvatica". Infatti associamo l'ente selvatico a una forza che contrasta il predominio (di chicchessia) in virtù di una supposta salvaguardia della libertà (individuale). In sostanza pensiamo che l'iconografia della selva (interiore) corrisponda alla libertà da salvaguardare dalla ... domesticazione! Gli anarchici credo approverebbero questa analisi, ma anche gli ecologisti "abbracciapiante" 😋 .

A me interessa solo sottolineare come questo crei un apparente paradosso: il simbolo della forza è tale solo quando rimane fuori controllo. Come Hulk ad esempio. Questo crea un conflitto interiore molto crudele e impedisce all'uomo di conoscenza di accettare che la forza sia una componente della grazia, non del potere. Di più, rende la forza il principale artefice della nostra impotenza.

Questo è "il paradosso del cavallo". Ultimo appunto. Per un meccanismo intriseco all'emozione (l'Attacco di cui ho già detto in altri miei interventi, ora non lo ripeto perché poco tempo ma se ti occorre ribadisco il concetto ADSR) ci vuole del tempo per raggiungere il culmine emotivo e questo ci da modo di riconoscerne in via "preventiva" l'insorgere. Più o meno come un uomo che per "domare" un cavallo deve almeno prima salirgli in groppa e quando lo fa il cavallo capisce benissimo cosa sta accadendo e tenta di reagire. Questo ci lascia il tempo per agire ma non per formulare cosa fare. Per ciò dobbiamo prima osservare il movimento lasciandolo andare (tanto lo farebbe comunque) poi pianificare un intervento corretto (non teso a disperdere ma a gestire la condizione) quando verremo successivamente di nuovo presi d'assalto e quindi metterlo in pratica. Se il cavallo facesse così, nessun uomo sano di mente tenterebbe di domarlo.


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Simsim
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Basta un link (se riesci a trovarlo) per il concetto di Attacco di cui parli, non voglio costringerti a riscrivere un mega-papiro. Di fondo, vedi, ci riflettevo ulteriormente leggendo sia la tua risposta, sia rileggendo la mia. Ho scritto una piccola ma involontaria inesattezza, perché ragionavo su una sfera generale. Non é del tutto vero che tutto mi tocca emozionalmente, anzi...ci sono cose in questi anni in cui ho dovuto toccare il limite della sofferenza per comprendere che dovevo ridimensionarle. Torno alla tua ultima frase sull´osservare il movimento e pianificare, che é esattamente una delle cose che ho imparato a fare rispetto ai problemi lavorativi.

Fui portato 3 anni fa ad uno stato di stress parecchio profondo da una situazione lavorativa in cui la mia unica colpa era l´inesperienza su alcune cose, non il fatto che non fossi in grado di gestire la situazione. Ma c´era anche molta responsabilitá da parte dell´azienda naturalmente, per avermi buttato addosso un onere enorme senza nessuno che sapesse valutarne l´impatto, e il mio profondo senso di responsabilitá aveva fatto il resto, portandomi a sobbarcarmi compiti che non mi spettavano pur di portare in fondo il lavoro fatto e non vanificare l´enorme investimento in fatica e cura che quella situazione mi aveva portato a fare.

Ho mollato l´azienda dopo qualche mese, complice anche la fine di quel lavoro specifico ( e con il giusto tempo per trovare un´alternativa). Oggi ricordo quel periodo come profondamente problematico, ma fondamentale per ció che sono oggi. I problemi lavorativi mi danno noia a volte, mi danno impazienza e nervosismo se vedo alcuni processi non fluire come dovrebbero, ma mai e poi mai mi sento piú responsabile per cose che dalla mia posizione non posso gestire. Anzi, con modo e quel carisma di cui sopra, generalmente ora randello chi di dovere, e spesso ho imparato a far fluire le cose  e far esplodere i bubboni curandomene per quanto posso. Oggi come allora sono anche io a propormi per cose piú complesse, ma lo faccio con cognizione di causa. Perché grazie a quella  situazione conosco i miei limiti, ma ho anche sperimentato delle qualitá e dei punti di forza che fin lí non avevo avuto modo di portare alla luce.

In una parola, e sembra strano quando gli "anta" sono giá diventati una realtá, probabilmente molto é una questione di esperienza, oltre che a volte di un pelo di impazienza che é parte del mio dna. E incrociando questo con una certa fragilitá, diventa a volte una questione di paura che si trasforma in rabbia.


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